Giuseppe Conte

 

 

di Sabino Paciolla

 

Il governo Conte avvia la fase 2, che parte dal 4 marzo, fissando alcune date di riapertura per varie attività, ma non per le messe, per le quali c’è una sorta di buco nero. A giugno riaprono musei, mostre, biblioteche e quant’altro, ma per le messe Conte rimane nel vago più assoluto, parla, ma non dice nulla.

Il parere del Comitato scientifico: “per messe criticità ineliminabili Criticità ineliminabili” rendono impossibile, secondo i tecnici del Comitato tecnico scientifico, la riapertura delle funzioni religiose.  In particolare il comitato ritiene che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”.  

A partire dal 4 maggio quindi e “’per le successive tre settimane’, ‘non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il Cts reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose’. Un parere che potrà essere rivisto ‘a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici’”.

 

Ma per molti è come se per Conte ed i suoi alleati di governo non esistesse un diritto alla libertà di culto, o se mai esistesse, in questo preciso momento viene semplicemente calpestato, come fosse l’ultimo dei problemi o semplicemente un non problema. E’ in atto una violazione palese non solo della Costituzione ma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Una cosa totalmente inaccettabile. 

L’art. 19 della Costituzione parla chiaro

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Eppure, a differenza di negozi e persino supermercati, le chiese sono forse gli unici posti a garantire spazi in cui sia possibile effettivamente rispettare le distanze di sicurezza, perché le chiese sono nella stragrande maggioranza dei casi posti ampi, fatte per ospitare centinaia di persone, in una sorta di open space. E allora perché questo governo si sta accanendo contro la fede religiosa degli italiani? Perché questo governo si sta dimostrando così anticattolico? 

Cosa pensa di dare dei contentini? Ha infatti, bontà sua, concesso una deroga solo per i funerali, ai quali, tuttavia, dal 4 maggio potrebbero essere ammessi solo un numero ridotto di persone, 15 massimo. 

Come dice Buttafuoco, Conte non può credere di concedere alla Chiesa cattolica l’unica apertura possibile, quella di aprire per celebrare i funerali di se stessa.

Ed infatti la Chiesa non ci sta. 

A questo proposito, pare che il governo abbia preso in giro la Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Infatti, questa, in un suo comunicato emesso ieri sera, ha affermato che, dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio, Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, nell’intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire aveva affermato: “Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto”. 

“Un’interlocuzione”, continua la nota della CEI, “nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale.”

“Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.

I Vescovi italiani” conclude la nota “non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.”

E Conte, ieri sera stessa, ha replicato alle critiche avanzate dalla Conferenza Episcopale Italiana sulle misure restrittive riguardanti le messe: “La presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della CEI e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal presidente Conte. Già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”. 

La CEI, dunque, dice chiaro che il governo “esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo” e che “I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”. Parole sante da parte della CEI. Finalmente, dovremmo dire. Finalmente la CEI apre gli occhi e comincia a rendersi conto di quale sia veramente la posizione di questo governo nei confronti della religione in generale, e di quella Cattolica in particolare. Finalmente, dovremmo dire, dopo tutti i soprusi, degni di un regime,  subiti da tanti sacerdoti, e su cui essa non ha mai detto nulla, anzi, oggi, finalmente, fa sentire la sua voce. Meglio tardi che mai.

Il ministro degli Interni Lamorgese, aveva garantito: “il più ampio esercizio della libertà di culto”. E meno male che ha parlato del “più ampio esercizio”! Se avesse detto “il più ristretto”, cosa sarebbe successo, ci avrebbe tolto definitivamente il diritto di culto?

Per tornare a ricevere un sacramento, uno soltanto, a questo punto dobbiamo augurarci di morire? Ci sarebbe da ridere a crepapelle se non fosse che la situazione è seria, anzi, tragica.

Credo che i cattolici, a cominciare dai prelati, debbano ormai pensare ad attuare una vera e propria disobbedienza civile, una sorta di RESISTENZA contro questo governo perché, nei fatti, e nel non mantenere la parola, si sta dimostrando sempre più discriminatorio e anticattolico. Qualcuno dice addirittura che sia l’ora di assaltare la “Bastiglia”…cioè le nostre chiese parrocchiali. Dice che è giunta l’ora di stare in piedi davanti alle loro porte chiuse finché non le riaprano.

Ad un presidente del Consiglio come Conte, evidentemente, occorre ancora una volta ricordare che noi, come cittadini, alla democrazia ci teniamo ancora, e che noi, come cattolici, continueremo a ripetere quello che testimoniarono i martiri di Abitene: 

Sine dominico non possumus”.

 

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