Assunzione della Vergine di Palma il Vecchio, galleria dell'Accademia a Venezia
Assunzione della Vergine di Palma il Vecchio, galleria dell’Accademia a Venezia

 

Assunzione della Beata Vergine Maria – 15 agosto 20026

Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56




don Ambrogio Clavadei

 

L’assunzione della Beata Vergine Maria e la sua incoronazione di dodici stelle costituiscono il trionfo finale di un , quel perfetto e immacolato che ha da sempre costituito il filo prezioso della vita di colei che ha maternamente generato il Figlio di Dio nel grembo del suo corpo, offrendogli tutta se stessa perché egli potesse assumere in lei la nostra carne mortale per restituirci alla vita.

Filo pregiato su cui non soltanto è stata infilata la perla preziosa dell’Incarnazione, ma anche ogni ulteriore istante dell’esistenza di Colei che fu pensata e pre-redenta Immacolata, con amore, da Dio, prima ancora che il mondo fosse: “termine fisso d’etterno consiglio” (Paradiso, XXXIII, 3). Certo, poco sappiamo dell’esistenza della Vergine Maria, salvo quei pochi momenti esaltanti narrati dai Vangeli, ma essi sono più che sufficienti per dimostrarne l’umile immensa grandezza, la sua incomparabile statura, perché più una creatura magnifica il suo Creatore (“l’anima mia magnifica il Signore”), più cioè ne riconosce l’immensità, più partecipa delle sue infinite ed eterne dimensioni, così che solo in lei si è adempiuta perfettamente quella preghiera che san Paolo ha innalzato per i cristiani di Efeso così come per tutti noi: “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3, 17-19). 

È stata questa la spazialità incommensurabile del grembo della sua fede, del suo che ora tutti e tutto misericordiosamente abbraccia e sostiene ormai in cielo, stendendo il suo manto regale “su coloro che Lo temono”, su coloro che guardando a lei cercano di balbettare il loro povero sì a Dio. Ma la grandezza del suo manto si stende anche su coloro che non Lo temono con la speranza mai perduta che giungano a temerlo nell’amore. 

Trionfo, dunque, di un che è stato certamente il del suo Cuore Immacolato, ma anche inscindibilmente il del suo corpo, certo mortale, ma che non poteva conoscere la corruzione della morte frutto del peccato, tanto era da sempre e, quindi, poi per sempre, unito sponsalmente al di Cristo suo figlio nel legame nuziale dello Spirito Santo. E ciò a conferma del di Dio, perché davvero “Il Figlio di Dio non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì». E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute «sì»” (2 Cor 1, 19-20).

Si può comprendere allora come è stata sempre necessaria l’unione tra questi due nel procedere della missione salvifica di Cristo e perché Dio l’ha voluta per la Vergine Maria in forza di quella sua libera grazia che sì è riversata sulla “piena di grazia” (LC 1, 28), liberandola dagli impacci del peccato originale perché liberamente pronunciasse il suo . E come senza il dell’umile ancella non sarebbe avvenuta l’Incarnazione, così possiamo pensare che senza il di Maria sotto la Croce non sarebbe avvenuta la Redenzione, il che in nulla adombra l’onnipotenza di Dio, ma ne riconosce la forza proprio là dove egli ha voluto chiamare una debole creatura a partecipare così mirabilmente al disegno della salvezza. Una corredenzione per grazia (pruriginose prudenzialità permettendo) che, come per la nascita a Betlemme, ha coinvolto non solo il suo Cuore ma anche il suo corpo stesso; se infatti la Vergine ha partorito il suo figlio senza dolore, sotto la Croce il suo corpo stesso, trafitto insieme alla sua anima dalla spada di un atroce strazio (cfr. Lc 2, 33), “gridava per le doglie e il travaglio del parto” dando alla luce quel Corpo di Cristo che è la sua Chiesa e di cui lei stava diventando Madre.

Ecco perché, come la prima Eva è stata la causa della caduta coinvolgendo il primo Adamo, così che il peccato originale è stato causato da questa prima coppia di sposi, Dio ha voluto restituire il mondo a se stesso diventando quel nuovo Adamo che – per grazia – ha voluto unirsi ad una nuova Eva, così che questa seconda coppia iniziasse a far fiorire sulla terra il Giardino del definitivo Paradiso del cielo.

Era allora inevitabile che la Vergine Maria portasse con sé nelle sublimi altezze celesti anche il corpo del suo gioioso dell’Incarnazione per grazia e quello del suo doloroso come Corredentrice per grazia, corpo che ora è stato trasfigurato come glorioso con la sua Assunzione e Incoronazione per grazia. Questo comporta che la nostra Madre e Regina, che “piena di grazia” (Lc 1, 28) è stata e sempre lo rimane, ora è per noi mediatrice e fonte di ogni grazia per grazia, così che “che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ ali” (Paradiso XXXIII, 14-15).

Speriamo che chi tenta subdolamente di tarpare le ali di una sana devozione mariana, radicata nella corrispondente sana teologia che le compete, guardi più profondamente nel mistero mirabile di questa “Donna Santissima, Regina potentissima” (Laudario di Cortona) e ne riconosca in tutti i suoi aspetti la stupenda singolarità, unicità che però ricomprende in sé e illumina quella perfetta devozione al mistero di Dio che ogni cristiano dovrebbe imitare perché Cristo regni nel suo cuore come ha regnato e regna sempiterno nel cuore di Maria: “È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi”, quei piedi che schiacciano il grande drago rosso, il serpente antico, ma – per grazia – non senza  il piede di Maria (cfr. Gen 3, 15), colei che con l’assunzione in cielo del suo stesso corpo è la dimostrazione anticipata che “l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi”.

L’amicta sole illumini sempre la nostra mutevolezza lunare (“la luna sotto i suoi piedi”) con la sfolgorante Luce di quel Dio Uno e Trino che per grazia ha voluto così rivestirla: “gemme e tessuto d’oro è il suo vestito” (Sal 44, 14). Ci sostenga nel pronunciare il nostro sì quotidiano alla volontà di Dio e ci aiuti a combattere nella fede non solo i no del mondo, ma anche quelli che purtroppo infestano la Santa Chiesa.

 

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