MA LA OSTPOLITIK È PROPRIO LA SCELTA MIGLIORE NEI RAPPORTI CON LA CINA?

È questo l’interrogativo che molti si pongono, e cioè se la Ostpolitik, ossia una sorta di politica di compromesso con un governo piuttosto tiranno con chi abbia una fede religiosa, sia la scelta migliore, soprattutto dopo che dal primo febbraio scorso il governo cinese ha stretto le maglie dei controlli e dei divieti per i fedeli. Sembra di essere ritornati ai tempi della Rivoluzione Culturale maoista.

Riprendo alcuni stralci da un articolo di (qui) AsiaNews che ci ragguaglia della situazione:

“Il paragone con la Rivoluzione Culturale non si ferma qui. Proprio come allora, ai fedeli è proibito pregare anche in privato, nelle loro case. La polizia ha minacciato che se trova due persone che pregano insieme in casa loro, esse saranno arrestate e obbligate a subire rieducazione.

Secondo i nuovi regolamenti sulle attività religiose, proposti lo scorso settembre e messi in atto lo scorso primo febbraio, si può svolgere attività di culto solo in chiesa, negli orari fissati dal governo. Ogni altro luogo è considerato un ‘luogo illegale’ e chi infrange tali regolamenti sarà soggetto a prigione, multe, esproprio dell’edificio che ospita l’attività religiosa illegale. Perfino le abitazioni private sono considerate ormai ‘luogo illegale di culto’: nelle case private è vietata ogni conversazione religiosa o preghiera, sotto minaccia di arresto. I fedeli possono pregare solo in chiesa, al servizio domenicale.

All’entrata di tutte le chiese deve essere esposto il cartello che annuncia che l’edificio è ‘vietato ai minori di 18 anni’ perché a bambini e giovani è proibito partecipare ai riti religiosi.

Va notato che le chiese di cui si parla non sono edifici illegali, ma chiese registrate ufficialmente. Il punto è che la ‘sinicizzazione’ (cioè l’attività da parte del governo finalizzata al completo controllo di ogni fede religiosa da parte del Partito cinese, ndr) implica la sottomissione al Partito comunista cinese, che deve agire come ‘guida attiva’ delle religioni, da cui dipende la loro vita o la loro morte, ogni costruzione e ogni distruzione.

Il controllo spietato e asfissiante del Partito sulle religioni è spiegabile solo con la paura. E’ ormai esperienza di tutti in Cina – confermata da diversi sociologi – che il Paese assiste a una rinascita religiosa impressionante, fino a calcolare che oltre l’80% della popolazione ha qualche credenza spirituale e che almeno un quinto dei membri del Partito aderisce in segreto a qualche religione. Tutto questo lascia prevedere un maggiore controllo e persecuzione in futuro. ‘Sono molto triste – dice ad AsiaNews un fedele di Urumqi – che il Vaticano scenda a patti con questo governo. In questo modo esso si fa complice di chi vuole il nostro annientamento’”.

Questo il quadro della vita in Cina per un cattolico tratteggiato da AsiaNews. Non è certamente confortante. Per questo il card. Zen, vescovo emerito di Hong Kong, è molto critico riguardo l’accordo Vaticano-Cina che le voci danno per imminente.

Riporto alcuni stralci di quanto il card. Zen scrive a tal proposito sul suo blog tradottto da Magister (qui):

“Papa Francesco non ha mai avuto delle conoscenze dirette del partito comunista cinese e per giunta è male informato dalle persone che ha attorno. Queste persone vogliono far compromessi senza limiti, sono già disposti ad arrendersi completamente. Sulla base di quanto detto da papa Francesco al sottoscritto e all’arcivescovo Hon, egli non conosceva i dettagli del loro progetto. Qualora egli firmasse l’accordo da loro voluto, noi potremo soltanto accettarlo, senza protestare.

L’elezione ‘democratica’ (di ogni nuovo vescovo) e poi la sua nomina da parte della illegittima conferenza episcopale cinese significano che sarà il governo a scegliere il vescovo. Quindi l’ultima parola riservata al papa non potrà salvare la sua funzione; la formalità di mantenere l’autorità pontificia nasconderà il fatto che si sarà consegnata la reale autorità di nominare i vescovi nelle mani di un governo ateo.

Perché le autorità governative hanno tollerato attività religiose clandestine per così lungo tempo, ma ora vogliono applicare strettamente la legge (che riduce fortemente la libertà, ndr)? Perché la stessa Santa Sede (con questo accordo, ndr) sta aiutando le autorità di governo a far così. Come dire che chi non segue l’ordine del governo di obbedire alle Chiese ufficiali non segue neppure il papa.”

In sostanza, dopo questo accordo, si teme che il cristiano che che continuasse a comportarsi come cristiano della Chiesa sotterranea, ad esempio a celebrare o partecipare alla messa in casa, risulterebbe “disubbidiente” non solo nei confronti del governo cinese ma anche verso il papa.

 

 

 

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