maschio e femmina Dio
Adamo ed Eva davanti a Dio, ca 1350, di Guariento (1338, ca 1367), affresco, Cappella Carrarese, Galilean Academy of Arts and Sciences, previously Patavina, Padova, Veneto. Italia

 

 

di Gianni Pezzuolo

 

Qualche giorno fa ci sono state varie reazioni e interpretazioni più o meno strumentali della posizione di Papa Francesco sulle relazioni di tipo omosessuale.

Il 02 novembre scorso è comparsa una nota di chiarimento da parte della Segreteria di Stato del Vaticano.

Già questo mi fa storcere il naso perché il linguaggio che deve essere usato dal Vicario di Cristo deve essere chiaro e non prestarsi ad equivoci (Mt 5,37).

Il chiarimento però mi lascia alquanto perplesso .

Se ho capito bene, da parte del Papa viene data copertura legale, e di fatto legittimata, una convivenza civile di persone dello stesso sesso senza che ci sia alcun richiamo allo stato di peccato insito in una tale situazione.

E’ forse cambiata la legge di Dio che nei capitoli 18 e 20 del libro del Levitico dice chiaramente che se un uomo ha relazioni con un maschio come con una donna è un abominio (Lv 18,22); tutti e due hanno commesso un abominio (Lv 20,13)?

Si potrebbe obiettare che questo è il vecchio testamento, che questa è  la legge data a Mosé e che oggi non siamo più sotto la legge ma sotto la grazia (Rm 6,14). 

Vero … ma, è opportuno proseguire nella lettura del brano di Romani “Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!  Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell’ubbidienza che conduce alla giustizia? Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d’insegnamento che vi è stata trasmessa;  e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. Parlo alla maniera degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la santificazione. Perché quando eravate schiavi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia. Quale frutto dunque avevate allora? Di queste cose ora vi vergognate, poiché la loro fine è la morte. Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 6,15-23).

Siamo quindi sotto la grazia, chiamati alla santificazione e alla vita eterna.

Allora come non tener conto di S. Paolo quando afferma che né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio (1Cor 6,9b-10).

Non solo ma rincara anche la dose: “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce  – poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità –  esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele (Ef 5 3-11).  

Non è per caso scritto che è compito dei pastori conservare, esporre, diffondere e tutelare le verità della fede e promuovere e difendere l’integrità dei costumi (SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE – Decreto riguardante la vigilanza dei Pastori della Chiesa sui libri) e che tale compito è esercitato dai Vescovi, successori degli Apostoli, ma in modo speciale lo esercita il Successore di Pietro, in quanto perpetuo e visibile fondamento (4) di unità sia dei Vescovi che della moltitudine dei fedeli?

Come lo esercita il successore di Pietro?

Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica ha ancora una qualche validità?

Qual è il senso da attribuire alle affermazioni secondo le quali la vita morale è un culto spirituale (2031), la presenza della guida e la vigilanza dei pastori per la trasmissione della vita morale (2033), che l’autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza (2036) (Catechismo della Chiesa Cattolica che nella parte terza sezione prima, capitolo terzo articolo 3)?

Al successivo punto 2038 è scritto che:  Nell’opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana, la Chiesa ha bisogno della dedizione dei Pastori, della scienza dei teologi, del contributo di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà. Attraverso la fede e la pratica del Vangelo i singoli fanno un’esperienza della « vita in Cristo », che li illumina e li rende capaci di discernere le realtà divine e umane secondo lo Spirito di Dio. 

Ma se la Chiesa nell’opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana ha bisogno dei Pastori e se questi Pastori tacciono o diffondono idee non conformi alla legge naturale, i cristiani e gli uomini di buona volontà a chi debbono rivolgersi?

E’ scritto ancora che i cristiani contribuiscono all’edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi (2045); ma chi li mantiene saldi se i pastori abdicano al loro ruolo?

Come si può rendere sapore al sale insipido (Mc 9,50a)?

Ancora una volta la mancata distinzione fra il peccato (da condannare) e il peccatore (chi sono io per giudicare?) rischia di essere interpretata in modo ambiguo e fuorviante.

Questo atteggiamento se compiuto in buona fede può dar luogo ad un fraterno richiamo: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine” (Eb 13, 7-9).

Se invece è frutto di mala fede allora dobbiamo ricorrere alla lettera ai Galati: “Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Ga 1,9).

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