IV Domenica di Avvento (Anno A)

(Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24)

 

 

di Alberto Strumia

 

Con questa quarta domenica di Avvento siamo giunti all’ultima “tappa” del percorso di preparazione che la liturgia ci ha fatto fare. È quella del compiersi della realizzazione dell’Incarnazione del Verbo che vede al centro la Madre di Dio, Maria, inseparabilmente accompagnata da Giuseppe suo sposo, nel rispetto totale della sua verginità: «Giuseppe suo sposo, […] era uomo giusto» (Vangelo). Questa sottolineatura sull’uomo giusto ci dice che egli viveva secondo il “giusto rapporto con Dio Creatore”, rispettando con convinzione religiosa la Legge data da Dio a Mosè.

Noi siamo collocati, come spiega in una bella meditazione, san Bernardo in un’epoca intermedia tra la prima venuta di Cristo e la sua seconda venuta, quasi una terza venuta intermedia di Cristo nella nostra anima e nella dimensione sacramentale della Chiesa.

«Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifestate. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell’ultima venuta “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Lc 3,7) e vedranno colui che trafissero (cfr. Gv 19,37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate» (Disc. 5 sull’Avvento, 1).

A dire il vero, in questi anni

= di generale “smarrimento” e “cattiveria” nel mondo

= e “apostasia” diffusa nella Chiesa, ci sentiamo ormai più vicini all’ultima che al solo ricordo della prima. È la “coscienza escatologica della Chiesa” che si fa giustamente strada.

– Nella prima lettura nel rifiuto del re Acaz di chiedere un segno («Non lo chiederò») con la apparentemente religiosa motivazione di non infastidire, né provocare Dio («non voglio tentare il Signore»), quando era stato Lui stesso a dirgli, per bocca del profeta Isaia, di domandare l’intervento del Signore, possiamo riconoscere anche il rifiuto delle culture ideologiche dei nostri tempi. Dio se c’è non c’entra, si pensa, e se c’è non è il caso di chiamarlo in causa: gli uomini sanno cavarsela benissimo anche senza di Lui. Ma la realtà dei fatti ormai ha smentito, nella pratica, questa visione delle cose. Anche la gente comune, pur senza capire la ragione profonda di questo fallimento – che non è solamente orizzontale, sociale, politica – si è stancata della retorica di certe ideologie che si sono dimostrate evidentmente false, alla prova dei fatti («Non vi basta stancare gli uomini»…). E più certe parole vengono ripetute e più stancano… A questo punto, stando alle parole del profeta, sarà Dio stesso a spiazzare tutti con un segno, un intervento diretto.

Allora fu la prima venuta di Cristo, la nascita del Verbo Incarnato, da Maria Vergine («il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele»).

Alla fine (non possiamo sapere quando, ma sentiamo avvicinarsi velocemente il tempo) sarà verosimilmente un “segno finale” (“escatologico”) che culminerà con la seconda e definitiva venuta, il ritorno, di Cristo nella Sua Glora. È anche questo “secondo Natale” che ci prepariamo ad aspettare in questo Tempo di Avvento, ogni anno con sempre maggiore intensità.

– Il salmo responsoriale offre la realistica, perché reale, visione del mondo come “creazione” di Dio («Del Signore è la terra e quanto contiene»). Non basta l’ambientalismo, l’animalismo, l’ecologismo di oggi che vede tutto panteisticamente, divinizzando il mondo, come se fosse autosufficiente, e rimuovendo il Creatore.

– La seconda lettura ci ricorda il modo giusto di concepire la Chiesa e quale sia il compito degli Apostoli, dei loro successori e collaboratori: «suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del Suo Nome». E non l’accoglienza di tutti senza l’Annuncio di Cristo, come se ogni religione, ogni ideologia, comprese quelle che negano Dio e Cristo, divinizzano la politica e praticano il paganesimo più satanico, fossero equivalenti e costruttive, fossero un bene per l’umanità. Si è stanchi anche di questa retorica ideologica e melensa («Non vi basta stancare gli uomini», prima lettura). È ora che la chiesa torni a fare la Chiesa, sembra dire l’Apostolo Paolo: «siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo» e «tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata». A questi cristiani che hanno a cuore Cristo e non le chiacchiere vuote, politicanti e pagane che circolano da diversi anni, va il suo augurante saluto: «Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!».

I “fatti” dicono, ormai gridano come le pietre evocate da Gesù stesso:«Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre», Lc 19,40. I fatti, oggi, sono le pietre che gridano che le cose non stanno come vorrebbero farci credere; non funzionano in questo modo.

– Il Vangelo ci parla non solo la figura della Vergine Maria, ma con lei, inseparabilmente, di quella di san Giuseppe, che in questo passo occupa il posto centrale.

= Maria è “figura” della Chiesa che vive, in anticipo su tutti noi, i frutti della Redenzione operata dal suo Figlio, con la Sua Passione, Morte e Risurrezione. In lei, concepita senza peccato originale (Immacolata Concezione) è prefigurato ciò che la Chiesa sarà alla fine, partecipando alla Gloria Dio.

= Giuseppe è “figura” della Chiesa che vive nella storia, che, come lui,

  • deve custodire con una razionalità piena che diventa fede, un Mistero più grande di ogni aspettativa puramente umana.
  • E deve affrontare di giorno in giorno le prove e le persecuzioni alle quali viene sottoposta, custodendo la fede, la presenza reale del Figlio di Dio che è ora in se stessa come allora lo fu nel grembo di Maria.

La liturgia, con le sue letture ci dice tutto questo sul Natale imminente. Sappiamone trarre l’insegnamento perché la nostra esistenza terrena sia secondo “giustizia”, secondo la “verità”, per il nostro “bene” e quello di tutti.

Maria, Madre della Chiesa, prega per noi!

Giuseppe, Patrono e Protettore della Chiesa, prega per noi!

 

Bologna, 18 dicembre 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 


 

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