Jonas Marcolino Macuxí è il capo della tribù dei Macuxi. Marcolino, è stato analfabeta fino a quando non ha avuto la fortuna di essere istruito e ora è un avvocato e matematico, è intervenuto alla conferenza che si è tenuta a Roma dal titolo “Amazon: La posta in gioco”, ospitato dall’Istituto Plinio Correa de Oliveira, parte del movimento brasiliano Tradizione, Famiglia e Proprietà.

È stato battezzato cattolico ma è diventato protestante, in parte a causa dello stato della Chiesa cattolica nella regione, e secondo l’Istituto Plinio Correa de Oliveira egli rimane “molto rispettoso del cattolicesimo tradizionale e serio”.

Di seguito l’intervista che Edward Pentin ha fatto a

e pubblicata su National Catholic Register. Eccola nella mia traduzione.

 

Jonas Marcolino Macuxí

Jonas Marcolino Macuxí

 

Quali sono le sue opinioni generali sul Sinodo dell’Amazzonia, e crede che sarà positivo per la regione?

I temi finora discussi sull’Amazzonia sono, a mio parere, più negativi che positivi, come l’approccio alla questione delle infrastrutture. A partire dal 1980, la tendenza è stata quella di vedere qualsiasi tipo di sviluppo in Amazzonia – strade, grandi progetti, ecc.- come parte dell’idea che il progresso sia una brutta cosa.

 

Perché?

Fino agli anni ’80, il regime militare aveva una visione positiva dello sviluppo, ma quando esso è terminato, c’è stato specificamente un elemento che diceva che il progresso è cattivo, e che bisognasse tornare indietro.

 

Quanto tutto questo c’entrava con la teologia marxista della liberazione?

Le dottrine sono le stesse: per il comunismo, la proprietà privata è il male, quindi tutto ciò che porta al progresso porta inevitabilmente alla proprietà privata, e questo è visto come un male. Lo stato di Roraima, dove vivo, lo stato più vicino al Venezuela, è l’unico stato del Brasile che è stato collegato alla rete elettrica, quindi abbiamo molta energia idroelettrica lì.

 

Nella sua relazione ha parlato di cannibalismo e infanticidio come un aspetto delle religioni tribali. Sono ritornati?

Il cannibalismo è finito, ma non l’uccisione di bambini.

 

Perché non è finita?

Ho riflettuto molto su questo. Secondo la religione tradizionale, quando un bambino nasce con una malformazione, viene sepolto vivo, e questo continua. Quelle cose stavano finendo; ma ora, con l’idea che bisogna tornare al primitivismo, rimangono. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo affermava che tutti nascono con certi diritti, e il diritto alla vita si applica ovviamente a un bambino con malformazioni.

 

Il teologo della liberazione il domenicano brasiliano Frei Betto ha detto recentemente a proposito del Sinodo pan-amazzonico che “abbiamo davanti a noi un’opportunità che ci permetterà di andare avanti. Non dobbiamo proporre la teologia della liberazione. Spaventa molte persone. Dobbiamo invece parlare di questioni socioambientali”. È preoccupato per questo?

Molti dei grandi leader indiani vedono questa teologia come un livellamento verso il basso. Questi teologi della liberazione stanno promuovendo l’idea che gli indiani che vivono ancora in modo primitivo sono molto felici, vivono in un paradiso, ecc. e vogliono promuovere questa idea a tutti gli altri.

Ma questo non è vero. È falso. Non viviamo in paradiso. E’ una vita molto dura; la gente ha insetti su tutti i piedi, pipistrelli nelle loro case.

 

Quindi lei crede che un’economia di libero mercato sia il modo per superare questa situazione?

Sì, esattamente; dovremmo avere la possibilità di sviluppare la nostra economia, perché la regione è molto ricca. Ci sono tutte le risorse naturali. Ma nelle riserve indiane non si possono toccare, e questo a scapito delle persone che ci vivono. Essi [quelli che vogliono mantenere gli indigeni allo stato primitivo] hanno neutralizzato la ragione. È ovvio che quelle cose vanno esplorate, ma non ci è permesso farlo. Non ci è permesso usare la nostra intelligenza per utilizzare le cose che sono presenti dove viviamo.

 

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