Madonna con Gesù bambino
Madonna con Gesù bambino

 

 

di Alberto Strumia

 

Maria Santissima Madre di Dio

(Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21)

 

In questo giorno, prima di tutto, la Chiesa celebra, nella sua liturgia, la Solennità della santissima Madre di Dio. In secondo luogo a partire dalle convenzioni consolidate, secondo il calendario gregoriano in uso in gran parte del mondo, oggi ricorre il primo giorno dell’anno civile. Infine la giornata di oggi è anche conosciuta come giornata mondiale di preghiera per la pace; anche se quest’ultima qualifica ha perso gradualmente di visibilità con il moltiplicarsi delle giornate mondiali dedicate alle più svariate “idealità”.

1. La Madre di Dio. Per la liturgia della Chiesa la vera e più importante titolazione è quella volta ad onorare Maria come “Madre di Dio”. Si tratta di una formula alla quale siamo abituati da secoli al punto che sfugge alla maggior parte delle persone il suo “peso dottrinale” per la nostra fede.

Ma non è stato così nei primi secoli cristiani, prima che tale formula fosse dogmaticamente definita, nel Concilio di Efeso dell’anno 431. Chi si è recato ad Efeso ha potuto vedere ancora esistenti i resti archeologici della basilica nella quale si tenne uno dei concili ecumenici più celebri, insieme a quelli di Nicea e Costantinopoli, nei quali furono definiti i dogmi cristologici e trinitari. Questi chiarivano, alla luce della Rivelazione, le verità da ritenere per fede come certe, su Cristo (due vere nature, la divina e l’umana e una sola persona divina) e sulla Trinità (Dio in una sola sostanza di natura divina, in tre persone, relazioni intratrinitarie).

Maria, conosciuta storicamente come la “Madre di Gesù”, se Cristo è vero uomo e vero Dio – è Figlio di Dio, è “Persona divina” – deve essere chiamata solamente “Madre di Cristo” (Christotókos), o deve essere onorata a pieno titolo come “Madre di Dio” (Theotókos)?

La fede del popolo cristiano già la onorava con questo secondo titolo, e il popolo quando è unanime gode dell’infallibilità nella sua fede (è il sensus fidei dei fedeli). Di questa fede, precedente al Concilio di Efeso, ci sono testimonianze indiscusse, come ad esempio, il bassorilievo in marmo datato prima del 431, giunto a Ravenna dall’oriente, noto come la “Madonna greca”, che riporta incise le sigle della formula “Madre di Dio” (Mêter Theoû). In questa solennità noi celebriamo e confermiamo la stessa fede nella divina maternità di Maria.

2. L’inizio del nuovo anno. Oggi è anche l’inizio di un nuovo anno civile. All’inizio di un anno nuovo ci si augura reciprocamente, come per un istinto di speranza, che il nuovo anno sia più favorevole di quello passato. L’augurio, oggi, è più necessario di tante altre volte, a causa delle vicende inedite e poco promettenti per il futuro che abbiamo dovuto affrontare nei mesi precedenti. E non solo di quelle “sanitarie” dalle quali non siamo neppure ancora usciti, ma soprattutto di quelle “ecclesiali” e di quelle “politiche”, locali e mondiali.

Ben poco gli avvenimenti lasciano intravedere di buono. E una speranza semplicemente umana sembra avere piuttosto i colori di un’illusione. Solo la “speranza cristiana”, virtù teologale, ci orienta positivamente in modo ragionevole. La speranza fondata sull’azione provvidente di Dio che sa dove condurre la storia dell’uomo. Quella stessa che ci dà la forza interiore per non soccombere al senso di impotenza che il potere di Satana vuole imporci attraverso i poteri globali e locali che stanno pilotando il mondo e i singoli stati, attraverso l’economia, la politica, la comunicazione, la paura sanitaria.

La speranza cristiana è quella che, mentre ci sostiene nell’attesa dell’intervento diretto nella storia del “Signore della storia” (Cristo centro del cosmo e della storia [cfr., Rdemptor hominis, n. 1]), ci suggerisce di agire quasi invisibilmente, nella comunità dei fedeli alla vera dottrina di Cristo, istruendoci reciprocamente su di essa, sostenendoci con una sincera amicizia che ha a cuore la verità della vita, il bene nostro e del prossimo, la dignità nella preghiera liturgica.

All’inizio del nuovo anno la prima lettura, dal libro dei Numeri, ci fa invocare la stessa benedizione su di noi che il popolo di Israele riceveva, secoli e secoli fa, dal Signore: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Una formula che troviamo oggi presente anche tra le benedizioni solenni del Messale che usiamo da anni.

3. La preghiera per la pace. Questa formula di benedizione ci introduce anche al terzo elemento presente nella giornata odierna: quello della preghiera per la pace. Oggi la pace è stata ridotta ad oggetto di un’ideologia, quella del pacifismo come bandiera di una parte contro gli altri; e già questa contrapposizione ne compromette il significato. Una contrapposizione che schiaccia coloro che non si adeguano ad una concezione dell’uomo che basta a se stesso, che è dio di se stesso e che senza il vero e unico Dio presume di risolvere ogni problema. Il risultato fallimentare di questo “umanitarismo globale”, imposto ideologicamente come un “pensiero unico”, anticristiano e persecutorio, è sotto i nostri occhi, anche se non se ne deve neppure parlare, pena la censura.

Anche troppi uomini di Chiesa, oggi, sono non solo tentati, ma già allineati a questa illusione ideologica. Ma il Signore ci ha avvertiti che la pace, quella vera, inizia dal “giusto rapporto con Dio”, per poter essere “giusto rapporto” con se stessi e con il prossimo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27).

In questo nuovo anno è cosa saggia, dunque, invocare la Madre di Dio, per ottenere la Benedizione di Dio sui nostri giorni, ed essere in pace con Lui, per essere in pace con noi stessi e con gli altri.

Dio ci benedica e ci protegga. Faccia risplendere il Suo volto su di noi e ci doni la Sua misericordia. Rivolga su di noi il Suo sguardo e ci doni la Sua pace.

Maria, Madre di Dio, guidaci nei giorni di questo nuovo anno verso il tuo Figlio e nostro unico Signore.

Bologna, 1 gennaio 2021

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

fonte: albertostrumia.it

 

 

 

 

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