di Sabino Paciolla
In un articolo del 28 gennaio scorso, il Senatore a vita, Mario Monti, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, dal titolo Prendere le distanze da Trump, invitava la nostra Premier Giorgia Meloni a prendere le distanze dal Presidente Trump, vista la piega autoritaria che il Presidente degli USA sta sempre più prendendo.
Monti scrive:
«(…) i più duri colpi di maglio ai rapporti transatlantici e alla coesione dell’occidente venivano inferti proprio dal presidente Trump, più portato a rispettare i leader autoritari delle grandi potenze autocratiche come la Russia o la stessa Cina che i grigi governanti delle democrazie liberali.
(…) Senza processi alle intenzioni e guardando solo ai fatti, è ormai chiaro che Trump non considera più lo stato di diritto come un vincolo, né sul piano interno né su quello internazionale. Egli stesso ha del resto dichiarato il 9 gennaio al New York Times: “Io non sono tenuto a rispettare il diritto internazionale. La mia moralità e il mio giudizio sono la sola cosa che può fermarmi”».
Monti, inebriato dai fumi della democrazia che emana dalle istituzioni europee, si lancia in paragoni quanto meno azzardati. Scrive infatti:
«Certi tratti dell’autoritarismo di Trump si avvicinano ad alcune caratteristiche che l’italia per fortuna non ha più visto, dopo il regime fascista.»
Monti infine conclude con un affondo sulla Premier Meloni, che è poi l’obiettivo recondito e finale dell’articolo, dicendo:
«Ma se la nostra premier continuerà a mostrarsi la leader europea più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei, nell’intimo, una vocazione autoritaria.»
Ora, come ben sapete, su questo blog ultimamente non sono stato molto tenero né con Donald Trump né con Giorgia Meloni. Ma sentire le parole pronunciate da Mario Monti nei confronti sia di Trump sia di Meloni mi provoca un senso di disagio palpabile.
È bene ricordare che Mario Monti è diventato Presidente del Consiglio dei ministri (premier) dell’Italia il 16 novembre 2011 a seguito delle dimissioni di Berlusconi imposte dalla crisi del debito sovrano italiano che molti dicono essere stata pilotata da BCE e UE. Alcuni anni dopo, Panorama titolò un articolo a firma di Luca Ricolfi con le seguenti parole: “L’agguato del 2011 contro Berlusconi”. Allo stesso modo, un articolo del Fatto Quotidiano parlava di “colpo di stato”.
L’estate del 2011, infuocata dalla furia speculativa sui titoli di Stato, vide la crisi impennarsi ulteriormente a seguito del trapelare sui giornali del contenuto di una lettera – in teoria destinata a rimanere segreta – inviata al governo Berlusconi da Mario Draghi (che di lì a pochi mesi avrebbe assunto la presidenza della BCE) e dal suo predecessore Jean-Claude Trichet. Nella lettera si dettavano profonde riforme su lavoro, pensioni e PA. Questa, insieme alla vendita di ben 7 miliardi di titoli di Stato italiani effettuata in pochi mesi da Deutsche Bank – operazione che molti videro come strumentale ad aumentare lo spread e a mettere in crisi il governo – dette il colpo di grazia che portò alle dimissioni del governo Berlusconi.
In quel contesto di grave crisi del debito sovrano europeo e instabilità politica, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi (12 novembre 2011), il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nominò Monti (già senatore a vita dal 9 novembre 2011) per formare un governo tecnico di unità nazionale. Monti accettò l’incarico il 13 novembre con riserva e sciolse la riserva il 16 novembre, giurando al Quirinale insieme ai ministri. Il suo esecutivo rimase in carica fino al 28 aprile 2013 (dimissioni formali presentate il 21 dicembre 2012, ma restò per il disbrigo degli affari correnti).Il governo Monti fu un esecutivo tecnico non politico, con l’obiettivo di attuare riforme economiche e di bilancio per stabilizzare i conti pubblici e ridurre lo spread.
Per inciso, e a dispetto di quanto ci si prefiggeva, il Governo Monti è stato quello che ha avuto l’incremento mensile più alto del debito pubblico, ben 7,5 miliardi al mese, rispetto a tutti gli altri governi tra il 1996 ed il 2016. Il primo governo Berlusconi, ad esempio, presentava 3,8 miliardi al mese.
Ma a parte questo particolare dato relativo alla genesi del suo diventare Premier, è importante ricordare le sue parole dette durante la pandemia.
Come riportavo in un mio articolo del 2021, Mario Monti, durante la partecipazione alla trasmissione de La7, disse:
«l modo in cui è organizzato il nostro mondo è desueto, non serve più. Due cose sono state toccate: l’informazione e la governance del mondo. L’informazione, subito abbiamo iniziato a usa il termine guerra, perché è una guerra, ma non abbiamo minimamente usato in nessun paese una politica di comunicazione adatta alla guerra. E forse oggi non si riesce più, anche se ci fosse una guerra vera, ad avere una comunicazione come quella che si aveva nel caso di guerre. Io credo che bisognerà, andando avanti con questa pandemia, e comunque per futuri disastri globali della salute, trovare un sistema che concili certamente la libertà di espressione, ma che dosi dall’alto, l’informazione.»
Concita Di Gregorio, una dei due conduttori della trasmissione, interrompendo il senatore chiede chi debba effettuare questo “dosaggio”, a chi spetti questo controllo. E Monti spiega:
«Abbiamo o non abbiamo accettato delle limitazioni molto forti alla nostra libertà di movimento. E’ bene che siano venute da parte dei governi. Quindi in una situazione di guerra, quando l’interesse, quando l’interesse di ciascuno coincide con l’interesse pubblico, pena il disastro del paese e di ciascuno, si accettano delle limitazioni alla libertà. Noi ci siamo abituati a considerare la possibilità incondizionata di qualsiasi profonda verità o qualsiasi sciocchezza [che venga detta] su qualsiasi media come un diritto inalienabile garantito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo…»
Concita Di Gregorio, interrompendo nuovamente, fa notare a Monti che abbiamo avuto, in tempi neanche troppo lontani, il “Ministero della propaganda” che controllava l’informazione sotto un regime, una dittatura. Ma in un regime democratico, chi governa la misura, il dosaggio della comunicazione? E chi dovrebbe farlo? E Monti risponde:
«Il governo ispirato, istruito, nutrito dalle autorità sanitarie. Ma guardate che ci siamo già in questo perché subiamo delle limitazioni molto più gravi che non..»
In quell’articolo così proseguivo:
«Il Senatore Monti, forse senza volerlo, ha illustrato molto chiaramente il fatto che siamo già in un regime sanitario. Egli sostiene con vigore questo stato di cose.
Per capire la gravità delle affermazioni del senatore Monti, occorre riprendere il concetto di “stato di eccezione”, uno stato in cui vige la sospensione della legge. E’ un concetto ben spiegato dal filosofo Giorgio Agamben in un suo intervento di alcuni giorni fa, che vi invito vivamente a guardare. Lo “stato di eccezione” è lo stato in cui le libertà sono sospese a tempo indeterminato in nome, ad esempio, di una pandemia sanitaria. Monti conferma quello che Agamben diceva, e cioè che dobbiamo renderci conto che siamo già in un nuovo ordine giuridico e politico che è diverso da quello che c’era fino a quasi due anni fa. Ma Agamben parla di un vero e proprio “colpo di stato”, decretato in nome della emergenza sanitaria, in nome di una crisi virtuale e permanente. Virtuale perché viene fissato in nome di un concetto astratto di “salute” e non concreto come quello di “malattia”.»
Mario Monti, scrivendo l’articolo dell’altro giorno sul Corriere della Sera, sembra aver dimenticato quanti danni, quante sofferenze abbia causato ai cittadini quel “dosaggio dall’alto” della libertà di informazione. Sembra aver dimenticato quanti illustri accademici abbiano perso il loro lavoro ed il loro prestigio per il solo fatto di aver espresso obiezioni sul lockdown, sulla vaccinazione di massa e sulla libertà di espressione compressa dal Super Green Pass imposto agli italiani dal suo omonimo Mario Draghi.
Mario Monti si compiace nel citare “i grigi governanti delle democrazie liberali”, in riferimento alla democratica Europa. Dimentica però di citare quei provvedimenti liberticidi come il Digital Services Act che con l’obiettivo dichiarato di creare un ambiente online più sicuro e responsabile, ha di fatto minato la libertà di parola e di espressione in quanto ha introdotto definizioni ampie e sfumate di “contenuti nocivi” o “disinformazione” o fake news, che portano alla cancellazione di contenuti postati sulle piattaforme digitali.
Allo stesso modo, Monti dimentica di citare le proposte di legge che vanno sotto il nome di Chat Control, di cui ho parlato qui, qui e qui. Una proposta legislativa della Commissione Europea presentata nel 2022 per combattere la diffusione online di materiale di abuso sessuale su minori (CSAM) e il grooming (adescamento online di bambini).
L’obiettivo dichiarato è nobile: obbligare le piattaforme digitali (messaggistica, email, cloud storage, social) a rilevare, rimuovere e segnalare contenuti illegali di abuso infantile, migliorando la protezione dei minori. Il risultato è però che la privacy va a farsi benedire e viene introdotto sorveglianza di massa de facto.
Come si vede, Mario Monti elogia “la democrazia” europea e taccia di autoritarismo Donald Trump e Giorgia Meloni. Non si accorge però dell’involontario umorismo, tragico, in cui cade.
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Dire che quest’uomo ha la faccia come il **** è fargli un complimento. Le sue accuse a Trump e Meloni – che, concordo, non saranno dei fenomeni per molti versi – rappresentano nel migliore dei casi una totale sindrome proiettiva. L’elogio all’Europa come può definirsi se non comico? Sino a che esisteranno simili personaggi (e purtroppo ce ne sono, più o meno noti al pubblico), nessuno di noi può dirsi al sicuro. Meglio sarebbe chiudersi in una stanza in compagnia di un serpente.