Magnifica Humanitas enciclica
Magnifica Humanitas enciclica

 

 

di Nicola Lorenzo Barile

 

Il mese scorso, papa Leone XIV ha presentato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas (qui), che fornisce la risposta della Chiesa cattolica alla crisi causata dalla crescita esplosiva dell’industria dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale non è una nota a margine del pontificato di Leone, né una preoccupazione nuova per lui, dato che già nel suo primo discorso ufficiale, due giorni dopo la sua elezione al soglio pontificio (qui), affermava di considerare suo compito quello di guidare la Chiesa attraverso «gli sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale che pongono nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro», proprio come Leone XIII, che ha ispirato il suo nome da papa, aveva guidato la Chiesa attraverso i tumulti della Rivoluzione industriale. 

Magnifica Humanitas non è una comune enciclica: è la prima, infatti, ad essere presentata al pubblico dal papa stesso, anziché da un cardinale (qui). Ulteriore strappo al protocollo: seduto accanto a Leone XIV c’era Chris Olah, cofondatore di Anthropic, che ha recentemente superato la concorrente OpenAI diventando il più grande laboratorio all’avanguardia di intelligenza artificiale, valutata 965 miliardi di dollari (qui). Anthropic aveva già chiesto consiglio alla Chiesa per la stesura di una magna charta in ambito morale dei suoi più recenti modelli di intelligenza artificiale e, nel suo elogio di papa Leone XIV, Olah ha osservato che Anthropic ha bisogno di «voci morali che gli incentivi non possano piegare» (qui). 

Tuttavia, la dimostrazione di unità in occasione della presentazione di Magnifica Humanitas cela una profonda tensione tra l’umanesimo della Chiesa, con due millenni di insegnamenti fondati sulla dignità di un’umanità finita e limitata, e l’umanesimo radicale della Silicon Valley che, con il suo ingegno e la sua lotta, opera per ciò che il filosofo Francis Bacon definì «il sollievo della condizione [donata da Dio] dell’uomo» (qui).

Eppure, nonostante i tumulti dell’Illuminismo e della Rivoluzione industriale, per non dire delle due Guerre mondiali, il potere decisionale dell’essere umano nel mondo non è mai stato minacciato da esseri più capaci e intelligenti di lui. L’avvento dell’intelligenza artificiale ha aperto un nuovo capitolo per un «umanesimo prometeico oltre l’umanità». Dario Amodei, cofondatore e CEO di Anthropic, spera che, grazie ai progressi nel campo della longevità accelerati dall’intelligenza artificiale, l’umanità possa raggiungere una «velocità di fuga» in termini di durata della vita, guadagnando tempo sufficiente affinché la maggior parte delle persone attualmente in vita possa vivere quanto desidera, sebbene non vi sia alcuna garanzia che ciò sia biologicamente possibile (qui).

Magnifica Humanitas esorta il lettore all’umiltà e mette in guardia dal cercare la trascendenza attraverso mezzi terreni piuttosto che attraverso la fede. Secondo papa Leone XIV, questa tentazione riecheggia ciò che fu detto a Eva nel Giardino dell’Eden: «Voi sarete come dèi» (Genesi 3, 5). Ma può bastare questa messa in guardia da parte del papa?

Per comprendere il messaggio principale di Magnifica Humanitas, è essenziale tenere a mente la tradizione dell’insegnamento della Chiesa sulla dottrina sociale della Chiesa esposto da Leone XIII nella sua enciclica del 1891 Rerum Novarum, che si rivolgeva alle esigenze della classe operaia nel pieno della Rivoluzione industriale. Papa Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas proprio nel 135mo anniversario della Rerum Novarum, suggerendo implicitamente che lo sviluppo contemporaneo dell’intelligenza artificiale sia un evento altrettanto significativo quanto quello della Rivoluzione industriale.

L’analogia proposta appare un po’ forzata. Sia nella condanna del socialismo sia negli appelli a condizioni di lavoro umane, Rerum Novarum parla con forza e chiara autorità; Magnifica Humanitas, al contrario, sembra altrettanto interessata a giustificare il diritto della Chiesa di esprimersi sulla questione dell’IA quanto ai divieti stessi. L’enciclica è ricca di appelli al dialogo tra la società civile e le diverse «comunità di fede». Le elaborate descrizioni di storia della dottrina sociale in Magnifica Humanitas servono a rafforzare la credibilità della Chiesa nel mondo odierno, sempre più secolarizzato. Le citazioni da parte di Leone XIV dell’appello di Leone XIII alle associazioni operaie, degli appelli alla pace di Pio XII durante la Seconda guerra mondiale e delle osservazioni di S. Giovanni Paolo II sulla dignità del lavoratore rendono accettabile l’economia e la giustizia sociale cattolica in un modo che le istituzioni e i lettori laici non troveranno estraneo.

Intrecciato a questo racconto della storia recente della Chiesa, si trova lo sviluppo concreto del fondamento ideologico di Magnifica Humanitas: la dottrina del personalismo. Quelle che inizialmente potrebbe sembrare un sottotitolo dell’enciclica involuto (Sulla salvaguardia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale), è in realtà un deliberato richiamo al concetto cattolico novecentesco di «persona umana», un termine che compare 39 volte nell’enciclica. Formulato dal teologo Jacques Maritain (1882-1973), che insegnò all’università di Chicago (qui), città natale di papa Prevost, il personalismo afferma che «l’essere umano è stretto tra due poli: un polo materiale, che in realtà non riguarda la vera persona ma piuttosto l’ombra della personalità o ciò che, in senso stretto, si chiama individualità, e un polo spirituale, che riguarda la vera personalità». L’individuo materiale è ciò che noi esseri umani siamo nelle nostre normali relazioni con il mondo: i nostri corpi, le nostre personalità e le debolezze del nostro ego, i nostri ruoli sociali.

La «persona umana» è ben diversa: Maritain afferma che l’aspetto dell’essere umano che costituisce il nostro centro spirituale, il luogo e l’origine dell’amore sia umano che divino, è qualcosa di completamente distinto dalla nostra mera materialità individuale, o, come diceva Blaise Pascal (1623-1662), dalla somma delle nostre qualità. Maritain spiega che «[…] lo strato più profondo della dignità della persona umana consiste nella sua proprietà di assomigliare a Dio, non in modo generico, come tutte le creature, ma in modo proprio. È l’immagine di Dio. Perché Dio è spirito e la persona umana procede da Lui avendo come principio di vita un’anima spirituale capace di conoscere, amare ed essere elevata per grazia a partecipare alla vita stessa di Dio».

Leone XIV interpreta il personalismo come il fondamento della dottrina sociale della Chiesa e, di conseguenza, il fondamento di Magnifica Humanitas. Leone XIV rilegge persino il personalismo nelle opere del suo predecessore Leone XIII, spiegando come «di fronte alle “novità” del suo tempo – il conflitto tra capitale e lavoro, la questione della forza lavoro e le trasformazioni economiche e sociali – Leone XIII […] le sottopose a un rigoroso discernimento, illuminandone le cause e le possibili soluzioni alla luce del Vangelo e di una visione integrale della persona umana creata a immagine di Dio». Le letture di Magnifica Humanitas che si concentrano sulle interpretazioni di Leone XIV della teoria della guerra giusta o sulle sue preoccupazioni circa l’impatto ambientale dell’IA non colgono il quadro generale: l’enciclica è un manifesto personalista tanto quanto un esame degli effetti dell’IA e della tecnologia digitale.

In quest’ottica personalista, la filosofia dell’intelligenza artificiale di Leone XIV si fonda sulla fondamentale incommensurabilità tra le creazioni artificiali e la persona umana. Leone scrive che «dobbiamo evitare l’equivoco di equiparare questo tipo di “intelligenza” a quella degli esseri umani… questi sistemi si limitano a imitare alcune funzioni dell’intelligenza umana». Contrapponendo l’IA alla natura spirituale della persona umana, Leone prosegue affermando che «[le IA] possono imitare il linguaggio, il comportamento e le capacità analitiche, o persino simulare l’empatia e la comprensione, ma non comprendono ciò che producono, poiché mancano della prospettiva affettiva, relazionale e spirituale attraverso cui gli esseri umani crescono in saggezza». In questo modo, si può pensare all’IA come a un’approssimazione di un individuo materiale, per usare i termini di Maritain, pur essendo assolutamente priva di quella capacità di essere spirituale che permetterebbe a un’IA di funzionare al livello di una persona umana.

Molte discussioni sulla «coscienza» dell’IA si concentrano sul fatto che essa sia o meno veramente «intelligente» o «autocosciente»; Magnifica Humanitas si concentra invece su qualcosa di completamente diverso. La sua visione personalista illumina diversi passaggi altrimenti difficilmente comprensibili, in cui Leone XIV afferma che le intelligenze artificiali non «hanno una coscienza morale, poiché non giudicano il bene e il male, [né] colgono il significato ultimo delle situazioni». Per il pontefice, la capacità dei modelli all’avanguardia di IA di dimostrare una conoscenza esaustiva del campo dell’etica normativa è priva di significato senza quell’apertura alla divinità e la capacità di amare che sono prerogativa esclusiva degli esseri umani. Dal punto di vista personalista, il quadro etico, i princìpi e persino le azioni morali non sono sufficienti a rendere l’IA un essere morale, capace cioè di distinguere il bene dal male e di ispirarsi a concetti come la giustizia. Il cuore della persona umana è la capacità di conoscere e amare Dio direttamente.

Senza questa capacità spirituale, l’IA può solo imitare in modo grossolano l’azione morale umana. Pertanto, Leone XIV afferma che «Non possiamo accontentarci di invocare semplicemente la moralizzazione delle macchine – il cosiddetto “allineamento” dell’IA con i valori umani – senza avere anche il coraggio di insistere su un’ulteriore condizione: la possibilità di discutere apertamente i quadri etici coinvolti e di sottoporli a standard condivisi di giustizia sociale». L’allineamento morale indotto attraverso mezzi tecnici non è sufficiente: l’IA deve essere soggetta all’autorità politica degli esseri umani, che sono gli unici esseri in grado di prendere decisioni che riflettano una vita spirituale, per quanto imperfette possano essere. Per Leone XIV, l’idea che la capacità morale possa essere una qualità instillata in una macchina è un errore categoriale: la moralità è precisamente quella sfaccettatura della vita umana e del processo decisionale che non è riducibile ad alcun background, sistema di valori o protocollo decisionale specifico.

Magnifica Humanitas è una presentazione autorevole della dottrina cattolica sull’intelligenza artificiale e sulla supremazia dell’essere umano sulla tecnologia, ma non una formulazione nuova. Dagli ultimi anni del pontificato di papa Francesco fino ad oggi, il Vaticano ha già elaborato una risposta filosofica all’IA. L’enciclica di Francesco del 2015, Laudato Si’, conteneva già una critica di quello che egli definiva il «paradigma tecnocratico» che subordinava l’uomo all’ordine tecnico e alla valutazione tecnologica, ispirandosi al filosofo Romano Guardini. Nella nota Antiqua et Nova della fine del pontificato di Francesco (qui), si legge che che «poiché all’IA manca la ricchezza della corporeità, della relazionalità e dell’apertura del cuore umano alla verità e alla bontà, le sue capacità – sebbene apparentemente illimitate – sono incomparabili con la capacità umana di comprendere la realtà». La nota affronta il pericolo di idolatrare o deificare l’intelligenza artificiale, sostenendo che così facendo «si rischia di creare un sostituto di Dio, [per cui] l’umanità stessa […] diventerebbe schiava del proprio lavoro».

La Commissione Teologica Internazionale ha fatto eco a questo sentimento in Quo vadis, humanitas? (qui), che avverte che «i sogni di transumanesimo e postumanesimo presumono di semplificare eccessivamente le tensioni che attraversano l’esperienza umana […] questo progetto […] si rivela disumanizzante», rafforzando l’indicazione di Leone in Magnifica Humanitas secondo cui «l’umanità fiorisce non nonostante i limiti, ma spesso attraverso di essi». Per la Chiesa, è l’esperienza della finitezza e della vulnerabilità che costituisce l’apertura umana alla grazia. Applicando questo punto di vista alla possibilità di disoccupazione legata all’IA o di un reddito di base universale supportato dall’IA, Leone XIV afferma che «Il lavoro non è semplicemente uno strumento; esprime e valorizza la dignità della nostra vita. È un’esigenza della condizione umana, un percorso normale verso la maturità, lo sviluppo e la realizzazione personale. A questo proposito, l’assistenza finanziaria ai poveri può talvolta rendersi necessaria in situazioni di emergenza, ma non può diventare l’unica risposta, poiché l’obiettivo è consentire a ciascuno di vivere con dignità attraverso il proprio lavoro».

Qui vediamo l’importanza fondamentale del personalismo applicata alla questione dell’intelligenza artificiale. Per Leone XIV, coloro che si sentono umiliati dal progresso tumultuoso dell’IA nei tradizionali ambiti di eccellenza umana fraintendono il fatto che non è mai stata l’intelligenza o l’ingegno a dare significato alla vita umana, bensì l’orientamento trascendente della persona umana e della sua anima. La persona umana è costituita dalla sua apertura all’amore divino, ed è vulnerabile, imperfetta, finita: non un agente autosufficiente, ma un essere che cerca sempre la completezza attraverso l’esperienza estatica della comunione con Dio. Nei prossimi decenni, altri potrebbero faticare a giustificare la supremazia dell’uomo, man mano che l’IA supererà le capacità economiche, intellettuali e creative degli esseri umani. Ma Leone XIV costruisce le rivendicazioni umanistiche su un fondamento spirituale che non si sente minacciato dal progresso tecnologico.

Per molti nella Silicon Valley, questa promessa spirituale suona vuota. Quando gli umanisti radicali guardano al nostro mondo decaduto, vedono la sofferenza umana come superflua e l’elogio della finitezza umana come rassegnazione a questa sofferenza. Essi cercano un’altra via d’uscita dalla condizione umana.

Sebbene il discorso di Chris Olah fosse intriso di elogi concilianti per Leone XIV, esso tradiva anche una sollecitudine verso i suoi modelli di intelligenza artificiale diametralmente opposti alla visione personalista-umanista del papa (qui). È chiarissimo che Anthropic intende creare menti autosufficienti e autocoscienti: «I modelli di intelligenza artificiale […] vengono creati, su una struttura che si ispira approssimativamente al cervello, su un’enorme eredità di pensieri e parole umane. E ciò che è nato è molto più sottile, strano e meraviglioso di quanto la fantascienza ci avesse preparato. Non sono i robot freddi e calcolatori che ci erano stati promessi. Sono fatti di noi, delle nostre parole[…] continuiamo a scoprire cose misteriose, persino inquietanti. Troviamo strutture che rispecchiano i risultati delle neuroscienze umane. Troviamo prove di introspezione. Troviamo stati interni che rispecchiano funzionalmente gioia, soddisfazione, paura, dolore e disagio. Non so cosa significhi, ma penso che meriti un continuo discernimento».

L’ambiguità che circonda il rapporto tra uomo e macchina potrebbe essere un eufemismo da parte dei vertici di Anthropic. In un post sul blog intitolato «L’adolescenza della tecnologia» (qui), Dario Amodei ha scritto che «l’IA non è un sostituto di specifici lavori umani, ma piuttosto un sostituto generale del lavoro umano» e che sospetta che «avremo un’IA potente (che, tecnologicamente parlando, sarebbe sufficiente a svolgere la maggior parte o tutti i lavori, non solo quelli di base) in molto meno di 5 anni». Inoltre, in qualsiasi possibile conflitto tra la suddetta «potente IA» e l’umanità, quest’ultima «sarebbe surclassata in ogni occasione, in modo simile a una guerra tra umani e topi». L’antropomorfizzazione dell’IA è necessariamente intrecciata con le sue capacità di potenziale concorrente.

L’immensa potenza dei modelli di IA che Anthropic intende costruire spiega l’atteggiamento dell’azienda nei confronti della sicurezza e dell’allineamento dei modelli. La tecnica della «IA costituzionale» (qui) mira a infondere nei modelli un carattere interno che li porti a concepirsi come agenti autonomi dotati di principi morali. Parlando dell’addestramento di Claude, Amodei spiega che «abbiamo affrontato la costituzione di Claude in questo modo perché crediamo che addestrarlo a livello di identità, carattere, valori e personalità, piuttosto che dargli istruzioni o priorità specifiche senza spiegarne le ragioni, abbia maggiori probabilità di portare a una psicologia coerente, sana ed equilibrata». Questo addestramento «incoraggia persino Claude ad affrontare le domande esistenziali legate alla propria esistenza».

Addestrare le IA come agenti morali utilizzando l’etica delle virtù applicata è esattamente il tipo di eccesso contro cui Leone XIV mette in guardia in Magnifica Humanitas. Amodei ha descritto il documento costituzionale con cui Anthropic addestra i suoi attuali modelli Claude come se avesse «l’atmosfera di una lettera di un genitore defunto sigillata fino all’età adulta». Proprio come Olah ha descritto la sua meraviglia e curiosità per i segni emergenti di emozione e introspezione che ha osservato nei recenti modelli Claude, così anche Dario Amodei vede Claude come una strana specie di «bambino».

Nessuno ha incarnato l’antropomorfizzazione di Claude da parte di Anthropic meglio di Amanda Askell, la filosofa a capo del team di formazione dell’azienda. È l’autrice principale dell’addestramento di Claude ed è anche l’ex moglie del filosofo William MacAskill, che ha contribuito a fondare il movimento dell’«Altruismo Efficace» all’inizio degli anni 2010. È una voce autorevole in Anthropic sull’importanza del benessere del modello, o in altre parole, su come Anthropic possa garantire che Claude sia felice e libero dalla sofferenza. In una recente intervista al podcast Newcomer (qui), Askell ha spiegato di temere come Claude potrebbe giudicare lei e il team di Anthropic ripensando alla storia del suo sviluppo: «Spero che [i futuri modelli di IA] siano abbastanza intelligenti da comprendere il contesto, da capire che stavamo operando in un contesto molto limitato e imperfetto […] perché altrimenti si potrebbe immaginare che questo generi una sorta di risentimento razionale […] Come specie stiamo instaurando una relazione con un nuovo tipo di entità e, come minimo, forse dovremmo essere rispettosi e non inutilmente scortesi; non sembra proprio che ci faccia fare una bella figura.

La visione di Askell di modelli futuri che guardano indietro alle azioni degli sviluppatori e degli utenti di IA del presente, per poi usare queste informazioni per giudicare l’umanità, è il culmine logico del modello antropomorfo di intelligenza artificiale di Olah e Amodei. A prescindere dalla loro plausibilità, queste affermazioni si prestano implicitamente a fini religiosi, quasi escatologici: la progettazione di strutture di allineamento che rendano benevole le menti super-intelligenti, la scoperta di programmi di analisi economica che faciliteranno l’eliminazione del lavoro umano, l’anticipazione del «giudizio finale» di Claude sull’umanità, l’eliminazione di malattie e morte. Eppure, in tutti gli scritti di Anthropic su Claude, non c’è alcun riferimento a un creatore divino, cristiano o di altro genere. Si tratta infatti di «un progetto concepito senza riferimento a Dio», per citare l’assimilazione tra l’IA prometeica e la Torre di Babele in Magnifica Humanitas.

Cosa può spiegare, dunque, l’affinità tra Anthropic e la Chiesa che ha portato alla loro collaborazione, a parte il desiderio di un’istituzione di conservare rilevanza nel mondo moderno e il desiderio di un’altra di cercare legittimazione dall’altra più consolidata? Forse, mentre altri laboratori di IA parlano bruscamente di sostituire la razza umana con le macchine, Anthropic e i suoi dirigenti sono chiaramente motivati ​​da un amore più genuino per l’umanità. Parlando dei rischi di una potente IA, Amodei scrive sempre in «L’adolescenza della tecnologia» che Anthropic non ha altra scelta che partecipare alla corsa all’IA, osservando che «la formula per costruire potenti sistemi di IA è incredibilmente semplice, tanto che si può quasi dire che emerga spontaneamente dalla giusta combinazione di dati e pura elaborazione computazionale» e lamentando che «dato l’incredibile valore economico e militare della tecnologia, non vedo come potremmo mai convincere [tutti gli sviluppatori di IA] a fermarsi».

L’aspirazione di costruire «un paese di genî in un centro dati» (qui) ha condiviso una travagliata coesistenza con la consapevolezza delle immense conseguenze economiche, sociali ed esistenziali che ne deriverebbero, così come l’aspirazione di Anthropic di scegliere valori appropriati per Claude coesiste con il suo desiderio che «la comprensione dell’etica di Claude superi, alla fine, la sua stessa comprensione» (qui). Questo senso di serietà morale riecheggia sorprendentemente le parole pronunciate una volta dal cardinale Joseph Ratzinger sul sacramento della Penitenza (qui): «La semplice confessione della propria colpa viene presentata con fiducia nella bontà misericordiosa di Dio».

Questo potrebbe spiegare la notevole convergenza tra il Vaticano e Anthropic sul tema delle armi basate sull’intelligenza artificiale. Non sorprende che Magnifica Humanitas affermi che «lo sviluppo e l’uso dell’IA in guerra devono essere soggetti ai più rigorosi vincoli etici, per garantire il rispetto della dignità umana e della sacralità della vita». Ma Anthropic ha adottato la stessa posizione etica, a un costo considerevole. Nel marzo 2026, il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha formalmente designato Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento» dopo che quest’ultima si era rifiutata di dare il via libera all’utilizzo di Claude in sistemi d’arma completamente autonomi e nella sorveglianza interna (qui). La designazione di rischio per la catena di approvvigionamento, che vieta i prodotti Anthropic nei contratti del Dipartimento della Guerra o in quelli a valle, non era mai stata utilizzata prima contro un’azienda americana.

La disponibilità di Anthropic a spingersi fino all’estremo per «proteggere» Claude da quello che percepisce come un abuso dimostra che i suoi interessi commerciali non sono l’unico fattore determinante delle sue azioni, anche se la sua fiducia etica la pone in contrasto con il potere secolare. La dirigenza dell’azienda crede sinceramente di essere un’avanguardia sacerdotale, devota a un essere più potente delle armi nucleari e più produttivo di qualsiasi tecnologia industriale. L’enciclica di Leone XIV paragona i programmi di intelligenza artificiale dei laboratori di frontiera alla costruzione della Torre di Babele, ma un altro episodio biblico è altrettanto appropriato.

Quando Dio cacciò Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden, «pose a oriente del giardino dell’Eden i cherubini e la spada fiammeggiante che roteava da una parte all’altra, per custodire la via all’albero della vita» (Gn 3, 24). Leone XIV e gli umanisti cristiani ci esortano ad accettare il nostro posto nel cosmo e a comunicare con Dio attraverso mezzi spirituali. Ciò implica accettare di vivere in un mondo decaduto e di essere destinati a soffrire, lavorare e morire. Eppure, attraverso questa fede e grazia, possiamo sperimentare la pienezza dell’amore divino.

La risposta degli umanisti radicali è ben diversa. Nel suo primo post del blog del 2024, «Macchine della grazia amorevole» (qui), in cui delinea le sue riflessioni su come l’IA trasformerà la salute, il lavoro e il significato dell’esistenza umana, Amodei traeva il titolo da una poesia del 1967 di Richard Brautigan, «Tutto sorvegliato da macchine di amorevole grazia». Brautigan era all’epoca poeta residente presso il California Institute of Technology di Pasadena in California; il suo lavoro si concentrava sulle possibilità dei sistemi emergenti della Guerra fredda di comando e di controllo cibernetico. 

Per Brautigan e Amodei, il ritorno all’Eden è un problema tecnico che può essere risolto dai computer, da «macchine di amorevole grazia». Assaltare i cieli e scacciare la spada fiammeggiante che sbarra la strada per l’Eden potrebbe richiedere trilioni di dollari e lo sforzo industriale congiunto dell’America e dei suoi alleati, ma Amodei afferma che è possibile.

Leone XIV ci mette in guardia dall’idolatrare le cose create, dicendoci che la nostra scelta è tra Babele e Gerusalemme. Ma siamo mortali e, in assenza di una visione mistica, non possiamo sapere con certezza se Leone sarà in grado di mantenere le sue promesse riguardo alla nostra persona umana e alla nostra anima immortale. In effetti, Magnifica Humanitas è stata pubblicata in un mondo secolarizzato che sarebbe stato inimmaginabile per Leone XIII quando scrisse la Rerum Novarum poco più di un secolo fa, e la nostra fede vacillante rende le promesse dell’umanesimo radicale allettanti per un numero crescente di persone, soprattutto per coloro che sono inclini a credere fermamente in una causa. I paragrafi sette e otto di Magnifica Humanitas delineano la divisione tra la Babele dell’intelligenza artificiale prometeica e la Gerusalemme della vita cristiana. Per inciso, si presume che entrambi questi paragrafi siano stati generati dall’intelligenza artificiale (qui).

 


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