Ho letto alcuni brani del libro di Martel, Sodoma, ma l’ho dovuto lasciare per il disappunto che mi ha generato. Non per la questione dell’omosessualità nella Chiesa, perché è un tema che chi segue queste pagine sa che è affrontato con chiarezza, ma per l’approccio ideologico con cui Martel la affronta.

Varie persone hanno scritto di questo libro, ma io vi propongo questo articolo dello scrittore Phil Lawler, perché esperto di questioni di Chiesa.

Di seguito il suo articolo nella mia traduzione.

Sodoma di Fredric Martel

Sodoma di Fredric Martel

 

di Phil Lawler

 

“Non parlo spesso della mia vita nei miei libri”, scrive Frederic Martel, quasi alla chiusura del suo sensazionalistico [libro intitolato] Nell’armadio del Vaticano. Leggendo quella frase, ho riso ad alta voce. L’umorismo era involontario; Martel si prende molto sul serio. Sempre alla luce della spettacolare autopromozione in mostra nelle precedenti 300 e più pagine, questo è stato uno dei pochi passaggi divertenti di un libro altrimenti miserabile.

Nell’armadio si presenta come un’esposizione a tutto campo, e la notevole pubblicità pre-lancio ha suggerito che l’autore avrebbe fornito tutti i dettagli osceni sull’attività omosessuale in Vaticano. Ma mentre sfogliavo il libro (originariamente scritto in francese, qui in una goffa traduzione in inglese), non ho scoperto assolutamente nulla di nuovo. Niente. Martel offre pagina dopo pagina pettegolezzi, speculazioni, allusioni, insinuazioni e affermazioni infondate. Ma a parte quello che già sapevo, non ho appreso nulla dal libro, tranne quello che ho imparato sull’autore stesso.

Martel ricorda sempre di nuovo al lettore che ha dedicato anni di ricerca su questo libro, lavorando con uno squadrone di assistenti e volando in giro per il mondo per intervistare chierici cattolici e attivisti omosessuali. (Le categorie, egli sostiene in modo convincente, non si escludono affatto a vicenda. Ma lo sapevamo già.) Si vanta di aver parlato con “41 cardinali, 52 vescovi e monsignori, 45 nunzi apostolici, segretari di nunziature o ambasciatori stranieri, 11 guardie svizzere, e oltre 200 sacerdoti e seminaristi cattolici”. Eppure, in modo particolare, quando arriva il momento di fare un’affermazione di fatto non può verificarla; quando fornisce una citazione schiacciante è da una fonte anonima, o da qualcuno che ha un’evidente ascia da arrotare e nessuna prova per corroborare le sue accuse.

Quando il libro ha fatto il suo debutto, molti recensori si sono impossessati di una pepita: l’accusa di Martel che il defunto cardinale Alfonso Lopez Trujillo era un omosessuale attivo che predava giovani uomini. Poiché il cardinale colombiano aveva spesso denunciato l’attività omosessuale, in particolare nel suo ruolo di presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Martel accusa di ipocrisia Lopez Trujillo. E peggio. Egli ritrae il cardinale come un despota venale e meschino, che viveva nel lusso e maltrattava brutalmente i prostituti omosessuali che assumeva. Se è vero, questo ritratto è davvero dannoso. Ma è vero? Martel non offre prove concrete, e uno scettico lettore non può fare a meno di notare che mentre l’autore sparge accenni e sospetti Nell’armadio, solo un uomo -Trujillo – avrebbe solide basi per un caso di diffamazione basato sul libro, e che l’uomo è morto.

Accusare un prelato di affari omosessuali segreti è una questione seria. Ma Martel suggerisce che la maggior parte dei funzionari vaticani sono omosessuali. Gioca a lungo con la questione se i vari responsabili della Chiesa sono omosessuali attivi o semplicemente inclini all’omosessualità, ma insiste sul fatto che, in un modo o nell’altro, praticamente tutta la burocrazia vaticana è composta da omosessuali.

Martel, un omosessuale che ha scritto molto sulla vita omosessuale, vede gli affari vaticani quasi esclusivamente attraverso la prospettiva omosessuale. Se qualcuno parla o scrive sulla questione dell’omosessualità, Martel si attacca alle dichiarazioni. Se un lettore avesse tratto da questo libro tutta la sua conoscenza del cattolicesimo, potrebbe ragionevolmente concludere che Jacques Maritain non ha mai scritto su un argomento diverso dall’omosessualità, e che Papa Benedetto XVI ha dedicato la maggior parte del suo insegnamento allo stesso argomento. Stranamente ma prevedibilmente, Martel pensa che la Chiesa cattolica sia ossessionata dalla sessualità.

Per aprire un capitolo tipico de Nell’armadio, Martel descrive un incontro con un potente funzionario vaticano. Egli descrive in dettaglio l’ufficio o l’appartamento del prelato, si vanta della frequenza con cui ha parlato con lui, commenta l’abbigliamento e/o i manierismi del prelato, forse riporta anche un pizzico di corteggiamento, e poi – proprio mentre il lettore aspetta con ansia qualche citazione rivelatrice del funzionario vaticano – Martel sposta la sua attenzione per parlare di un altro informatore che ha qualche storia da raccontare su quel funzionario della Chiesa. Martel fornisce sempre di nuovo l’indicazione di un articolo degno di nota, per poi passare alla speculazione. Il lettore attento alla fine nota che, mentre l’autore ha effettivamente parlato con molti importanti funzionari della Chiesa, tutte le citazioni interessanti provengono da sacerdoti insoddisfatti e attivisti omosessuali che sono alleati ideologici di Martel e fonti preferite.

Nei suoi ritratti di vescovi e cardinali, Martel è maldestro. Il suo libro è popolato da personaggi dei cartoni animati, che potrebbero anche indossare cappelli bianchi e neri. Se all’autore non piace qualcuno, il lettore lo sa immediatamente. (“Bagnasco è la prova vivente che uomini e scimmie hanno un’ascendenza comune”)….. È malevole nel descrivere i “cattivi”, ed effusivo nella sua introduzione dei personaggi preferiti. Padre Timothy Radcliffe, ad esempio, è un uomo capace di “fare un emozionante paragone tra Jurassic Park e l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci”. (Non muori dalla voglia di saperne di più?)

Mentre condanna doverosamente gli abusi sessuali sui minori, Martel è pronto a respingere le accuse di abuso che sono state rivolte al suo vescovo preferito, commentando con simpatia “la sua tragedia, resa ancora più toccante dal momento che era, mi dice, il ‘direttore spirituale’ dell’uomo in questione”. Se il vescovo fosse stato direttore spirituale del giovane con il quale aveva una relazione sessuale, non costituirebbe forse una evidenza di abusi di prima facie? Martel è soddisfatto della facile spiegazione del vescovo: “Il ‘ragazzo’ era un adulto”, aggiunge, “e non ci sono mai stati abusi sessuali”.

Martel dà a malincuore a Papa Benedetto XVI il merito di essersi scagliato contro Marcial Maciel, il disgraziato fondatore dei Legionari di Cristo. Ma, forse perché papa Benedetto è uno dei suoi cattivi preferiti in questo libro, non può resistere a una lamentela sul trattamento di Maciel:

La sua punizione, tuttavia, era ancora piuttosto indulgente, più della pena inflitta a grandi teologi come Leonardo Boff o Eugen Drewermann, puniti solo per aver commesso crimini non altro che aver difeso le loro idee progressiste. Marcial Maciel non è stato denunciato alla legge dalla Chiesa; non è stato scomunicato, arrestato, o imprigionato.

(Ecco, qui sono perplesso. Anche se seguo le notizie cattoliche per professione, non ho mai visto rapporti sulla scomunica, l’arresto o la detenzione di Boff o Drewermann.)

Che cosa ha realizzato Martel con questo libro? Egli ha forse aumentato la consapevolezza del livello di influenza omosessuale in Vaticano. (Anche se non ha dimostrato nulla, dove c’è tanto fumo,…..) A suo particolare modo, ha rafforzato la credibilità dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che si lamentava del potere delle reti omosessuali. Ma Martel fa la nuova affermazione che tutti gli importanti conflitti all’interno della gerarchia sono oggi litigi tra cricche omosessuali in competizione.

Martel afferma che ogni leader cattolico che si esprime contro l’attività omosessuale è un omosessuale represso o chiuso (nell'”armadio”, cioè non dichiarato). Egli non può e non prova questa affermazione, che è assolutamente centrale per l’argomento del suo libro. Piuttosto, egli tratta l’affermazione come assiomatica. Sembra incapace di comprendere che qualcuno che professa la fede cattolica possa effettivamente credere a ciò che la Chiesa insegna riguardo la sessualità umana. Così sembra credere che se può dimostrare che un uomo ha inclinazioni omosessuali, va da sé che l’uomo è un ipocrita per aver parlato contro l’attività omosessuale, piuttosto che un eroe per aver resistito alla tentazione. Autocontrollo e autodisciplina sono concetti apparentemente al di fuori della portata di Martel, come dimostrano sia la sostanza che lo stile di questo libro.

Nonostante il suo approccio ostile – o forse dovrei dire per questo – Martel può offrire un’interessante nuova prospettiva sullo scandalo che affligge la nostra Chiesa oggi:

Dietro la maggior parte dei casi di abusi sessuali ci sono sacerdoti e vescovi che hanno protetto gli aggressori a causa della loro stessa omosessualità e per paura che possa essere rivelata in caso di scandalo. La cultura della segretezza necessaria per mantenere il silenzio sull’alta prevalenza dell’omosessualità nella Chiesa ha permesso di nascondere gli abusi sessuali e i predatori di agire.

Così la lobby omosessuale è un fattore decisivo nello scandalo, secondo il suo campione più aggressivo! Non c’è da stupirsi che i campioni del movimento gay all’interno della Chiesa, come padre James Martin, siano a disagio riguardo al libro di Martel.

Ma Martin e i suoi alleati potrebbero comunque accogliere con favore il progetto generale di Martel. Perché la logica contorta di All’interno dell’armadio porta alla conclusione che, dato che tutti i leader della Chiesa sono comunque omosessuali, tanto vale eliminare le tensioni che scaturiscono dall’insegnamento tradizionale della Chiesa e abbracciare la cultura gay. Era questo il messaggio che Martel intendeva promuovere?

Mentre mi ponevo questa domanda, mi sono trovato a riflettere su un’altra domanda strettamente connessa. Come ha fatto Martel, un autore che chiaramente non era solidale con la Chiesa cattolica, ad avere accesso a così tanti cardinali e vescovi di spicco? Dove ha trovato le risorse che gli hanno permesso di volare per il mondo intervistando vescovi, sacerdoti e attivisti gay? Alcune persone influenti a quanto volevano vedere questo libro in stampa. Cui bono?

Anche se non mi aspetto risposte a queste domande, metto in dubbio l’integrità di chiunque abbia consapevolmente promosso questo deplorevole libro. All’interno dell’armadio è carico di calunnie e insulti, privo di argomentazioni convincenti, immaturo nel suo approccio alla storia cattolica e alla dottrina della Chiesa. E ho parlato di autoindulgenza?

“Se c’è un personaggio patetico in questo libro, è Lopez-Trujillo”, scrive Martel. No, è l’autore.

 

Fonte: Catholic Culture

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