Traduciamo qui una intervista di Aleteia France a Martin Steffens, docente associato di filosofia, conferenziere molto richiesto e giornalista del periodico La Croix. In Italia è già noto per aver pubblicato Piccolo trattato sulla gioia (Messaggero, 2014) e Vivere insieme la fine del mondo (Messaggero, 2014). Il suo Rien que l’amour (Salvator, 2016) ha vinto il Premio dei librai religiosi di Francia. Il filosofo cattolico affronta qui il tema del “pass sanitario” (corrispondente al nostro “green pass”) introdotto in Francia con norme simili a quelle italiane.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

 

Green Pass

 

L’obbligo del pass sanitario non è una prima forma di selezione sociale, volta a separare i cittadini anziché unirli? Questa è l’opinione del filosofo Martin Steffens. Per lui il discorso moralizzatore dello Stato non è tanto un richiamo al senso civico quanto una sconfitta della morale.

 

l filosofo Martin Steffens, che ha appena scritto un saggio sulla crisi sanitaria con Pierre Dulau, Faire face (“Affrontare” ndt)- Prima parte, vede nelle strategie per combattere il Covid la rivelazione di un profondo cambiamento nella società. Il virus è l’innesco di una vera crisi morale e politica, antropologica e spirituale, dove i principi fondanti dei legami sociali sono andati in frantumi. Ha condiviso con Aleteia la sua analisi della gestione della crisi sanitaria e quello che lei ci racconta sull’evoluzione della politica e sul senso del bene comune.

 

Aleteia: Dopo aver annunciato che non si trattava di imporre un pass sanitario obbligatorio, il Presidente della Repubblica ha annunciato l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario e che era necessario “fare delle restrizioni alle persone non vaccinate”. Cosa dice questa gestione della sanità pubblica sull’evoluzione della politica?

Martin Steffen:La tua domanda dice da sé ciò che preoccupa: il primato della sanità pubblica, in effetti concepita come pura gestione, sulla politica. La politica è il luogo aperto dell’incontro, è la messa in comune delle diverse aspirazioni, è il dialogo che ne segue. La famiglia è, in questo senso, un primo spazio politico, almeno quando i genitori devono decidere, all’interno della coppia e talvolta chiedendo il loro parere ai figli, quale liceo scegliere per i più grandi, quale luogo per le vacanze e se è sempre il caso di favorire la carriera del padre rispetto alla felicità della famiglia… La politica è un luogo della parola. In questa prospettiva, la sanità pubblica, concepita come pura gestione dei corpi, risulta essere l’esatto opposto della politica. Gli esperti valutano un rischio secondo la logica del peggio e viene emessa la sentenza del governo. I cittadini, come il Parlamento che dovrebbe rappresentarli, sono assolutamente esclusi dalla discussione. Il signor Macron ora si comporta come un padre che annunci l’esclusione dalla famiglia di metà dei suoi figli perché, secondo le sue previsioni, potrebbero danneggiare il gruppo. Non è politica, è patriarcato.

Quando era candidato, Macron è stato elogiato come discepolo di Paul Ricoeur. Eppure Paul Ricoeur non ha mai cessato, nei suoi scritti politici, di separare la vera politica, che è potere condiviso a rischio del dialogo, dai modelli verticali, sordi, ostinati, legati al puro esercizio del potere. Possiamo dire che è coraggioso per un padre bandire in questo modo una parte dei suoi figli per il bene di tutta la famiglia, diseredarli, considerarli fino a nuovo ordine come figli di serie B. Ma quale vero padre farebbe questo? Quale Presidente della Repubblica avrebbe avuto l’ardire di escludere dalla cittadinanza gran parte dei cittadini? E tra questi, i sanitari, sui quali il Paese ha fatto affidamento durante l’inizio di questa crisi?

Lo Stato non è legittimato ad adottare misure restrittive per garantire il bene comune in materia di salute? In fondo l’obbligo di vaccinazione (a scuola, al servizio militare quando era in vigore) non è una vera novità…


La novità è che oggi i bambini vengono vaccinati, non per la loro sopravvivenza, ma per quella dei nonni, sapendo inoltre che la stragrande maggioranza di loro sopravviverà a questa epidemia. Cambia tutto. Un bambino che prende il tetano muore in pochi giorni. I bambini sono stati le prime vittime della poliomielite. Ma un bambino che prende il Covid non muore. In Francia, le statistiche ufficiali dicono che gli under 44 rappresentano molto meno dell’1% dei decessi e che possiamo contare sulle dita di una mano i bambini e i ragazzi morti “per Covid”.

Un giornalista mi ha detto che questa malattia era principalmente una malattia del baby boomer. Questa idea non mi piace, perché mette le generazioni l’una contro l’altra, cosa che va evitata a tutti i costi, soprattutto quando chi governa il Paese la usa per seminare discordia. Ho visto la manifestazione spontanea che, dopo il discorso di Macron, ha radunato a Marsiglia più di mille persone. Per le strade c’erano persone di tutte le classi e di tutte le età. Ovviamente, i boomer c’erano! I baby boomer hanno anche un ruolo esemplare da svolgere. Cosa si direbbe di loro se consegnassero i loro nipoti a un vaccino i cui effetti si scopriranno solo a lungo termine? All’inizio di questa epidemia, per giustificare le condizioni di vita loro imposte, abbiamo invitato i più giovani a mostrare solidarietà agli anziani. Oggi si tratta di solidarietà verso i più piccoli, verso questi bambini che hanno acconsentito a vivere con la mascherina per due anni, che hanno accettato di vivere al ritmo delle nostre paure e che, per chi ha meno di 15 anni, si suicidano oggi tre volte di più. Uno slogan per le recenti proteste recitava: “Giù le mani ai nostri figli”. La solidarietà intergenerazionale richiederebbe ai più grandi di impegnarsi nel grido di “Giù le mani sui nostri nipoti”.

Questo obbligo di vaccinazione di fatto, viste le limitazioni imposte alla libertà di movimento o di consumo delle persone non vaccinate, è giustificato dal parere degli esperti consultati dal governo. L’autorità della scienza sulla politica, si tratta di progresso?


Il presidente Macron ha detto nel suo discorso che dobbiamo fidarci della scienza e dei suoi progressi. Emmanuel Macron afferma di leggere almeno un’ora ogni giorno. Vorremmo che rileggesse Husserl, uno dei più grandi filosofi del XX secolo, che mostra che la scienza non può fornire un criterio ultimo per le nostre decisioni, perché una decisione, per essere umana, non deve pensare solo in termini di oggetti e obiettivi, ma di vita e relazioni umane. Oggi vogliamo salvare la vita privandola di ciò che le dà senso, della qualità relazionale che le dà sapore. Ci sarebbe anche da invitare la classe dirigente a leggere Paul Feyerabend o Pierre Bourdieu, che descrivono gli interessi e i pregiudizi che costituiscono necessariamente il mondo della ricerca scientifica. Bisogna essere nati agli inizi del XIX secolo per credere che “la” scienza al singolare ci fornisca “la” verità ultima!

Penso, al contrario, che sia una illusione pericolosa demandare il nostro potere decisionale alla scienza. Non possiamo lavarci le mani di una decisione con il pretesto di competenze scientifiche. È stato in nome dell’economia, eretta come scienza esatta, che il ramo radicale del bolscevismo massacrò i suoi oppositori. In nome di teorie organicistiche largamente accettate nel XX secolo dagli stessi scienziati, che altri, in Germania o in Svezia, avrebbero pianificato lo sterminio degli handicappati mentali o la sterilizzazione delle donne in caso di fallimento scolastico… Tutto il potere, per non essere contestato, si riveste dei panni della scientificità. E Lenin aveva annunciato con entusiasmo: “Questo è l’inizio di un’era di felicità in cui la politica sarà sempre meno praticata, dove avranno la parola solo ingegneri e agronomi.” Ma la vera scienza non è fine di ogni discussione, una sentenza oracolare che cade dall’alto, al punto da rendere possibile la relegazione di una parte della popolazione al rango di cittadini di serie B. La vera scienza non ha questa terribile presunzione. Mette in discussione, si muove per tentativi, è un fecondo campo di battaglia, attraversato da dogmi contraddittori e interessi contrari, ma dove dovrebbero avere voce in capitolo tutte le ipotesi.

Il governo è criticato per non aver rispettato il principio di proporzionalità nei vincoli che impone. Ma questa volontà di risolvere una difficoltà con misure assolute radicali non è forse il segno di un potere coraggioso, che non si tira indietro davanti all’ostacolo per il bene di tutti?


Da notare che, tra questi “ostacoli” sollevati per “il bene di tutti”, c’è la possibilità di infliggere una multa di 45.000 euro a chiunque servirà un caffè ad uno di questi nuovo tipo di paria che saranno i non vaccinati. Tra questi ostacoli innalzati, ci saranno presto alcuni dei provvedimenti auspicati da una sorprendente relazione parlamentare, datata 3 giugno 2021 e dal titolo “Crisi sanitarie e strumenti digitali”, consultabile da tutti su Internet. I suoi autori, senza battere ciglio, prendono la Cina come un esempio di gestione delle crisi. Le misure propugnate da questi parlamentari sono tutte più da incubo delle prossime.

Quindi stiamo rimuovendo ( “levons” nell’originale: “lever” in Francese significa sia “alzare” -come inteso nella frase precedente – che “rimuovere”, ndt) gli ostacoli, sì, ma questi sono quelli che ci separano dalla Cina. Vedi,  inorridiamo per il famoso “credito sociale” cinese, basato sul tracciamento digitale dei cinesi. Ma cos’è questo pass sanitario se non la prima forma, in Francia, di punteggio sociale? Ci sono i pessimi, i non vaccinati, tra cui, per ringraziamento, metà dei sanitari e un buon numero di medici. Un po’ al di sopra, tra i non vaccinati, c’è chi viene regolarmente testato. E in alto, infine, i vaccinati. E ancora, tra questi, c’è chi è stato vaccinato una, due e tre volte… Si dirà che il credito sociale cinese si basa sulla sorveglianza informatica. Ebbene, la CNIL (Commission nationale de l’informatique et des libertés o CNIL è un’autorità amministrativa indipendente francese incaricata di assicurare l’applicazione della legge sulla tutela dei dati personali, ndt) ha appena autorizzato la revoca della riservatezza sanitaria relativa al vaccino e tutti i test PCR che si eseguono vengono registrati e tenuti in memoria.

 

Mentre lo Stato sta adottando rigorose disposizioni sanitarie per promuovere il senso civico, lei sembra dire nel tuo libro Faire Face (Parte 1) che stiamo affrontando la sconfitta e non la vittoria morale. Come mai ?


“Promuovere il senso civico”? Quando costringi a vaccinare un bambino di dodici anni, sotto pena di non poter andare al cinema con i suoi amici, non lo incoraggi al senso civico, ma al senso cinico. Lo abitui a scegliere il tempo libero, il divertimento, a discapito della sua libertà di movimento e di pensiero. Questo giovane non è più un cittadino, ma il turista vaccinato del nuovo mondo. Gli sarà stato mostrato che il ricatto è un mezzo politico efficace e che non c’è sfera, intima, fisica o privata, che lo Stato non possa penetrare. Sì, è una sconfitta della morale quando viene inculcata da parte dello stato in un presunto comportamento altruistico. È una sconfitta della morale minacciare i cittadini responsabili con multe raccapriccianti e coprifuoco indigenti. O per ripeterci che restando a casa, salviamo vite – mentre ci viene detto che un terzo dei Francesi attualmente soffre di solitudine. Come mostriamo in Faire Face. Il volto e la crisi sanitaria, questa crisi non è solo della salute e non è solo una crisi morale, ma della morale stessa. Perché fin dall’inizio il ricorso al discorso moralizzatore è servito principalmente a disfare il legame sociale. È in nome della moralità, della cura dei più vulnerabili, che il “distanziamento sociale” si impossessa delle nostre comunità di vita per distruggerle.

 

Ma allora cosa fare? Quale può essere la posizione della Chiesa in questi tempi di crisi?

 
All’interno della Chiesa cattolica, da tempo si parla della consacrazione della Francia al Cuore di Gesù. In ogni caso, una cosa è certa: la Francia non batte più al ritmo di questo cuore. In pochi mesi sono stati presi provvedimenti che fanno della Francia una nazione in cui un cristiano fatica a riconoscersi. Alcuni esempi: oggi siamo autorizzati, in laboratorio, a produrre chimere, cioè embrioni per metà umani e metà animali; a causa del “disagio psicosociale” l’interruzione di gravidanza è possibile fino a nove mesi; si può ormai generare senza passare per l’unione sessuale, riducendo il marito a una dose di sperma; l’eutanasia è in via di legalizzazione… La domanda che si pone per i Cristiani è questa: c’è un legame tra le misure bioetiche del quinquennio di Macron e la politica di sistematica sfiducia in atto? C’è un legame tra l’eutanasia e la produzione di bambini in laboratorio, da un lato, e la legge sulla sicurezza globale o il pass sanitario, dall’altro? Questo legame è forse nel rifiuto categorico della grazia, dell’imprevisto, di tutto ciò che nasce da un incontro. Ci si procura un figlio così come ci procura la morte. Realizziamo un “progetto genitoriale” perché vorremmo fare della nostra morte un progetto come un altro. Questo desiderio senza alterità costruisce logicamente attorno a sé un mondo di interazioni governato dalla tecnologia digitale, in condizioni di controllo sanitario sempre più rigorose.

 

Questo rifiuto della grazia, che Jean Baudrillard chiamava profilassi, questo rifiuto di ciò che va al di là dell’uomo e dei suoi piccoli progetti, è il rifiuto di Dio, è, a breve termine, la sua messa al bando quaggiù. Il culto potrebbe anche continuare per un po’. Ma non appena potrà essere condizionato da un lasciapassare sanitario, non avranno più senso. Come non c’è niente di conviviale in un bar che controlla i suoi clienti, e quindi non è più un bar, così anche e a fortiori, una Messa con un lasciapassare sanitario, che esclude quei lebbrosi che Gesù fece entrare nella storia della salvezza, non sarebbe più una Messa. Nella sua storia, e secondo la dottrina dei suoi dottori, la Chiesa si adatta a tutti i tipi di regime: democratico, monarchico, repubblicano… Rifiuta il potere solo se si oppone chiaramente a Dio. Così sono i regimi totalitari. La Chiesa, attraverso la voce ufficiale dei suoi vescovi e la voce forte dei suoi membri, rifiuterà oggi questo lasciapassare sanitario? Se non lo farà, la storia la giudicherà. Per non parlare di Dio, la cui lentezza all’ira non impedisce (e nemmeno suppone) che a volte la provi…

 

 

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