Papa Francesco
Papa Francesco

 

 

di Mattia Spanò

 

Durante uno degli ultimi interventi pubblici sulla pace, papa Francesco ha menzionato la “scarsità di vocazioni in Italia”. Parlava, riferisce la fonte vaticana, davanti ad un gruppo di consacrate che stava salutando. Il giorno prima Francesco aveva opposto un secco “no” alla domanda sulla possibile apertura al diaconato femminile.

In entrambi i casi il papa non offre alcun argomento a sostegno. Mancano “vocazioni”, non necessariamente maschili, pronunciato davanti ad un gruppo di donne consacrate. Perché mancano? Quali sono le cause? Cosa si può fare? Non è dato saperlo. D’altra parte non si possono ordinare donne diacono. Per quale ragione? Il papa non lo dice.

È interessante appuntare due fatti di contorno al diaconato femminile. Il primo è che una sedicente e almeno per me sinora sconosciuta Conferenza sull’Ordinazione delle Donne ha accusato il papa di “tradire il progetto sinodale”. A parte la lieta scoperta che il Sinodo non sarebbe un processo (“iniziare processi, non occupare spazi” è uno dei mantra di Bergoglio) bensì un “progetto”, l’accusa è notevole dal momento che è lo stesso Francesco ad aver postulato l’esistenza della Chiesa Sinodale. Vale la pena ricordare che il concetto di sinodalità è relativamente nuovo, e non è stato ancora canonicamente né epistemologicamente contornato. Per chiarezza: sì, sto affermando che la Chiesa Sinodale non esiste, a meno di non inventarla di sana pianta.

Il secondo fatto è la risposta, come non di rado gli capita ambigua, del cardinal Hollerich, relatore generale del Sinodo, a questo attacco. In sostanza il cardinale suggerisce alle intemperanti signore di pazientare: un passo alla volta, andranno lontano. Cioè otterranno quello che pretendono. La ferma opposizione del papa al diaconato – e in seguito al sacerdozio femminile – non è una cosa seria, ma una tattica furbesca.

Questa tattica è stata rivelata diversi anni or sono. Il predecessore di Hollerich, monsignor Bruno Forte, nel 2016 a proposito della comunione ai divorziati risposati aveva “cantato” mettendo in difficoltà il papa. “Non parliamone in modo diretto, fa’ in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le tirerò io”: questo avrebbe detto Francesco a Forte, il quale fu accantonato in seguito a questo episodio.

Difficile non intravedere uno schema analogo nell’invito di Hollerich, specialmente al cospetto della “rigidità” di Francesco di fronte a queste signore che esprimono istanze “dal basso”, autentico scheletro del pontificato bergogliano: qui si annidano le famose “sorprese dello Spirito”. Sorprese alle quali persino il papa non ha nulla da opporre. Dunque è no al diaconato femminile solo per il momento.

Su tutto ciò aleggia la strategia comunicativa – forse persino psichiatrica – che con ironia vorrei ribattezzare “fenomenite”, la quale consiste nell’evidenziare un fenomeno, un dato di realtà, senza opporvi nulla. Ci sono poche vocazioni? Le vocazioni scarseggiano. Il cancro esiste? Esiste il cancro. D’estate fa caldo, d’inverno non tanto: così è. Basta riconoscere il fenomeno in pubblico, il quale penserà: ah, vedi che lo sanno anche loro, ci stanno senz’altro lavorando. Come no: non ci dormono la notte.

Bisogna dire che il clero ha elevato questa strategia ad una forma d’arte, insieme alla “sfidite”: l’intelligenza artificiale è una sfida, la laicizzazione forzata della società è una sfida, le chiese vuote sono una sfida, i giovani che abbandonano la Chiesa un’altra sfida e così via. “Sfida” è la parola che si usa quando non si ha un accidenti di niente da dire, così come sottolineare il fenomeno diventa indispensabile quando non si ha la più pallida idea del da farsi per risolvere il problema. I fenomeni sfidano l’intelletto e l’autorità, i quali sembrano soccombere in un sabba compiacente. Sempre ammettendo che il problema dei preti rari come le stelle alpine sia davvero tale, e piuttosto non faccia comodo.

Consideriamo l’ipotesi contraria, ovvero che la scarsità di consacrati non sia affatto un problema, anzi. La vera domanda dovrebbe essere: i preti servono davvero? Vexata quaestio. La risposta è: no, non servono. Almeno non in questa curva della Storia, e certo non ai signori in plancia di comando.

Quello a cui stiamo assistendo in Occidente è la concentrazione del potere verso l’alto, e soprattutto della separazione dello stesso dalla legittimazione popolare. Fossimo figli della cultura zarista, confuciana o sciita, la cosa potrebbe avere qualche fondamento. In queste lande, un po’ meno. La mia idea è che questo processo di allontanamento dalle cose umane investa in pieno anche la Chiesa Cattolica.

L’importanza, ad esempio, della presidenza della Commissione Europea non è mai stata tanto strombazzata come nel mandato Von der Leyen. Al tempo stesso, l’eventualità sempre più probabile e vicina della sostituzione di un presidente americano piallato dalla demenza senile sta mettendo in crisi la tenuta stessa dell’Unione. Non ricordo un’altra elezione americana nella quale la temperatura del dibattito sia stata altrettanto incandescente. I media americani commentano l’approssimarsi dell’Election Day, fatto tutto sommato ricorrente con cadenza regolare, come l’Armageddon.

Tuttavia è la Vecchia (in tutti i sensi) Europa a guidare questa rivoluzione antropologica, ovvero la dismissione del popolo e le sue ridicole istanze. I parlamenti nazionali e le stesse presidenze vengono pian piano esautorate di ogni potere e ogni prerogativa, consegnata ad una cerchia sempre più ristretta di presunti “tecnici” – guardandosi bene dal descrivere quale sia l’abilità, il sapere iniziatico che questi caldaisti detengono – i quali dispensano verità inoppugnabili dalle torri d’avorio dove aleggiano come jinn, permettendosi il lusso di acquistare vaccini e magari armi a trattativa privata, obbligandoci poi all’uso degli uni e delle altre.

Bisogna scavare bene, e soprattutto sapere cosa cercare, per scoprire che la prossima udienza del processo alla signora Von der Leyen in merito ai messaggini col CEO di Pfizer Bourla è stata fissata per il prossimo dicembre, dandole agio di essere rieletta per la seconda immunità consecutiva. Immunità penale, non certo quella patologica a noi riservata.

Debito pubblico comune non si può fare, unione politica non ne parliamo (ci sono “le differenze”), in compenso se si tratta di acquistare cinque miliardi di dosi dell’ultimo grido vaccinale, oppure si tratta di passare ad un’”economia di guerra”, come suggerisce il conte Gentiloni Silverj, o indebitarsi per comprare armi come intima Draghi, allora è tutto lecito. Tutto ovvio. Tutto, per l’appunto, fenomenico. Stimulus-response.

La stessa democrazia è ormai ridotta ad un conflitto di minoranze. Femministe contro il patriarcato, gay che vogliono comprare figli, transessuali, non binari, vegani, qualche ciccione qua e là che dia una spruzzata di body positivity, ambientalisti fanatici che deturpano opere d’arte e via dicendo. Il cittadino comune, portatore di interessi banali come avere una casa, un lavoro, una famiglia o decidere del proprio corpo (fatto al contrario caldeggiato se un maschietto di quattro anni gioca con le bambole), è ridotto al silenzio e alla vergogna di sé.

Per tornare alla Chiesa Cattolica, a cosa servono i preti? Probabilmente a niente. È più che sufficiente il papa, e il circolo di consigliori di sua nomina e fiducia. Il papa appare in tv, il papa twitta, si riporta ogni virgola di ciò che dice in tutte le salse, sovente in modo del tutto acritico. A che serve il pastoralismo, se hai un pastore che parla per tutti?

Ormai le stesse interviste e le voci dal sen fuggite del pontefice sono riportare nell’archivio digitale vaticano accanto alle encicliche, le costituzioni apostoliche, le esortazioni, i motu proprio. Sfido il cattolico comune a stabilire su due piedi differenze fra i cappelli in questione: in fondo, sono tutte “parole del papa”, e “se lo dice il papa vuol dire che è così”.

Il prete, il curato di campagna di Bernanos, il quale eventualmente di nomina in nomina può fare carriera fino a sperare di essere eletto pontefice, non serve più. Anzi può dare fastidio, manifestando rigidità farisaica che trasmette ai fedeli: così viene contrabbandata la fedeltà alla lettera, e la scarsa inclinazione alle sorprese dello Spirito.

Decenni di accuse esplicite ai papi di esercitare un potere assoluto anacronistico si risolvono, in linea di principio, esattamente in ciò che hanno osteggiato: pontefici che, finalmente liberati dai sacri vincoli, dicono e fanno ciò che gli passa per la testa in base allo spirito del tempo e alla propria vis comica.

Tutto ciò, verrà detto, è in “perfetta continuità con la tradizione cattolica”. Considerato che la maggior parte delle persone ignora quale sia questa tradizione, si tratta di un’ovvietà autopoietica. L’evangelizzazione già oggi è consegnata al mezzo digitale, e presto anche il papa – invitato ad ordinare moralmente l’impiego dell’intelligenza artificiale, figuriamoci – potrebbe diventare indistinguibile da un avatar elaborato da ChatGPT. La vera “Chiesa povera” che tanto piace alla gente che piace è la Chiesa senza Pietro, ma non si dica in giro.

Un passaggio obbligato per ovviare alla scarsità degli inutili preti saranno le sacerdotesse: ci sono pochi preti uomini, per di più piagati da accuse di abusi sessuali più numerose delle stelle del firmamento. La donna angelicata è la soluzione: anche il papa si rassegnerà, lascia intendere  il card. Hollerich.

E pazienza se le quattro lesbiche vescovesse riformate – chiedo venia per la crudezza dell’ eloquio, ma il dato è biografico: quasi sempre vivono con le “amate Wendy” e un paio di cani – alle quali la Chiesa tedesca, e non solo, guarda con tanta ammirazione non hanno portato alcuna fioritura né della fede, né men che meno ad una tardiva rivalutazione della figura della donna, sempre più umiliata nel produrre bambini conto terzi, ed anche in ambito sportivo surclassata da uomini che si pensano donne.

In definitiva per avere un papa in tutto e per tutto conforme ai desiderata del sistema oligarchico vigente non serve affatto una base, né popolare né clericale. Non serve perché essa contiene, in misura sempre omeopatica, un germe di opposizione al sistema vigente. Un’opposizione più o meno legittima, più o meno fondata, persino più o meno obbediente e rispettosa, ma presente. Questo fatto è in sé indigesto.

Ed ecco che a colpi di constatazioni estemporanee, commenti tronchi, suggerimenti e sospiri si può intuire l’amara verità: che vadano al diavolo i preti, si avanzino le diaconesse, le pretesse, le vescovesse e magari papesse, prima di andarsene al diavolo anche loro. È una sorpresa dello Spirito anche questa. O no?

 


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