pacifismo pace
Foto Claudio Furlan/LaPresse 25 Aprile 2022 Milano (Italia)

 

Domenica XX del Tempo Ordinario (Anno C)

(Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-53)

 

 

di Alberto Strumia

 

Mi dispiace per gli “insulsi predicatori” del pacifismo che si trovano ormai dappertutto, anche nelle chiese dei nostri squallidi anni della storia dell’umanità, ma il Vangelo di oggi dà loro torto! Cristo non ha promesso la pace come la dà il mondo («Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi», Gv 14,27), quella della quale anche gli “insulsi predicatori” non fanno che parlare, basata sull’approvare tutto e il contrario di tutto, pur di avere gente nella loro apparente “comunità”, ridottasi ad un’accozzaglia di gente che non sa né da dove viene né dove va; tanto va bene lo stesso…

Nel Vangelo di oggi, al contrario, Gesù dice: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione». Di che divisione si tratta? Della divisione nel “giudizio”, per cui anche in una stessa “casa” (non solo nel senso domestico del termine, ma in una stessa città, regione, nazione, continente):

– c’è chi legge i fatti della realtà fermandosi al livello più superficiale della vita materiale, delle cause più prossime, delle strutture e delle leggi, come se tutto si risolvesse semplicemente con un cambiamento, o addirittura un capovolgimento di queste. Tutto si riduce al livello sociologico e politico e, quindi ad una corsa al potere per imporre il proprio («Tra voi, però non dovrà essere così», Mc 10,43).

Eppure l’esperienza dimostra che non solo non basta, ma è controproducente, fermarsi a questo primo livello! Perché, alla fine, chi stabilisce convenzionalmente le leggi che devono regolare il funzionamento delle strutture sono pur sempre esseri umani come tutti gli altri, portatori di una loro ideologia che vogliono imporre a tutti con la forza bruta o con quella soft del consenso estorto.

– Altri si spingono al massimo al livello psicologico, per cui basta “curare” certi meccanismi del pensare a se stessi e agli altri, riallineandoli alla normalità della “media” per risolvere tutto. Eppure l’esperienza dimostra che non basta neppure fermarsi a questo secondo livello! Perché, alla fine, chi stabilisce convenzionalmente che cosa debba essere la normalità della “media”, che deve regolare il funzionamento delle menti sono pur sempre esseri umani come tutti gli altri, portatori di una loro ideologia che vogliono imporre a tutti con la forza bruta o con quella soft della manipolazione del consenso. Al punto tale che se non sostieni il loro “pensiero” come l’“unico” socialmente ammissibile, sei da trattare come caso patologico, o più semplicemente, da escludere socialmente. Troppo facile nascondersi dietro l’idolatria di sofisticati algoritmi che all’origine hanno pur sempre l’uomo, illudendosi di avere delegato ad una “divinità” di origine umana chiamata pomposamente “intelligenza artificiale”, decisioni che l’uomo non si sente più in grado di prendere in prima persona.

– Pochissimi altri, infine, guidati da una seria “domanda di senso” profondo di tutto ciò che esiste e di quello che si fa, arrivano per davvero a quel “Fondamento di tutto” che è Dio, così come si è rivelato nella storia in Gesù Cristo.

È questo modo di “giudicare tutto”, quello che Cristo definisce come “fuoco” («Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! »).

Fuoco che “illumina” con la sua luce (è lo Spirito di Verità) facendo vedere le cose alla luce della Verità, che è quella “totale” di Dio e non quella “parziale”, imposta dagli uomini come fosse totale, senza di Lui o contro di Lui, o peggio, apparentemente anche con Lui (mentre è Scritto: «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano», Es 20,7).

Fuoco che “riscalda” (è lo Spirito Consolatore) riempiendo di pieno “senso”, di Bene, la vita di ogni persona che lo riconosca come il Bene “totale”, e non quello “parziale”, imposto dagli uomini come fosse “totale”, senza di Lui o contro di Lui, o peggio, solo apparentemente anche con Lui (mentre è Scritto: «Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano», Deut 5,11).

Per non finire con l’appartenere alla truppa dei “predicatori insulsi” dei quali oggi anche le chiese, oltre alla politica, sono piene, occorre domandare al Signore della storia, la grazia di essere tra coloro che parlano di questo “Fuoco” di cui ci dice Gesù nel Vangelo di oggi. Fuoco che fu particolarmente caro a santa Caterina da Siena, che da esso si riconosceva interiormente accesa e resa anche esteriormente coraggiosa.

Per il momento, nella nostra storia contemporanea, Dio sta agendo per la “via negativa” del lasciare che l’umanità vada alla deriva vivendo dell’idolatria di se stessa e di un paganesimo che divinizza la natura come “ambiente” piuttosto che come “creato”, pur di non riconoscere Dio Creatore. Per persone ragionevoli già questa deriva potrebbe essere sufficiente a far capire che «quegli uomini hanno agito male» (prima lettura) e si sono sbagliati nel valutare la realtà.

Ma è altrettanto da persone ragionevoli rendersi conto che, dai più, la risalita a Dio per la sola “via negativa”, non sarà percorsa e occorrerà la “via positiva” di una qualche forma di intervento più esplicito di Dio nella storia che spinga la libertà umana ad orientarsi verso quella “pienezza della Rivelazione” che è Cristo, unico Salvatore degli uomini. Così che «molti vedranno e avranno timore e confideranno nel Signore» (salmo responsoriale).

Come sempre, allora, ci affidiamo alla Vergine Maria che vede realizzata in se stessa quella pienezza di vita vera e buona alla quale cerchiamo di orientare anche la nostra, in vista dell’Eternità. Domani la celebriamo come Assunta in Cielo, Regina della Comunione dei Santi e guida sicura al Suo Figlio, Cristo Redentore e Signore dell’Universo.

 

Bologna, 14 agosto 2022

 

 


 

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