Ricevo e volentieri pubblico. 

 

Matteo Montevecchi e Elena Raffaelli
Matteo Montevecchi e Elena Raffaelli

 

Leggo che il segretario provinciale della Lega Rimini, Elena Raffaelli, ha chiesto sulla stampa le mie dimissioni da consigliere regionale a causa delle mie posizioni politiche. Uno stile che mi aspetterei dal classico esponente PD che attacca chiunque non sia omologato.
 
L’incarico di consigliere regionale che ricopro è stato definito “poltrona” proprio da un ex parlamentare come lei. Questo ruolo “poltrona” lo diventa quando il politico che lo ricopre si adagia, si adatta alla linea che viene dettata senza porsi domande, quando diventa un mero esecutore senza la forza di idee proprie. Vorrei ricordare ad Elena Raffaelli che non è questo il caso. Io mi carico sulle spalle responsabilità e conseguenze delle mie azioni e posizioni, condivisibili o meno, ma certamente scomode e in questi anni diverse da certe linee scelte dal partito con cui sono stato eletto nel 2020: la Lega.
 
L’esternazione di Elena Raffaelli non manca di rispetto a me, ma a tutti i 5071 cittadini della provincia di Rimini che espressero la preferenza nei miei confronti e quindi per le mie idee che, a differenza di altri, non ho mai cambiato per la convenienza politica del momento.
 
Noto nelle sue parole una certa ipocrisia. Non mi risulta che Raffaelli si sia agitata tanto quando, pochi giorni fa, la stessa Lega, fresca dell’accordo (che ho aspramente criticato) con l’UDC di Cesa per le elezioni europee, ha deciso di candidare Aldo Patriciello (amico di Cesa), attualmente eurodeputato, appena uscito da Forza Italia e salito sul Carroccio. A lui nessuno ha chiesto le dimissioni. Anzi, è stata lanciata in pompa magna la sua campagna elettorale. Due pesi e due misure.
 
Elena Raffaelli ha affermato testualmente: “Prendo atto delle posizioni di Montevecchi e di altri che si ergono a grandi statisti, ma non posso condividerle”. Voglio sinceramente ringraziarla per questa netta presa di distanza dalle mie posizioni, perché questo esercizio aiuta finalmente a chiarire le idee a tante persone.
 
Infatti non sono io, ma è proprio lei a dover spiegare ai suoi elettori come mai quando era parlamentare senza battere ciglio ha sostenuto con il proprio voto le peggiori misure liberticide che si sono mai viste nella storia della Repubblica italiana, come il Green Pass (Elena Raffaelli ha votato favorevolmente sia al Green Pass sul lavoro che al Super Green Pass). Ricordo bene quel periodo in cui ragazzini di 12, 13, 14 anni che non erano stati inoculati non potevano salire nemmeno sull’autobus o partecipare a competizioni sportive. Tristi ed odiose discriminazioni di cui qualcuno si rese complice.
 
Elena Raffaelli spieghi anche perché non si è fatta problemi a votare l’invio di armi a Zelensky (ricordo sommessamente che 7 elettori Lega su 10 si pronuncerebbero contrari) e a sostenere anche le sanzioni (in realtà auto-sanzioni) alla Russia (sanzioni che un tempo anche lei però contestava).
 
Insomma, quando è arrivato il momento di alzarsi in piedi e di mostrare che in politica può esistere anche chi non si piega a certe logiche, Raffaelli non l’ha fatto, perciò non posso prendere lezioni da lei. Se il partito su diverse questioni a me care, cambia idea: io non la cambio comunque. Motivo per cui, parlare di “poltrona” al sottoscritto, significa solamente sferrare un gratuito attacco personale senza alcuna valida argomentazione.
 
Prendo atto della forte distanza politica che c’è tra me e lei, ma al suo intervento astioso intendo rispondere semplicemente sul piano dei contenuti. Senza rancore.
 
Matteo Montevecchi


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