mensa dei poveri

 

 

di Gianni Silvestri 

 

Nella “emergenza Corona Virus” sono tante le superficialità da rilevare a partire dalla palese insufficienza dei Dispositivi di protezione individuale che ha favorito un numero eccessivo di contagi e vittime, come riconosciuto da tutte le associazioni di medici ed infermieri (e nonostante il capo del Governo avesse assicurato che l’Italia era già prontissima).
Ma per un’analisi dettagliata servirebbe ben altro spazio e voglio soprassedere.
In questa sede, perciò, intendo solo limitarmi al singolo tema della celebrazione delle messe con il popolo, che ritengo argomento di interesse per i lettori di questo blog, per ogni cristiano e persino per ogni “uomo di buona volontà” che voglia evitare ingiustizie e disparità di trattamento (ad esempio rispetto ai più fortunati fumatori, che sono stati rispettati persino in un loro vizio, per altro unanimemente riconosciuto come dannoso, anzi mortale).
A questo proposito mi limito ad evidenziare un aspetto del comportamento sia dello Stato che della Chiesa italiani.
1) Lo Stato italiano ha nei fatti sospeso e/o modificato nei fatti un diritto fondamentale dei cittadini avente rilievo costituzionale. L’art. 19 della Costituzione infatti recita espressamente:
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Viene garantita ai cittadini la libertà di culto (con il solo limite del buon costume).Orbene sospendere questo diritto con un atto normativo secondario del Governo e senza una espressa pronuncia del Parlamento, mi sembra un atto quantomeno superficiale, che mostra la poca cura e sensibilità delle forze di governo, quantomeno verso i temi della religione e verso i cattolici italiani o i credenti di tutte le religioni.
Non mi avventuro poi, sugli aspetti di diritto internazionale essendo la libertà della Chiesa Cattolica anche tutelata dalle norme concordatarie (quindi con problematiche e decisioni da affrontare con il consenso di entrambe le parti).

2) La Chiesa Italiana è anch’essa coinvolta in questa vicenda nella quale risulta sempre più assordante il suo…silenzio sulla richiesta di poter celebrare le messe con le dovute precauzioni.
Essa infatti si è semplicemente adeguata alle decisioni del Governo, (nonostante i sopracitati patti Lateranensi) ed è ben strano questo atteggiamento in quanto la chiesa nella sua saggezza millenaria non subisce in silenzio rinunce o limitazioni alla “Libertas Ecclesiae”. Questo silenzio appare quanto mai inspiegabile -o poco giustificabile- in quanto per il tema “Messe con il popolo”, si potevano proporre o trovare modalità di celebrazione compatibili con le norme di sicurezza. Ad esempio:
a) celebrazioni in piedi, solo all’aperto ed a distanza;
b) celebrazioni da seguire ognuno nella propria auto,
c) celebrazioni con meno fedeli per assicurare adeguato distanziamento (come scelto dalla Conferenza Episcopale Polacca).
In ogni caso si sarebbe potuta distribuire l’Eucarestia con Mascherine, guanti e nelle mani di ciascuno. Invece nessuna modalità (anche diversa dalle precedenti) è stata nemmeno proposta, tutto tace in un silenzio che appare sempre più imbarazzante.
(Anzi si è esageratamente provveduto “motu proprio” addirittura alla chiusura delle Chiese – prescrizione nemmeno chiesta dal Governo)…
Per fortuna poi le stesse chiese sono state riaperte il giorno dopo su richiesta dello stesso Papa resosi conto dell’enormità dello sbaglio.
Il tema della sicurezza dei fedeli per giustificare la sospensione delle Messe con il popolo, non sembra pienamente condivisibile, viste le misure igieniche che possono assumersi a tutela della salute. In caso contrario se il tema della sicurezza prevale su tutto, che dire per quei tanti cristiani perseguitati in gran parte del mondo e dei rischi che assumono per la stessa vita o incolumità con la partecipazione alla Messa (le bombe in Egitto ed in tante chiese africane dovrebbero anche qui consigliare di sospendere le messe)? Quindi in caso di rischi e persecuzioni, tutti a casa?  Domande inquietanti a cui sarebbe opportuno dare risposte convincenti per chiarire le idee ad un popolo di Dio sempre più confuso.
Per tornare all’Italia ancor oggi i vescovi non levano una parola di difesa, nemmeno per quei sacerdoti che hanno celebrato Messa con pochissimi fedeli (e nel rispetto di ogni norma di distanziamento e sicurezza) e che si sono visti piombare in Chiesa persino i Carabinieri ad interrompere la celebrazione eucaristica?  Comportamento abnorme ed illegittimo nella sostanza. Infatti se nelle chiese è possibile entrare per le preghiere con le adeguate distanze, perché le stesse persone con le stesse distanze, non potrebbero partecipare ad una celebrazione eucaristica? Lo Stato non può sindacare su quello che avviene all’interno delle chiese (“preghiere si, messe no”?).
Alcuni ritengono che la motivazione della sospensione sia profonda e riguardi la stessa valutazione del valore delle Messe, ritenute si importanti, ma “negoziabili” (a conferma che, oramai, non ci sono più “principi non negoziabili” ?)
Io non so rispondere e non voglio fare dietrologia o critica.
Osservo solamente che se il cibo spirituale per eccellenza è stato sospeso, invece la stessa Chiesa ed i suoi sacerdoti, (direttamente o tramite le Caritas parrocchiali), non hanno sospeso la distribuzione del cibo materiale ai bisognosi.
Le mense sono rimaste aperte (con varie cautele) dispensando direttamente i pasti o- diversamente- consegnando i pacchi del cibo. In ogni caso in queste attività si creano code ed assembramenti, ben maggiori dei pochi frequentatori delle Messe (e lo conferma il sottoscritto alla guida di un’associazione di volontariato che distribuisce da anni cibo, medicine e vestiario alle famiglie bisognose).
Ora mi chiedo: se la Chiesa ha ritenuto importante continuare a sostenere il popolo nelle sue esigenze materiali, perché non ha provveduto anche a sostenerlo nelle esigenze spirituali e con un cibo Eucaristico di ben altro valore?
La stessa attenzione e cautele per la gestione delle MENSE, non si poteva avere nella gestione delle MESSE ??.
   Posso comprendere (e non condividere) che lo Stato sia indifferente o pregiudizialmente negativo sulle messe, che l’autorità laica preferisca il pane all’Eucarestia, ma la Chiesa non può dare la stessa valutazione o impressione.
All’esterno appare che il cibo e le esigenze materiali siano state ritenute indispensabili, non rinunciabili, e quindi ben più importanti delle esigenze  spirituali della Messa (a cui si è rinunciato).  Non azzardo risposte, ma sollevo solo questi interrogativi così come sorgono ad un cittadino medio che cerca di ragionare su quanto accade (ed il tempo per farlo…non manca in queste settimane). Spero che tanti possano aiutarci e comprendere meglio quanto sta accadendo in queste settimane, al fine di poter eventualmente rimediare ad errori o sottovalutazioni.
In Pace

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