A Valdemoro, nei pressi di Madrid, il focolaio che sta incendiando la Spagna. Sacerdote in lacrime: «Mi sta morendo tutto il paese». Dal sito Religión en Libertad ecco la traduzione a cura di  Miguel Cuartero Samperi di un articolo che racconta la situazione dei sacerdoti del posto, in prima linea di fronte al dramma di un paese tormentato dal coronavirus.

 

Patxi Bronchalo

Patxi Bronchalo,sacerdote

 

«Due settimane fa stavamo pensando alle celebrazioni della Settimana Santa e agli esercizi spirituali per la Quaresima. La Cina e l’Italia erano ancora lontane, sembrava qualcosa che non sarebbe mai arrivato da noi. Non avrei mai pensato che una pandemia sarebbe arrivata a Valdemoro [nei pressi di Madrid, n.d.t], che saremmo diventati un focolaio», ammette Jorge Revuelta, il Parroco della parrocchia di El Pilar, in questo paese di 75.000 abitanti della diocesi di Getafe, il primo ad essere colpito duramente dal coronavirus nella regione di Madrid. Celebra la Messa da solo e vive da solo nella parrocchia, una chiesa con “estetica neocatecumenale” che ogni fine settimana è solita ospitare circa 2mila fedeli. Per rispondere ai parrocchiani e comunicare con loro è attivo su internet, al telefono… «Il mio compagno sacerdote è nel Cerro de los Ángeles, per sostituirmi se dovessi cadere malato, ma i parrocchiani devono sapere che il loro parroco rimane, che non li abbandoniamo».

A Valdemoro ci sono 10 sacerdoti in quattro parrocchie. «Ora dovremmo essere tutti infetti, alcuni con più sintomi, altri con meno», calcola. «Il nostro confratello Jon, 53 anni, è ricoverato in ospedale. Qualche giorno fa stava abbastanza bene, ora sta affogando. In dieci giorni gli è cambiata la vita. C’è chi dice che solo i più anziani sono a rischio, ma non è così: anche le persone più giovani si ammalano e sono sull’orlo della morte. Sembrava un sogno, ma questo non è un film di fantascienza, è reale: chiunque può ammalarsi».

«Io ero uno dei sacerdoti che qualche giorno fa ha chiesto al Vescovo di mantenere alcune chiese aperte ai fedeli per la Messa. A Valdemoro era la nostra parrocchia che sarebbe rimasta aperta. Oggi riconosco che interrompere tutte le Messe è la misura più ragionevole. Dobbiamo evitare che le persone escano di casa e si contagino. Direi a tutti i sacerdoti: non collaboriamo nel mettere in pericolo le persone. Non avrei mai pensato di dirlo, ma oggi lo dico: abbiamo bisogno di misure radicali».

La chiesa de El Pilar, a Valdemoro, ha una capienza di mille persone e circa duemila fedeli accorrevano ogni fine settimana… come tutte le parrocchie della diocesi di Getafe, oggi è chiusa a causa del coronavirus.

“A Valdemoro siamo una settimana in anticipo rispetto al resto della Spagna”.

È dal 2 marzo che il municipio non rende noto nessun dato su infezioni e decessi nel comune. Ma Valdemoro è probabilmente la zona più colpita della Spagna. Spiega il sacerdote Patxi Bronchalo la cui parrocchia si trova accanto al centro anziani dove sono stati registrati i primi 16 infetti.

«Qui a Valdemoro siamo circa una settimana in anticipo rispetto a ciò che sta accadendo nel resto della Spagna. Molti giorni fa abbiamo chiesto misure come quelle che stanno iniziando ad essere applicate. Qui abbiamo sofferto molto, molto, fino a quando non è stato chiesto alle persone di rimanere a casa. L’intero ospedale è già come un grande reparto di terapia intensiva. È come una guerra, non sai chi improvvisamente si ammalerà, chi improvvisamente morirà o verrà trasferito in un altro ospedale. Le famiglie non possono andare a vedere i malati, tutto è molto freddo», lamenta Bronchalo, un giovane prete noto per la sua presenza nei media.

Patxi Bronchalo ora usa il suo noto canale YouTube per trasmettere Adorazione Eucaristica e parlare del Catechismo, ma la maggior parte del tempo lo trascorre coi malati di coronavirus e le famiglie dei defunti.

«Padre Gabi è malato. Padre John è molto malato, in ospedale, accanto a sua madre. Anche sua madre è molto malata. Immaginate: essere in ospedale malato, accanto a tua madre, e non essere in grado neanche di abbracciarla. Quelli di noi che non siamo malati, cerchiamo di andare a trovarli. Non vedo nessuno in salute, mi dedico solo ai malati, a visitare gli ospedali e seppellire i morti. Ci sono persone che dicono “Beh, posso andare a Messa proprio come vado al supermercato”, ma è possibile che se andassero a Messa potrebbero contrarre il virus o io stesso potrei infettarli. Sospendere le Messe non è un capriccio. È molto doloroso, ma è molto più doloroso vedere la gente morire ogni giorno».

Come nel Terzo mondo: molti letti insieme e alcuni stanno morendo

Bronchalo compara le mega-stanze piene di letti che vede oggi nell’ospedale Valdemoro con quelle che vide nel Terzo mondo con le Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. «Certo, qui mettiamo i paraventi… ma ci sono molte persone e molte stanno morendo. La gente sta morendo», dice, la sua voce si spezza. «Non appena qualcuno ti chiama e dice di avere la febbre, ti preoccupi». E aggiunge: «Mi sta morendo il paese…»

I sacerdoti cercano offrire calore umano e divino, ma è difficile. «I funerali sono molto freddi. Si lavora senza sosta. Ieri avevano ben otto defunti nella sala dei funerali. Ieri ho celebrato le esequie di tre persone, coi becchini a grande distanza. In realtà, è impossibile stare alle norme di sicurezza, anche se indosso una mascherina e i guanti… Sono andato a dare l’unzione degli infermi in ospedale. Una donna, il cui marito era morto, mi ha chiesto un abbraccio. Come puoi dirle «no, togliti»? si chiede don Bronchalo.

Cosa fare in queste circostanze? I sacerdoti di Valdemoro, come quelli di altre città, cercano di rimanere saldi e moltiplicano la creatività per raggiungere le persone.

L’ospedale Valdemoro, che non è molto grande, è già una grande terapia intensiva; sono due settimane ormai che le autorità non forniscono dati sull’epidemia città per città.

“Per una settimana sono stato bloccato, non sono riuscito neanche a pregare”

Jorge Revuelta, parroco di El Pilar, spiega che è importante uscire dal blocco iniziale. «Per una settimana non ho potuto pregare, mangiare o dormire… Ho avuto un blocco mentale e spirituale. Ora comincio a reagire. E vedo che è importante non essere paralizzati, non bloccarci. Preghiamo. Prendiamoci cura della speranza. Basta messaggi di disperazione. E nelle famiglie, nelle case, prendiamoci cura dell’ambiente familiare, giochiamo con i bambini… È importante sentirci per telefono, tramite le internet… Mi sento molto accompagnato da preghiera, messaggi, chiamate… È tempo di valorizzare ciò che abbiamo e ritornare a Dio. Vedo famiglie che sono tornate a pregare assieme il Rosario, persone che si collegano in streaming alla Messa, molte persone che tornano ad affidarsi a Dio».

Don Bronchalo offre altre idee: «Facciamo comunione spirituale, la messa su YouTube, invitiamo i fedeli a fare atti di contrizione… anche se senza assoluzione, ovviamente. Vedo preziose testimonianze, di persone con molta fede nonostante le sofferenze molto grandi. C’è una donna di nome Gloria il cui marito sta morendo e sua figlia e suo nipote sono malati… È incredibile ascoltare le parole di Dio che pronuncia quando vado a visitarla. Mi dà una lezione enorme».

Sacerdoti in ospedale tra infetti

E come vivono in ospedale la presenza dei sacerdoti, con le loro vesti e le mascherine sul collarino clericale?

«Un’infermiera dell’ospedale ha iniziato a piangere in mia presenza. Non ce la faceva più. Stanno offrendo le loro vite. E mi ha detto: “Non smettere di venire a portarci la fede”. Anche questo mi ha aiutato», spiega Bronchalo. «Dove c’è la malattia devi assistere singolarmente ogni persona. I dottori ascoltano le parole di Dio. Cerco di dare loro una parola, una preghiera e uno scudo (scapolare) del Sacro Cuore di Gesù: ne avevo duecentocinquanta e ora mi stanno già finendo! Un ragazzo dell’ospedale mi ha fermato perché sua madre stava morendo, le diedi l’Unzione. Voleva parlare con me, confessarsi. Aveva 35 anni e non si confessava dalla sua Prima Comunione».

Jorge Revuelta esprime il suo desiderio di sostenere coloro che soffrono «con parole, sorrisi, gesti, sacramenti… I momenti di preghiera sono molto confortanti». Incoraggia i cristiani a pregare «per i morti, i malati, gli operatori sanitari e anche per i sacerdoti. Obbedite alle misure che sono state prese, anche se è doloroso. Mettiamo il Signore al centro delle nostre vita. Dio vuole che lo adoriamo e ci prendiamo cura di lui in questo modo».

 

Facebook Comments
image_print
1