Interno della cupola della basilica di San Pietro a Roma
Interno della cupola della basilica di San Pietro a Roma

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

Desta ancora una volta preoccupazione il modo in cui in Vaticano si affronta la cosiddetta “crisi climatica”. Non solo il nuovo documento Laudate Deum vieta ogni dubbio nei confronti della tesi sull’origine antropica del riscaldamento globale ponendo fine ad ogni dibattito scientifico, ma a quanto pare, al fine di preservare il pianeta dalla imminente catastrofe, vengono legittimate idee e soluzioni che contrastano con ciò che la Chiesa ha finora creduto ed annunciato.

In occasione della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Laudate Deum il Vaticano ha organizzato una Conferenza stampa in cui interverranno diversi personaggi del tutto estranei al nostro modo di vivere, di pensare, di credere.

Tra loro l’attivista indiana, vegetariana, Vandana Shiva, il gastronomo e attivista Carlo Petrini (che vanta un libro col Papa che lo ha definito “agnostico pio”) così come l’attivista tedesca Luisa Neubauer del partito politico Verdi e “coach” di Greta Thunberg e promotrice degli scioperi scolastici del venerdì. C’è anche il professore Giorgio Parisi che nel 2008 impedì a papa Benedetto XVI di tenere una conferenza all’Università La Sapienza di Roma.

Ma più di tutti inquieta la presenza dello scrittore Jonathan Foer (diventato “vegetariano per rispetto ai diritti degli animali”). Presentato alla conferenza vaticana come “scrittore”, Foer è autore di diversi saggi e romanzi. In uno dei suoi ultimi libri annuncia le regole pratiche per salvare il pianeta. Afferma infatti che è il nostro comportamento quotidiano a compromettere l’ambiente. È dunque urgente cambiare il nostro modo di vivere e a questo – perché no! – si può arrivare anche tramite regole e leggi imposte dagli stati (come è successo per il tabacco, afferma, può farsi alzando il prezzo della carne al fine di renderla inappetibile ai più, …o ai più poveri). Ma tornando alle regole pratiche lo scrittore afferma che le regole base sono tre:

1) Usare meno la macchina e l’aereo
2) Fare meno figli
3) Mangiare meno carne

A parte la difficile quantificazione del “meno” finché delle specifiche leggi ci vengano in soccorso (per il meno-macchina ci si sta già attrezzando, ora anche con il sostegno del magistero papale). Immaginiamo che il signor Foer sia arrivato da New York in barca a vela, ma non staremo qui a sindacare o moralizzare su come Foer metta in pratica i suoi buoni consigli (lui stesso ammette di avere difficoltà ma di mettercela tutta). L’idea che questo giovane scrittore sia stato gentilmente invitato in Vaticano per offrire a noi – peccatori ecologici – una guida pratica per salvarci fa rabbrividire.

Ovviamente sarebbe da sciocchi credere che il signor Foer verrà in Vaticano a dire di fare meno figli. Parlerà di ciò che è gradito ai padroni di casa (già in passato, Francesco ha pubblicamente invitato i giovani a mangiare meno bistecche) e tralascerà gli argomenti più spinosi e controversi che più nettamente contrastano la dottrina biblica e il magistero sulla famiglia.

Anche perché la proposta avrebbe delle serie ricadute in campo etico se si pensa ad una auto assoluzione morale dell’aborto o a una giustificazione ecologica dell’inverno demografico che vive la società occidentale, addicendo una nobile causa superiore.

Sappiamo già, per esperienza, che avere una famiglia numerosa oggi giorno (beh, diciamo dal 1968 in poi) non è ben visto. Chi ha tanti figli è considerato persona di un livello intellettuale e culturale basso, necessariamente povero, oppure talmente ricco da poterselo permettere. Neanche in Vaticano la cosa è ben vista: avere tanti figli è un affronto, un’esagerazione, un atteggiamento irresponsabile che spesso è frutto di una lettura “integralista” dell’Humanae Vitae, lettura tipica di alcuni movimenti troppo conservatori.

Oggi però a questo “sentire” si aggiunge il “peccato ecologico” come un pesante macigno. Avere tanti figli inquina e contribuisce allo “sgretolarsi” del pianeta. Più emissioni, meno risorse per tutti. Lo hanno detto e ripetuto i giornali laici, ribadito nelle conferenze ecologiche e spiegato nei libri di Foer. Ma ora è la Chiesa che, nella sua nuova versione ecosostenibile, dichiara guerra agli inquinatori seriali. Chi ha tanti figli inquina non solo perché ogni figlio respira (e a sua volta inquina), ma anche perché produce più rifiuti, consuma più elettricità e più riscaldamento, necessita case più grandi e una macchina abbastanza grande per trasportare tutta la famiglia. Come si concilia dunque questo grave “peccato ecologico” con l’apertura alla vita che manifesta (o manifestava?) la collaborazione tra Dio e l’uomo nell’atto creativo, sempre nuovo e segno dell’amore del Creatore.

Peccato che tra i recenti dubia presentati dai Cardinali alla vigilia del Sinodo sinodale sulla sinodalità non ci sia la domanda “se fare tanti figli (quando possibile) sia ancora auspicabile”, seguendo il Magistero della Chiesa, oppure sia necessario “farne di meno” per salvare il pianeta? Un dubbio che si aggiunge a quelli del Sinodo ma che si collega a quelli già espressi perché se le unioni omosessuali possono essere benedette, va da sé che queste esse avranno un impatto ambientale meno forte e meno distruttivo di quello generato da una famiglia etero numerosa, non potendo esse procreare per natura ma solo per procura. Un dubbio al quale sembra aver risposto il Vaticano molto eloquentemente con l’invito di Foer alla Conferenza sulla Laudate Deum sulla cosiddetta “Crisi climatica”.

 



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