Sergio Mattarella
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

Dopo una settimana di conclave (laico) habemus papam (laico). Ma la rielezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica è una buona notizia per il paese? A sentire i media la domanda non si pone: la conferma del Presidente è un’ottima notizia, la soluzione più responsabile che il paese poteva auspicare. Lo dicono i giornalisti che, in questi due anni, hanno contribuito alla canonizzazione in vita della prima carica dello Stato elogiando ogni sua parola, consacrando ogni suo discorso e applaudendo ogni sua decisione in un plebiscito che ricorda quello dovuto dai sudditi ai cari leader cinesi o nordcoreani. L’elogio continuo e il religioso ossequio offerto alla persona del Presidente a reti unificate ha fatto di Mattarella una sorta di pastore elevandolo allo status di papa laico, quasi sovrapponibile a quello religioso che governa in Vaticano (anche grazie al movimento inverso che ha portato il Papato a diventare una sorta di presidente o leader politico internazionale). Una costruzione mediatica che si è avvalsa di sotterfugi e falsità inventando un consenso popolare inesistente come quando hanno divulgato un video spacciando per ovazione popolare di una folla in festa l’applauso di sei persone per il Presidente.

Altro che applausi e ovazioni. L’elezione di Mattarella mostra per l’ennesima volta la distanza abissale tra la politica e il comune sentire dei cittadini. Infatti, mentre i parlamentari imploravano a Mattarella di non lasciarli, gli italiani facevano i conti col caro bollette, con le quarantene ma soprattutto con le innumerevoli restrizioni che Mattarella ha regalato in questi anni per relegare una parte della popolazione ai margini della società. Restrizioni che rendono la vita difficile a molti italiani per il solo fatto di non essersi vaccinati (come ha chiaramente affermato il sottosegretario alla salute Sileri: Vi renderemo la vita difficile come lo stiamo già facendo) ma che mettono in difficoltà anche negozianti, ristoratori e tutti quei commercianti costretti al ruolo di controllori e poliziotti per evitare le salate multe destinate a chi non si adeguerà alle nuove normative in vigore dal primo febbraio. Regole spesso deliranti, contraddittorie, inutili, quasi sarcastiche, spesso infauste che si susseguono e si moltiplicano in una rete in cui è ormai difficilissimo districarsi. Regole di cui anche il grande virologo televisivo Matteo Bassetti – nell’attuale movimento globale di riposizionamento – chiede ora il completo annullamento a causa della loro inutilità.

Il giorno dopo l’elezione di Mattarella i giornali e i media, ignorando il sentire degli italiani come fanno da almeno due anni, hanno fatto a gara per elogiare l’uomo della provvidenza, l’uomo saggio, il nonno d’Italia, l’inviato di Dio. Persino i meme che hanno invaso i social e i profili whatsap sono stati infantilmente confusi con “consenso popolare”. Si sa invece, che in certe situazioni si ride per non piangere. O per lo meno ci si prova. Si capisce – ci sia permesso – che un uomo come Mattarella, avanti negli anni, uomo medio dal profilo gentile, pacato, assonnato e immobile, si presta bene a scherzi e facezie).

Peccato che ancora una volta i giornalisti siano accecati dai grossi contributi economici e dai rimborsi offerti in questi due anni di “emergenza sanitaria” per coprire le notizie su covid e vaccini secondo le indicazioni dei governi.

Dal punto di vista politico l’Italia vive oggi un momento di straordinaria anomalia. Dopo decenni di presidenti partigiani di sinistra, il centrodestra aveva sul vassoio d’argento l’occasione di dare al paese un presidente che rappresentasse la gran parte degli italiani. Ma l’occasione è stata gettata alle ortiche per l’interesse personale dei singoli parlamentari di centrodestra. “Una sconfitta per l’Italia, per la democrazia, per il futuro e per la libertà”, ha commentato il filosofo Marcello Veneziani, che affonda “Dopo Draghi viene Draghi, dopo Mattarella viene Mattarella. Con loro rimasti ai loro posti, resta ai loro posti anche il Parlamento”.

Da anni gli italiani subiscono i governi imposti volta per volta dalla sinistra, scelti dall’alto senza il consenso dei cittadini  attraverso i (loro) Presidenti senza che questo faccia alzare il ciglio a nessuno. Negli ultimi anni il ruolo del presidente della Repubblica è diventato fondamentale in un contesto frammentato e caotico come quello italiano, così lo spiega il New York Times in un articolo del 24 gennaio:

The Italian president has become increasingly important in Italy in recent decades, as the politics have become more fragmented and chaotic. The president, beyond exercising moral authority, is charged with protecting the Italian Constitution and is imbued with enormous powers during a political crisis. The president has the authority to select the prime minister, as Mr. Mattarella did in choosing Mr. Draghi a year ago to help the country out of a political crisis. The president has the authority to approve or deny the appointment of other government ministers, too. The president can also deny mandates to weak coalitions and dissolve parliament.

Napolitano e Mattarella, entrambi di sinistra, sono stati i primi due presidenti della storia della Repubblica Italiana ad ottenere un doppio mandato. Una situazione anomala non prevista ma concessa dalla Costituzione in casi di estrema necessità. Mattarella ha accettato il secondo mandato con la retorica della responsabilità e del servizio alla continuità istituzionale, quasi ripetendo le stesse parole di Napolitano (mostrando così la continuità assoluta tra i due leader di sinistra che da più di quindici anni tengono in mano il paese). Così Napolitano commentò la rielezione: «Quasi costretto ad accettare la candidatura a una rielezione o a una nuova elezione come presidente della Repubblica, essendo profondamente convinto di dover lasciare. Ho detto di sì per senso delle istituzioni, per salvaguardare la continuità istituzionale».

In Italia ormai i governi non si votano, vengono nominati dalla sinistra attraverso i loro Presidenti. Ogni scusa è buona per non andare al voto (prossimo appuntamento nel 2023): l’ultima? Quella del Covid. Mentre infatti in tutto il mondo si continua a votare, il buon Mattarella ha deciso di rinviare le elezioni in Italia e di regalargli lui stesso un governo. Un governo anomalo dove confluiscono in unità di intenti forze di destra e di sinistra, nemici giurati in campagna elettorale ma uniti nel sostegno dell’altro uomo che la provvidenza ci ha inviato: Mario Draghi. Così, come il Padre ci dona il Figlio, Mattarella ci ha donato Draghi. E come il Figlio non fa nulla senza che il Padre lo sappia, Draghi è in piena comunione con Matarella che firma tutto ciò che è firmabile e che (quando faranno terminare l’emergenza Covid), firmerà anche la legge sull’Eutanasia e sull’omofobia (segnatevelo). E se la vita oggi è difficile, se viviamo in un paese profondamente diviso, dove l’odio fratricida si estende dalla politica alla società e si insinua nelle famiglie, dove la caccia al “novax” è il pane quotidiano per saziare quella fame di capro espiatorio necessario in ogni situazione di emergenza e di dolore, lo dobbiamo a questi due personaggi che oggi i media incensano come divinità salvatrici e redentrici.

L’anomala unione della destra e della sinistra, dei rottamatori e degli ex-antipolitici, tutti attorno al grande Mattarella e al suo profeta, dona all’Italia quella stabilità politica che l’Europa le chiede e che i parlamentari desiderano per non perdere il proprio posto e il proprio stipendio. Per questo la scelta delle elezioni generali viene considerata dall’attuale classe politica (eccetto pochi leader come Giorgia Meloni) una scelta “irresponsabile”.

Ma gli italiani – che abitano il paese reale – non vorrebbero sacrificare la loro vita sull’altare della stabilità politica. Quello che gli italiani vorrebbero è tornare a vivere una vita normale; vorrebbero finalmente esprimere una preferenza attraverso il voto, scegliere i propri rappresentanti, scegliere il proprio Presidente; vorrebbero che la Costituzione venisse onorata, non con le parole ma con i fatti; vorrebbero che i giochi di palazzo non rendessero sempre più difficile la quotidianità alle loro famiglie; vorrebbero arrivare a fine mese; vorrebbero che certe persone che hanno tenuto la scena in questi anni chiedessero scusa per le bugie e le false promesse fatte in cattiva fede; vorrebbero tanti politici fuori dalla politica e tanti giornalisti fuori dai salotti televisivi e dalle redazioni; vorrebbero un’informazione libera e non accecata dai flussi di denaro e dalle promesse di carriera; vorrebbero che la loro dignità venisse rispettata; non dover certificare costantemente il loro stato di salute, non subire le minacce di medici ed infermieri che attendono i novax in intensiva a braccia aperte, non subire le minacce dai rappresentanti delle istituzioni come Draghi, Sileri, Speranza e Figliuolo.

Gli italiani avrebbero fatto volentieri a meno di Mattarella. Ne avrebbero fatto ben volentieri a meno già sette anni fa. Ma soprattutto oggi. È lui l’uomo che ha fatto il buono e il cattivo tempo nella politica italiana degli ultimi sette anni: l’uomo che ha impedito agli italiani le elezioni per paura dei contagi; l’uomo che (da buon politico di sinistra) ha evitato di dare l’incarico al centrodestra anche di fronte all’evidente vantaggio sulle altre coalizioni; l’uomo che ha scelto personalmente Draghi come Presidente del Consiglio; l’uomo che ha firmato le restrizioni ai non vaccinati, come l’obbligo di Passaporto Vaccinale per l’uso dei mezzi pubblici o per l’ingresso in libreria; l’uomo che aveva promesso di andarsene con la falsa illusione del “paese unito”. Acclamato dai media (anche di una certa area cattolica oggi dominante) come “papa laico” e uomo della provvidenza. Canonizzato dai giornalisti mentre gli italiani lo avrebbero voluto vedere definitivamente in pensione.

“Vi lascio un paese unito”, aveva detto. Purtroppo in cinque parole, c’erano due enormi menzogne. La prima: il paese non è mai stato così disunito, la seconda: Mattarella non ci ha lasciati. Purtroppo.

 

 

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