Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood
Margaret Sanger, fondatrice di Planned Parenthood

 

 

di Elisabetta Sala

 

Nell’ultimo resoconto annuale (2024-25), Planned Parenthood vanta un nuovo record: 434.450 “interruzioni”. Ad oggi, i bambini abortiti legalmente negli Stati Uniti sono più di 60 milioni. Ma anche gli aborti clandestini sono in ascesa vertiginosa, grazie alle varie pillole di ore e giorni dopo, che banalizzano l’atto e lo sottraggono a ogni statistica. Per non parlare degli embrioni “scartati” dalla sempre più diffusa fecondazione artificiale o di esperimenti in laboratorio di cui non sapremo mai. 

Ogni limite è crollato. Ciò che fino a tempi recenti era per tutti impensabile e vergognoso è diventato ipotizzabile, poi possibile, poi legale, poi incoraggiato, poi normale. Sempre in nome del “male minore”, ovviamente. Ma tutto cominciò in sordina; tanto, la finestra di Overton procede da sé. 

Per questo Margaret Sanger, la notoria fondatrice dell’associazione più abortista del mondo, partì piano: ben sapendo quanto il solo pensiero di sopprimere la vita nascente destasse universale disgusto, concentrò la sua battaglia sulla legalizzazione della contraccezione. Perché ogni donna potesse vivere serenamente, senza l’“incubo” di gravidanze indesiderate, e non ricorresse a quelle orribili misure estreme. La contraccezione eliminerà l’aborto! 

Nel suo scontro con la mentalità “bigotta” dell’America di primo Novecento, la Sanger si ispirò all’Inghilterra, che, madre di ogni rivoluzione, si trovava ben più avanti. In quel Paese, infatti, i primi propagandisti di successo contro la vita erano stati, ancora in epoca vittoriana, Charles Bradlaugh e Annie Besant. L’uno, politico e attivista, fondatore della Società Secolare Nazionale; l’altra, femminista, socialista, iscritta alla massoneria, nonché collaboratrice di Helena Blavatsky, la ben nota occultista e fondatrice della teosofia. Nel 1877 i due avevano fondato la Lega Malthusiana; non sorprenderà che fossero entrambi ferocemente anticristiani. 

Ora, il rapporto della Sanger con il cristianesimo era similmente ostile. Il marito, William Sanger, era di origine ebraica, mentre lei (nata Margaret Higgins e battezzata cattolica) era di famiglia irlandese ma agnostica. Iscritti al partito socialista, promossero insieme la contraccezione, da lei rinominata “controllo delle nascite”, come mezzo per aiutare le donne povere. 

La prima pubblicazione regolare della Sanger, The Woman Rebel, risale al 1914. Il motto, “Né Dio, né padroni”, era quello dell’unione comunista-anarcoide Industrial Workers of the World. 

Non è un caso che gli Stati Uniti fossero da diversi anni meta di rifugiati politici delle organizzazioni più estremiste d’Europa. La prima grande ondata di migrazione rivoluzionaria si verificò, soprattutto dai territori germanici, in seguito alla repressione dei moti del Quarantotto. La seconda si ebbe dall’impero russo, soprattutto negli anni che seguirono l’assassinio dello zar Alessandro II (1881), che diede luogo a una reazione governativa che molti definirono brutale. In tutto l’Occidente, i movimenti anarchici di fine secolo si segnalarono per violenza e anche per un certo successo. L’omicidio mirato di governatori e regnanti divenne sempre più un fatto di cronaca. Ma l’idea che propugnavano era la cosiddetta “propaganda del fatto”, cioè atti di terrorismo, che spesso comportavano vittime innocenti. 

Una di questi emigrati dai territori russi, specificamente dal cosiddetto “pale of settlement”, era l’anarchica Emma Goldman, meglio nota come “Red Emma” (1869-1940). Giunta negli States nel l885, divenne in breve una delle figure più notorie e controverse del mondo anarchico americano. 

Più anziana di Margaret di una decina d’anni, e già famosa quando questa si andava affermando, aveva già incluso la contraccezione nel suo discorso più ampio di “liberazione” da ogni autorità e si era pure già fatta arrestare per aver disseminato propaganda contro la vita. Quando la Sanger trasformò le minacce di arresto in propaganda a proprio favore, tutto ciò era già stato fatto dalla Goldman. Anch’ella fondatrice di una rivista, Mother Earth, al sapere della lotta ideologica della Sanger, le diede un sostegno “aggressivo” (cit. Wikipedia). 

Come poi la Sanger, Emma la Rossa divenne infermiera e ostetrica; come lei, si guardò bene dall’eseguire aborti. Non perché non fosse favorevole all’idea, ma perché era una pratica pericolosa per le donne e perché, a suo dire, non avrebbe risolto il problema politico dell’“oppressione”. Per otto anni si legò però sentimentalmente a uno strano “medico dei poveri”, tale Ben Lewis Reitman, il quale praticava aborti gratuitamente; sempre, beninteso, per aiutare le donne povere. 

In anni più recenti, Planned Parenthood ha riconosciuto in vari modi il suo debito verso “Red Emma”; per esempio, dedicandole nel 1973 una clinica per aborti nello Iowa. 

Per il suo sostegno ad attività sovversive e terroristiche, la Goldman fu deportata in Russia nel 1919; da qui, la Sanger cominciò a staccarsi dal movimento anarchico. Nel 1921 fondò l’American Birth Control League (che sarebbe poi diventata Planned Parenthood nel ‘42). Quell’anno segnò anche il divorzio da William Sanger.

Nel corso degli anni Venti la Sanger trovò dunque opportuno staccarsi dalle istanze “di sinistra” per abbracciare politiche denataliste “di destra”; perché la rivoluzione non ha colori. Nel 1925, ad esempio, entrò nella Lega Neomalthusiana inglese, che si occupava della riduzione degli abitanti del pianeta in nome di una fantomatica “sovrappopolazione di poveri”. Ben nota è la promozione di contraccezione e (ben presto) aborti nelle comunità afroamericane, proprio per contenere i numeri. Ancora oggi, le donne afroamericane che abortiscono sono il 40% (sul 13% della popolazione), mentre le bianche sono il 32% (sul 60% della popolazione). 

L’eugenetica era a quel tempo promossa da diversi governi. Anche la Sanger si fece sostenitrice della sterilizzazione per gli “inferiori”, sia volontaria che involontaria (ricordiamo che, tra il 1927 e il 1917, negli Stati Uniti furono sterilizzate circa sessantamila persone). Intanto, nel 1926 accettò di tenere una conferenza presso una branca femminile del Ku Klux Klan. 

Poco dopo il divorzio, la Sanger convolò a nuove nozze. Quando, infatti, nel 1922, ricevette una proposta di matrimonio dal milionario James Noah H. Slee, proprietario di una grande società petrolifera, non fu dapprima granché entusiasta: “Non voglio sposare nessuno, tantomeno un uomo noioso che va in chiesa e che non si interessa di arte né di nient’altro”. Pensandoci bene, però… “Quando sarà la prossima volta che conoscerò un uomo da nove milioni di dollari?” (Vicki Cox, Rebel for Women’s Rights, p. 76). Optò dunque per il sì, a patto che lui accettasse una relazione “aperta” (che incluse, tra l’altro, un affaire ventennale tra Margaret e H.G. Wells). Slee contribuì al movimento fondato dalla moglie contrabbandando diaframmi dal Canada, nascondendoli nelle sue petroliere.  Non appena la legge approvò i contraccettivi, Slee procedette a co-fondare la compagnia Holland-Rantos, la prima produttrice di diaframmi negli Stati Uniti. E quando, nel ’29, arrivò il crollo di Wall Street, l’organizzazione della Sanger (la quale aveva mantenuto il cognome del primo marito) non ne fu minimamente toccata, giacché oltre a Slee, era finanziata anche dai Rockefeller e dalla potentissima multinazionale JP Morgan. Quando morì, nel 1943, Slee le lasciò cinque milioni di dollari. 

Sulla scia della mentalità contraccettiva, nel corso degli anni Trenta sempre più Stati cominciarono a permettere l’aborto “terapeutico”, ma solo se strettamente necessario per salvare la vita della donna. Sappiamo bene come invariabilmente finiscono queste “eccezioni estreme”, questi “casi pietosi”: già allora si arrivava tranquillamente a 800.000 aborti l’anno. L’associazione di Margaret Sanger fu felice di contribuire, inviando sempre più donne presso i medici autorizzati: la via era aperta, e ben prima di Roe vs. Wade, la sentenza che legalizzò l’aborto negli USA. 

Nel 1970, quando l’aborto divenne legale nello stato di New York, Planned Parenthood era più che pronta: cominciò a praticare aborti presso la propria sede il giorno dopo l’approvazione della legge. Margaret Sanger ne sarebbe stata orgogliosa; peccato che già da quattro anni avesse lasciato questo mondo per un luogo in cui i sostenitori, specie se ricchi, anarchici o globalisti, non contano più nulla.

 


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