Public Discourse sta lanciando una nuova rubrica dove intervistiamo intellettuali di alto livello per saperne di più sul loro lavoro e cosa comporta per le sfide con le quali ci confrontiamo attualmente. Recentemente il nostro Fondatore ed Editore Capo si è virtualmente incontrato con Mary Eberstadt per discutere delle odierne proteste e rivolte, della Corte Suprema sull’ideologia gender, rivoluzione sessuale, secolarizzazione, identità politiche, libertà religiose, conservatori sociali e le arti, Covid-19, la sua infanzia nella zona rurale a nord di New York, Trump, il futuro del conservatorismo, ed altro.

Ecco l’intervista di Ryan T. Anderson a Mary Eberstadt pubblicata su Public Discourse nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Mary Eberstadt

Mary Eberstadt

 

RTA: Su cosa vertono realmente le proteste e le rivolte? Come distinguiamo legittime preoccupazioni su ingiustizie reali in America da illegittimi attacchi alla stessa America? Tale distinzione è possibile? O il tentativo di smorzare è solo un altro modo di perdere?

ME: La Chiesa fa un’utile distinzione qui. La rabbia può essere una virtù quando è virtuosa, per esempio, orientata a correggere ingiustizie. Ma può anche essere un male quando diventa vendicativa; quando è diretta a qualcosa di diverso dall’ingiustizia; quando diventa sproporzionata; o quando vuole il danno degli avversari, invece del loro benessere. In questi tipi di casi, la rabbia diventa un vizio capitale.

Entrambi i tipi di rabbia, giusta e non, sono stati mostrati nelle proteste. Brave persone oltraggiate dall’omicidio di George Floyd hanno marciato pacificamente. Nascosti tra di loro c’erano persone motivate da altri tipi di rabbia – il tipo che ha deturpato statue di abolizionisti, per esempio, e di Mahatma Gandhi; il tipo che hanno usato vernice spray per deturpare e hanno vandalizzato chiese e altri edifici pubblici.

E c’erano agenti motivati da nessun tipo di rabbia, ma dalla pura criminalità opportunistica del tipo mostrato in alcune città nel paese. A peggiorare le cose, molti commenti sulle proteste e le violenze erano apertamente falsi. Violenza e caos erano sottorappresentati da molti nei media; la polizia in tutto il paese è stata indiscriminatamente diffamata; l’inevitabile dipendenza da legge ed ordine è stato da tutti, specialmente quelli nelle aree peggiori, esplicitamente ignorata.

Una conversazione sensata sulla razza non sarà tenuta dagli opportunisti politici nei media, o da altre parti. Non sarà nemmeno rilasciata da fornitori di bugie elaborate sulla storia americana, come coloro occupati nel “1619 Project”. Una discussione di aiuto non lascerebbe nulla fuori del tavolo – inclusa l’endemica assenza del padre che lascia milioni di giovani non controllati e non protetti; lo sbalorditivo tasso di aborti tra i neri, cinicamente ignorato da liberals e progressisti; e l’importanza delle chiese dei neri, le scuole cattoliche, e il cristianesimo per trarre milioni di afroamericani ed altri fuori dalla povertà e dentro la ricerca dell’autentica felicità. Una conversazione onesta includerebbe altri soggetti assenti dai meme dominanti al giorno d’oggi – come la rampante discriminazione anti-asiatica nelle università ed altrove; come il fatto che le più integrate istituzioni nel nostro paese sono esattamente le stesse che i progressisti attaccano cronicamente: le chiese americane, e l’esercito americano.

Questi sono i tipi di problemi che dovrebbero essere fronteggiati e centrati per migliorare le vite dei cittadini reali – non una spietatamente punitiva “cancel culture”, o un’astrazione imbonitrice come “white privilege”.

 

RTA: Abbiamo avuto esperienze di alcune significative perdite alla Corte Suprema in questi termini. Sto pensando specialmente al Giudice Capo Roberts sul caso di aborto, e al Giudice Gorsuch sul caso del Titolo VII. Mi sembra che in un certo senso il caso del Titolo VII sia il peggiore dei due, dato che legge l’ideologia gender nelle nostre leggi dei diritti civili. E mentre quel caso specifico riguardava la legge delle assunzioni, la logica che la governa può facilmente essere estesa all’educazione, alla salute pubblica, e al diritto degli alloggi, solo per nominarne alcuni. Cosa dobbiamo fare, sia politicamente e culturalmente per combattere quest’ultima forma di Gnosticismo?

ME: Diversamente da te, Ryan, non sono esperta di legge costituzionale americana. Ma è intuitivamente ovvio che il ragionamento della maggioranza nel caso Bostock è sia pericoloso che tossico.

È pericoloso ai cittadini di questo paese, perché compromette la loro libertà ponendo la maestosa forza della legge dietro una bugia: che la più elementare distinzione della natura è in qualche modo illusoria. La richiesta di assentire a falsità può essere tacita nel linguaggio della decisione. Ma è già esplicito altrove, e lo diventerà ancora di più grazie al caso Bostock. Questa coercizione sociale sovverte la stessa cittadinanza.

E la decisione è tossica, certamente, per via delle sue inevitabili ramificazioni. Paralizzerà gli sport femminili. Espanderà esponenzialmente l’abilità di maschi biologici di introdursi negli spazi femminili privati, dalle spa agli spogliatoi a rifugi di senzatetto, e molto altro – insieme al potenziale di abuso, molestia e ansietà che questa delirante, rivoluzionaria licenza implica.

 

RTA: Scorrendo la tua carriera di scrittrice, nel corso di 15 anni hai prodotto una serie di libri che approfondiscono sempre più le tue analisi di come la rivoluzione sessuale e la distruzione della famiglia spieghi molti dei nostri attuali problemi. Questo iniziò con il tuo primo libro del 2004, Home-Alone America: The Hidden Toll of Day Care, Behavioral Drugs and Other Parent Substitutese si è poi ramificato a più aree nel libro del 2012 Adam and Eve After the Pill: Paradoxes of the Sexual RevolutionHa poi approfondito e applicato le analisi soggiacenti per spiegare come la distruzione della famiglia e i cambiamenti nelle credenze e comportamenti sessuali ha portato alla secolarizzazione e alla perdita di credenze e pratiche religiose (How the West Really Lost God2013), violazioni della libertà religiose (It’s Dangerous to Believe: Religious Freedom and Its Enemies, 2016), e l’ascesa di politiche identitarie (Primal Screams: How the Sexual Revolution Created Identity Politics, 2019).

Questi ultimi tre temi – secolarizzazione, violazioni della libertà religiosa, e politiche identitarie –possono sembrare difficili da vedere come escrescenze del sesso per chi non ha già letto i tuoi libri. Potresti dire qualcosa di più su ciascuno di essi, a cominciare da How the West Really Lost God?

ME: Per prima cosa, un po’ di contestualizzazione. Ho sperimentato attraverso gli anni con diversi tipi di scritti: saggi in forma lunga, libri, romanzi, non-fiction, satira, discorsi, ghostwriting – praticamente tutto a parte poesia e reportage. I soggetti coperti sono stati vari come suggerisce la lista. Dunque non volevo dare l’impressione che il mio lavoro è “mono-causale” – specialmente dato che “mono-causale” è un termine sbrigativo dell’arte, tipicamente chiamato in causa da persone che non vogliono ricevere idee che possono costringerli a ripensare.

Ciò detto, come hai notato, alcuni di questi lavori sono stato comunque dedicati ad esplorare un soggetto particolarmente grande, ossia, i modi in cui i fenomeni gemelli della secolarizzazione e della rivoluzione sessuale hanno cambiato il mondo.

Ci sono diverse ragioni per questa focalizzazione, delle quali la più critica è questa: c’è una estesa e feroce resistenza a comprendere il portato della rivoluzione sessuale. Come conseguenza, molti degli scritti sul tema sono sospetti, e il fenomeno stesso è poco compreso nel nostro tempo. Il vero impatto della rivoluzione sull’umanità sembra destinato a non essere compreso in pieno per un bel po’ – forse per centinaia di anni. Questo è il motivo per cui, qui e la, ho provato a rompere un po’ il suolo che potrebbe forzare una più realistica valutazione tra i pensatori del futuro.

Considerata per esempio la questione della secolarizzazione Occidentale, sollevata nel libro How the West Really Lost God. Dati di tutti i tipi confermano che la pratica religiosa, particolarmente tra i cristiani, mostra un ripido declino nell’occidente a cominciare dal 1963. Questo è proprio mentre la rivoluzione sessuale prende il via sul serio – e mentre il libro traccia una mappa, le connessioni tra questi due fenomeni non sono solo punti casuali su un grafico; sono legione e profonde.

Una delle conseguenze della rivoluzione è l’atomizzazione e ristringimento della famiglia con tassi di divorzio senza precedenti, coabitazioni, aborti ed assenze di padri – tutto ciò che ha continuato a trasformare gli Stati Uniti e altre nazioni occidentali per almeno sei decenni.

L’atomizzazione famigliare ha reso di contro la pratica religiosa molto più onerosa per tutti i tipi di ragioni: dai problemi logistici presentati dalle case distrutte, a dilemmi più metafisici – come la difficoltà di comprendere Dio come un Padre benevolente, in un mondo dove molte persone non hanno idea di cosa sia un padre benevolente.

Noi moderni siamo stati guadagnati ad una seducente storiella secolare – ossia, che siamo più intelligente e sofisticati rispetto alle persone che ci hanno preceduti; che abbiamo superato antichità come Dio e la Chiesa e un codice trascendente con cui vivere la vita. Questo tipo di storia auto-lusingante ci ha accecato alla possibilità che in alcune aree critiche, l’opposto può essere vero.

Sì, in molti aspetti, il mondo è progredito sia moralmente che materialmente. Al tempo stesso, le persone sono oggi più ignoranti su certe materie elementari rispetto a qualunque generazione ci abbia preceduto. Con il continuo restringimento e crollo delle famiglie, sempre meno comprendono cosa sia una robusta rete di parentele. Vi chiedete perché i Millenials sono così poco interessati al matrimonio e ai figli? Sessant’anni di crescente analfabetismo sulla famiglia potrebbe avere qualcosa a che fare con ciò. È come chiedere a qualcuno di fare un test senza che abbia mai saputo com’era il compito.

Similmente, come molte persone si allontanano dalla pratica religiosa, perdono la conoscenza funzionale di temi profondi come il peccato e la redenzione, come anche altri concetti essenziali per comprendere la storia e la civilizzazione occidentale. Dunque i Millenials stanno fuori dalle chiese perché hanno pensato profondamente le questioni profonde, e sono giunti a conclusioni in altri sensi – o piuttosto perché sono stati privati della comprensione di ciò che questi temi sono?

Come l’analfabetismo famigliare, l’analfabetismo religioso potrebbe essere una forza che in sé stessa tiene lontana la gente dalla fede, e per la stessa ragione: ansia verso ciò che è sempre più sconosciuto.

Le moderne diminuzioni di famiglia e fede esigono un tributo di civiltà. E’ difficile credere che siamo migliori in un mondo dove molti uomini non conosceranno mai la gioia e l’approfondimento spirituale della paternità; come molte donne raggiungono la mezza età senza aver mai tenuto un bambino, lasciando da parte l’aver amato e cresciuto un bambino dalla nascita all’età adulta; e dove crescenti fasce della popolazione non incontreranno mai i più grandi tesoti del patrimonio umano – ossia, l’arte e letteratura e filosofia Giudeo-Cristiane.

Sono perdite di firma della nostra epoca. Necessitiamo di comprenderle per come sono. In un commento al mio ultimo libro, Primal Screams, il prominente liberal Mark Lilla ha sottolineato che “i conservatori sono dipendenti dalla narrazione del declino”. È stato bene per lui prendere l’argomento seriamente. Ma che dire se la vera firma del nostro tempo è il declino – religioso e famigliare ad un tempo? È un’idea radicale. Richiede analisi radicali.

 

RTA: Qual è la connessione tra le tue analisi della secolarizzazione e i tuoi successivi due libri – It’s Dangerous to Believe (sulla libertà religiosa), e Primal Screams (sulle politiche identitarie)?

ME: It’s Dangerous to Believe offre una nuova spiegazione per la crescita dei casi connessi alla libertà religiosa. Molti di questi sarebbero stati inconcepibili anche 20 anni fa – come il predicatore britannico gettato in prigione per aver citato la Bibbia in strada; pie suore minacciate con le manette per essersi rifiutate di piegarsi al controllo delle nascite; persone che perdono il lavoro perché professano una fede religiosa – anche, come in un altro recente caso in Gran Bretagna, per aver lasciato un crocifisso sul cruscotto di un camioncino di spedizioni.

Qual è la forza vendicativa dietro questi ed altri incidenti di animus antireligioso?

It’s Dangerous to Believe argumenta che il feroce desiderio di proteggere le prerogative della rivoluzione sessuale ha dato luogo ad una fede secolare quasi-religiosa. Questa fede è piena di dogmi secolari che non sono negoziabili per definizione: l’aborto è sacrosanto; uomini e donne sono unità intercambiabili; la biologia non è realtà; etc. Contiene l’equivalente di santi secolari, come Alfred Kinsey e Margaret Sanger (ed è questo il motivo per cui la ben stabilita posizione nella pedofilia del primo, e il razzismo della seconda, rimangono non toccate e intoccabili presso i credenti). Questa fede secolare scimmiotta il cristianesimo in cento modi distorti. E comprende l’ortodossia religiosa come sia il suo irriducibile avversario – perché solo l’ortodossia religiosa si frappone come rivale sulla strada delle pretese di questa irrazionale fede rivale. Ho toccato questi temi un’altra volta in un saggio del 2018.

Queste stesse passioni e forze quasi-religiose sono anche i moventi non visti dietro un’altra caratteristica forza della nostra era: le politiche identitarie. Primal Screams guarda sotto la superficie di questo fenomeno familiare fino al profondo, tragico fatto che rivela: molte persone in occidente sono avvinte da una profonda crisi di identità.

Il nostro stile di vita postrivoluzionario, innaturalmente atomizzato ha defraudato le persone dei modi usuali di rispondere alla domanda universale, Chi sono?

Un tempo, questo interrogativo non era un rompicapo. Oggi, tuttavia, la secolarizzazione significa che molte persone non identificano più sé stesse per prima cosa come i cristiani ed altri credenti religiosi fanno: ossia, come figli di Dio. Simultaneamente, la distruzione del nucleo famigliare significa che molte persone non possono più nemmeno costruire stabili identità come madri, padri, sorelle, fratelli, cugini, zie o zii – perché dopo la rivoluzione sessuale, molte persone hanno sempre meno ognuno di questi affetti primari. Alcuni non ne hanno quasi nessuna. Nell’Occidente, e in maniera sempre maggiore negli Stati Uniti e in altre città, per esempio, le famiglie di single sono diventate una sostanziale minoranza, prossima alla norma. Il matrimonio diventa sempre più tardo; figli (e fratelli), ancora più scarsi.

In questo vuoto familiare e metafisico, le politiche identitaria servono come un grezzo sostituto per le comunità naturali e sovrannaturali. Incapaci di attaccarsi in modo sicuro a famiglia e fede, l’atomizzato e disconnesso trova soddisfazione emotiva in collettivi politici. Questo è il motivo per cui le politiche identitarie stanno riscrivendo le elezioni e le leggi nell’occidente.

E non è una buona cosa. Per dare per sommi capi un tema comune agli ultimi tre libri: molti uomini e donne postrivoluzionari vivono in modo che sono profondamente innaturali per la sradicabile creatura sociale che siamo; e molti soffrono come risultato, certe volte senza nemmeno conoscere il nome di ciò che li affligge. Questa preoccupazione, e il desiderio di fare qualcosa a riguardo, continua.

 

RTA: Hai anche scritto e visto produrre uno spettacolo basato sul tuo libro The Loser Letters. Potresti dirci qualcosa su quel libro e sull’esperienza di portarlo in palcoscenico? Cosa deve imparare il mondo conservatore riguardo le arti e la fantasia morale?

ME: The Loser Letters è un racconto epistolare scritto circa un decennio fa al culmine del Nuovo Ateismo. Inizialmente pubblicato on line in parti dal National Review grazie alla editor Kathryn Jean Lopez, è stato più tardi pubblicato come racconto dalla Ignatius Press.

All’epoca, Richard Dawkins, Christopher Hitchens & Co. dominavano le liste dei bestseller. Lanciarono una grande discussione, e le risposte apprese furono scritte in replica. Pensai che potesse essere un’avventura a cui rispondere in maniera differente. Facendo saltar fuori un personaggio chiamato A. F. Christian, una giovane donna di circa vent’anni in riabilitazione che invia lettere di ammirazione ai nuovi atei. Nel corso di queste lettere, la sua stessa storia pregressa viene a galla – e con essa, le più profonde ragioni per la sua attrazione verso l’ateismo.

L’idea di una trattazione fittizia era affascinante perché molti degli scritti sull’ateismo sono divenuti prevedibili. Sembrava intrigante chiedere invece cosa potesse predisporre le persone all’ateismo ad un livello meno cerebrale, più esperienziale. La storia di A. F. suggerisce, contrariamente alla narrazione dominante oggi, che disfarsi di Dio e della famiglia ha lasciato molti giovani unicamente senza protezione, e vulnerabili.

Pochi anni dopo l’uscita del libro, incontrai il drammaturgo Jeffrey Fiske, che ha adattato Le lettere di Berlicche per il palcoscenico, seguendo una lezione che diede. Jeffrey adattò The Loser Letters per portare A. F. Christian alla vita (diresse anche il progetto). Nel 2016, grazie all’intrepido presidente John Garvey ed altri interessati in questa storia contro-culturale, lo spettacolo debuttò al Teatro Hartke dell’Università Cattolica, e fu rappresentato per due settimane.

Fu eccitante vedere The Loser Letters in 3-D, e spero che il futuro porti altre collaborazioni teatrali. Mi sono appena unita al gruppo di una nuova, simpatica troupe chiamata The Merry Beggars, guidata dall’appena laureatosi alla Columbia University Peter Atkinson, la cui dissertazione di dottorato i lettori possono trovare interessante.

Forse la finzione è utile proprio nelle aree in cui il dibattito pubblico sembra più stantio e in stallo: luoghi in cui una storia sembrerà fresca al confronto e in cui è meno probabile il riflessivo rifiuto di una determinata prospettiva.

 

RTA: Quali grandi lezioni pensi possiamo imparare dalla nostra risposta al Covid-19?

ME: Una cosa da apprendere è metafisica. L’intero mondo durante questi pochi mesi passati ha acconsentito che il più importante fatto del nostro tempo è qualcosa che non può essere appreso con i nostri sensi. È qualcosa di circa 1/1000º della larghezza di un capello umano.

Parlare della realtà “visibili ed invisibili”! Ecco un sorprendente esempio messo in atto a livello globale della verità che la realtà arriva dietro l’immediata evidenza empirica. E se un granello microscopico può trasformare tutto nelle nostre vite, e ribaltare lo status quo sociale dappertutto sulla terra, cosa suggerisce ciò sulla natura della realtà stessa? Alcuni dei suoi altri importanti aspetti potrebbero sfuggire allo stesso modo ai nostri sensi – eppure essere ancora sensibili alla nostra ragione, e quindi rilevabili? Hat tip: Tommaso d’Aquino.

 

RTA: Da dove vieni, e questa origine influenza il tuo lavoro?

ME: Sono cresciuta in alcuni villaggi e borghi sparsi per la parte nord, rurale, dello stato di New York. Questo fatto, combinato con l’aver vissuto per 30 anni nel DC, aiuta con la commutazione del codice. Le storie filtrate attraverso la più o meno urbana sinistra liberal che sono così comuni verso Beltway possono avere un senso molto diverso per la gente della classe operaia che vive ai piedi delle colline degli Adirondacks, sulla valle del fiume Mohawk, e altre aree che ancora ritengo casa. In un breve articolo per TIME scritto dopo le elezioni del 2016, ho descritto un po’ di ciò che significa vedere entrambi gli schieramenti delle divisioni tra repubblicani e democratici.

Quel retroterra influenza i miei pensieri e interessi perpetuamente. Per esempio, il servizio militare era comune tra le mie comunità e nella mia stessa famiglia. Quel fatto mi ha permanentemente vaccinata contro gli attacchi ideologici alle truppe e al patriottismo americani che sono onnipresenti nell’accademia e in altre cerchie della sinistra liberal. Una delle prime cose che avvertii alla Cornell University fu lo sdegno per i soldati americani condiviso da quasi tutti i miei colleghi, molti di loro liberal provenienti da classi agiate e radicali che mostravano di non aver mai conosciuto nessuno in uniforme. C’era anche diffuso sospetto e avversione verso le cittadine di Ithaca. Retrospettivamente, quel tipo di disprezzo tra i migliori era un presagio dei più ampi problemi di classe che vediamo oggi.

Per dare un altro esempio dalla politica, il dibattito sul controllo delle armi potrebbe essere più produttivo se ogni persona delle città costiere spende un mese in aree rurali dove ci sono animali selvatici, e dove gli allarmi antiladro sono inutili – perché la più vicina stazione di polizia è a 40 miglia di distanza.

Più di tutto, comunque, la bellezza selvaggia della parte nord dello stato e il suo relativo isolamento furono doni per i quali sarò sempre grata. Da quando ero piccole, la vuotezza del paesaggio rurale mi ha aiutata a provare e pensare senza distrazione. Ugualmente ispirante è la parte profonda della regione, pinea di storia – dalla Confederazione Irochese all’importanza centrale di New York nella Rivoluzione Americana; dal distretto bruciato che ha creato diverse religioni globali, ai colorati anni del boom del Canale Erie; dall’aumento e dalla caduta dei posti di lavoro manifatturieri alla tragedia in corso della crisi degli oppioidi. Spessa e sottile, il posto è la mia pietra di paragone.

 

RTA: Cosa ha portato Trump al nostro momento culturale e politico che i precedenti presidenti repubblicani non portarono?

ME: In un qualche momento del 2016, provando a capire come Trump sia divenuto il candidato, ho guardato il video di un discorso elettorale che diede ad una folla numerosa a Wilkes-Barre, PA. Questa è un’area molto simile alla parte nord dello stato di New York: una zona industriale, cittadina della classe lavoratrice nei guai con la globalizzazione, perdita di lavoro, la crisi dell’oppio, distruzione delle famiglie, ed altre robe post-anni Sessanta.

Vedere Trump parlare a quel pubblico fu una rivelazione. Stava facendo qualcosa che non è stato fatto efficacemente da lungo tempo: stava indirizzandosi a quella platea in quanto Americani – altri cittadini e patrioti di una grande nazione. Non come casi problematici arretrati. Non come bastardi o persone deplorevoli. Non come a bifolchi dei film di Hollywood e altre caricature.

No: sebbene il suo vernacolo fosse spesso rozzo, Trump si appellava a qualcosa di elevato: la sensazione che questi uomini e donne fossero altrettanto degni e preziosi delle persone cosmopolite e più abbienti che li guardano dall’alto in basso e che deridono le loro convinzioni.

La gente di sinistra non ha compreso Trump, per nulla – perché fino allo shock della sua elezione, non avevano alcun motivo per riflettere sulla loro condiscendenza verso la classe lavoratrice rurale americana, non educata all’università. Trump afferrò quella debolezza liberal-progressista, su larga scala, e l’ha elevata al massimo. Questo jujitsu rimane la sua più grande forza politica.

 

RTA: Qual è la tua opinione sui vari dibattiti di riallineamento in corso? Quale ruolo dovrebbero svolgere il populismo e il nazionalismo in un nuovo fusionismo? Quali politiche concrete per la famiglia vorresti vedere?

ME: Ho molta simpatia per l’idea che un conservatismo-libertario ha fatto fallire l’America in modi che i conservatori non potevano aver preveduto.

Fu una relativamente sregolata Big Pharma, per fare l’esempio più ovvio, che ha portato una delle peggiori tragedie evitabili nella storia degli Stati Uniti: la crisi degli oppioidi. E come hai ben osservato, Ryan, le aziende americane si sono mostrate un alleato di cui non aver fiducia in altri modi. Buona parte di esse – i quadri delle risorse umane delle corporazioni – si sono mostrati forze punitive della teologia della rivoluzione sessuale. Diversi decenni di postmodernismo e relativismo nelle scienze umane hanno fatto il loro lavoro. Il capitalismo rampante è stato il risultato.

Ma dei Robespierre in calzoncini yoga non sono il solo segno che il libertarianismo senza limiti ha ferito l’interesse pubblico. L’onnipotente dollaro è anch’esso dietro nocivi esperimenti sociali come la maternità surrogata; e la normalizzazione della prostituzione come “sex work”; e, ovviamente, la pornografia che rovina rapporti affettivi, e rende inabili giovani uomini.

Questi esempi puntano verso qualcosa che non è spesso rimarcato: le “istanze sociali” sono spesso istanze economiche, coniate con l’idea disordinata che tutto può essere comprato e venduto. Ricostruire le barriere morali sul commercio è un progetto urgente per i teorici del futuro, specialmente i conservatori della società. Dopo tutto, anche il grande Irving Kristol ha dato solo due “urrà” al grande capitalismo.

 

RTA: Su cosa stai lavorando attualmente? Qual è il tuo prossimo grande progetto?

ME: Al Faith and Reason Institute, dove ho la mia casa figurata, Bob Royal ed io stiamo parlando di far risorgere un’idea di Michael Novak per un’Accademia cattolica di scrittori e artisti, basata molto alla larga all’Academie Francaise. Stiamo anche continuando a lavorare sul nostro progetto sulla secolarizzazione, provando in vari modi argomentativi di rifare la narrazione dominante su come e perché l’occidente perde – o ritrova – Dio.

Discorsi pubblici sono programmati in Uganda, Ungheria, Australia e Polonia durante il prossimo anno. Virtuali o di altro tipo, sono delle opportunità benvenute per qualche nuovo modo di pensare lo stato del cristianesimo; sulla colpa dell’occidente nei paradigmi religiosi e secolari; sul patriottismo e il nazionalismo in un mondo globalizzato. Nei lavori vi sono anche un paio di collezioni di scritti dal 2010-2020 – un volume di saggi e recensioni, ed un altro di discorsi.

Dall’altro lato, sto provando attraverso una coppia di diversi generi di scrittura a catturare alcune cose che ho imparato nel corso di una intera esistenza associata con la sublime e ostile regione dell’Upstate. Forse riflettendo su questo presente e passato permetterà di avere nuove lenti su ciò che significa essere americano questi giorni, radicati in un particolare spazio e tempo. Ad ogni modo, è eccitante sperarlo.

RTA: Grazie, Mary, per aver condiviso tanta della tua saggezza con noi. I lettori che vogliono saperne di più possono trovarla nel suo sito internet: https://maryeberstadt.com/

 

 

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