Marx

 


di
Pierluigi Pavone

Seguendo la traccia dell’ottimo articolo dell’amico Silvio Brachetta, che ha commentato egregiamente le affermazioni di Galimberti al Meeting di Rimini (leggi qui), sottolineo un paio di punti.

Giustamente Brachetta risponde con argomentazione e stupisce non poco la superficialità di contenuti nelle affermazioni  di Galimberti: quando sembra non tenere a mente Esiodo e quella visione di Storia come regresso; quando sembra non sapere come e dove si sia formata la tripartizione  storia, attribuita con tanta banalità al Cristianesimo o a Marx.

Della storia come regresso sarà un degno erede Rousseau. 2 secoli prima della rivoluzione sessuale sarà questo “illuminista sui generis” a inventare il mito del buon selvaggio (che tanto l’ecologia nostrana laica quanto pseudo- teologica sventola a vessillo). È Rousseau (approfondisci qui) ad attribuire a famiglia, proprietà e scienza matrici di corruzione e decadimento. È Rousseau a proporre l’alienazione di tutto se stessi al collettivismo socialista ante-litteram, in una sorta di redenzione politica e religione civile. Cosa che oggi considerando certe proposte di legge – spaventa non poco.

Quanto poi alla tripartizione  della storia, ci sarebbe moltissimo da dire… Galimberti fa di questo nucleo la matrice per dirsi cristiani. E così Marx diventa cristiano quanto sant’Agostino.

Peccato che per sant’Agostino la storia non era tripartita ma divisa in sei età come i giorni della creazione; peccato che l’ultima età (inaugurata da Cristo e da concludersi col Giudizio Universale) è segnata ormai dal secolo che invecchia e dal procedere della Chiesa tra consolazioni di Dio e persecuzioni del mondo; peccato che i tempi finali (e mai quindi futuri) sono già in atto e attendono la manifestazione dell’Anticristo.

È tuttavia vero che dal monaco Gioacchino da Fiore si aggiunge una riflessione teologica tra Trinità e Storia. È vero che da lui fu possibile pensare ad una età del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Peccato che per età dello Spirito Santo non intendesse mai una utopia millenarista: piuttosto il breve periodo (interno ai tempi della Chiesa e all’età del Figlio) di persecuzione anti-cristica, massima e acuta, contro la Chiesa fedele alla dottrina cattolica e a se stessa.

Altra questione (ho approfondito tutti i dettagli qui) è l’operazione di falsificazione e strumentalizzazione che fecero, di Gioacchino da Fiore, i francescani spirituali o i luterani, gli illuministi (Lessing su tutti) o i comunisti, per legittimare al futuro – contro il mondo e contro il (loro) presente (creduto come “prigione gnostica”, da abbattere) – le proprie ideologie: tra eresia e secolarizzazione.

Infine, che Marx sia credente, anche se non cristiano…beh questo potrebbe anche essere ragionevole. Come chiamare, se non credente, chi ha fede cieca nella storia come redenzione immanente, chi ha fede nel ruolo messianico del proletariato, chi auspica realisticamente una società di uomini puri e santi, in una società eterna e giustissima, senza classi?

Peccato che questa fede non si chiami Cristianesimo. Ma gnosi umanista, che deve molto di più a Cabala e Pico della Mirandola, piuttosto che a sant’Agostino, il quale da buon cattolico vedeva la storia come scontro assoluto tra Vangelo e Gnosi, tra Chiesa e contro-chiesa, tra città di Dio e città del Diavolo, tra Anticristo e Cristo, quando tornerà nella Gloria.

Gli atei o gli agnostici, quale che sia l’idea di storia, allora non sono affatto “cristiani”, per quanto nella filosofia occidentale (ho sintetizzato i 4 modelli qui) ci siano state particolari perversioni di “cristianesimo ateo”, tra cui anche Freud (che Galimberti pur cita).

Tuttavia questi atei non sono affatto cristiani, ma “gnostici”. Non quelli che occultano il proprio ateismo e relativismo nella ipocrisia dello “a-gnosticismo”, cioè convinti di non poter sapere mai nulla sulla esistenza (o meno) di Dio. Ma gnostici nel senso dottrinale di credere cioè nella divinità dell’uomo, nell’uomo come essere divino che forgia illimitatamente la propria stessa umanità. Senza o contro Dio. Qualcuno poi, come Marx, crede anche che questa umana divinità si affermi per mezzo della rivoluzione socialista e contro il Cristianesimo “oppio dei popoli”.

 

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