STORIA COLONNA INFAME I_promessi_sposi Fonte Wikipedia
fonte: Wikipedia

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Dopo che, adolescente, al Liceo ho studiato come tutti I promessi sposi, nel 1996, ancora studente universitario, ho acquistato e letto Storia della colonna infame, anch’essa scritta da Alessandro Manzoni, il quale dapprima la compose come parte integrante de I promessi sposi e poi la rese opera autonoma volendo, comunque, che facesse da appendice al suo lavoro più famoso nell’edizione definitiva del 1842.

Già allora ho annotato diversi concetti coi rimandi alle pagine in cui il Manzoni li esprimeva, ma non potevo certamente immaginare che svariati temi trattati dal letterato si sarebbero rivelati ‘profetici’, cioè estremamente attuali riguardo al complesso degli accadimenti da noi vissuti soprattutto dalla fine del 2020 e riassumibili col neologismo di CoviDittatura.

Benché diversi passi de I promessi sposi siano sul punto egualmente significativi mi concentrerò su Storia, il cui oggetto è il processo aperto contro presunti “untori” davanti ai “giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non meno che orribili” (A. Manzoni, Storia della colonna infame, Tascabili economici Newton, Roma, 1993, p. 13). Fu inoltre decretata la distruzione della casa di uno di questi e sui ruderi fu fatta erigere, appunto, una colonna con una lapide che perpetuava l’infamia a carico dei condannati.

Ora, non v’è chi non veda la sorprendente assonanza tra gli “untori” manzoniani e i c. d. No Vax che, nel periodo successivo all’introduzione in Italia del c. d. vaccino contro il virus SARS-CoV-2, sono stati presto marchiati proprio come novelli “untori” per la loro posizione almeno dubbiosa, se non di netta opposizione all’inoculazione di quel prodotto. Non va dimenticato, però, che “untori” erano considerati persino i guariti dal virus, per i quali molti pretendevano la vaccinazione nonostante l’insegnamento dello stesso Manzoni sui monatti, quali “serventi pubblici”, preposti ai servizi “più pericolosi della pestilenza”, tra cui “levar dalle case, dalle strade, dal lazzeretto, i cadaveri” e sotterrarli; “portare o guidare al lazzeretto gl’infermi, e governarli; bruciare, purgare la roba infetta e sospetta” (I promessi sposi, capitolo XXXII). E tutto ciò i monatti potevano fare perché, già contagiati dalla peste, ne era divenuti immuni.

Orbene nei confronti di questi nuovi “untori”, i No Vax, non sono mancati gli epiteti e gli atteggiamenti ingiuriosi, non solo al livello alto, politico-mediatico (qui una selezione: https://lanuovabq.it/it/pdf/ieri-tutti-odiatori-contro-i-non-vaccinati-oggi-tutti-pacifisti), ma anche al livello basso, tra la gente comune: dal parente che, a tavola, davanti a tutti – silenti – diceva, concedendolo quasi schifato, “il bacio del No Vax !”; all’antico, e insospettabile, conoscente che vedendo avvicinare la persona non vaccinata le ha detto, inorridito, “non mi toccare !”; dall’amica che, per il pranzo di Natale in famiglia, è stata ammessa al desco solo dopo aver effettuato e mostrato il tampone; al dotto che avrebbe lasciato i non vaccinati, in quanto privi del cosiddetto Green Pass, financo fuori dalla Messa; fino al sacerdote che ha realizzato questo intento facendo sapere previamente che i No Vax non fossero graditi.

Questi fatti, realmente accaduti, sono soltanto alcuni degli innumerevoli esempi della sofferenza di molti, che – quali “untori” ed “accusati d’aver propagata la peste” (Manzoni, Storia della colonna infame, cit.), rappresentata, nel secolo attuale, da quel Coronavirus – venivano contrapposti a quelli che la propaganda presentava come “eroi” (segnatamente i medici e gli infermieri) e come cittadini “responsabili” perchè ligi alle regole.

Il grande letterato milanese, dopo aver ripercorso criticamente il processo argomento del suo libro, fa una “breve storia dell’opinione che regnò intorno ad esso, fino al Verri, cioè per un secolo e mezzo circa” e giudica “cosa curiosa il vedere un seguito di scrittori andar l’uno dietro all’altro come le pecorelle di Dante senza pensare ad informarsi d’un fatto del quale credevano di dover parlare” (A. Manzoni, op. cit., p. 18). Anche in tali righe si riscontra una mirabile coincidenza tra il “seguito” degli autori manzoniani ed il multiforme mondo di rappresentanti delle istituzioni, politici, conduttori televisivi, personaggi dello spettacolo, giornalisti, quasi unanimemente schierati, a mo’ di gregge, a favore del c. d. vaccino, verso la cui inoculazione, poi divenuta obbligatoria, spingevano insistentemente – o con slogan o con sorrisi o con gesti (celebre quello dell’indice e del medio divaricati come segno di vittoria e poggiati sul deltoide, quale sito anatomico in cui avveniva l’iniezione vaccinale) -. 

E molti tra costoro agivano proprio “senza pensare ad informarsi d’un fatto del quale credevano di dover parlare” (Manzoni). Era questa, infatti, la sensazione che questi davano a quanti invece – o con domande o con pensiero logico e critico o documentandosi – avevano scelto di non vaccinarsi, peraltro chiedendosi se siffatta assenza di informazioni fosse espressiva di buona fede o, piuttosto, dovuta al fatto che non pochi singoli – celebri o divenuti tali (come i televirologi) – fossero  prezzolati arruolati ai fini della grande pubblicità vaccinale, che investiva, quotidianamente ed ossessivamente, chiunque. 

Manzoni prova “dispiacere” e “quasi rabbia, di chiunque siano”, per “quelle parole in conformità e in esaltazione dell’errore, quell’affermar così sicuro, sul fondamento d’un credere così spensierato” (A. Manzoni, op. cit., p. 18). Pure in queste parole sembra di leggere le reazioni dei No Vax: molti di questi, invero, erano dispiaciuti, altri erano arrabbiati, altri ancora provavano, frammisti, entrambi i sentimenti per la celebrazione di un’apparente verità, che ai più sembrava tale perché una massa di persone la portava avanti, quando in realtà tale ‘verità’ era errore e menzogna, consistendo non già nel portato della scienza – come dalla politica alla gente comune diffusamente si pretendeva – bensì in un “affermar così sicuro, sul fondamento d’un credere così spensierato” (Manzoni): in un credo, insomma, che faceva della (pseudo)scienza la nuova religione.

Frutto del clima di divisione prodotto da questo “dagli all’untore!” (secondo l’urlo rivolto da una donna a Renzo nel capitolo XXXIV de I promessi sposi: “l’untore! dagli! dagli! dagli all’untore!”) era che le vittime di gravi discriminazioni (non solo i visti etichettamenti sociali, ma, di più, la progressiva privazione di servizi pubblici e persino di lavoro e stipendio tramite l’adozione del Green Pass), anziché essere ascoltate o comunque rispettate, venivano bersagliate con “maledizioni” e “indegnazione alla rovescia” (A. Manzoni, Storia della colonna infame, cit., p. 18). Insomma i vaccinati, i quali avrebbero dovuto sentirsi protetti dal vaccino, sembravano invece più inferociti dei No Vax, che infine, per ammissione dello stesso premier Mario Draghi, sono stati anche normativamente esclusi dalla società.

“Tutto Milano sapeva (è il vocabolo usato in casi simili) che Guglielmo Piazza (uno degli accusati in Storia, NdR) aveva unti i muri, gli usci, gli anditi” (A. Manzoni, op. cit., p. 37). Come tutti sapevano – ossia erano convinti – che i No Vax fossero “untori”, diffusori del virus, mentre presto emergeva che, al contrario, erano gli stessi vaccinati a favorire la circolazione del virus, a causa del graduale – in relazione al numero più o meno alto di dosi ricevute – effetto immunodepressivo del vaccino, che sortiva un esito paradossalmemte opposto a quello di un vaccino verificato, ossia il rafforzamento delle difese immunitarie.

Leggendo gli atti processuali lo scrittore trova, poi, un documento in cui si legge che “Stefano Baruello” è stato “condannato come dispensatore delli onti pestiferi, sparsi per questa Città, ad estinzione del Popolo” (A. Manzoni, op. cit., p. 44), similmente a quegli “untori” dei No Vax, che – per l’asserzione dello stesso Draghi – non vaccinandosi si ammalavano e morivano; o facevano ammalare e facevano morire altri. 

Come riportato dal Manzoni, l’illustre Ludovico Antonio Muratori racconta: ho “trovato gente savia in Milano” che “non era molto persuasa che fosse vero il fatto di quegli unti velenosi, i quali si dissero sparsi per quella città, e fecero tanto strepito nella peste del 1630” (A. Manzoni, op. cit., p. 89). Sembra quasi, dunque, che Muratori e Manzoni parlino di alcuni, pochi invero, esponenti della classe dirigente e intellettuale che, ragionevoli e criticamente informati, non ritenevano affatto che i No Vax fossero pericolosi “untori”.

Tuttavia – afferma lo storiografo della città di Milano Ripamonti, menzionato dal letterato – tanto “l’opinion contraria” agli untori “è radicata nelle menti, e la plebe credula al solito, e la nobiltà superba son pronti a difenderla, come quello che possano aver di più caro e di più sacro” che mettersi “in guerra con tanti, sarebbe un’impresa dura e inutile” (A. Manzoni, Storia della colonna infame, cit., p. 88). Analogamente, molti No Vax preferivano desistere dal far riflettere gli interlocutori, poiché tale impresa era vanificata dal radicamento della verità ufficiale nella mente della gente, ben disposta alla manipolazione, e rafforzata da un potere arrogante che, insieme alla moltitudine, difendeva a tutti i costi quella narrazione quale dogma assoluto: il virus era terribile e incurabile se non col vaccino, al quale perciò – secondo lo stesso presidente Mattarella – non ci si poteva sottrarre invocando la libertà di non vaccinarsi. 

Secondo gli atti processuali compulsati da Manzoni un altro degli accusati, il barbiere Giangiacomo Mora, “componeva e spacciava un unguento contro la peste; uno de’ mille specifici (ossia medicine, NdR), che avevano e dovevano aver credito, mentre faceva tanta strage un male di cui non si conosce il rimedio” (A. Manzoni, op. cit., p. 47). Anche questo passaggio sembra riecheggiare i vari Medici che, in scienza e coscienza, si impegnavano nell’individuare farmaci – quasi sempre ordinari, facilmente procurabili dai pazienti e non costosi – che potevano essere presi in esame mentre, ufficialmente, aumentavano i morti per un virus rispetto al quale l’unico rimedio ammesso era il vaccino. E similmente al Mora questi Medici e ricercatori – taluni premiati col Nobel o dotati di un H-index elevatissimo – sono stati processati, sospesi, radiati e beffeggiati.

Constata infine il Manzoni che “Dio solo ha potuto vedere se que’ magistrati, trovando i colpevoli d’un delitto che non c’era, ma che si voleva, furon più complici o ministri duna moltitudine che, accecata, […] violava con quelle grida i precetti più positivi della legge divina, di cui si vantava seguace” (A. Manzoni, op. cit., p. 15). Come Dio e la storia giudicheranno se i soggetti dotati di potere – istituzionale, politico, mediatico – dando, in varie forme, la caccia ai No Vax, ingiustamente accusati di responsabilità che non avevano (attesa la non provata efficacia e sicurezza del vaccino), siano stati correi della massa interessata solo alla propria salute asseritamente messa a repentaglio dalla peste del virus e dai No Vax; ovvero se quei soggetti siano stati i portavoce di quella stessa moltitudine che, per ignoranza e per fobia, era priva di razionalità ed avversava i propri pari che diceva di amare davanti a Dio. Pretendendo, per chiunque e con ogni mezzo, quel vaccino come “atto d’amore”, reiteratamente promosso da Jorge Mario Bergoglio e con lui da tanta parte della stessa Chiesa.

 


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