La Corte suprema del Regno Unito ha stabilito che le famiglie e i medici dei pazienti in stato vegetativo non hanno bisogno di chiedere una autorizzazione  legale per i casi di fine vita.

Riprendo l’articolo, nella mia traduzione, scritto dallo Staff del Catholic Herald.

Foto: Corte Suprema UK

Foto: Corte Suprema UK


La Corte suprema ha stabilito che un uomo, chiamato Y in tribunale, con una lesione cerebrale estesa, avrebbe potuto morire senza che che l’ospedale avesse il permesso di un giudice.

Se le famiglie e i medici sono d’accordo, il personale medico potrà interrompere l’alimentazione e l’idratazione senza dover ricorrere alla Corte di protezione.

Il sig. Y, 52 anni, aveva subito gravi danni cerebrali dopo un arresto cardiaco. Non aveva mai riacquistato la coscienza, e necessitava di alimentazione e idratazione artificiale. È mortoì prima della sentenza della Corte suprema, ma i giudici hanno deciso di continuare il caso.

Il National Health Service Trust – un organo di governo societario nel settore della sanità pubblica nel Regno Unito – aveva chiesto chiarimenti riguardo al fatto se avrebbero potuto essere sottoposti ad azione legale nel caso il giudizio della Corte non fosse stato in essere.

I medici da lungo tempo sono nelle condizioni di interrompere il sostegno del trattamento medico per i pazienti in stato vegetativo, se ciò sia nel migliore interesse del paziente, e se la famiglia sia d’accordo.  Ciò che era meno certo era la posizione giuridica in merito alla interruzione di cibo o acqua.

In una decisione storica del 1993, la Camera dei Lord – che allora agì come massima corte del Regno Unito – aveva convenuto che nel caso della vittima di Hillsborough, Tony Bland, l’interruzione della fornitura di cibo e liquidi non costituiva un omicidio, ma che deferire casi simili alla Corte era una “migliore pratica”. (“Best practice”)

Nel giudizio di lunedì, la signora Black ha affermato: “Se si seguono le disposizioni dell’MCA 2005 (Mental Capacity Act) e si osserva la relativa guida, e se c’è accordo su ciò che è nel migliore interesse del paziente, quest’ultimo può essere trattato in conformità con tale accordo senza che sia necessario presentare richiesta al tribunale”.

Tuttavia, la signora Black ha anche detto che ci sarebbero casi in cui l’autorizzazione legale dovrebbe essere ancora richiesta.

 

Fonte: Catholic Herald

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