Vi propongo una ottima riflessione di Daniel Mattson, omosessuale e scrittore, sulle identità sessuali, il Sinodo dei giovani e il “ponte da costruire” di Padre Martin.

Mattson, che ha scritto un libro intitolato “Perché non mi definisco gay”, dice che l’unico ponte che valga la pena costruire per le persone che sono confuse sulla loro identità sessuale ha Cristo come suo architetto.

Eccola nella traduzione di Annarosa Rossetto e Sabino Paciolla.

 

foto: Padre J. Martin, S.J., (a sinistra) e Daniel Mattson (a destra)

foto: Padre J. Martin, S.J., (a sinistra) e Daniel Mattson (a destra)

 

 

Poiché il mio libro, Perché non mi definisco gay: come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace, è uscito l’anno scorso, mi è stato spesso chiesto di esprimere le mie opinioni sull’approccio del gesuita p. James Martin alla pastorale per uomini e donne che, come me, hanno ciò che il Catechismo chiamerebbe “inclinazioni omosessuali”.

Alcune persone hanno assunto erroneamente che io abbia scritto il mio libro in risposta al libro di Padre Martin “Un ponte da costruire”. Ma la tempistica in cui i nostri libri furono pubblicati nel 2017 è puramente casuale, e ho evitato consapevolmente di scrivere sui nostri diversi approcci. Preferirei che i nostri due libri fossero considerati per i loro meriti.

Tuttavia, i recenti commenti fatti da padre Martin nell’Incontro mondiale delle famiglie durante l’estate e sull’attuale Sinodo sui Giovani che si sta svolgendo a Roma, mi hanno turbato. Pertanto, ho pensato che fosse prudente sollevare alcune perplessità riguardo all’approccio di padre Martin.

Trovo lodevole molto del lavoro di padre Martin: non ho dubbi sul suo amore e compassione per gli uomini come me. Ma, essendo preoccupato per come il Sinodo dei giovani potrebbe essere influenzato da padre Martin in modi che non credo siano in sintonia con l’insegnamento della Chiesa, concentrerò i miei pensieri qui su alcuni punti in cui credo che il libro e il ministero di padre Martin facciano un pessimo servizio agli uomini e alle donne con attrazione per lo stesso sesso.

Rispetto, Compassione e Sensibilità

Padre Martin è molto selettivo nel modo in cui cita il Catechismo. Il cardine su cui ruota il suo libro e il suo ministero è l’insegnamento del Catechismo verso coloro che hanno una inclinazione omosessuale che afferma che devono essere trattati con rispetto, compassione e sensibilità. La sua personale interpretazione di questi tre pilastri diventa lo schema per i suoi suggerimenti pastorali in merito alla sensibilizzazione nei confronti di coloro che descrive come membri della “comunità LGBT”.

Per padre Martin, l’adozione della frase “comunità LGBT” è una parte necessaria per trattare le persone con attrazione per lo stesso sesso con rispetto.

Nel suo discorso all’Incontro mondiale delle Famiglie , ha usato il termine “LGBT” quasi 100 volte, e nelle sue più recenti riflessioni sul sinodo dei giovani , ha detto: “Chiamare le persone LGBT con il termine con cui chiedono di essere nominati fa parte del ‘ rispetto ‘richiesto dal Catechismo della Chiesa Cattolica”.

La sua argomentazione sembra essere questa: per trattare qualcuno con rispetto, si dovrebbero usare le parole che sceglie di usare per se stesso. Sostiene questo argomento nel suo libro sottolineando l’importanza data ai nomi nella Bibbia – in particolare nei momenti in cui Dio dà ad una persona un nuovo nome, come nel caso di Abramo, Sara o San Paolo.

Eppure qui “capovolge completamente le cose”, per citare il profeta Isaia , e pensa che abbia ragione l’argilla che spiega al vasaio come è stata creata. Quando Dio dà a qualcuno (o a qualcosa) un nome nella Bibbia, l’uomo non ha alcun potere o autorità per cambiare quel nome. La Parola ha pronunciato queste parole creando il mondo: Dio “ci ha creati uomini e donne” – come ribadito da Cristo stesso, mentre camminava in mezzo a noi, come un uomo, nato da una donna, quando disse: “Non avete letto che colui che li ha creati sin dall’inizio li ha fatti maschi e femmine? “Cristo, come il Nuovo Adamo, e Maria, come la Nuova Eva, rivelano al nostro mondo confuso che le uniche identità sessuali create da Dio sono maschili e femminili, ordinate l’una verso l’altra.

Purtroppo, Padre Martin non riesce a invitare coloro che si identificano come “LGBT” ad abbracciare la loro vera natura e la loro identità sessuali, in accordo con l’insegnamento del Catechismo nell’articolo 2333, che dice: “Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale”.

Inoltre, sembra sentirsi offeso da coloro che,  nella Chiesa, parlano di “uomini e donne che sperimentano attrazione per persone dello stesso sesso”, tuttavia questo è in consonanza con il modo stesso del Catechismo di discutere l’inclinazione omosessuale. Il Catechismo parla saggiamente dell’orientamento omosessuale come “relazioni tra uomini o tra donne che sperimentano un’attrazione sessuale esclusiva o predominante verso persone dello stesso sesso”.

Le nostre identità sono o maschili o femminili, e i nostri desideri sessuali sono giustamente ordinati verso persone dell’altro sesso. Le nostre attrazioni per lo stesso sesso non sono la nostra identità, ma sono sentimenti ed emozioni che sperimentiamo. Per citare la lettera  del 1986 della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), “La cura pastorale delle persone omosessuali“, la Chiesa rifiuta le etichette riduzioniste come “LGBT”:

“La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un « eterosessuale » o un « omosessuale » e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna”.

Ciò significa che non dovremmo nemmeno parlare di persone “eterosessuali”. Non c’è spazio nell’antropologia della Chiesa per la persona “LGBT” o per la persona “eterosessuale”, poiché nessuna di queste persone esiste nella saggezza con cui Dio ci ha creati.

In contrasto con padre Martin, esorto i padri sinodali ad evitare di usare l’espressione “persona LGBT” proprio perché non è abbastanza rispettosa, compassionevole o sensibile. Dovrebbero parlare invece di uomini e donne che sperimentano attrazioni dello stesso sesso. Questo linguaggio rispetta la nostra dignità intrinseca di creature, amati figli e figlie di Dio.

La preoccupazione di padre Martin per un linguaggio compassionevole, rispettoso e sensibile è anche diretta all’utilizzo nel Catechismo della frase “oggettivamente disordinata”, che descrive l’inclinazione omosessuale. Padre Martin sostiene che questo è “inutilmente doloroso”. Dire che una delle parti più profonde di una persona – la parte che dà e riceve amore – è “disordinata” è di per sé inutilmente crudele”. Invece di “oggettivamente disordinata”, egli suggerisce la frase “diversamente ordinata”.

Qui sorgono due problemi. In primo luogo, egli identifica l’inclinazione omosessuale con “la parte che dà e riceve amore” in una persona con attrazioni dello stesso sesso. Questo, naturalmente, non è la visione della Chiesa dell’amore e degli affetti umani.

L’intimità sessuale non è la parte più profonda della persona umana, né è il modo principale con cui l’uomo dà e riceve amore. Basta solo osservare l’esempio di Nostro Signore e della Madonna per saperlo, così come l’insegnamento di Cristo che non ci saranno  matrimoni in Paradiso.

In secondo luogo, l’uso che egli propone della frase “diversamente ordinato” è un chiaro caso di sofisma, poiché con questo sottile cambio di linguaggio la moralità sessuale della Chiesa viene completamente capovolta.

Un indizio su come Padre Martin esorta la Chiesa a re-immaginare l’omosessualità è il paragone che ha spesso fatto tra l’omosessualità e qualcuno che è nato mancino invece di destrimane. Questo evoca naturalmente il confronto con culture precedenti che consideravano il  mancinismo come segno di qualcosa di malvagio e sinistro, anche se, naturalmente, ora l’uomo moderno riconosce che essere destrimani o mancini è solo un modo diverso (e davvero naturale) di vivere nel mondo.

Se essere sessualmente attratti dallo stesso sesso è analogo all’essere nati mancini, allora i divieti della Chiesa contro l’attività sessuale dello stesso sesso sono allo stesso modo arretrati e frutti di pregiudizio.

Padre Martin non lo afferma esplicitamente, ma la sua argomentazione, portata alla sua conclusione logica, significherebbe che le proibizioni contro comportamenti sessuali con persone dello stesso sesso non sono più razionali e quindi non sono più moralmente vincolanti. E poiché l’insegnamento della Chiesa sulla moralità sessuale non è mai arbitrario, ma è piuttosto radicato nella legge naturale, se le persone sono “nate gay” e se vivono nel mondo come gay  in quanto gay, allora quella è la loro natura. Seguire la loro natura sarebbe quindi moralmente lecito.

Questo ci porta ad un’altra proposizione inquietante di Padre Martin che è in conflitto diretto con l’insegnamento della Chiesa: che l’omosessualità abbia una “genesi psicologica”. Contrariamente alla Chiesa – e alle ultime conclusioni scientifiche – Padre Martin crede e insegna che le persone nascono con un’attrazione per lo stesso sesso.

La questione della scienza

All’incontro mondiale delle famiglie, padre Martin ha esortato i suoi ascoltatori a “ottenere fatti, non miti, sull’orientamento sessuale e l’identità di genere da fonti scientifiche e sociali-scientifiche, non da voci e siti online disinformati e omofobi”.

Padre Martin ha affermato in molte occasioni che la scienza dimostra che quelli che chiama “LGBT” sono “nati in questo modo”. Ad esempio, in una serie di tweet all’inizio di quest’anno, ha affermato che “Dio crea ogni sorta di persone, con attributi diversi” Sostenendo che “la psichiatria, la psicologia e la biologia” supportano la conclusione che “alcune persone sono semplicemente  ‘fatte così’ … proprio come le persone etero sono ‘fatte così”.

Qui, tuttavia, padre Martin dovrebbe ascoltare il suo consiglio di “ottenere fatti, non miti, sull’orientamento sessuale e l’identità di genere da fonti scientifiche”.

Si prenda in considerazione, per esempio, quello che la professoressa di psicologia Lisa Diamond dell’Università dello Utah ha detto delle scoperte scientifiche sul fatto se “essere gay” sia una parte immutabile della natura umana con cui le persone sono nate.

Diamond, che si identifica come una “lesbica”, ha scritto nel Journal of Sex Research nel 2016 che “gli argomenti basati sull’immutabilità dell’orientamento sessuale non sono scientifici, dato quello che ora sappiamo da studi longitudinali basati sulla popolazione di cambiamenti naturali nell’attrazione dello stesso sesso di alcuni individui nel tempo”.

Qualunque esame onesto delle scienze rivela che padre Martin ha torto: la scienza non ha concluso che qualcuno è “nato gay”. Ma anche se in futuro la scienza argomentasse che uomini come me sono “nati gay”, la lettera del Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 su “La pastorale delle persone omosessuali” afferma che “La posizione della morale cattolica è fondata sulla ragione umana illuminata dalla fede e guidata consapevolmente dall’intento di fare la volontà di Dio, nostro Padre. In tal modo la Chiesa è in grado non solo di poter imparare dalle scoperte scientifiche, ma anche di trascenderne l’orizzonte; essa è certa che la sua visione più completa rispetta la complessa realtà della persona umana che, nelle sue dimensioni spirituale e corporea, è stata creata da Dio e, per sua grazia, chiamata a essere erede della vita eterna“.

Naturalmente, questa “ricca realtà” si realizza nella divisione divina dell’umanità in maschile e femminile, complementari tra loro. Questa dualità è la fonte dell’antropologia della Chiesa e quindi della sua moralità sessuale – eppure, purtroppo, Padre Martin sembra raramente tentare di spiegare perché l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità  rende giustizia alla dignità della persona umana facendo appello all’antropologia della Chiesa .

Quando i critici hanno chiesto a padre Martin di spiegare la sua incapacità di includere queste spiegazioni, ha risposto in due modi: Primo, dice di non essere un teologo morale. Ma certamente qualsiasi prete che ascolta la confessione deve essere consapevole di quali peccati sessuali hanno bisogno di pentimento e dovrebbe essere in grado di spiegare perché gli insegnamenti della Chiesa sulla moralità sessuale fanno parte della Buona Novella.

In secondo luogo, sostiene che l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità non è stato “ricevuto” da coloro che chiama la “comunità LGBT”, quindi è inutile – o forse non riflette un dialogo rispettoso, sensibile e compassionevole – per discutere della moralità del comportamento omosessuale.

Tuttavia, anche qui, la lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 fornisce una risposta chiara alla confusa visione di padre Martin sulla compassione pastorale quando dice: “Ma occorre chiarire bene che ogni allontanamento dall’insegnamento della Chiesa, o il silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale, non è forma né di autentica attenzione né di valida pastorale. Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di cui hanno bisogno e diritto“.

Su questo punto, padre Martin fallisce, miseramente.

Raccomandazioni pastorali

Sebbene tutti questi elementi siano preoccupanti, un problema ancora più serio ruota intorno alle proposte di pastorale che padre Martin raccomanda come modelli da seguire per la Chiesa cattolica.

Il primo è New Ways Ministry. Il suo libro è stato il risultato del ricevimento del premio “Bridge Building Award” ricevuto da New Ways Ministry , fondato da suor Jeannine Gramick e padre Robert Nugent. L’insegnamento di Suor Jeannine e di Padre Nugent è stato giudicato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede come “erroneo e pericoloso”.

Ad entrambi è stati “permanentemente proibito di effettuare qualsiasi attività pastorale che coinvolgesse persone omosessuali” e nel 2010, l’USCCB (la Conferenza Episcopale degli USA) ha dichiarato che “il New Ways Ministry non ha approvazione o riconoscimento dalla Chiesa cattolica e che non possono parlare a nome dei fedeli cattolici negli Stati Uniti“.

Nondimeno, padre Martin ha affermato in modo esplicito dovendo sperare la canonizzazione di una persona oggi vivente, lo spererebbe per suor Jeannine.

Il secondo è un ministero spesso raccomandato da padre Martin, chiamato Out at St. Paul , con sede presso la chiesa madre dei Padri Paulisti a New York City. I membri di Out at St. Paul sono stati menzionati nel documentario Owning Our Faith e sono sfacciatamente fiduciosi che l’insegnamento della Chiesa sulla moralità del comportamento omosessuale cambi.

Due dei soggetti , ad esempio, sono sposati civilmente, stanno adottando un bambino e sostengono a gran voce che la Chiesa permetta i “matrimoni” dello stesso sesso. (Una nota personale, solo un prete mi ha detto che fare sesso con un uomo non è peccaminoso: era un paulista, di stanza per un certo periodo nella mia diocesi di Grand Rapids, nel Michigan, e in particolare nel confessionale mi spinse a trovare un ragazzo con, disse, “la benedizione della Chiesa”).

Terzo, padre Martin ha anche raccomandato un gruppo nella sua parrocchia di New York, Sant’Ignazio di Loyola, chiamato: “LGBT Catholics and Friends” (“Cattolici LGBT e amici”). Raccomanda una pubblicazione che hanno prodotto intitolata Our Stories: Being LGBT and Catholic”  (“Le nostre storie: essere LGBT e cattolici”).

Una delle storie presenta un uomo di nome Lou che discute della sua relazione con l’uomo che chiama suo marito, Mike. La madre di un uomo che si identifica come gay dice che la sua “speranza più bella sarebbe che potesse sposarsi alla Cattedrale di St. Patrick (a New York, ndr)”. Un padre di un altro giovane che si identifica come gay dice che non vede l’ora di incontrare il suo futuro genero, e dice: “Mio figlio non ha scelto di essere gay: mio figlio è nato gay. Questo fa parte del suo essere“.

Le foto nella brochure patinata presentano una bandiera arcobaleno, coppie dello stesso sesso che si tengono per mano e due donne “sposate” con un ragazzo che presumibilmente è uno dei loro figli.

Tutte queste pratiche pastorali sfidano l’insegnamento morale della Chiesa sull’omosessualità. Se questi sono le proposte pastorali che padre Martin suggerisce come modelli da seguire, cosa dice questo, quindi, della sua stessa fede nell’insegnamento della Chiesa cattolica sull’omosessualità? Quando viene pressato per dire se afferma o meno l’insegnamento della Chiesa, dice soltanto: “Come prete cattolico, non ho mai sfidato quegli insegnamenti, né lo farò”.

Questa mi sembra una risposta ipocrita. Ha già sfidato l’insegnamento della Chiesa raccomandando di cambiare il linguaggio del catechismo da “oggettivamente disordinato” in “diversamente ordinato”; e suggerendo che “le persone sono nate gay”, ha sfidato l’insegnamento della Chiesa che l’omosessualità ha una “genesi psicologica”. Infatti, sembra sostenere la convinzione che “essere gay” sia ontologico.

Più di questo, tuttavia, c’è una domanda aperta che rimane senza risposta: lo stesso Padre James Martin, sebbene affermi che non sfiderà mai l’ insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, assentirà interiormente a quegli insegnamenti? E considera questi insegnamenti una buona notizia, in particolare il richiamo alla castità del Catechismo per uomini e donne come me?

Sulla base delle proposte pastorali che raccomanda, che si rivolgono a uomini e donne che respingono apertamente l’insegnamento della Chiesa sulla castità, temo che non lo faccia.

Qual è, allora, la risposta alla strana visione di Padre Martin riguardo al rispetto, alla compassione e alla sensibilità e al suo tentativo di costruire ponti, e in particolare le sue raccomandazioni ai padri sinodali al Sinodo dei giovani? La risposta deve essere un ritorno all’insegnamento costante della Chiesa sulla natura dell’uomo, radicato in Genesi 1: 26-27 e la virtù della castità che deriva dalla saggezza creativa di Dio nel creare l’umanità come maschio e femmina.

Nel 1985, Papa Giovanni Paolo II ha offerto un consiglio che sarebbe servito come un principio guida per chiunque desideri condividere le buone notizie della Chiesa sull’omosessualità, in particolare per i nostri vescovi presenti al Sinodo dei giovani:

“Come vescovi ci è assegnato il compito di proclamare e difendere la totalità dell’insegnamento della Chiesa in tutta la sua autenticità. Dobbiamo anche essere vigilanti affinché ad altri che predicano e insegnano in nome della Chiesa non sia permesso distorcere tale insegnamento, con conseguenze di confusione e turbamento per le coscienze dei fedeli.

Questa questione sarà spesso per voi fonte di sofferenza e di prova. Sarete talvolta un segno di contraddizione. La vostra carità in questi casi, a volte verso i vostri più stretti collaboratori, sarà segnata dal perdono, dalla pazienza, dalla tolleranza e dal coraggio. Il vostro amore non deve divenire una falsa compassione che finisca per insidiare la verità e distruggere proprio quell’armonia che pretende di preservare. L’amore pastorale che avete per le vostre comunità talvolta richiede che non risparmiate le ‘parole dure’ (cf. Gv 6, 60) che colmano la distanza tra la natura umana corrotta e i precetti morali di vita nello Spirito di Cristo”.

Questo, quindi, è l’unico ponte che valga la pena costruire per persone confuse sulla loro identità sessuale, perché il suo architetto è Cristo nostro Signore.

Daniel Mattson  è l’autore di  Why I Do not Call Myself Gay : Perché non mi definisco gay. Come ho recuperato la mia realtà sessuale e ho trovato la pace,

che può essere ordinato tramite il Catalogo religioso EWTN :  EWTNRC.com  o (800) 854-6316 .

 

 

Fonte: National Catholic Register

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