di Sabino Paciolla

 

Quello di Papa Leone in Francia poteva essere considerato uno dei tanti viaggi che si svolgono secondo i consueti protocolli. Invece si è rivelato dirompente, sia dal punto di vista spirituale sia, e forse soprattutto, culturale.

Il viaggio si è svolto in uno dei paesi più secolarizzati del continente, dove la laicità dello Stato è una bandiera sventolata da quasi 250 anni. Uno dei trofei che la Francia secolarizzata ha potuto esibire è stato l’inserimento nella Costituzione, nel 2024, della libertà garantita della donna di ricorrere all’aborto: il primo paese al mondo a fregiarsi di questa disumana medaglia.

Inoltre, poche settimane prima che Papa Leone XIV mettesse piede sul suolo francese, il 18 agosto 2026 Macron ha promulgato una nuova legge che crea un «diritto all’aide à mourir», ovvero il diritto al suicidio assistito per determinate persone affette da malattie gravi e incurabili.

Entrambi i provvedimenti sono stati condotti in porto sotto l’attenta regia del presidente Emmanuel Macron, che ha perseguito politiche fortemente secolarizzate, fondate soprattutto sull’autonomia individuale. 

È stato soprattutto quest’ultimo provvedimento, approvato, come detto, poche settimane prima dell’arrivo del Papa, a fare da battistrada a un certo raffreddamento dei rapporti istituzionali, che ha riguardato anche la presenza o meno del presidente Macron nei momenti topici della visita.

Non a caso, uno dei passaggi più significativi del discorso del Papa all’Eliseo del 25 settembre, pronunciato proprio davanti a Macron, è la conclusione. Leone XIV ha ripreso le stesse parole pronunciate da Macron ai vescovi francesi nel 2018, ricordando che:

«una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere».

È difficile considerare casuale la scelta di quella citazione proprio davanti a Macron: il Papa gli ha, in sostanza, restituito le sue stesse parole di otto anni prima.

Da qui si può ricavare un messaggio abbastanza chiaro: la laïcité francese non dovrebbe significare che i cattolici debbano limitarsi alla sfera privata, né che il loro contributo al dibattito pubblico sia considerato illegittimo quando contrasta con le scelte della maggioranza politica. Il credente, nella concezione proposta da Leone XIV, può intervenire nella società proprio in quanto cittadino e portatore di una determinata concezione dell’uomo e del bene comune.

Leone XIV è stato ancora più chiaro quando, da Lourdes, ha affermato:

«La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta»,

esprimendo così forti riserve sull’aiuto a morire recentemente legalizzato in Francia.

E quando, sul volo di ritorno del 28 settembre, gli è stato chiesto se questi interventi non costituissero un’ingerenza politica, Leone XIV ha difeso apertamente il diritto-dovere della Chiesa di esprimere la propria posizione sui temi morali, precisando che non intendeva entrare nella politica partitica francese, ma rendere chiaro l’insegnamento della Chiesa.

Dunque, una certa tensione sulla vita e sulla dignità della persona, neanche tanto sottotraccia, ha preceduto il viaggio di Papa Leone in Francia.

La Francia, come è noto, è il paese della Rivoluzione del 1789, il cui simbolo è racchiuso nelle parole Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Queste tre parole erano già state influenzate dall’Illuminismo, ma in quel periodo furono definitivamente spogliate del significato cristiano che fino ad allora avevano avuto, per essere interpretate in senso assolutamente laicistico. Con esse venne espulsa la religione cattolica dalla vita pubblica. Nuovi riferimenti pagani e un nuovo calendario presero il posto del Dio cristiano, dei santi e dei martiri. Migliaia di sacerdoti, religiosi ed esponenti del clero furono sommariamente giustiziati con la ghigliottina. Migliaia di chiese furono chiuse ed espropriate, insieme al patrimonio immobiliare e artistico della Chiesa francese. Tutto questo non fu soltanto espressione della «laicità» nel senso moderno di neutralità dello Stato: non pochi furono i momenti in cui essa assunse forme apertamente anticlericali e antireligiose. Quel periodo storico assunse in certi momenti i connotati di un vero e proprio terrore.

Fu in quel contesto che prese forma una concezione dello spazio pubblico nella quale la religione cattolica cessava di essere il riferimento comune della società e veniva progressivamente sostituita da una religione civile fondata sui nuovi principi rivoluzionari. In sintesi, con la Rivoluzione fu avviata una profonda opera di scristianizzazione della società.

Quella rivoluzione, da politica divenuta soprattutto culturale, si è poi diffusa in tutto il mondo. Per questo, in un certo senso, il viaggio di Leone XIV andava a verificare i risultati odierni di quella cultura che, come più volte sottolineato da san Giovanni Paolo II nel suo pontificato, si è rivelata una «cultura di morte».

Questa cultura secolarizzata ha portato «più vita» nella vita delle persone, o ha prodotto una concezione della vita e della persona definita dalla morte e da «strutture di peccato», caratterizzate da una cultura antisolidaristica?

Possiamo toccare con mano come la felicità umana, nel suo complesso, sia diminuita anziché aumentata, soprattutto se la misuriamo in base alla disperazione causata dalla droga e dalla dipendenza da stupefacenti nelle giovani generazioni, alla diffusione della pornografia persino tra i bambini, agli alti livelli di disagio mentale, quasi senza precedenti nella storia della nostra cultura.

Che cosa è successo, invece, con l’arrivo del Papa in un paese in cui la fede è ormai considerata ai margini, come morta e defunta? È successa una cosa che ha sorpreso tutti, forse anche il Papa stesso: un’esplosione di vita, una corsa ad accogliere il Pontefice da parte di centinaia di migliaia di persone, un affrettarsi a mettersi in fila per confessarsi lungo l’Avenue des Champs-Élysées. E poi l’esplosione del canto in latino della Salve Regina nello stadio parigino da parte di 80.000 giovani, di cui ho parlato in un mio precedente articolo.

Di tutto ciò che è avvenuto nel viaggio papale, però, vorrei soffermarmi su un episodio: la commovente immagine della bambina disabile benedetta dal Papa che trovate all’inizio di questo articolo la cui mamma viene intervistata da Le Figaro, che esprime, molto più di mille parole, quello che voglio dire. Quella foto ha fatto il giro del mondo e ha emozionato tantissime persone. Vi si vede Papa Leone XIV che benedice, sugli Champs-Élysées, una bambina di 11 anni di nome Marie-Garance.

Come riporta Gavin Ashenden:

«Marie-Garance, affetta da gravi disabilità multiple, stava aspettando con la madre e la sorellina Pépa in un’area riservata alle persone in sedia a rotelle. L’incontro non era stato pianificato. Le persone intorno a loro hanno cominciato a dire che il Papa doveva vedere queste due bambine. Marie-Garance è stata passata di mano in mano tra la folla, e un gendarme vaticano l’ha sollevata per portarla da lui. Il Papa le ha tracciato una piccola croce sulla fronte con il dito. Anche Pépa ha ricevuto la benedizione.»

Alyssa Murphy riporta sul National Catholic Register che:

«Adottata nel 2016, Marie-Garance è una dei nove figli della famiglia Noël. Secondo un’intervista del 2023 pubblicata da Aleteia, Clotilde e Nicolas Noël sono genitori di sei figli biologici e hanno anche adottato tre bambini con disabilità: Marie, affetta da sindrome di Down; Marie-Garance, con disabilità multiple; e Frédéric-Moïse, affetto da un disturbo cerebellare. La madre di Marie-Garance, Clotilde, ha raccontato che sua figlia necessita di cure quotidiane significative, tra cui l’assunzione di farmaci e l’alimentazione tramite sondino gastrostomico. Eppure la storia della famiglia Noël non è definita solo dalle difficoltà. È una potente testimonianza della gioia di accogliere la vita, di confidare in Dio e di amare ogni figlio come un dono unico.»

Due anni dopo Clotilde ha scritto un libro intitolato Tombée du Nid («Caduta dal nido»), che descrive in dettaglio la sua esperienza nella cura dei suoi bellissimi figli, specialmente dei più malati. Il libro ha ispirato un’intera organizzazione, fondata da Clotilde e da suo marito con l’unico intento di accompagnare le famiglie che crescono bambini con disabilità e di sostenere i genitori che li adottano.

«Era come se Dio mi dicesse: “Ti sto chiamando. Sei tu quella che ho scelto”», ha raccontato ad Aleteia. «Ho accettato di dovermi affidare a Lui e ricevo grazie incredibili. Una volta che dici “sì” a Dio, tutto avviene in modo naturale. Lui non ci abbandona mai».

Nei momenti difficili si è affidata a Madre Teresa di Calcutta. E un giorno è arrivata una sorpresa:

«Un amico sacerdote mi ha regalato una reliquia di Madre Teresa. È una grande opportunità! Quando Marie-Garance sta male, le metto addosso la reliquia. La porto con me anche in ospedale. Credo nella comunione dei santi. Lavorano sempre per noi».

E infine, citando Christiane Singer:

«”L’amore esiste se c’è una lotta, un attrito, un corpo a corpo con il Creato, una lotta con l’angelo, un confronto con l’ombra che ci abita.” È molto incarnato», ha detto Clotilde. «Ho attraversato tutto questo e penso che l’amore sia possibile se abbiamo superato l’ombra che ci abita. Ecco cos’è l’amore: non è un lungo fiume tranquillo. Al contrario, ci invita ad andare a cercare nelle nostre profondità».

Ecco, questa storia, che misteriosamente si incrocia con quella di un Papa che percorre i due chilometri degli Champs-Élysées attorniato da 800.000 persone, commuove più di tante parole. Ed è l’immagine che più di ogni altra infrange i sogni ideologici di una cultura della morte. È una foto che fa capire immediatamente che ogni vita vale, ogni vita è degna di essere vissuta, ogni vita è voluta da Dio dall’eternità. E che a vincere la vita non sarà né una legge sull’aborto inserita nella Costituzione, né una legge che asseconda il suicidio assistito, avamposto dell’eutanasia. Di questo Macron può starne certo.

In Francia, ma anche nel resto del mondo, questo è apparso chiaro: la vita, voluta da Dio, vince la morte, voluta dal peccato degli uomini.

 

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