Sacca di sangue donato
Sacca di sangue donato

 

 

di Roberto Allieri

 

Oggi ho donato il mio sangue all’AVIS. Quasi mezzo litro. Come sono bravo! Un cittadino modello, un comportamento esemplare! Tanto è vero che in passato mi hanno persino conferito diplomi e riconoscimenti al valore civile. C’è qualcuno che crede il contrario? Penso di no.

Detto questo, si potrebbe pensare che questa auto-incensazione non sia proprio così inevitabile.

In realtà, lasciatemi spiegare il perché di questo outing pieno di orgoglio: la donazione di oggi è stata per me particolarmente preziosa, più del solito, perché nell’occasione mi hanno consegnato un nuovo modulo di quattro pagine, approvato dalla locale Commissione Scientifica-sanitaria AVIS (Modulo informativo malattie infettive) e finalizzato alla sicurezza trasfusionale. Questo documento mi ha aperto la mente per un approfondimento, che proverò a sviluppare qui di seguito. Insomma, concedetemi lo spunto, perché vorrei illustrare alcune riflessioni che mi stanno a cuore.

Per prima cosa, preciso che il modulo riguarda i comportamenti e gli stili di vita che il donatore è tenuto a rispettare, se vuole donare il suo sangue. Contiene molti moniti e prevede meticolosi obblighi di trasparenza sulla sua vita privata, a pena di responsabilità anche penale.

In particolare, viene richiesto, almeno per un non piccolo numero di mesi, uno stile di vita sano ed equilibrato che a qualcuno parrebbe quasi ascetico: niente droghe, fumo, limiti all’assunzione di alcool, etc. Ma soprattutto, le cautele più importanti riguardano i comportamenti sessuali a rischio. Che, per farla breve, sono i rapporti occasionali o promiscui, consumati fuori da una relazione stabile e fedele. In agguato ci sarebbero, anzi ci sono, la sifilide e le malattie veneree in genere, l’epatite B e C, l’Aids e altre malattie virali nonché infezioni che si scatenano partendo dall’apparato uro-genitale. Il preservativo ha un’efficacia contenitiva, che però non è assoluta: la fallacia o inefficacia potrebbe essere statisticamente superiore al 5% (sul punto se ne può discutere in separata sede, vedi lo storico accurato studio ‘Condom effectiveness in reducing heterosexual HIV’ qui e poi  qui), ricomprendendo i casi in cui diventa inidoneo per rottura (specie in rapporti anali) o uso improprio. Su quest’ultimo punto faccio presente che le condizioni di utilizzo non adeguate sono ineliminabili, tutt’altro che trascurabili ed hanno una rilevanza che deve essere ‘pesata’. L’asserita efficacia del preservativo al 99,99% vantata dai produttori è utopistica e irraggiungibile nella realtà.

Precisato questo, ecco una domanda: voi prendereste tranquillamente un aereo che, statisticamente, ha solo il 5% di probabilità di precipitare? E se siete un manager che viaggia in aereo quasi quotidianamente, vi accontentereste di una probabilità dell’1%?  Fosse anche la fallacia solo dell’1% (ammesso e non concesso), significa che statisticamente ogni cento rapporti sessuali con preservativo, novantanove sono protetti e uno no. Quante migliaia, milioni di preservativi vengono usati al di fuori di rapporti stabili? E a quanto ammonta, in ragione dell’uno per cento, il numero dei rapporti con serio rischio di contagio? Se non vi piacciono queste domande fatevene delle altre e però datevi una risposta onesta per capire come mai le malattie sessuali sono in costante aumento…

 

Dopo la lettura del modulo informativo, ho constatato una curiosa coincidenza: i modelli e gli stili di vita considerati virtuosi dalla dottrina e dal catechismo della Chiesa Cattolica hanno pieno riconoscimento e patente di ‘virtuosità’ (sebbene impliciti) anche in questo ambito sanitario.

La tanto bistrattata castità, che è qualcosa di diverso dall’astinenza trattandosi di esercizio ordinato e fedele della sessualità, si trova qui posta in un inaspettato piedistallo al quale inchinarsi.

D’altro canto, quelli che la Chiesa considera vizi che allontanano da una retta vita cristiana sono comportamenti da non raccomandare (per non dire da evitare, in gran parte) anche per un donatore di sangue. E dunque lo Stato, in queste strutture sanitarie, promuove e benedice la cultura dell’offerta altruistica di sangue riconoscendo in tale gesto generoso (che presume una vita virtuosa, nei termini di cui sopra) un modello di virtù civica.

Bene, coerenza vorrebbe che questo riconoscimento di vizi e virtù fosse manifesto non solo per il target ‘donatori di sangue’. Del resto, si sa: lo Stato ‘quando c’è di mezzo la salute’ sa essere molto inflessibile: durante il periodo del Covid ha imposto le peggiori misure draconiane, perfino di clausura e astinenza dai contatti umani. Ricordate? In presenza di un rischio di contagio, era considerato virtuoso chi si chiudeva nella sua stanza senza incontrare gli altri (non poteva neanche stringere una mano) e criminale da punire chi metteva a repentaglio la salute degli altri, magari facendo una corsa da solo in un parco o sulla spiaggia.  

Succede però che da decenni, avendo ceduto la nostra sovranità a manovratori stranieri che non sono neanche più tanto occulti, dobbiamo obbedire ai nuovi standard etici globalisti, estranei alla nostra cultura. Ecco così che non solo la fedeltà coniugale ma anche il matrimonio stesso sono oggi diventati modelli da evitare in favore di altri, considerati ora nuove virtù e da promuovere senza intollerabili limitazioni: tradimenti, promiscuità sessuale, consumo pornografico, omosessualità, transessualismo, etc. Insomma, esercizio di una sessualità spesso selvaggia e sfrenata da imporre come modello positivo sin dalla più tenera età, nelle scuole, nei mass-media e con tutti i potentissimi e sofisticati mezzi a disposizione.

Nonostante tali comportamenti ci presentino un conto sempre più salato, minando la nostra salute psico-fisica (per non parlare dei danni sociali), le virtù del donatore di sangue devono farsi da parte e inchinarsi alle nuove virtù civiche; cioè a comportamenti che sino a qualche tempo fa erano considerati vizi.

E avviene così che nelle scuole impazza l’agenda gender e l’OMS, con finanziamenti illimitati di filantropi senza scrupoli, sta colonizzando il mondo esigendo un indottrinamento sessuale dei Paesi che ricevono contributi; oltre che dei Paesi occidentali già ideologicamente asserviti. I diritti alla cosiddetta ‘salute riproduttiva‘, che comprendono oltre a contraccezione e aborto la promozione della promiscuità sessuale, sono ossessivamente imposti senza tener presente l’impatto negativo sulla salute generale.

Ma quando si parla di salute pubblica, lo Stato non dovrebbe avere come obiettivo la salvaguardia dei cittadini e limitare comportamenti rischiosi al fine di minimizzare malattie?

Allargando il discorso, anche la pornografia produce effetti psicologici devastanti, di dipendenza e stress fisico (dipendenze e conseguenze da pornografia), ai quali si aggiungono come corollario i danni sociali derivanti dall’aumento di criminalità e violenza. Eppure, è molto più facile che per arginare il fenomeno venga chiamato a pontificare nelle scuole un maestro di pornografia come Rocco Siffredi, piuttosto che un seguace di Don Fortunato Di Noto,  che con la sua organizzazione da oltre trent’anni combatte e denuncia oltre agli effetti della pornografia (porno e violenza: la causa nei minori ipersessualizzati), la pedofilia e l’abuso di bambini.

Insomma, ricapitolando: la fedeltà e castità matrimoniale o di coppia sono modelli da premiare se doni il sangue e da disprezzare in tutti gli altri contesti (parlo solo della castità e non cito l’astinenza perché penso che molti non riuscirebbero ad afferrare il concetto). Per contrastare efficacemente un rischio sanitario si punta tutto su una profilassi che è solo contenitiva (e che produce una falsa fiducia, attenuando le cautele) e si rigettano quei comportamenti la cui virtuosità trova riscontro nel maggior contrasto al rischio stesso. Forse, con la seguente parabola riuscirò a spiegare meglio il mio pensiero…

 

LA PARABOLA DELLA CARNE

 

  • Supponiamo che in un certo lontano Paese dell’Africa o asiatico impazzi una nuova forma evoluta di virus molto letale e si scopra che il contagio venga favorito e veicolato dall’assunzione di carne bovina e suina.
  • Supponiamo inoltre che tu, per motivi di lavoro o altri, debba andare a vivere in quel Paese per molto tempo. Conoscendo i rischi di contagio, chiedi suggerimenti a due medici di tua conoscenza.
  • Il primo medico ti dice: ‘Per evitare rischi al 100%, non devi mangiare carne bovina e suina di quel posto. Se proprio vuoi mangiarla, compra carne congelata italiana: ne troverai in gran quantità, importata da molti rivenditori. È buona come quella fresca ed è sana’.
  • Il secondo medico invece ti da questi consigli: ‘È vero, le carni che vendono in quello Stato sono a rischio di contagio. Ma come si fa a non mangiarle? Sono così appetitose! Fai così: mangia la loro carne bovina e suina fin che vuoi, ma che sia ben cotta. Evita solo di assaggiare salumi, roast beef, carne cruda o al sangue’. Riguardo alla precauzione consigliata, il medico però si dimentica di dire che, anche se ben cotta, la carne può comunque trasmettere il virus mortale, sebbene con probabilità di contagio molto attenuate. Perché occorrerebbe cuocerla in contenitori integri ed idonei e rispettando modalità e tempi particolari.
  • Poi, facendo l’occhiolino, il secondo medico ti propone caldamente di frequentare le numerose e imperdibili ‘feste del roast-beaf’ o di gustare i salumi offerti da chioschi e ambulanti in molti angoli di strada di quel Paese africano o asiatico, concludendo: ‘Sono irresistibili! Chi non assaggia queste specialità ci perde: come si fa a parlarne male o a non mangiarle?’
  • Eppure, nonostante i pregiudizi del secondo medico, non è impossibile astenersi dalla carne. Le persone che fanno una scelta di questo tipo, i vegetariani, sono in numero crescente: sopravvivono benissimo senza bruciare dal desiderio e assicurano che l’organismo trova molto giovamento da questo regime alimentare.
  • Riepilogando: da un punto di vista medico-scientifico e di tutela della salute personale e pubblica, qual è il medico onesto e qual è quello disonesto? Chi è quello che ti ha dato il consiglio migliore e quello no?

 

FUOR DI PARABOLA

 

  • Oggi, in Occidente si ripropone un dibattito simile nelle strategie da adottare per il contenimento dell’AIDS e di varie malattie a trasmissione nei rapporti sessuali.
  • Ci sono studiosi e scienziati che, come il secondo medico della parabola, pensano che sia impossibile ‘astenersi dalle carni’, in ambito sessuale. Eppure, come ci sono tanti vegetariani, esistono anche coloro che compiono scelte di verginità o astinenza (potremmo definirli ‘i vegetariani del sesso’). Inoltre, così come esistono coloro che – senza compiere una scelta di astensione assoluta – con saggezza ‘mangiano carne genuina, non contaminata’, esistono analoghi comportamenti virtuosi nella vita sessuale. Conservando una certa accezione semitica e biblica del termine ‘mangiare’ (cioè nel significato di avere rapporti sessuali) la fedeltà coniugale significa ‘mangiare carne di casa propria’.
  • Ecco, la parabola della carne ci conduce a smascherare la lealtà e slealtà delle parti: di chi mette in primo piano la salute pubblica e personale e di chi, ad essa, antepone pulsioni egoistiche disordinate, malsani desideri e comportamenti dannosi.
  • Insomma, ci sono dei no, dei limiti, dei divieti che impediscono danni; e poi ci sono permessi, ‘aperture’ e libertà che invece li provocano. Ricorda: chi ti dice ‘Non mangiare escrementi’ non è un nemico della libertà e chi ti dice ‘Giù le mani dal diritto di mangiare escrementi ’ non è un paladino di diritti civili!

 



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