Vergine Maria
Vergine Maria madre di Dio

 

Maria Santissima Madre di Dio

(Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21)

 

di Alberto Strumia

 

La vicinanza così stretta, una vera e propria contiguità, tra il giorno di ieri, Festa della Sacra Famiglia, e quello di oggi nel quale la Chiesa celebra la Solennità della maternità divina di Maria, quasi ci impone di riconoscerle come un’unica Festa dell’Incarnazione del Verbo in Gesù Cristo, in un tutt’uno con il Natale.

Infatti, la Sacra Famiglia, abbiamo detto ieri, è «l’“anello di raccordo” tra la Trinità e ogni famiglia umana “comune” o “naturale”, a “somiglianza” (è un’“analogia” e non un’identità) di come Cristo raccorda le due nature, quella divina e quella umana».

In questa Famiglia si realizza, in ordine di importanza subito dopo Gesù, l’anello più stretto, più “fisico” di questo raccordo è Maria, la Madre di Dio, come la definì dogmaticamente il Concilio di Efeso, nell’anno 431 dell’era cristiana.

 

  1. Maria è la madre di Dio

Se in Gesù sono le due “nature”, quella divina e quella umana, ad essere “saldate” nell’unica Persona del Verbo (è l’“unione ipostatica”), in Maria è la “carne” dell’Uomo Gesù a formare una sola carne di Figlio, con quella della madre, nel grembo di lei.

È in lei che si realizza l’Incarnazione, a partire dalla sua libera decisione di accogliere l’Annuncio dell’Angelo, che diede inizio al concepimento verginale dell’Uomo-Dio: «Avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

La maternità di Maria è definita dogmaticamente come “divina” in relazione all’atto di Paternità divina compiuto direttamente da Dio stesso («Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra», Lc 1,35), senza intervento di alcun uomo («Maria disse all’Angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”», Lc 1,34), senza intervento di colui che sarà il padre di Gesù di fronte alla legge giudaica e a quella romana: il padre “putativo” o “legale”, dichiarato e registrato come tale nel censimento («Anche Giuseppe […] salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa», Lc 2,4-5), ma non il padre biologico, che è Dio stesso.

La descrizione della Paternità divina, della responsabilità di Dio al riguardo della gravidanza di Maria, così che lei possa e debba essere chiamata e celebrata come Madre di Dio, perché genitrice del Figlio di Dio, avendo Dio come Padre sulla terra, oltre che nella Trinità, è di un “realismo” addirittura fisico, quasi “carnale”, nel Vangelo di Luca.

L’espressione «Lo Spirito Santo […] su te stenderà la sua ombra» sembra quasi volere esprimere la “carnalità” di un corpo maschile che copre il corpo della donna con «la sua ombra» nell’atto fisico di stendersi su di lei.

Una descrizione più realistica di così, per significare la Paternità divina e quindi la maternità divina dell’Uomo-Dio Gesù di Nazaret, è inimmaginabile! Quasi da scandalizzare i moralisti benpensanti di una volta…

 

  1. L’inizio del nuovo anno civile

Così seriamente, e non appena simbolicamente, va riconosciuta da parte nostra, come fedeli cristiani, la Solennità della maternità divina di Maria, che si celebra oggi, primo giorno dell’anno nuovo.

Così che pure in mezzo alle circostanze umanamente terribili nelle quali ci siamo venuti a trovare in questi “ultimi tempi”, segnati da guerre nelle quali si compiono gli atti più feroci e disumani – spiegabili solo con l’azione diretta del demonio che opera negli uomini che li commettono – possiamo dire, non ostante tutto, con l’Apostolo Paolo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rom 8,31).

È l’augurio serio che possiamo e dobbiamo farci all’inizio di questo nuovo anno, che vede le cose più penose accadere nel mondo e anche nella Chiesa.

 

  1. La preghiera per la pace

Per questa ragione e solo per questa ragione, in questo primo giorno dell’anno civile, si celebra anche la Giornata mondiale di preghiera per la pace.

Per la pace conta più la preghiera, di ogni sforzo umano per realizzarla.

Quando la battaglia è contro Satana, gli sforzi umani – che troppo spesso non sono neppure sinceri e sono assenti del tutto – solo Dio può vincere.

E sappiamo per fede che Cristo ha già vinto! La Sua Risurrezione ha restituito alla vita il Corpo di Gesù, restituendo a chi lo vuole accogliere, l’accesso alla “giustizia originale” tra l’uomo e Dio Creatore, rifiutata fin dall’inizio della storia dall’umanità in blocco, su istigazione del demonio, illusorio tentatore.

Dio affida ad ogni essere umano libero, momento dopo momento, una “frazione” della Sua libertà, perché ne faccia ciò che ritiene più giusto. Questo è il mistero tremendo e grandioso, al tempo stesso, della libertà della creatura razionale! E quindi della sua possibilità di amare Dio, se stessi e il prossimo.

L’uomo può liberamente decidere di fidarsi di Dio o di fidarsi del «padre della menzogna» (Gv, 8,44), Satana, che lo illude di poter fare a meno del “giusto rapporto con Dio Creatore”.

Pregando un essere umano – e consapevolmente un cristiano – restituisce a Dio quella frazione di libertà che gli è stata affidata, dimostrando di fidarsi più della Volontà di Dio che della propria, così da essere sicuro di non sbagliare. Per questo la preghiera è l’atto più indispensabile e giusto, e non un semplice e superfluo modo devozionale di fare di alcuni.

I contemplativi, le claustrali, per loro propria vocazione, sono voluti da Dio per ricordarcelo. E in questo momento storico sono loro i soggetti più importanti della storia, in questo nostro mondo impazzito.

Maria, la madre di Dio che «da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore», aiuti anche noi a fare altrettanto e protegga la Chiesa e il mondo in questo anno appena iniziato.

 

Bologna, 1 gennaio 2024

 

 

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