di Fabio Vessillifero
PREMESSA
La scuola italiana si trova oggi a far fronte a gravi difficoltà in campo pedagogico, didattico ed organizzativo, tuttavia, non mancano al suo interno docenti competenti capaci di rispondere con efficacia ai bisogni formativi delle nuove generazioni. Se la scuola italiana, in certi contesti, è in grado di raggiungere risultati più che soddisfacenti, lo dobbiamo a questi docenti che danno il meglio di sé e che considerano l’insegnamento più una vocazione che un semplice mestiere.
- SCUOLA DI STATO PER UN REGIME SOVIETICO
In Italia, tuttavia, permane nei fatti un sistema scolastico di tipo sovietico. Lo stato italiano infatti, pur ammettendo barlumi di pluralismo nelle pochissime scuole pubbliche non statali, dal dopoguerra fino ai nostri giorni ha avvocato a sè la funzione educativa, disattendendo indicazioni fondamentali della Costituzione Repubblicana la quale prevederebbe che i cittadini possano godere, in un contesto democratico, di una reale libertà educativa [1].
È triste doverlo ammettere ma la “la costituzione più bella del mondo” è rimasta per tanti aspetti lettera morta, un progetto ben lontano dal suo compimento.
Dobbiamo affermare con amarezza che i nemici della Costituzione sono ancora tanti – troppi! – e si annidano sulle cattedre scolastiche, perfino universitarie, per cui siamo ancora molto lontani da una reale presa di coscienza del problema [2].
La Costituzione Repubblicana è destinata a rimanere disattesa fino a quando non saremo in grado di superare radicalmente la mentalità statalista che ancora domina nella mentalità comune e che è fatta propria delle élite massonico-finanziarie-globaliste, le quali considerano lo stato con le sue istituzioni un mero strumento finalizzato al controllo e all’inquadramento della popolazione dentro i parametri del sistema produttivo [3].
- LA SCUOLA STATALE SI PONE IN ANTITESI AL PROGETTO DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
La scuola dovrebbe partire del presupposto che il dialogo educativo è un elemento essenziale per lo sviluppo del senso critico, per offrire competenze atte a favorire l’inserimento sociale e lavorativo ma soprattutto per offrire risposte adeguate alla domanda di senso. Essa, invece, si presenta attualmente come monolite, legata a metodologie e schemi di pensiero tipici dell’idealismo ottocentesco immessi in Italia nei primi decenni del ‘900 dal ministro fascista Giovanni Gentile. La filosofia neoidealista gentiliana funge tuttora come base ideologica della scuola italiana, la quale nei fatti può quindi ancora considerarsi “una provincia del Reich filosofico tedesco” [4].
Una riprova di questa affermazione non sta solo nel fatto che lo stato esercita un controllo totale sul sistema educativo, dalla definizione dei programmi scolastici alla selezione degli insegnanti, ma anche nell’imposizione del metodo storicista per l’apprendimento dei contenuti delle discipline. A scuola, infatti, non si insegna letteratura, filosofia, pedagogia, arte… ma “storia della letteratura”, “storia della filosofia”, “storia della pedagogia”, “storia dell’arte”, ecc.
Lo storicismo sostiene che tutte le realtà, le idee e le istituzioni sono determinate dal contesto storico in cui si sviluppano, vede la storia non come una serie di eventi statici, ma come un processo in continuo movimento, dove le idee e le istituzioni si trasformano e si evolvono nel tempo in un’ottica di continuo progresso [5]. Questa metodologia, quindi, porta inevitabilmente ad una visione relativista dove non esistono verità assolute e universali, ma solo “verità” provvisorie, parziali e relative a un determinato contesto storico.
Se la prospettiva storicista afferma che non possono esistere acquisizioni certe e definitive, la Costituzione Repubblicana non esista invece a proclamare, in una prospettiva universale e imperitura, che “i diritti dell’uomo sono inviolabili” al punto che la Repubblica li “riconosce” precedenti agli stessi ordinamenti dello stato.
Si tratta, infatti, di diritti che hanno il loro fondamento nella realtà ontologica-metafisica della persona.
Ed è proprio questa valenza oggettiva e immutabile sul piano dell’essere che costituì la base per la risposta ai Gerarchi nazisti a Norimberga, i quali tentavano di dimostrare la loro innocenza proclamandosi umili servitori dello stato.
Che il relativismo storicista non possa andare d’accordo con “gli inviolabili diritti dell’uomo” lo possiamo constatare ancora oggi. Non è un caso, infatti, che nel dibattito politico, sostenuto dai media di regime, non manca chi, partendo sempre da una concezione di “progresso”- cioè da una visione meramente utilitaristica ed edonistica della vita umana – avanza dubbi riguardo la dignità di vita del malato di Alzheimer, del cerebroleso, del disabile grave, dell’anziano non autosufficiente e del bambino non ancora nato…
Purtroppo dobbiamo riconoscere che esempi evidenti di negazione del valore della persona sono ormai all’ordine del giorno in tutto il mondo occidentale. Basti pensare alla condizione schiavista di alcune categorie di lavoratori, al protrarsi irragionevole dell’età lavorativa su persone ormai anziane, alla tassazione feroce che tiene in ostaggio l’attività sociale ed individuale dei cittadini a totale vantaggio dei colossi finanziari che possono vantare residenze fiscali all’estero, alla non facile accessibilità alle cure mediche per malati – anche gravi e cronici – i quali devono attendere mesi o anni per una semplice visita specialistica, alla Shari’a islamica tollerata – se non ammessa – dai governi europei nelle periferie delle grandi città europee…
Riconoscere una base ontologica-metafisica alla dignità della persona in ogni stadio di vita, al di là di pregrine mode culturali, è condizione essenziale per adempiere a livello sociale alle esigenze della giustizia e all’incremento del bene comune. In caso contrario – come ci ricorda magistralmente s. Agostino – lo stato non si distinguerebbe in nulla da una grande associazione a delinquere. (De Civitate Dei, 4,4).
- LA DIGNITA’ DELLA PERSONA SI FONDA SULLA RIVELAZIONE CRISTIANA
È evidente che il rifiuto di un pieno riconoscimento della dignità della persona va di pari passo con il misconoscimento della tradizione ebraico-cristiana e nel contempo della tradizione greco-romana, quale luogo di origine e sviluppo del pensiero critico, della metafisica, della logica e del diritto.
Il termine “persona” come sappiamo innesta le sue radici semantiche nella riflessione teologica dei Padri della Chiesa e nelle codificazioni dogmatiche dei primi Concili Ecumenici. Successivamente è passato nell’ambito antropologico per esprimere anche la realtà dell’essere umano nella sua dimensione maschile-femminile: come Dio e gli angeli, anche l’uomo e la donna sono esseri personali.
San Tommaso d’Aquino (XIII sec.) non esista ad affermare che la persona è quanto di più perfetto possa esistere nell’universo: “Persona significat id quod est perfectissimum in tota natura, scilicet substantia in natura rationalis” (Th, I, q. 28, a. 3).
Ma che cos’è la persona? Secondo la definizione classica di san Severino Boezio (V-VI sec.) la persona è un soggetto di natura razionale “rationalis naturae individua substantia”, dove “rationalis”, interpreta la dimensione del logos greco inteso come “ragione-parola” che si comunica. Si tratta di un soggetto intelligente e volitivo che porta in sé, in modo intrinseco, la necessità della relazione.
La dignità dell’uomo sta nel fatto che la sua mente è aperta all’infinito ed è capace di relazionarsi non solo con i suoi simili e con le creature ma soprattutto con Dio.
Secondo il dato della Rivelazione ebraico-cristiana, la persona umana è stata pensata nella mente di Dio fin dall’eternità, è stata creata ad immagine somiglianza di Dio ed è chiamata a partecipare all’opera creativa stessa di Dio.
Inoltre il valore incommensurabile della persona si evince anche dal fatto:
- che Dio stesso ha voluto farsi uomo,
- Dio stesso nella sua incarnazione ha sofferto ed è morto sulla croce per ciascun essere umano
- attraverso il dono dello Spirito, ogni uomo è chiamato a partecipare alla stessa vita divina.
Date queste premesse, non è difficile comprendere come il pensiero cristiano, approfondendo i contenuti della Rivelazione, abbia condotto ad un reale progresso riguardo i diritti della persona, progresso che raggiunge il suo apice, dopo le rivoluzioni del secolo dei Lumi, nella filosofia del diritto del sacerdote roveretano Antonio Rosmini (+ 1855) per il quale “la persona dell’uomo è il diritto umano sussistente: quindi anche l’essenza stessa del diritto”.
Proprio la filosofia del diritto di Rosmini è stata la principale fonte di ispirazione dei Padri della Costituente nel voler individuare il perno su cui far gravitare l’intero asse della legge fondamentale della Repubblica Italiana secondo il quale è appunto la persona e non lo stato la fonte del diritto.
- IL DISPREZZO DELLA CULTURA CRISTIANA
Sebbene alla religione cristiana venga teoricamente riconosciuto un valore positivo in quanto fattore di sviluppo della cultura europea, essa rappresenta pur sempre, nella concezione idealista di Giovanni Gentile, uno stadio primitivo del cammino evolutivo umano. Il persistente attaccamento alla religione, secondo questo modo di pensare, è visto come un atteggiamento immaturo ed retrivo. Si tratta di una visione ideologica che è fatta propria nella scuola da non pochi docenti bacati non solo del vecchio idealismo hegeliano ma soprattutto di scientismo materialista.
L’ignoranza, il preconcetto nutrito di luoghi comuni, la scarsa conoscenza della storia sono inoltre tutti gli ingredienti aggiunti a quel più ampio planetario pregiudizio anticattolico che il sociologo Philip Jenkins, nel suo libro, ha definito “l’unico pregiudizio ammesso” [6].
In effetti l’epoca del “politically correct”, che ha messo al bando tutti i pregiudizi basati sull’appartenenza etnica, religiosa, sessuale o sociale, accetta oggi solo quello contro la Chiesa Cattolica. Sulla Chiesa e sui cattolici di oggi e di ieri si possono impunemente sparare sentenze di condanna morale e culturale, immotivate e ingiuste.
Ha ragione Philip Jenkins ad affermare: “Si dice addirittura che l’anticattolicesimo sia l’antisemitismo dell’uomo colto. I demagoghi ce l’hanno con gli ebrei, gli uomini di cultura con i cattolici”.
Il povero docente che cerca di esporre fatti e avvenimenti storici in modo obiettivo, si trova quindi ad affrontare una massa di pregiudizi ben radicati dove i classici temi del pamphlet laicista, come le crociate, l’inquisizione e il caso Galilei, ecc., sono sempre decontestualizzati e manipolati e dove invece gli innumerevoli apporti positivi della cultura cristiana sono volutamente minimizzati e taciuti [7].
La messa in ombra dell’evento cristiano si trasforma però inevitabilmente in una sorta di disprezzo, se non addirittura di un vero e proprio odio, verso la stessa cultura occidentale perché non c’è praticamente ambito in cui il cristianesimo non abbia dato un contributo determinante. A nulla è servito l’onesta e lucida ammissione del filosofo idealista Benedetto Croce “per cui non possiamo non dirci cristiani” [8].
Così scrive a riguardo Rino Cammilleri nella introduzione di Fregati dalla Scuola, Effedieffe 1997 (pagg. 5-7):
I manuali di storia della scuola dell’obbligo sono, per comodità, divisi in capitoli. Solo che questi non si limitano ad essere numerati, bensì recano dei titoli. E questi titoli, contrariamente a quel che si pensa, non si limitano a descrivere il contenuto del capitolo ma danno anche un giudizio di valore. Esempio: “Medioevo”, “Rinascimento”, “Risorgimento”, “Resistenza”.
Analizziamo i termini. “Medioevo” significa, come tutti sanno, “età di mezzo”, laddove “Rinascimento” sta per “nuova nascita”. Se si rinasce vuol dire che prima si era morti, ma anche che prima di essere morti si era già nati una volta, per cui adesso si “ri-nasce”. Dunque il Medioevo, epoca precedente al Rinascimento, era il tempo in cui l’umanità era stata morta. Quanto dura il Rinascimento? Pochi decenni, verso la fine del Quattrocento. Poi? Si ha l’Età Moderna, e tutti tiriamo un respiro di sollievo.
Anche se, a ben vedere, le guerre e le catastrofi sembrano moltiplicarsi a ritmi parossistici: guerre tra Francia e Inghilterra, tra Francia e Spagna, tra cattolici e protestanti, tra lanzichenecchi e tutti gli altri, guerre di successione, di devoluzione, delle due dame, dei tre imperatori, dei quattro papi e dei cinque eserciti.
La Riforma: finalmente Lutero spezza le catene del dogma e della Chiesa. Controriforma: l’Italia ricade nell’oscurantismo. Solo a ben guardare si scopre che le guerre di religione stavano tutte nei paesi protestanti, mentre in Italia si stava tranquilli.
Il Medioevo, i “secoli bui”. Quanto è durato? Dalla caduta dell’Impero Romano fino alla scoperta dell’America. Così dice il Manuale. Dunque mille anni e qualcosina. Mille anni! Sbrigativamente catalogati come “età di mezzo”. Cribbio, che lunga morte! Ma “in mezzo” a cosa? All’Età Classica e al Rinascimento. Vuol dire che si era vivi ai bei tempi di Atene e Roma, poi si morì per mille anni e si rinacque infine alle soglie del Cinquecento. Infatti nel Rinascimento riappaiono, nell’arte, i trionfi di Bacco ed Arianna, Ercole, Apollo e Minerva. Cioè il paganesimo antico. Ecco la “rinascita”. Tra un paganesimo (quello antico) e l’altro (quello rinascimentale) c’era un periodo di mille anni che quelli che ci abitavano chiamavano “Cristianità”. Ergo: durante i secoli cristiani eravamo morti, mentre si era ben vivi nei tempi pagani.
Letta così la storia dell’Europa sembra un continuo tentativo di scrollarsi di dosso il Cristianesimo. E lo è. Solo che tutto ciò nei manuali di storia è dato come positivo.
- IL RIFIUTO DELLA RAGIONE
Conseguentemente al disprezzo della cultura cristiana si è voluto imporre, inoltre, un atteggiamento di sospetto verso le capacità conoscitive dell’uomo. Infatti, secondo la narrativa ufficiale, l’intelletto umano non è in grado di cogliere la realtà delle cose e dei fatti. Come è noto, grazie alla riflessione dei sofisti di regime (Kant, Hegel…), l’uomo ha finalmente preso coscienza che potrà valersi di una conoscenza meramente pratica-utilitaristica, mentre alla metafisica, quale capacità della ragione di cogliere al di là dei sensi la realtà dell’essere, verrà preclusa ogni capacità di giudizio.
Come sia ideologico questo modo di procedere, lo afferma egregiamente Antonio Rosmini nell’introduzione del Nuovo saggio sull’origine delle idee:
“Si osservi che nei tempi moderni la filosofia si volle far rinascere; poiché la vanità e l’amor proprio degli uomini era cresciuto a segno, massime nella seconda metà del secolo scorso (sec. XVIII), che si rinunziò e si disdegnò solennemente tutta l’eredità de’ maggiori: e i sofisti che hanno preceduto o accompagnato la rivoluzione francese, posero un tuono ne’ loro scritti così alto ed insolente, da mostrar di credere e fare altrui credere che prima di essi gli uomini tutti fossero scemi di mente e da innumerevoli pregiudizi straziati e guasti. Quindi quell’immenso disprezzo di cui aggravarono tutti gli scrittori antichi, massime quelli che contenevano le dottrine tradizionali del cristianesimo; il qual disprezzo, gittato sull’antica filosofia e molto più sui Padri e degli altri scrittori di Chiesa, s’introdusse nell’opinione pubblica, e ne nacque una prevenzione che non va scemando se non lentamente, e non è ancora tolta del tutto, con danno delle vere e salutari dottrine” (nota 3 pag. XXXVI).
Il rifiuto della filosofia classica, cioè della metafisica, è perciò anch’esso un passaggio obbligato per poter completare l’opera di demolizione dell’identità culturale dei popoli europei cominciata già in epoca illuministica.
Si potrebbe obiettare che i testi dei classici sono contemplati nei programmi dei licei riformati da Gentile, ma si tratta dei soli autori pagani interpretati in maniera storicista ed in linea con il sistema ideologico liberista. Chi oserebbe oggi, ad esempio, presentare alla riflessione degli studenti il tema del valore della legge morale naturale esposto così magnificamente da Cicerone?
- AL SERVIZIO DELLE ÉLITE
Di fatto la scuola è stata piegata al progetto delle élite massonico-finanziarie-globaliste, per le quali non servono delle persone con identità definite ma rizomi, privi di radici culturali, per essere facilmente malleabili dalle esigenze del mercato.
In ambito scolastico si è fatto strada da tempo un tipo di linguaggio che tradisce esplicitamente la dimensione educativa: si parla infatti di “offerta formativa”, “competenze da acquisire e da spendere”, “crediti e debiti formativi”, anche il Preside stesso si è trasformato in un mero “dirigente scolastico” [10]
In questo contesto, il sapere, privato della sua dimensione sapienziale, viene visto come un semplice prodotto da consumare e immettere sul mercato.
Non è un caso che il grande sofista del libero mercato, rigorosamente ossequiato e preso a modello nelle università, nelle scuole e nei centri studi europei, sia l’austriaco Karl Popper [11].
Pur rigettando l’approccio storicista, il sofista austriaco ammette – sulla linea di Kant – che l’uomo è incapace di cogliere le realtà oggettiva delle cose e dei fatti ma, paradossalmente, afferma che è necessario adottare, a livello pratico, una rigida forma di realismo perché senza le “certezze” che provengono dal senso comune, le relazioni sociali non possono essere ordinate nel sistema amministrativo dello stato e neppure nel processo produttivo.
La vacuità del sistema popperiano si evince facilmente dal fatto che nessuna società può poggiarsi su una visione relativistica dal momento che il rifiuto dell’ordine metafisico porta inevitabilmente alla negazione del senso comune (inteso come un nucleo di verità fondamentali e auto-evidenti che sono alla base della conoscenza umana), alla frammentazione del sapere, all’abbandono dei principi etici oggettivi e universali e, non ultimo, a concepire la stessa ricerca di significato come assurda. Il nichilismo è l’inevitabile esito finale.
Un esempio eclatante di come la scuola sia funzionale al sistema, è l’assunzione indiscussa dell’Agenda 2030 formulata dal World Economic Forum di Davos. Secondo i noti esponenti dell’elite massonico-finanziarie, i cambiamenti climatici sono un’emergenza che bisogna affrontare cambiando drasticamente i stili di vita delle persone.
E che importa se poi i lor signori, convitati al mitico Forum, raggiungono la cittadina svizzera con il loro jet personale capace di produrre due tonnellate di CO2 all’ora?
Che importa se numerosi e autorevoli studiosi del calibro di A. Zichichi e C. Rubbia affermano che la causa dei cambiamenti climatici dipendono solo in parte dall’inquinamento ma piuttosto da altri fattori naturali?
Tuttavia il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile non lascia spazio a dubbi di sorta: esso si prefigge lo scopo “di promuovere la diffusione della cultura dello sviluppo sostenibile per una piena realizzazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030”.
- IL MITO DEL MULTICULTURALISMO
Un altro tema che riguarda direttamente la scuola, usato dalle élite globaliste come grimaldello per indebolire l’identità culturale dei popoli europei e in vista della produzione di rizomi totalmente plasmabili dal sistema liberista, è il progetto del multiculturalismo.
Il multiculturalismo pretenderebbe di inglobare in sé il rispetto delle diversità, l’inclusione e l’integrazione attraverso il dialogo e il confronto. L’obiettivo finale sarebbe costituito da una sorta di cittadinanza interculturale dove i singoli hanno acquisito un senso di appartenenza in un contesto socialmente variegato ma caratterizzato dalla convivenza e dalla cooperazione.
È evidente che il multiculturalismo così concepito non crea un vero dialogo tra le culture ma anzi, porta ancora in sè la pretesa del relativismo che è anch’esso una ideologia al pari delle altre.
L’accoglienza verso gli stranieri non ha nulla a che vedere con la virtù evangelica della carità, dal momento che essi vengono considerati unicamente in funzione della forza lavoro. Infatti gli extracomunitari sono notoriamente disponibili a mansioni meno qualificate in vari settori come l’agricoltura, l’edilizia, i servizi alla persona e la ristorazione [12].
Se ci fosse una vera attenzione verso i popoli sottosviluppati, si sosterrebbe piuttosto il “diritto a non emigrare”, creando condizioni di equità affinché le persone non siano costrette a lasciare il loro paese a causa di fattori come sfruttamento, povertà, guerre, violenze o disastri.
È comunque un dato di fatto che l’enfasi sul rispetto delle culture ha portato sovente nei paesi occidentali alla tolleranza di pratiche che violano sistematicamente i diritti umani (la Shari’a, la poligamia, l’infibulazione…) e che la difficoltà nel definire un nucleo di valori comuni ha minato la coesione della società civile dando origine a fenomeni di radicalizzazione e di estremismo.
Come è noto, il cancelliere tedesco Angela Merkel, durante un discorso ai giovani del suo partito CDU (Unione Cristiano Democratica) a Potsdam nell’ottobre 2010, dichiarò che il tentativo di costruire una società multiculturale in Germania era “fallito, completamente fallito”. Le parole di Merkel suscitarono un ampio dibattito in tutta Europa, e si inserirono in un contesto più ampio in cui anche altri leader europei, come David Cameron in Gran Bretagna e Nicolas Sarkozy in Francia, espressero posizioni simili sul fallimento del multiculturalismo.
La società multietnica non può poggiarsi sul valore della dignità della persona perché questo concetto non è condiviso. Esso risulta totalmente assente nell’islam, mentre il buddhismo e l’induismo predicano altresì il superamento di tale concezione dal momento che considerano l’uomo un semplice aggregato di elementi quali corpo fisico e sensi, intenzioni, pensieri ed emozioni che sono in costante cambiamento e interdipendenza senza un “io” permanente che li unifica e li controlla.
Non è quindi un caso che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi nel 1948, sia ancora oggetto di contestazioni. È risaputo che la Dichiarazione, pur proclamandosi “universale”, rifletta in realtà valori occidentali ed ignori altre tradizioni che pongono maggiore enfasi sulla comunità, sulla famiglia, sul dovere e sulla spiritualità… È inutile negare poi che molte culture tendono a dare maggiore importanza ai diritti collettivi rispetto ai diritti individuali. In sostanza l’imposizione dei diritti umani da parte dell’Occidente viene visto come una forma di etnocentrismo, che mira a omologare le diverse culture e fare un uso strumentale degli stessi diritti al fine di giustificare interventi politici e militari in altri paesi.
- IL CRISTIANESIMO O LA BARBARIE
Secondo le incredibili affermazioni del signor Derio Olivero, presidente della Commissione per l’ecumenismo della CEI e vescovo di Pinerolo, l’ora di Religione Cattolica dovrebbe rinunciare alla sua identità per diluirsi in un vago confronto tra religioni e sistemi di significato: «Non più un’ora di religione cattolica, facoltativa, quanto piuttosto un insegnamento obbligatorio del fenomeno religioso in chiave plurale per abituare lo studente a diventare un cittadino capace a meglio comprendere la società in cui si trova» [13].
Credo che a questo punto bisognerebbe osservare che il messaggio cristiano non ha mai cessato di essere una presenza significativa nella società contemporanea. Nonostante la secolarizzazione e la diversificazione delle credenze, Cristo rimane un simbolo potente che influenza l’arte, la letteratura, il cinema, la musica e il dibattito pubblico. Inoltre il cristianesimo si sta globalizzando molto più velocemente di quanto non facciano la democrazia, il capitalismo e la modernità come osserva acutamente Rodney Stark in La vittoria della ragione (pag. 345). Il cristianesimo si sta diffondendo rapidamente in Africa, America Latina e in Asia, soprattutto in Cina, dove le persecuzioni del regime non fanno altro che aumentare l’interesse verso la Chiesa. Anche nei paesi islamici l’interesse per il cristianesimo è altissimo: chi segue social a tema religioso si imbatte frequentemente in profili anonimi di criptocristiani che abitano in paesi musulmani.
Perché il cristianesimo riesce a rimanere sulla cresta dell’onda nonostante la secolarizzazione e la concorrenza delle altre religioni?
Paradossalmente è proprio la società secolarizzata consumistica e tecnicizzata che acuisce la sete di senso dal momento che essa è originata dalla mancata corrispondenza tra le promesse del consumo e della tecnica con i bisogni profondi dell’essere umano. E mentre l’Islam pone un’enfasi eccessiva sull’osservanza delle norme esteriori e guarda con sospetto alla dimensione mistica, le religioni orientali, all’opposto, offrono un percorso che invita alla introspezione, dove però l’esplorazione personale del sé e la relazione con il divino sfocia nel superamento dell’io personale inteso come realtà illusoria.
Nei fatti, solo nel cristianesimo cattolico [14] grazie al concetto di persona è possibile trovare un’equilibrio che non annienti l’individuo nella collettività, non dissolva l’uomo nel divino e eviti di cadere in una visione panteistica del mondo e della natura.
L’IRC non può dunque limitarsi ad aiutare gli studenti a decodificare il linguaggio religioso dei vari sistemi di significato ma deve diventare un luogo di confronto in modo che i ragazzi trovino nel ricco patrimonio del cristianesimo cattolico le risorse per la loro crescita e un orientamento per il loro progetto di vita.
- E’ POSSIBILE L’IRC IN UN CONTESTO LAICO?
Tuttavia l’IRC è rivolto formalmente anche a studenti non credenti o appartenenti ad altre religioni. Non è un’attività di catechismo e non mira alla conversione.
Ma è possibile trasmettere i contenuti della fede prescindendo dalla fede stessa? E possibile conoscere realmente il cristianesimo mettendo tra parentesi quella relazione vitale che lega l’uomo a Dio attraverso Cristo? Poiché è proprio questa relazione l’essenza del cristianesimo.
La risposta è no, non è possibile. La parola di Dio è chiara a riguardo: “Nessuno può dire che Gesù è il Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor. 12,16).
Quindi senza una comprensione della realtà teandrica del mistero di Cristo non è possibile conoscere nulla del cristianesimo. Senza la luce intellettuale che deriva dalla fede (intesa quindi come virtù teologale infusa), non è concepibile conoscere la realtà profonda del cristianesimo e dei suoi dinamismi. Esso apparirà come un sistema culturale incoerente, privo di un centro propulsore e di un principio unitario che ne definisca struttura e significato.
In che modo è possibile collegare figure ed esperienze così diverse come Dante e Mozart, Michelangelo e il metodo sperimentale, il calendario gregoriano e leggi del Mendel…?
- IL LAICISMO PORTA IN SE’ I GERMI DELLA SUA DISSOLUZIONE
Se viene preclusa la conoscenza del cuore del messaggio cristiano, verrà conseguentemente preclusa la comprensione della natura umana e della sua dignità. Gli innegabili contributi portati dalla cultura cristiana come la scienza sperimentale e lo sviluppo tecnologico [15] devono andare di pari passo con una acquisizione sempre più consapevole dalla dignità della persona, altrimenti queste “conquiste” si riveleranno autodistruttive per la stessa specie umana.
“La civiltà moderna, nonostante il suo immenso successo tecnico, è moralmente debole e spiritualmente divisa. La scienza e la tecnologia sono in sé moralmente neutrali e non forniscono alcun principio guida spirituale. Sono soggette a essere usate per i propri fini da qualsiasi potere de facto a cui capiti di controllare la società. Di conseguenza oggi osserviamo come le risorse della scienza siano state usate dallo Stato totalitario come strumenti di potere, e come l’ordine tecnologico sia stato applicato nel mondo democratico occidentale al servizio della ricchezza e del soddisfacimento delle necessità materiali, anche se queste necessità sono stimolate artificialmente dagli stessi poteri economici che trovano il loro profitto nel soddisfarle”.[16]
Può essere sconcertante ma il panorama socio-culturale non è cambiato rispetto alla visione delle ideologie totalitarie che hanno funestato il XX secolo se oggi giuristi e politici affermano con saccenza e disinvoltura che la Costituzione anche nei suoi punti nevralgici può essere considerata un mero prodotto culturale di un determinato periodo storico [17]. Perciò tutte le conquiste sociali e politiche fondate sui principi di ugualianza, libertà e democrazia che si ritenevano acquisite in modo definitivo, potranno tranquillamente essere messe nuovamente in discussione [18].
Segno evidente che senza Cristo, l’uomo, il mondo e la storia perdono di significato e ogni riferimento etico è soppresso: tutto rimarrebbe funzionale ai progetti delle élite massonico-finanziarie-globaliste sempre avide di guadagno e mai ebbre del sangue dei popoli.
Nella memoria liturgica di san Tommaso d’Aquino
sacerdote e dottore della Chiesa
28 gennaio 2025
Note:
1) Perdura infatti nella classe politica come anche nella mentalità comune una visone statalista di stampo hegeliano. Solo lo stato, secondo questo modo di pensare, incarna l’eticità, ovvero l’insieme dei valori morali e delle consuetudini che regolano la vita degli uomini e l’individuo, partecipando alla vita dello stato, interiorizza questi valori e si realizza come essere morale. Lo stato è quindi l’unica fonte del diritto, un diritto però completamente slegato dalle esigenze della legge morale naturale e dove l’individuo può esercitare la sua libertà solo in quanto cittadino.
2) L’Articolo 33 della Costituzione in merito alla libertà di insegnamento afferma: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
3) Riguardo al rapporto tra sistema scolastico e sistema produttivo è assai emblematico il discorso di Mario Draghi, noto esponente della Goldman Sachs international Rothschild & Co, alla Camera dei Deputati in qualità di capo del Governo italiano: https://www.orizzontescuola.it/nuovo-governo-draghi-punta-sugli-its/
4) https://pierovassallo.blogspot.com/2014/09/il-male-oscuro-della-riforma-gentile.html?m=1
5) È un fatto che lo storicismo sia stato spesso utilizzato per giustificare regimi totalitari o per sostenere tesi nazionalistiche: il mito del progresso ad esso strettamente correlato è stato adoperato per legittimare il potere e per creare miti fondativi di determinate comunità: si pensi, ad es., al liberalismo, al comunismo o al nazionalsocialismo tedesco…
6) Philip Jenkins docente di Penn State, episcopaliano (cioè anglicano americano), storico e sociologo della religione. Il saggio si intitola “The New Anti-Catholicism”.
7) È del tutto ovvio infatti che anche la scelta dei contenuti da presentare ai ragazzi tramite i libri di testo, rispecchia una ben precisa scelta idologica: perchè a scuola si studia Alberto Moravia piuttosto che Clemente Rebora?
8) leggi qui
9) Nelle scuole italiane Cicerone viene presentato e studiato principalmente come autore letterario, oratore e figura politica.
10) È evidente che in un contesto del genere la scuola non può svolgere la sua funzione. Per educare occorre infatti una visione dell’uomo. L’educazione non è un processo neutro o meccanico di trasmissione di informazioni, ma un’attività profondamente umana che mira a formare individui completi e consapevoli. Pertanto, presuppone una concezione di cosa significhi essere umani, quali siano le nostre potenzialità, i nostri bisogni e i nostri fini.
11) È notorio che Popper ha in George Soros, il famelico speculatore finanziario, l’allievo più devoto. Soros infatti non solo ha applicato la “filosofia” di Popper alla sua attività finanziaria e al suo impegno filantropico e politico, ma promuove le idee del maestro austriaco a livello globale, attraverso l’Open Society Foundations.
12) Nonostante il loro evidente contributo nel sistema economico nazionale ed europeo, bisogna riconoscere che gli immigrati devono affrontare sfide come la precarietà lavorativa, la discriminazione e l’accesso limitato a determinati servizi.
13) https://lanuovabq.it/it/ora-di-religione-la-cei-progetta-il-ritiro-in-nome-del-pluralismo
14) Uso l’espressione “cristianesimo cattolico” per distinguerlo dal cristianesimo riformato, in cui, come è noto, il concetto di persona è menomato a motivo della dottina luterana del “servo arbitrio”. La Chiesa Cattolica ritiene che l’uomo, pur essendo ferito dal peccato, conserva una certa libertà di scelta e può cooperare con la grazia divina. Lutero, invece, nega radicalmente questa possibilità, affermando che la volontà umana è totalmente asservita al peccato.
15) Come è noto, Galileo nel formulare il metodo sperimentale, parte dall’idea cristiana che il cosmo non sia frutto del caso ma ordinato da leggi rigorose immesse nella natura dal Logos creatore. È inutile poi evdidenziare come la scienza sperimentale abbia dato un’impulso decisivo allo sviluppo tecnologico. Tuttavia il cristianesimo, valorizzando il lavoro manuale (il Figlio di Dio a Nazareth si guadagna il pane facendo il falegname), ha dato un impulso decisvo alla tecnica ben prima di Galileo. Nonostante l’immagine comune del Medioevo come un’epoca oscura e stagnante, in realtà è stato un periodo di grande fermento e innovazione tecnologica. Molte invenzioni che usiamo ancora oggi hanno le loro radici in quel periodo.
16) C. Dawson, La crisi dell’istruzione occidentale, D’Ettoris Editori, Crotone 2003, pag 162.
17) https://lanuovabq.it/it/affondo-su-eutanasia-e-omogenitorialita-la-consulta-viola-la-costituzione
18) Un esempio significativo, in questa direzione, è l’invito apparso sul quotidiano della confindustria Il sole 24 ore a regolamentare l’istituto della schiavitù “perchè esso, nella pratica, già c’è”: https://stream24.ilsole24ore.com/video/economia/sul-serio-puo-tornare-schiavitu/AEEGEZnD
Ma come dimenticare, inoltre, il volto totalitario del governo Draghi nell’imporre a tutti l’inutile terapia vaccinale anticovid? I non pochi cittadini obiettori che si sono rifutati di iniettarsi il magico siero, sono stati sospesi dalle loro funzioni, privati dei loro stipendi ed infine additati al pubblico ludibrio
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