Madonna con Gesù bambino
Madonna con Gesù bambino

 

Maria Santissima Madre di Dio

(Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21)

 

di Alberto Strumia

 

L’ottavo giorno dopo il Natale di Gesù Cristo (l’Ottava di Natale), oltre ad essere l’inizio di un nuovo anno civile, per la liturgia della Chiesa è la solennità della Santissima Madre di Dio. E più recentemente, per iniziativa di Paolo VI, anche la giornata di preghiera per la pace.

1 – L’inizio di un nuovo anno. All’inizio di ogni anno nuovo si rimane sempre colpiti dal cambiamento del numero che ci si deve abituare a scrivere ogni volta che si deve apporre la data del giorno, in una lettera, o che si vede comparire automaticamente sullo schermo di un cellulare o di un computer. Più si avanza negli anni della propria vita e più ci si accorge, in un attimo, della “rapidità” con la quale il “tempo” scorre, quasi a ricordarci che siamo fatti per l’eternità, perché il tempo non ci soddisfa più. A volte si è portati a scorrere con la memoria il percorso degli anni passati e si ha sempre più il desiderio di un’eternità “buona e definitiva”. E questo è tanto più grande quanto più si è costretti dall’evidenza dei fatti a vedere che oggi «i giorni sono cattivi» (Ef 5,16).

Non a caso nelle letture della liturgia di questo primo giorno dell’anno, le parole che si riferiscono al “tempo” sono così ricorrenti: «quando venne la pienezza del tempo» (seconda lettura), «nei tempi antichi […] ultimamente, in questi giorni» (versetto dell’Alleluia), «i pastori andarono senza indugio» (Vangelo).

E, dal momento che il tempo scorre velocemente e il “presente” non possiamo trattenerlo, come invece accade nell’“eternità”, la Scrittura raccomanda di non lasciarci sfuggire gli attimi “buoni” della Presenza del Signore. Per questo la santa Messa festiva non può che essere obbligatoria! Il Vangelo suggerisce di imitare il comportamento dei pastori che «andarono senza indugio» al luogo dove era nato il Salvatore, attirati dalla Sua Presenza “benefica”. Perché il Bene, per definizione è ciò che attrae a sé per riempire il vuoto di qualcosa che ancora manca all’essere umano e invece vorebbe esserci; e fino a che non c’è non lascia in “pace”.

2 – La preghiera per la pace. Ecco un’altra parola associata alla giornata di oggi, dedicata anche alla preghiera per la “pace”. La pace non è appena una pur auspicabile assenza di guerre, ma deriva da una causa ben più profonda. Deriva dal “giusto rapporto” con sé stessi, con gli altri e, prima di ogni altro, con Dio Creatore. La pace è il frutto della Redenzione, che è la riparazione dell’essere umano dopo il peccato originale e ogni sua replica attuale. Se non si arriva alla radice delle cause che provocano la mancanza di pace nel cuore dell’essere umano e tra i popoli non ci sarà mai la pace. Oggi si deve pregare soprattutto perché si capisca che questa è la vera causa. Perché si abbia il coraggio di dirlo e la capacità di spiegarlo in modo convincente, oltre ogni richiamo moralistico. Se gli uomini di Chiesa non lo fanno più o non sanno farlo, vuol dire che si sono ridotti ad an un sale insipido. Ma «se il sale perde il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5,13).

3 – La maternità divina di Maria. C’è un legame stretto, nel Vangelo, tra il “tempo” del quale si è già detto, e la figura di Maria. Lei è coinvolta in prima persona nella «pienezza del tempo» che decide il momento dell’Incarnazione del Verbo nel corpo di lei, per essere chiamata a divenire la Madre di Dio. Il Bene che aveva anticipato in lei l’arrivo di quella pace che tutti desideriamo, si fa Bene verso il prossimo, così che Maria «in fretta» (Lc 1,39) va dalla cugina Elisabetta a portaglielo, compiendo il primo atto di “carità cristiana” della storia.

Oggi la liturgia della Chiesa ci insegna che Maria non è semplicemente la madre di un uomo, di nome Gesù, perché Lui è Dio, la Sua Persona è definita dalla Sua natura divina. Perché è la natura di livello superiore a definire il carattere personale di un essere. Questo compresero, illuminati dallo Spirito Santo, i padri conciliari riuniti in Concilio ad Efeso nel l’anno 431 dell’era cristiana, quando definirono il dogma della maternità divina di Maria, che da qual momento si sarebbe dovuta chiamare “Madre di Dio”. Questo aveva già compreso da prima anche il popolo cristiano che con quel titolo la venerava da prima, come attestano le iscrizioni che compaiono sulle immagini che la rappresentano, datate anteriormente al Concilio di Efeso. La Madonna greca, bassorilievo in marmo custodito a Ravenna nella basilica di santa Maria in Porto è una di queste testimonianze, a conferma delle parole di Gesù secondo le quali «se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40).

Oggi, perciò, affidiamo noi stessi e il tempo della nostra esistenza terrena, ogni giorno dell’anno appena iniziato alla sua protezione, per essere accompagnati costantemente dalla Madre di Dio al Figlio di Dio, Gesù Cristo Nostro Signore e unico Salvatore.

Santa Maria, “Madre di Dio”, prega per noi.

Veni, Sancte Spiritus. Veni per Mariam!

 

Bologna, 1 gennaio 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. È direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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