Rilancio un articolo di Michele Crudelini, pubblicato su Byoblu, che condivido in toto sull’intervista che il prof. Remuzzi ha dato al Corriere. Crudelini mi ha evitato di scrivere. Anche noi su questo blog abbiamo rilanciato quanto il prof. Remuzzi ha detto e pubblicato sulle cure domiciliari precoci. Lui e la sua équipe ha certificato quanto i medici delle terapie domiciliari hanno scoperto molto prima e sul campo. Dell’intervista stupiscono i toni e i contenuti che lo stimato, in Italia e all’estero, prof. Remuzzi ha usato. 

 

 

Nel prossimo Consiglio dei ministri verrà ufficializzata una decisione attesa da tempo: il reintegro dei medici sospesi senza stipendio che avevano deciso di non vaccinarsi contro il Covid19.

Il vaccino non ha mai protetto dal contagio

Una decisione divenuta irrinunciabile anche alla luce delle recenti dichiarazioni fatte dalla rappresentante della Pfizer, Janine Small, di fronte ai parlamentari europei: il vaccino non è stato testato per prevenire il contagio. Quindi se vaccinati e non vaccinato possono contagiarsi e contagiare pressoché in egual misura, decade il principio della vaccinazione come atto di solidarietà verso gli altri.

Di conseguenza un medico non vaccinato contro il Covid non costituisce maggiore pericolo per i propri pazienti rispetto ad un medico vaccinato. L’imminente ritorno in corsia dei sanitari sospesi sta però suscitando reazioni decisamente scomposte da parte di coloro che hanno sponsorizzato la narrativa del vaccino etico.

Vaccinarsi per gli altri? È falso!

A dir poco sorprendente è l’intervista rilasciata al Corriere della Sera dall’ematologo e nefrologo Giuseppe Remuzzi. Sono diversi i passaggi delle sue dichiarazioni che lasciano perplessi, in quanto sembrano essere in palese contrasto con le attuali evidenze scientifiche.

Si legge per esempio che: “La vaccinazione non rappresenta una limitazione della libertà personale, ma va a beneficio della collettività”. Anche il professor Remuzzi sembra cascare ancora nella vulgata, ormai smentita, del vaccino che protegge gli altri. Non solo le multinazionali che li hanno prodotti non hanno mai fatto test sulla prevenzione dal contagio, ma la maggior parte degli attuali vaccini in commercio non è tarato sulle nuove varianti, che quindi possono bucare con facilità la copertura.

Il linguaggio di odio contro i colleghi

Le esternazioni discutibili del professor Remuzzi non finiscono qui, perché in un passaggio successivo si scaglia contro i medici che non si sono vaccinati. “Chi è no-vax non dovrebbe operare in campo sanitario, perché i vaccini sono il più grande strumento che abbiamo per combattere le malattie”. Intanto stupisce che un professore della caratura di Remuzzi si abbassi ad utilizzare un’etichetta, quella di “no vax”, più adatta ad una caciara da bar piuttosto che ad un linguaggio accademico.

Il termine no vax, oltre ad essere l’ennesimo ridondante e inutile anglicismo, è un insulto per chi ha servito fino all’altro ieri il sistema sanitario nazionale e magari ha anche accettato tutte le vaccinazioni precedenti, rifiutando solo quest’ultima.

Stupisce poi che proprio Remuzzi, ossia uno dei promotori di un protocollo di cure domiciliari contro il Covid, sostenga che la vaccinazione sia il più grande strumento di lotta alle malattie. Semmai i vaccini sono uno dei tanti possibili strumenti, da accompagnare alle cure e a un sistema sanitario pubblico ben finanziato e immune ai conflitti di interesse delle multinazionali del farmaco.

20 milioni di persone salvate con i vaccini, dove sono le prove?

Eppure la trasformazione del vaccino in un culto idolatrico diventa realtà in un altro passaggio dell’intervista: “I vaccini contro Sars-CoV-2 sono i più sicuri ed efficaci di sempre: nel 2021 hanno salvato 20 milioni di persone nel mondo”. Per smentire questa affermazione è sufficiente leggere i rapporti di farmacovigilanza dell’AIFA su vaccini anti Covid.

Persino con un monitoraggio passivo, e quindi con stime al ribasso, le reazioni avverse gravi e fatali segnalate su questi vaccini sono più alte rispetto a qualsiasi prodotto precedente. Sostenere poi che i vaccini abbiano salvato 20 milioni di persone non ha alcun valore scientifico. Basta osservare il continente africano: lì il tasso di vaccinazione medio non arriva al 20%, eppure la mortalità da Covid è tra le più basse al mondo. È davvero deludente che, dopo due anni di errori, giravolte e marce indietro, uno scienziato con un indice H tra i più alti in Italia svilisca così migliaia di suoi colleghi e utilizzi un linguaggio religioso per descrivere un prodotto farmaceutico di qualità scadente.

 

Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto Mario Negri di Milano
Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore Istituto Mario Negri di Milano

 

 


 

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