George Weigel, scrittore, giornalista e biografo di Papa San giovanni Paolo II, scrive una riflessione sulla crisi della Chiesa tedesca. L’articolo è stato pubblicato su The Catholic World Report e ve lo propongo nella mia traduzione.

Card. Reinhard Marx

Card. Reinhard Marx di Monaco di Baviera e Frisinga (CNS photo/Markus Now, KNA)

 

Lo scorso giugno sono stato per quattro giorni nella zona di Monaco di Baviera, tenendo una conferenza pubblica sul cattolicesimo evangelico e concendo molte interviste ai media. I miei ospiti sono stati eccezionalmente gentili, ma era anche ovvio che la Chiesa cattolica in quella che una volta era la regione a più intensa presenza cattolica della Germania è in una forma terribile. I numeri raccontano la storia.

La parrocchia nella cui canonica ho soggiornato ha circa 10.000 parrocchiani – vale a dire, il parroco sa che ci sono 10.000 persone all’interno dei confini parrocchiali che, quando pagano le tasse federali, spuntano la casella per il Kirchensteuer, la “tassa ecclesiastica”. Dopo aver visto anni di statistiche sulla partecipazione alla Messa domenicale della Conferenza episcopale tedesca, mi aspettavo che il pastore rispondesse alla mia domanda sulla sua congregazione domenicale con una cifra compresa tra 700 e 1.000 persone. No, ha detto; la frequenza media della messa domenicale tra quei 10.000 parrocchiani era di 200 persone. E quando chiedeva gentilmente alle persone quando potesse vederle a Messa, spesso riceveva la risposta: “Guarda, io pago la tassa della Chiesa; cos’altro vuoi?”

Così è stato con un certo interesse che ho letto la recente spiegazione del cardinale Reinhard Marx di Monaco sul perché lui e la maggioranza dei vescovi tedeschi sfidassero il Vaticano e stessero portando avanti il loro “processo sinodale vincolante”, al fine di riesaminare “questioni” come l’etica sessuale della Chiesa, il suo insegnamento sul matrimonio e il suo antico modello di ordinare solo uomini al sacerdozio ministeriale. Il cardinale Marx ha affermato che “Innumerevoli credenti in Germania considerano (questi temi) come meritevoli di discussione”. Il suggerimento non così tacito era che le questioni che una volta la Chiesa pensava risolte fossero di fatto aperte.

Alla luce della mia recente esperienza nell’arcidiocesi del cardinale, alcune questioni si sono presentate immediatamente: Chi sono questi “innumerevoli credenti”? Partecipano alla comunità eucaristica della Chiesa o pagano semplicemente la tassa ecclesiastica (e si fanno beffe quando viene chiesto perché il culto non è nel loro programma domenicale)?

E ancora di più: A quanti di questi “innumerevoli credenti”, che sembrano pensare che ciò che è risolto è di fatto non istemato, sono state spiegate le verità che mettono in discussione? Quanti della legione di teologi e operatori ecclesiastici del cattolicesimo tedesco si dedicano a tale insegnamento? L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha, mi è stato detto, circa 2.000 dipendenti. Qualcuno di loro vive la vocazione a spiegare ciò che è sfidante del Vangelo e la sua applicazione da parte della Chiesa cattolica?

Inoltre, in quale finestra temporale vivono questi “innumerevoli credenti”? La Chiesa cattolica ha speso una quantità eccessiva di tempo ed energie negli ultimi 50 anni “discutendo” le “questioni” che il Cardinale Marx suggerisce essere in cima alle preoccupazioni dei cattolici tedeschi. Non è che forse qui il vero problema, dopo molte discussioni e deliberazioni, è che l’autorità docente della Chiesa ha risolto questi problemi in un modo che “innumerevoli credenti” non ha gradito e ancora non gradisce – forse perché le risposte definite dalla Chiesa sono in grave tensione con la cultura morale pubblica libertina che prevale in tutta l’Europa occidentale?

Un po’ di onestà qui farebbe molta strada.

Gran parte della Chiesa cattolica in Germania (e in altri paesi di lingua tedesca) è di fatto in uno stato di scisma: molti dei suoi leader e intellettuali non credono a ciò in cui crede la Chiesa cattolica. E per questo motivo, non insegnano ciò che la Chiesa cattolica insegna. Né questo scisma di fatto tocca solo le questioni morali nevralgiche. Si tratta della questione fondamentale: Gesù Cristo è l’unico redentore dell’umanità, tale che tutti coloro che sono salvati sono salvati attraverso di lui (in un modo o nell’altro)? Ci sono verità divinamente rivelate che rimangono vincolanti nel tempo? La Chiesa cattolica sta dicendo la verità quando dichiara solennemente che lo sta facendo, indipendentemente da ciò che pensa la cultura circostante?

Il cattolicesimo sta morendo nel mondo di lingua tedesca, non perché il Vangelo è stato proclamato e trovato incredibile o difficile, ma perché non è stato proclamato con gioia, fiducia e zelo. L’amicizia con il Signore Gesù Cristo, e l’inclusione nella comunità dei discepoli nella missione che è la Chiesa, non è stata offerta. Per questo motivo, in quella parrocchia di Monaco di Baviera c’è una partecipazione alle Messe del 2%. Riconoscere quella dura verità è l’unica via verso un cattolicesimo tedesco che ha qualcosa di credibile da dire al resto del mondo Chiesa.

 

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