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Sergio Mattarella e Mario Draghi

 

 

di Mattia Spanò

 

Nel giugno 2021 si sparse nel mondo la notizia di 215 corpi di bambini ritrovati nei pressi della Kamloops Indian Residential School in Canada, scuola cattolica per indigeni chiusa nel 1978. Papa Francesco reagì con sdegno: “Seguo con dolore le notizie che giungono dal Canada circa la sconvolgente scoperta dei resti di 215 bambini della Kamloops Indian Residential School nella provincia della Columbia britannica. Mi unisco alla chiesa cattolica del Canada nell’esprimere vicinanza al popolo canadese traumatizzato dalla scioccante notizia. Questa triste scoperta accresce la consapevolezza dei dolori e delle sofferenze del passato”.

Bene, o meglio malissimo. Perché l’11 gennaio 2022 è stato pubblicato sul Dorchester Review, a firma del professor Jacques Rouillard, l’esito di una ricerca molto accurata sul fattaccio. Il titolo è piuttosto eloquente: “A Kamloops, non un singolo corpo è stato ritrovato”. Si trattava di sassi e ramaglie che per giunta, stando alla clamorosa notizia originale, sarebbero stati frustati e stuprati prima di essere sepolti. L’immagine mentale del presule che violenta un ciocco di legno ha una potenza icastica sulla quale è superfluo indugiare.

L’altro ieri, il papa ha chiesto di combattere le fake news sui vaccini ma di rispettare le persone. Ha ragione a patto di combatterle tutte, anche quelle propagate da Big Pharma e il meretricio informativo che vi orbita intorno. E a patto di rispettarle tutte, le persone. Il problema non può essere stabilire preventivamente cosa sia falso e cosa no – viceversa cadremmo in un  cortocircuito ideologico da far impallidire la Pravda – ma dare notizie, e darle tutte, non solo quelle che piacciono o che guadagnano simpatia e altri benefici.

Si deve anche considerare come un linguaggio troppo umano, che ricorra costantemente a neologismi, slang e slogan di stretta attualità e categorie sociologiche approssimative espone non solo alla critica, ma perfino al ludibrio: capita che arrivi un comico come Ricky Gervais a “sbatacchiare” il papa perché si è permesso di dare degli egoisti a chi acquista animaletti. Come osa? Se dobbiamo riassumere il manifesto di questo pontificato nella formula accogliere senza giudicare, allora non si può giudicare e finis. Non esistono buoni e cattivi. Inoltre, l’esigenza di essere capiti da tutti non esime dalla fatica di evitare affermazioni traballanti.

Ma in particolare è il richiamo al rispetto delle persone che desta sconcerto. In Vaticano non è possibile accedere senza la terza dose, figuriamoci abitarci o lavorarci, né dal balcone del Palazzo Apostolico una sillaba è stata pronunciata in favore della tutela dei diritti, naturali e positivi, delle persone che hanno deciso di non sottoporsi alla foia punturizia. Persone che non violano alcuna legge dello Stato sono state esautorate dalla vita sociale, dal lavoro, dall’esercizio di libertà costituzionali.

Questo fatto – fatto, non opinione – impone una considerazione e una domanda. Prima di tutto, occorre prendere coscienza che non sono i trattati e le dichiarazioni che tutelano l’uomo, ma la manutenzione sempre dolorosa e talvolta conflittuale della civiltà, viceversa la pace sarà quella dei grandi cimiteri sotto la luna. Ora la domanda: precisamente, cosa intende Sua Santità quando pronuncia la parola rispetto? Si chiede, papa Francesco, se l’abbandono di ogni cautela nello sposare la vulgata pandemica non lo esponga al rischio di rivivere una seconda Kamloops, luogo dell’anima come lo fu Waterloo per Napoleone?

Di infortuni simili la storia recente è straordinariamente prodiga. Dalle armi di distruzione di massa che hanno causato l’attacco americano all’Iraq, a beghe domestiche come il green pass che dà la garanzia di trovarsi fra persone immuni, l’elenco completo rischia di esasperare il lettore. Mentre Sua Santità pone fine ai lunghi millenni bui e oppressivi sotto il tacco della Chiesa Cattolica, altre agenzie di potere procedono a stabilire il Nuovo Ordine Spirituale a passo di carica. La Sana Inquisizione avanza.

Alcuni esempi di smarrimento istituzionale. Quando Mario Draghi avvia le consultazioni per la formazione del nuovo governo in vista della sua elezione alla più alta carica dello Stato mentre Mattarella è ancora al suo posto, non è semplice scorrettezza: è un’usurpazione di prerogative inaccettabile in un primo ministro. Che si difenda lasciando trapelare di essere stato coinvolto in questo gioco indecente dai partiti e quanto ciò lo amareggi, è toppa peggiore del buco. Se ti invitano a fumare crack mentre schivano macchine in corsa in mezzo all’autostrada e tu sai che non è una buona idea, dovresti avere la forza morale di declinare con gentilezza.

In stagioni politiche più grossolane, il miglior premier dal Cretaceo superiore sarebbe stato accompagnato a riflettere in una cella senza finestre, coi piedi a mollo in venti centimetri d’acqua, e fatto uscire trent’anni dopo, magari con un plico di edificanti memorie sottobraccio come Pellico, Gramsci e Havel, scritte di nascosto all’interno delle mutande o incise su bucce di pera. Anche guardando con circospezione a quelle epoche, la rimozione coatta di ogni durezza del vivere ha liberato eserciti di uomini di stupefacente bassezza intellettuale, nemmeno sfiorati dal tanfo della propria ignoranza e gassificazione morale, di cui per certi versi il governo attuale è specchio fedele. Si tace che una vita senza spigoli, scivola dalle mani con facilità.

Il problema, a costo di ripetermi, è che questo genere di infortuni – definizione magnanima – può avere conseguenze incalcolabili sulla vita, sulla morte e sulla dignità di milioni di individui. Se fra qualche mese dovesse essere accertato che questi vaccini anti-Covid non sono vaccini, non proteggono da nulla e per di più ammazzano o rendono invalide molte persone, cosa accadrebbe? Se qualche corte di giustizia dovesse ripassare qualche codice polveroso ma ancora in ristampa?

È interessante notare come ad una potenza tecnologica mai vista, in grado di produrre pseudo-realtà iper cromatica in 5K Full HD al punto da implementare una seconda vita nel Metaverso, corrisponda un terrificante appiattimento del giudizio umano, cioè la capacità di andare oltre l’esperienza sensibile, che si traveste d’impazienza nel verificare le fonti, avvitandosi in reazioni robotiche alla prima scemenza scritta da qualcuno e ripetuta da molti.

L’unica sfera instancabilmente sollecitata è quella emozionale. Una seconda vita nel Metaverso non cancella la prima. O si trasloca completamente all’interno di una scheda madre, oppure finché stiamo in questo universo, l’altro è e sempre sarà una patacca. Il requiem degli intellettuali d’accatto che si trastullano con queste cose. Però la proiezione in dimensioni digitali un effetto concreto lo produce. Nel Metaverso Italia – e non solo – assistiamo agli ultimi bagliori del rogo della ragione, alimentati dalla ripetizione di sviste marchiane nel tentativo puerile di far galleggiare i sassi.

Che le autorità mostrino sempre più spesso simile epilessia argomentativa, è il sintomo di un processo di sfarinamento della civiltà senza precedenti. C’è sì, bisogna riconoscerlo, l’oppressione di un sistema mediatico basato sull’immediatezza e sulla semplicità – dichiarazioni in tempo reale (casomai rintracciaste il tempo fittizio, fate un fischio), frasi comprensibili anche a un mulo idrocefalo, l’obbligo di esternare secondo stilemi culturali dai quali è sconsigliato deviare – ma la guida non può farsi menare per l’aia né dal guidato, né da penose ossessioni psichiatriche come il Grande Reset, il New World Order, il Nuovo Umanesimo, la Transizione Ecologica, pena l’azzeramento della funzione tipica dell’autorità. Il suo nome è caos.

Venendo alla faccia nascosta della luna, la verità è che alla gente non importa nulla di tutto ciò. La reazione dei più avvertiti è una scrollata di spalle. Questo perché hanno introiettato l’idea del falso talmente a fondo da trovarvisi perfettamente a loro agio. Il falso è comodo e veste a meraviglia. Il contrappasso è che il vero ha una sua forza: se repressa troppo a lungo, diventa minacciosa per tutti.

Le persone trascurano che nel regno anomico dell’arbitrio, chiunque può cadere vittima di questa tragica rimozione collettiva dell’habeas corpus. Non si tratta più di discutere e dividersi su interpretazioni di dati, quanto di ignorarli del tutto, o peggio inventarli di sana pianta e ammassarcisi contro come spazzatura schiumosa nelle polle lungo le rive dei fiumi. La mancata imputabilità della realtà al giudizio non farà prigionieri. Si tratta di un rischio mortale affrontato con la leggerezza di chi fa un pic-nic a Chernobyl.

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