Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Julieta Villar e pubblicato su Catholic News Agency. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

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Il passaggio al cosiddetto linguaggio inclusivo trova le sue origini nel movimento femminista, dove gli attivisti consideravano sessista la forma maschile generica delle parole, che è sempre stata intesa come comprendente sia uomini che donne.

In passato, ad esempio, nessuno pensava che l’espressione “per il bene dell’umanità” escludesse le donne. Tuttavia, il movimento femminista ha attirato una maggiore sensibilità verso ciò che le attiviste consideravano la natura “patriarcale” del linguaggio.

Diverse pubblicazioni iniziarono a utilizzare termini o forme di parole che rendevano chiaro che un lavoro poteva essere svolto sia da uomini che da donne. Così “fireman” (letteralmente in inglese “uomo del fuoco”, ndr) è diventato “firefighter (in inglese “che combatte il fuoco”, quindi, scompare la parola “man”, che significa uomo, ndr) e “umanità” è diventato “genere umano”, ecc.

Mentre alcuni di questi cambiamenti non sono così drammatici o evidenti in inglese, l’introduzione di formulazioni inclusive in lingue come lo spagnolo, dove i sostantivi sono grammaticalmente maschili o femminili, diventa piuttosto evidente a causa della nuova alterazione delle terminazioni dei sostantivi.

Il linguaggio neutro rispetto al genere è diventato un problema anche in Germania, dove i sostantivi sono maschili o femminili.

Il linguaggio inclusivo è stato anche identificato come “uno degli strumenti” dell’ideologia di genere, una scuola di pensiero che è stata ripetutamente criticata dalla Chiesa cattolica.

Papa Francesco ha messo in guardia da questa scuola di pensiero in diverse occasioni. Il 1° marzo scorso, ad esempio, il Santo Padre ha sottolineato che l’ideologia gender “cancella le differenze e rende tutto uguale; cancellare le differenze è cancellare l’umanità”.

 

Cosa significa linguaggio inclusivo?

L’Accademia Reale Spagnola, considerata l’autorità definitiva su ciò che è corretto in spagnolo, descrive il linguaggio inclusivo come “un insieme di strategie che mirano a evitare l’uso generico del maschile grammaticale”.

Nell’affrontare la questione, l’accademia ha affermato che il maschile generico è “saldamente radicato nella lingua e non implica alcuna discriminazione sessista” e che le terminazioni artificiali dei sostantivi di genere neutro, inventate di recente, “che si suppone siano inclusive dal punto di vista del genere, sono… inutili poiché il maschile grammaticale svolge già questa funzione”.

In un articolo del 2022 sul quotidiano argentino La Nación, Alicia María Zorrilla, presidente dell’Accademia argentina di lettere, ha affermato che il linguaggio inclusivo si basa sull’errore di prendere alla lettera il concetto che, nel linguaggio, la forma maschile [di una parola] si riferisce sempre e solo agli uomini”.

 

Contestazione

In un’intervista su YouTube con Edgardo Litvinoff, il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa ha affermato che all’interno del femminismo “ci sono alcuni eccessi” che ritiene “molto importanti da combattere”, ad esempio nel campo del linguaggio.

“Non possiamo forzare il linguaggio denaturalizzandolo completamente per motivi ideologici; non funziona così, le lingue non funzionano così, e quindi il cosiddetto linguaggio inclusivo è una sorta di aberrazione all’interno del linguaggio”, ha osservato.

 

Il cardinale Fernández interviene

Nel 2022, quando era ancora arcivescovo di La Plata, in Argentina, l’attuale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, aveva messo in guardia dalle “imposizioni ideologiche” che il “linguaggio inclusivo” può scatenare.

Nel giugno dello stesso anno, Fernández scrisse in una rubrica del quotidiano argentino La Nación: “Fondamentalmente, l’intenzione non sembra essere quella di ‘incorporare tutti’, ma di far scomparire la concezione stessa di ‘maschio-femmina’. L’obiettivo è che ciò che si chiamava ‘sesso’ lasci spazio a una costruzione personale che ‘fabbrica’ l’identità che ciascuno si crea”.

“Distruggere il linguaggio e pretendere che tutti si sottomettano a una certa ideologia non può che essere controproducente e, per la legge del pendolo, causerà maggiore intolleranza e tensione”, ha avvertito.

 

Un contraccolpo crescente

Nel 2021, il Ministero dell’Istruzione francese ha vietato l’uso del linguaggio inclusivo negli istituti scolastici perché, secondo il Daily Mail, tali alterazioni “sono una minaccia per la lingua”. L’Académie Française, un’istituzione di quasi 400 anni simile alla sua controparte spagnola, ha dichiarato che il linguaggio inclusivo è “dannoso per la pratica e la comprensione” del francese.

L’Amministrazione nazionale dell’istruzione pubblica dell’Uruguay, da parte sua, ha stabilito delle restrizioni nel 2022, stabilendo che “il linguaggio conforme alle regole della lingua spagnola” deve essere sempre utilizzato.

La città di Buenos Aires, in Argentina, ha vietato il linguaggio inclusivo nel 2022, sostenendo che questa variazione della lingua crea difficoltà agli studenti nell’apprendimento delle regole grammaticali.

Recentemente, il governo argentino, guidato dal neoeletto presidente Javier Milei, ha esteso il divieto a tutti i settori dell’amministrazione pubblica nazionale. Il portavoce dell’ufficio del presidente, Manuel Adorni, ha annunciato il 27 febbraio che le alterazioni artificiali delle terminazioni delle parole per renderle neutre rispetto al genere sono ora vietate.

Julieta Villar

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta da ACI Prensa, partner della CNA per le notizie in lingua spagnola. È stato tradotto e adattato dalla CNA.


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