Robocop (screenshot)

Robocop (screenshot)

 

 

di Pierluigi Pavone

 

 1.

È una questione di pelle. Questa volta, purtroppo, non come nella celebre battuta del grande Lino Banfi, dove c’era l’ambiguità tra “e” o “a” come prima vocale…

È una questione di come consideriamo la pelle e il corpo nel suo complesso. Perché il Trans-umanesimo rappresenta a tutti gli affetti lo sviluppo di una riproposizione antropologica del dualismo classico dei greci, mediato dalla percezione cartesiana.

Da Aristotele e per tutto il Medioevo cristiano, l’uomo è stato considerato come unità di anima e corpo. In termini metafisici si dovrebbe parlare di sostanza come sinolo di materia (il corpo) e forma (l’anima razionale, propria in quanto razionale esclusivamente dell’uomo).

2.

Nella modernità, Cartesio partecipa alla nuova prospettiva scientifica di ridefinizione del sapere. Adotta il principio dell’evidenza, riducendo la verità delle cose, la verità che le cose sono in se stesse (san Tommaso usava il trascendentale di verum), alla certezza, cioè al grado di indubitabilità che la realtà possiede, solo rispetto al soggetto umano (nella sua esperienza conoscitiva, come per Lutero sul piano della esperienza di fede).

Ma cosa è davvero “evidente”? Cartesio suggerisce che in teoria potrei dubitare dell’evidenza del mio corpo, perché ho la percezione che sia reale anche nel sogno (dubbio metodico), e addirittura della matematica, perché potrei essere vittima di un inganno assoluto da parte di un “genio maligno” (dubbio iperbolico).

Arriva così a formulare la nota frase – COGITO ERGO SUM – vale a dire, che l’unica evidenza assolutamente data sono “io”: anche se fossi vittima di un inganno, dovrei esistere necessariamente, almeno come pensiero.

3.

“Io”, e non più la realtà, è la prima certezza indubitabile: non più l’essere, ma il pensiero umano è il primum datum. “Io”, in quanto pensiero. “Io”, però, non nel senso di me stesso come corpo e anima, perché appunto ho sospeso il giudizio sul corpo: potrei ingannarmi sulla certezza del mio corpo, perché anche nel sogno mi sembrano “reali” sostanze materiali che in realtà non esistono. Io nel senso “solo” di Cosa Pensante. Res Cogitans.

Ma se io sono Cosa Pensante, cosa è il corpo? Io, Cosa Pensante, anima, mente, allora “ho” un corpo come involucro, come se guidassi un robot. Una “macchina”.

Rispetto a me, in quanto anima, mente, cosa pensante, il corpo è visto da Cartesio come “macchina”. Cartesio paragona, per simmetria, i nervi ai tubi delle macchine delle fontane; muscoli e tendini ai congegni e alle molle; la respirazione ai movimenti di un orologio o di un mulino, resi continui dall’acqua. E contestualizza l’anima nel cervello come sede specifica.

4.

Il Trans-umanesimo non fa altro che elaborare questa visione meccanicistica, sviluppandola in un senso che potremmo definire ultra-materialista, perché riduce la mente stessa a queste funzione meccaniche.

In Cartesio, la mente è per definizione immateriale: il dubbio metodico (quanto all’evidenza dei corpi, materialmente estesi) e il dubbio iperbolico (quanto  all’evidenza della matematica) hanno condotto a credere che l’unica certezza indubitabile e sempre vera (sia che stia sognando, sia che sia vittima di un inganno assoluto) sono “IO”, in quanto pensiero: Io in quanto cosa pensante. La macchina, l’orologio, è il corpo.

Il Trans-umanesimo, invece, percepisce me stesso come macchina, cioè come mente ricondotta a mere funzioni neuronali o bagaglio di ricordi (scaricabili…). Queste funzioni sinaptiche sono materialmente identificate con il mio cervello. Questo fa prevedere ai trans-umanisti due possibilità: in caso di morte, potrei tra 2 secoli magari, “riattivare” il mio cervello e quindi “riavrei me stesso”; oppure – meglio ancora! (si fa per dire) – de-materializzare “dal” cervello stesso queste funzioni neuronali e trasferirle nella immortalità virtuale.

5.

Cartesio identifica l’uomo con la sua anima-mente, scissa dal corpo: la mente è la parte spirituale distinta dal corpo-orologio. È in linea – a parte la questione del dubbio – con la visione socratica di identificare l’uomo con la sua anima (il corpo come involucro o addirittura tomba, come nella versione pitagorica) e l’anima con la ragione. In una visione antropologica dualista che non è né aristotelica, né cristiana.

Il Trans-umanesimo identifica l’uomo con il cervello-mente, rispetto al… resto del corpo: svanisce qualsiasi concetto di anima, a vantaggio di una prospettiva esclusivamente biologica e materialistica. Da qui, si procede a de-materializzare l’uomo: la sua spiritualità è il futuro della virtualità informatica.

6.

Nella antropologica cristiana, lo spirito umano (immortale proprio in quanto spirito) è esattamente l’anima razionale, nell’unità col corpo. Questa unità viene meno a causa della morte, che il Cristianesimo vede come pena (male fisico) conseguente al peccato originale. La morte determina il Giudizio individuale. Con il Giudizio Universale ci sarà non la “ri-vificazione” del corpo (ritorno alla vita, per morire comunque, come nel caso di Lazzaro nel Vangelo), ma la resurrezione della carne, nel senso di corpo trasfigurato e glorioso.

Per i trans-umanisti la prospettiva è duplice:

a) riattivare il mio cervello, previa ibernazione post mortem e de-congelamento. Si fa davvero fatica a sostenere plausibili questi passaggi, come se io fossi il mio cervello, che come tale muore insieme al corpo, poi viene congelato e quindi scongelato e riattivato in combinazione ad un altro corpo o realtà altra…

b) oppure scomparire, come identità personale, nell’etere virtuale del computer. Qui si fa davvero fatica a capire come si possa ancora credere nella realtà individuale e unica dell’Io, se io sono ridotto a un insieme di ricordi e connessioni de-materializzati e inseriti nel computer…

Ciò che viene nullificata, in ultima analisi, non sembra proprio la morte, quanto la persona stessa, nella sua essenza e identità.

L’UOMO-MACCHINA TRANS-UMANO: Cartesio, il Cyborg e la resurrezione della carne.

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