In tanti siamo stati colpiti dal licenziamento in tronco dei due pilastri del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia da parte di Paglia, suo Gran Cancelliere.

Riporto il commento di John Paul Meenan, sul Catholic Insight, nella mia traduzione.

La trama di questo Pontificato si infittisce, mentre la notizia del sommario e immediato licenziamento dei due pilastri dell’Istituto Giovanni Paolo II a Roma, monsignor Livio Melina e padre José Noriega, i quali hanno costruito il meraviglioso apostolato educativo, che tanto bene ha fatto sotto il patrocinio del grande pontefice sia nella fase terrena che in quella celeste della sua vita.

Eppure san Giovanni Paolo II deve scuotere il capo nella gloria beatifica, mentre assiste a quella che sembra essere la viziosità dell’Istituto. La ragione addotta per i licenziamenti di cui sopra è che il programma teologico morale fondamentale è stato rimosso, come se questo spiegasse tutto. Eppure ci si chiede come “il matrimonio e la famiglia” saranno insegnati senza il fondamento morale; ma sotto questo magistero attuale, uno quasi smette di porsi domande. I lettori possono correggermi se mi sbaglio, ma non credo che la Veritatis Splendor di Papa Giovanni Paolo II – sui principi della vita morale, per certi versi la sua opera più importante – sia mai stata citata in questo attuale pontificato.

Nel frattempo, per aggiungere l’insulto al danno, ogni professore dell’Istituto è stato sospeso, per essere reintegrato, forse, sulla base di [una scelta] uno a uno. Questo sembra non solo un attacco all’Istituto, ma anche all’eredità dello stesso Papa Giovanni Paolo II.

Come può essere, ci si potrebbe chiedere, in questi giorni di diritti e contratti di lavoro e di permanenza in ruoli [aziendali]? Ebbene, a quanto pare, il potere plenipotenziario è stato conferito al nuovo Arcivescovo Vincenzo Paglia, che ha il potere di ristrutturare l’intero programma, costruito in decenni, e di assumere e licenziare a piacimento. La volontà del principe è infatti legge.

Vedremo dove tutto questo andrà a finire, ma, per usare un eufemismo, le cose non promettono bene, e nuvole scure e minacciose sono all’orizzonte. Il popolo di Dio sta effettivamente morendo per mancanza di verità, e i luoghi in cui si può trovare la verità chiara e pura sono rari, sempre più.

Nelle catacombe, forse, per insegnare e formare chi possiamo. Come era stato previsto, un resto rimarrà, fedele e vero. Dio non ha mai detto che la strada sarebbe stata facile, ma ha sempre promesso una via.

Domani partirò per il pellegrinaggio di Sant’Anna lungo la vecchia linea Opeongo, gestita da un ex alunno ora sacerdote, e porterò con me le vostre intenzioni, nel modo in cui sono capace.

 

Fonte: Catholic Insight

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