Ricevo da Rodolfo Casadei e molto volentieri pubblico. In fondo alla lettera di Casadei la mia risposta

 

Rodolfo Casadei, giornalista
Rodolfo Casadei, giornalista

 

Caro Sabino,

ho letto il tuo commento al mio intervento sul tema dell’ipotetica obbligatorietà morale della vaccinazione antiCovid, e temo che la mia risposta ti deluderà. Perché mi dedicherò esclusivamente a spiegare e difendere l’ultima parte del mio intervento, quella che mette a tema l’unità dei cristiani di fronte alle vicende del mondo. Resisterò alla tentazione di fornirti certe notiziole su Luc Montagnier o di sottoporre alla tua attenzione gli studi in corso di pubblicazione in tutto il mondo che stimano il numero di vite risparmiate – centinaia di migliaia in vari paesi – grazie alla somministrazione su larga scala degli attuali vaccini antiCovid. Perché la parte finale del mio intervento è di gran lunga quella più importante, ha priorità assoluta rispetto alla prima. Mentre la prima è fondata esclusivamente su argomentazioni razionali, quindi teoriche, la seconda è basata sulla mia esperienza cristiana all’interno di Comunione e Liberazione, quindi su una cosa che ha coinvolto e messo in sintonia la dimensione razionale e la dimensione affettiva della mia persona.

        Che la pandemia fosse una grande occasione per i cristiani di testimoniare al mondo il miracolo dell’unità fra loro in Cristo,  sacrificando e superando i punti di vista personali per convergere nella testimonianza di un’unità – fosse quella di vaccinarsi tutti o di non vaccinarsi nessuno –, è un’affermazione che afferra in un centesimo di secondo chi nel corso della sua vita è entrato in contatto col carisma di CL nella sua forma genuina. Ma che risulta irrazionale e scandalosa per chi non è stato messo a parte di tale carisma nella sua genuinità. Torna qui il concetto, utilizzato dai teologi moralisti – perdonami l’ironia – di ignoranza invincibile. Di cui non è colpevole l’ignorante, ma chi avrebbe dovuto trasmettergli l’eredità e non lo ha fatto.

     L’unità di cristiani nelle cose contingenti e facoltative era talmente importante per don Giussani, che più di una volta ha proposto questo esempio paradossale: se il Movimento decidesse di dare l’assalto a Palazzo Madama, puoi non essere d’accordo, ma la cosa giusta che dovresti fare sarebbe di andare all’assalto insieme a tutti gli altri, gridando allo stesso tempo a quelli vicino a te: “stiamo sbagliando!”. Non troverai questo apologo negli Scritti di Giussani online, ma centinaia di persone possono confermarti che corrisponde a verità. Un’altra cosa che abbiamo imparato nel Movimento, è stata la ragionevolezza di obbedire a un richiamo sul quale non eravamo d’accordo, in nome della certezza morale circa il valore dell’incontro che avevamo fatto con Cristo nel Movimento; se la tua obiezione era giusta, si diceva, il tempo ti avrebbe dato ragione, e il Movimento sarebbe venuto sulla tua posizione: nel frattempo avere la libertà di obbedire ti avrebbe comunque fatto crescere.

       Nel testo della Scuola di Comunità di CL di quest’anno e dell’anno scorso, (Generare tracce nella storia del mondo, a firma di Luigi Giussani, Stefano Alberto e Javier Prades) quello che ho scritto aneddoticamente sopra è espresso in modo solenne in almeno due passaggi (i corsivi sono miei). «L’unità di gente che Lo riconosce in un determinato ambiente, in quanto legata alla comunione di tutti coloro che credono in Cristo presente, incide sulla società, come presente, e sulla storia, come continuità della società. Questa unità rende protagonista l’uomo nuovo battezzato che, per amore di Cristo, tende a creare un mondo più umano per tutti in nome Suo. Per sua natura, tale unità (siano in due o in duecento milioni) incide nella società fino alla politica e nella storia in quanto cultura e civiltà. In questo senso, nel Vangelo c’è la formula chiara e completa del metodo evangelizzatore: “Che siano una cosa sola affinché il mondo s’accorga che Tu mi hai mandato”». (pp. 124-25 nell’edizione Rizzoli 1998). E in precedenza si legge: «Lo Spirito di Cristo, che mi raggiunge attraverso le circostanze concrete di tempo e spazio, mi fa scoprire com’è il mio io e che cosa sono gli altri: ciascuno fatto per l’Altro perché ogni uomo appartiene a Lui; perciò io e gli altri siamo una cosa sola, membra l’uno dell’altro. (…) “Cristo tutto in tutti”: l’unità è la categoria suprema dell’essere e del vero, tanto desiderata quanto inconcepibile. Scrive san Gregorio di Nissa: “Fra tutte le parole totalizzanti che Cristo rivolge al Padre ce n’è una che è la maggiore di tutte e tutte le riassume. Ed è quella per cui Cristo ammonisce i suoi a trovarsi sempre uniti nelle soluzioni delle questioni e delle valutazioni circa il bene da fare”. (…) La cosa più grande che si possa vedere nel mondo è che certi uomini siano uniti tra loro come membra di un unico corpo. Non perché impegnati in una certa opera, ma perché chiamati dallo stesso gesto di Cristo, da un identico avvenimento». (pp. 49-50)

        Quando richiamo queste cose con gli amici, c’è sempre qualcuno che replica: «L’unità si fa attorno alla verità. Non rinuncio alla verità per l’unità». Al che sempre io li sconvolgo controreplicando: «No, nel cristianesimo l’unità si fa attorno all’unità. Attorno all’unità che viene prima». Se metti prima la verità, subito hai le eresie, e alla fine hai il protestantesimo: in nome della verità ci si divide all’infinito. Perché quando diciamo “verità”, diciamo quello che noi abbiamo capito della verità, e quando agiamo nella storia in nome della verità stiamo affermando la nostra personale interpretazione di come la verità debba realizzarsi storicamente. Avremo tendenzialmente tante affermazioni e tanti tentativi di incarnazione della verità quanti sono gli esseri umani. Quella che nella storia del cristianesimo è l’interpretazione, nella religione secolare che va sotto il nome di social-comunismo si chiama analisi. I comunisti erano convinti di avere in mano il socialismo scientifico, fondato cioè sulla verità scientifica. Occorreva avere – lessico marxista – l’analisi giusta. In nome dell’analisi giusta il movimento comunista si è scisso in migliaia di organizzazioni (Su Lercio si legge il titolo beffa: “Fallita l’inchiesta di Fanpage sul Comunismo: 100 ore di girato solo per fare la lista delle sigle”) che si sono fatte la guerra fra di loro. Sono molti di più i comunisti uccisi dai comunisti che i comunisti uccisi dai fascisti.

       Non siamo ancora alla violenza fisica, ma fra i cattolici italiani sta succedendo la stessa cosa che è successa ai comunisti e che successe ai cristiani del Cinquecento. Se riguardo alla pandemia del Covid, ai confinamenti, ai vaccini, ai lasciapassare sanitari diamo la priorità all’analisi – strumento che permetterebbe di afferrare la verità -, il risultato sarà inevitabilmente una divisione sempre più pulviscolare e sempre più astiosa man mano che si presentano nuove questioni legate a quella iniziale. Ogni giorno ci si sveglia con un nuovo traditore, un nuovo eretico, un nuovo personaggio che ci ha delusi. Questa è la ragione per cui non replico ai contenuti specifici del tuo intervento, Sabino: per non entrare in una logica che inevitabilmente conduce alla contrapposizione settaria.  

      Una delle grandi novità del carisma di don Giussani è stata quella di proporre appassionatamente una versione esistenziale dell’unità soprannaturale in Cristo. Il ciellino è uno che desidera che l’unità soprannaturale dei cristiani in Cristo si manifesti esistenzialmente nella sua vita e nella storia umana. Quindi non soltanto l’unità nelle cose necessarie: l’unità in ogni cosa! “Ogni cosa” comprende la politica e in generale le questioni pubbliche. Questo però non si può realizzare per via disciplinare o meramente organizzativa: solo un intenso rapporto affettivo fra chi guida e chi segue, e fra coloro che guidano, e fra coloro che seguono, cioè una vera passione per il destino dell’altro, consente di sacrificare i punti di vista personali, di obbedire senza sentirsi castrati, di praticare la sequela non come individui plagiati ma come adulti consapevoli.

        Queste sono verità vecchie come CL, che oggi la leadership di CL non ricorda e non promuove più. Anzi: recentemente ho ascoltato un grande capo ciellino dire in pubblico che la presenza unitaria ciellina in politica del passato era ultimamente funzionale alla gestione del potere, era identica a quella della DC. L’accusa che facevano a CL i nemici di CL dentro e fuori della Chiesa! Adesso l’hanno interiorizzata esponenti di punta del Movimento! E la cosa veramente beffarda di tutta la faccenda è che oggi chi fa questi discorsi continua a ricoprire posti di potere all’interno dell’organigramma del movimento e a trattare coi potenti di questo mondo per mettere in sicurezza i propri personali feudi. Con la grande differenza che ieri lo faceva a partire da un’alterità, da un’identità irriducibile, oggi lo fa a partire da una sostanziale subalternità alla cultura dominante. Essendo venuta meno l’unica cosa che faceva la differenza di CL rispetto ad altre esperienze ecclesiali: l’appassionata amicizia cristiana, la passione per il destino dell’altro, la sintesi di ragione e affezione.

        Perciò, caro Sabino, capisco perfettamente il tuo sconcerto davanti alla conclusione del mio intervento, oltre che per i contenuti specifici riguardanti i vaccini e la scienza. Ma adesso tocca a te capire perché ho impostato in questo modo la mia risposta alle tue contestazioni.

Rodolfo Casadei

 

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Caro Rodolfo, 

ti ringrazio per l’attenzione che hai dedicato al mio commento del tuo articolo.

Permettimi di risponderti prima ad una questione cui tu fai un semplice accenno, quella di “quanti morti sono stati evitati grazie al vaccino”. Mi permetto di dissentire perché, come ho detto altre volte, i morti ci sono stati in quella abnorme misura per via di un famigerato protocollo, “Tachipirina e vigile attesa”, che è del tutto fuori luogo. E la dimostrazione di quanto affermo la sto sperimentando in maniera cristallina proprio in questi giorni con casi a me vicini. Mai si era visto nella storia della medicina la pratica di lasciare solo, letteralmente, e al suo destino, un malato (infettato) che vede peggiorare di giorno in giorno la sua salute, per essere infine ricoverato quando forse è troppo tardi. Questa è la manifestazione del completo fallimento della medicina come compito e missione, come scienza e come compassione umana per l’uomo che soffre. E’ il trionfo al contempo del profitto come linea di fondo e del fallimento della medicina come approccio sanitario specifico. Credo che mai nella storia della democrazia sia capitata una cosa così disumana, viste le vite umane perse. Questa situazione, per quanto dura e dolorosa, ci sta però facendo aprire gli occhi sulle reali dinamiche, e sugli interessi spregiudicati, che sottostanno a quel mondo che noi credevamo libero e democratico, ma che tale effettivamente si è rivelato non essere. Per questo, con l’esperienza personale di questi giorni ancora non conclusa (speriamo bene), sentire persone intelligenti dire “quanti morti il vaccino ci ha risparmiato”, mi rende ancora più triste, perché ancora non riesco a capire come mai non si dica molto più semplicemente: “l’abbandono del protocollo ‘Tachipirina e vigile attesa’ quanti morti ci avrebbe risparmiato!”. Il vaccino, strutturato sul canone della prudenza medica, avrebbe certamente aiutato in casi e fasce specifiche. Come vedi, è un approccio diverso rispetto a quello che tu fai proprio, ciononostante, anche io posso dire, come fai tu, che ci sono tante ricerche che lo sostengono. E infine, perché sia stato usato quel famigerato protocollo, sarà la storia, spero, a chiarirlo.  

Veniamo all’unità dei cristiani. 

Certamente don Giussani dice: 

“L’unità per noi non è l’esito di una militanza quotidiana, ma di una coscienza profonda. Così noi siamo convinti che privilegiare l’opinione personale o di gruppo sulla unità è sempre distruttivo. Mentre privilegiare l’unità sulla opinione è sempre edificante. E’ all’interno dell’unità che la dialettica dell’opinabile diventa libertà e ricchezza”. (L’Osservatore Romano, 1976)

Quindi la diversità di opinioni e posizioni, la dialettica dell’opinabile, non è affatto esclusa, anzi, quando essa avviene nell’unità diventa fattore di libertà e ricchezza.

Poi, è proprio all’interno di questa unità che si sarebbe dovuta manifestare la carità cristiana, che è alla base dell’unità, e dunque quel rispetto di opinioni e posizioni diverse su questioni sanitarie eminentemente pratiche, dove la soluzione non è ancora chiara a nessuno, dove la conoscenza è in divenire, dove gli scenari sono aperti. E invece abbiamo assistito ad una parte di cattolici che accusava l’altra di pensiero antiscientifico, di pensiero radical-pannelliano, di pensiero individualista, di catto-libertarismo, di pensiero non cristiano o, come hai scritto tu, di ignoranza invincibile, di coscienza erronea o stigmatizzazione ratzingeriana. 

Ed è stato proprio sulla base di questa posizione che sono state condivise da una parte dei cattolici le più inimmaginabili ferite umane costituite dalla limitazione della libertà di espressione e di opinione per alcuni, dall’isolamento fisico e intellettuale per altri, dalla perdita di lavoro per chi non ha voluto farsi iniettare un prodotto sperimentale, dalla forzata iniezione subita da parte di coloro che si sono arresi per le difficoltà pratiche incontrate ma che mai e poi mai vi si sarebbero sottoposti, dal ricatto morale, fisico ed economico di un tampone fatto fare solo ad una piccola minoranza quando l’evidenza scientifica dimostra che l’esplosione di contagi sta avvenendo proprio nei paesi a più alta vaccinazione. Tutti questi aspetti non assomigliano forse ad un larvato regime?

Riguardo al notevole peso ricattatorio economico, ti faccio solo un esempio pratico: il costo mensile del tampone per una famiglia simile alla mia può teoricamente arrivare a circa 1.200 euro al mese, 14.000 euro all’anno! E’ sostenibile un tale peso per chi abbia uno stipendio medio e viva in una città come Milano?

Ciò che è mancata, e continua a mancare, è quella carità cristiana, quella Comunione che porta alla Liberazione, pur all’interno di una comprensibile diversità di opinione su come affrontare praticamente una pandemia. La testimonianza della unità dei cristiani sarebbe stata una ricchezza per tutto il mondo nel momento in cui i cristiani, con un solo cuore ed una sola voce, si fossero pubblicamente opposti a derive ideologiche che, ad esempio, programmano una società divisa in due classi, quella dei privilegiati, i vaccinati, che hanno pieni diritti e possono muoversi come vogliono (anche facendo correre il rischio ad altri di essere infettati) e i “paria”, i non vaccinati, gli esclusi, gli “impuri”, coloro che sono additati come i nuovi “untori” a prescindere, anche se ogni due giorni possono certificare di non essere infetti. A questo proposito, proprio ieri una mia amica cattolica che vive in Austria mi ha confermato che nella sua regione i non vaccinati subiranno un lockdown specifico, potranno uscire di casa solo per lavoro, acquisto di alimentari e servizi medici. Un’altra delle misure violente e demenziali del nostro tempo. 

In questo difficile frangente, quello che i cristiani avrebbero dovuto testimoniare non è tanto una unità artificiosa e forzata su una materia virale complessa e per certi versi ancora oscura,  “sacrificando e superando i punti di vista personali per convergere nella testimonianza di una unità – fosse quella di vaccinarsi tutti o di non vaccinarsi nessuno –”, come scrivi,  quanto una unità nel vincere una situazione di oppressione e di ingiustizia, di rifiutare un approccio ideologico alla pandemia ed ai vaccini che ha imposto a tutti un punto di vista, quello dei poteri forti, su una materia molto delicata riguardante la salute personale e pubblica. “Il cristiano” dice don Giussani, “come tale paga il suo tributo alla liberazione dell’uomo nella concretezza delle situazioni. (e che liberazione è se alcuni vengono discriminati?)”

E allora, che senso avrebbe vaccinarsi tutti per dimostrare l’unità dei cristiani? Del resto, nel passo che tu riporti del testo della Scuola di Comunità di CL di quest’anno si legge: “La cosa più grande che si possa vedere nel mondo è che certi uomini siano uniti tra loro come membra di un unico corpo. Non perché impegnati in una certa opera, ma perché chiamati dallo stesso gesto di Cristo, da un identico avvenimento”. (pp. 49-50) (corsivo mio)

E’ questo, penso, il senso dell’obiezione che qualcuno ti fa quando dice: «L’unità si fa attorno alla verità. Non rinuncio alla verità per l’unità». Infatti, se la verità non si manifesta concretamente come il centuplo quaggiù, come alba di una liberazione, si corre il rischio di  finire per parlare astrattamente di unità dei cristiani. Un discorso che fa comodo ai salotti buoni, quelli che contano, quelli che muovono le leve del potere.

A tal proposito don Giussani scriveva: 

“Noi di Cl non pensiamo al totalitarismo cristiano ma vogliamo essere attivi ovunque con tutta la nostra perseveranza, perché questo è l’amore per gli altri. Sono solo i signori del potere a temere qualunque presenza che percepiscano di non poter strumentalizzare. Noi non imponiamo niente, proponiamo solo noi stessi. La forza ci viene dalla fede.”

 

E per finire, nella Caritas in Veritate di Benedetto XVI si legge:

“Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario. La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali”  (n.3)

 

Sabino Paciolla

 




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