Lyudmyla Denisova, commissaria ai Diritti Umani del Parlamento Ucraino, ha denunciato crimini spaventosi che l’esercito russo avrebbe commesso ai danni dei civili. Soprattutto violenze sessuali e atrocità nei confronti di minori.

Le cronache dettagliate di questi abomini, rimbalzate sui media occidentali, sono valse ad alimentare ulteriormente la russofobia dilagante. Eppure sono risultate prive di fondamento, al punto che lo stesso Parlamento Ucraino ha rimosso la Denisova dall’incarico.

L’uso sistematico della menzogna per alimentare l’odio è una strategia bellica, tristemente diffusa (si veda ad esempio questo breve video), ma qui la solerte commissaria ha evidentemente esagerato.

Articolo di Tyler Durden pubblicato il 1 giugno 2022 su ZeroHedge.

 

Lyudmyla Denisova
Lyudmyla Denisova (Immagine del Governo Ucraino)

 

Negli ultimi due mesi, una valanga di storie ha colpito la stampa mainstream occidentale che pretendeva di documentare casi di stupri di massa perpetrati dalle truppe russe ai danni di civili ucraini. Una storia in particolare, pubblicata dal Time, ha suscitato indignazione e condanna da parte dei funzionari occidentali e ha ricevuto una copertura ripetuta dalla CNN e da altri importanti network statunitensi.

L’articolo denunciava “una campagna sistematica e coordinata di violenze sessuali”, basandosi principalmente sulle testimonianze raccolte dal massimo rappresentante ucraino per i diritti umani. Includeva una storia particolarmente scioccante di 25 ragazze adolescenti violentate in gruppo dalle truppe russe – nove delle quali rimasero incinte. Secondo il rapporto:

Il difensore civico per i diritti umani dell’Ucraina, Lyudmyla Denisova, ha dichiarato che 25 ragazze adolescenti sono state tenute in uno scantinato a Bucha e violentate in gruppo; nove di loro sono ora incinte. Donne anziane hanno raccontato davanti alle telecamere di essere state violentate dai soldati russi. I corpi dei bambini sono stati trovati nudi con le mani legate dietro la schiena e i genitali mutilati. Tra le vittime c’erano sia ragazze che ragazzi…

Come è accaduto nelle guerre precedenti, in Siria o in Libia, le affermazioni dei media sono diventate sempre più sensazionali e esagerate con l’intensificarsi del conflitto e con il coinvolgimento delle potenze occidentali, ma senza alcuna prova concreta o definitiva.

Ma un dettaglio costante nella maggior parte delle storie è che il già citato difensore civico dei diritti umani ucraino, Lyudmyla Denisova, è spesso la figura centrale che fornisce ai corrispondenti occidentali le scioccanti storie di stupro.

Ad esempio, è presente in questo articolo di Newsweek di aprile:

Lyudmila Denisova, commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, ha affermato venerdì che i soldati russi hanno violentato dei bambini durante l’invasione in corso dell’Ucraina.

In un post su Facebook, Denisova ha affermato che un bambino di 11 anni è stato violentato dai russi davanti alla madre, che è stata legata a una sedia e costretta a guardare mentre accadeva nella città ucraina di Bucha.

Molte di queste storie, che presentavano dettagli sempre più raccapriccianti con il progredire della guerra, sono diventate rapidamente virali, in particolare tra gli attivisti pro-Ucraina su Twitter e altri social media, al punto che autorevoli opinionisti hanno iniziato a concordare casualmente tra loro che i russi sono semplicemente “animali”.

E qui di seguito un altro esempio tra i tanti, che tendeva a basarsi su “i rapporti dicono” per molte delle affermazioni più cruciali e schiaccianti…

Ma di recente, nelle ultime due settimane, quando gli investigatori hanno iniziato a scavare più a fondo nelle accuse, sembra che le storie dei media abbiano iniziato ad esaurirsi. Il blog di analisi geopolitica Moon of Alabama racconta nei dettagli quanto accaduto:

Tuttavia, un gruppo di ONG in Ucraina, che sperava di ottenere nuovi fondi “occidentali” per nuovi progetti di “consultazione e recupero degli stupri”, ha cercato di trovare casi di stupro reali. Sono rimaste deluse quando hanno scoperto che non c’era alcuna prova che fosse stato commesso uno stupro.

(traduzione automatica):

Il 25 maggio, diversi media e ONG hanno pubblicato un appello aperto a Lyudmila Denisova, chiedendo di migliorare la comunicazione sui crimini sessuali durante la guerra.

I firmatari insistono affinché la Denisova divulghi solo le informazioni su cui esistono prove sufficienti, eviti il sensazionalismo e i dettagli eccessivi nei suoi rapporti, usi una terminologia corretta e tuteli la riservatezza e la sicurezza delle vittime.

I crimini sessuali durante la guerra sono tragedie familiari, un argomento traumatico e difficile, non un argomento per pubblicazioni nello spirito della “cronaca scandalistica”. Dobbiamo tenere a mente l’obiettivo: attirare l’attenzione sui fatti che costituiscono reato”, si legge nell’appello.

È nato persino un intero movimento attivista globale che si è concentrato nell’evidenziare i crimini sessuali russi in Ucraina, basandosi sulla premessa che l’esercito russo sta usando lo “stupro come strumento” come parte del suo arsenale per diffondere una campagna di terrore…

E ora, martedì, Interfax, Politico, The Wall Street Journal e altri riportano che Lyudmyla Denisova è stata licenziata – proprio per aver diffuso e perpetuato fantasiose affermazioni di stupri di massa senza fornire prove…

“I legislatori ucraini hanno licenziato il difensore civico del Paese per i diritti umani, Lyudmyla Denisova, in un voto di sfiducia martedì, concludendo che non aveva adempiuto agli obblighi, tra cui la facilitazione dei corridoi umanitari e il contrasto alla deportazione degli ucraini dai territori occupati”, ha riferito il Wall Street Journal a fine giornata.

“Il parlamentare Pavlo Frolov ha detto che la Denisova è stata anche accusata di aver fatto dichiarazioni insensibili e non verificabili su presunti crimini sessuali russi e di aver trascorso troppo tempo in Europa occidentale durante l’invasione”, ha aggiunto il rapporto.

Frolov ha dichiarato in un post su Facebook che annunciava il suo licenziamento da massimo commissario dei diritti umani del Paese:

“L’attenzione poco chiara del lavoro mediatico dell’Ombudsman sui numerosi dettagli di ‘crimini sessuali commessi in modo innaturale’ e ‘stupri di bambini’ nei territori occupati che non potevano essere confermati da prove, ha solo danneggiato l’Ucraina”.

Inutile dire che questo è un colpo assolutamente devastante per la “guerra dell’informazione” dell’Ucraina, che è stata in pieno vigore fin dall’invasione russa (come è naturale che sia in guerra, ogni parte intraprende campagne di propaganda contro l’altra contemporaneamente alla guerra di terra vera e propria, e mentre cerca di influenzare l’opinione pubblica mondiale).

Già poche ore dopo la conferma della notizia della rimozione di Denisova sono iniziate le reazioni rabbiose, anche da parte di esponenti delle Nazioni Unite e dei media statunitensi…

Anche il fatto che il Parlamento Ucraino abbia compiuto il drastico passo di licenziarla in modo così plateale la dice lunga, suggerendo fortemente che gli stessi funzionari ucraini non credono alla maggior parte delle affermazioni sullo “stupro sistematico”.

 


 

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