Ricevo e volentieri pubblico.

Resurrezione di Piero della Francesca - affresco, 1463 - 1465, Borgo San Sepolcro

Resurrezione di Piero della Francesca – affresco, 1463 – 1465, Borgo San Sepolcro

 

 

di Davide Fortunato

 

Telefonino.
Tipico suono della notifica: “E’ risorto, buona Pasqua”.
Risposta: “Grazie, a te e alla famiglia”.
Ripetere ad libitum (varianti con video, meme, immagine…).
Ma la mia risposta, in verità, sarebbe un tantino diversa.
Per esempio…
“E, dunque, tu e molti altri mi dite che è risorto.
Se è risorto, è perché prima era morto.
Era morto perché, ad un certo punto della storia, era venuto al mondo.
Quelli come te che oggi mi scrivono “auguri di buona Pasqua”, usano il verbo al presente: è risorto.
Come se fosse notizia di oggi.
Quindi, se capisco bene, oggi, 12 aprile 2020, alcune persone temporaneamente (?) costrette in casa da una pandemia, spendono del tempo per scrivere ad altre nella medesima condizione, che un certo Dio ad un certo punto preciso della storia (non all’inizio della storia, non a metà, non alla fine… non si capisce esattamente se più vicino all’inizio o alla fine della storia) è, innanzitutto, nato.
Cioè, il Dio eterno, che, in quanto tale, avrebbe creato il mondo ed ogni cosa visibile e invisibile, ha scelto un anno, un mese, un giorno, un’ora, un minuto per avere anche Lui un compleanno.
Questo Dio, in altre parole, facendo Dio, facendo cioè ciò che è proprio ad un Dio, avrebbe accantonato la Sua divinità e scelto di entrare nel caldo ventre di una donna (peraltro vergine) e, pur rimanendo Dio, ha preso parte alla vita di una famiglia come un neonato.
Non solo.
É cresciuto nel silenzio, questo Dio.
Dopo qualche decennio, per via di alcune cose dette e fatte, è stato ucciso.
Cioè, se ben ho compreso, a Dio (al creatore di ogni cosa) è stata tolta la vita.
L’uccisione, avvenuta circa due millenni orsono, non sarebbe la fine della storia di questo Dio.
Egli sarebbe risorto dopo pochissimo tempo dalla Sua uccisione.
E perchè mai oggi, dopo duemila anni, tu e altri vi rallegrate di questo fatto?
E perchè felicitarsi di questa resurrezione usando verbi al tempo presente, come se oggi fosse risorto?
Eppure.
A legger l’Antico Testamento, Lui prima o poi, doveva nascere: non solo i profeti, molti se lo aspettavano.
E che fosse Dio, la Sua vita e la storia che ne è seguita, lo documentano in modo ragionevole.
In vita è stato uomo come solo un Dio può esserlo; ha fatto e detto cose che solo un Dio poteva fare, stando ai testimoni presenti.
I suoi, i cristiani, hanno, in modo divino -perchè umanamente inconcepibile ed imprevedibile-, prodotto carità, libertà, bellezza, cultura e ricchezza.
Si prenda un mappamondo, si guardino i paesi dove i Suoi sono stati un poco liberi di vivere: si troveranno i confini dei paesi verso cui molti popoli vogliono migrare.
Si prenda l’arte: si faccia un elenco delle opere d’arte e dei monumenti più notevoli al mondo e si veda il segno che quel nazareno e la Sua famiglia han lasciato.
L’elaborazione e la riflessione culturale dentro la Sua Chiesa hanno raggiunto vette forse impensabili per qualsiasi altra organizzazione umana.
Si pensi alla tenuta nel tempo: non solo le Sue parole, ma persino i testi dei Suoi, come San Paolo, sono oggi, per i Suoi, validi ed attuali, senza censure o modifiche.
In una costante riforma dei tempi, nessuna delle questioni decisive chiarite da Lui o dai Suoi immediatamente dopo la Sua salita al cielo hanno subito per due millenni riforme.
Ma ancor di più: si guardino alle vite e alle opere di quelli che si sono, nella storia, definiti Suoi.
Una sola vita di un cosiddetto Santo potrebbe documentare efficacemente il Suo – divino – intervento nella storia: nella Bibliotheca Sanctorum sono stati raccolti più di 30.000 voci tra Santi, Venerabili, Servi di Dio e Beati; il Martirologio Romano ne contiene 9.900.
In vita e dopo, Egli non è comparabile con nessuno.
Lui e quelli che si dicono Suoi attestano che il Mistero, pur rimanendo tale, è entrato nella storia, cioè è nato.
Il fatto che, se fosse nato, sarebbe stato ucciso, era pressoché certo: quelli che avevano previsto la Sua nascita avevano anche descritto nel dettaglio, si pensi ad Isaia, la Sua morte.
Ma i Suoi, da subito e continuativamente sino ad oggi, dicono che Lui è risorto.
Lo fanno quotidianamente nel solenne memoriale del sacrificio cruento della Croce.
Non solo: quotidianamente da duemila anni, i Suoi dicono di unirsi proprio al sacrificio stesso della Croce.
Ma di più: si può dire che i Suoi, da duemila anni continuamente, offrono a Dio,  per mezzo di sacerdoti, in ciascuna -ciascuna!- Messa la Vittima immolata.
Ma ancora di più: i Suoi, unendo i propri sentimenti di adorazione, gratitudine e pentimento nonché le proprie preghiere, offrono a Dio se stessi, insieme con la vittima del sacrificio.
Quindi Dio sarebbe nato, morto, risorto e continuamente offerto in sacrificio.
Quelli che credono a queste cose, quotidianamente sarebbero disposti ad essere uccisi, offerti in sacrificio con La Vittima del sacrificio, certi che uniti a Lui possa capitare anche a loro la stessa faccenda della risurrezione.
In altre parole, da duemila anni Lui e i Suoi sono segnati indelebilmente da questa “risurrezione”.
Dunque tu mi scrivi “buona Pasqua”!
Mi stai dicendo che né morte, né vita, né povertà, né tasse, né governo, né tumore, né solitudine, né guerra, né tristezza, né impegni, né lavoro, né parenti, né mamma-papà-figli-moglie-o-marito, né ricchezza, né successo, né fama, né popolarità, né potere, né schiavitù, né prigionia, né giornali o televisioni, né internet, né coronavirus, né sport, né musica, né arte, né cinema… nulla può levarci la gioia di Cristo?
Con il tuo “buona Pasqua!” mi confermi che per i Suoi, tutta questa ansia e questa preoccupazione per le pandemie o i tradimenti, il tumore o le guerre… sono infondate?
Mi ricordi, con il tuo breve messaggino, che da duemila anni i Suoi camminano sulle acque, escono vivi dalle tane dei leoni, cantano dentro ai roghi, salmeggiano nei lazzaretti, sorridono nei tribunali, perdonano la mano che li pugnala alle spalle?
Mi rammenti che è ovvio, per chi non è con Lui, che regni la paura e la tristezza, ma che noi, che scriviamo “è risorto” al presente, siamo lieti anche se crolla il mondo?
Ah no?
Allora non disturbarmi, sto leggendo”.
Telefonino.
Tipico suono della notifica: “E’ risorto, buona Pasqua”.
Risposta: “Grazie, a Te e alla famiglia”.
A Te, o Risorto, e alla Tua Sacra famiglia, che mi salvate ogni giorno dall’ovvio.
Davide Fortunato
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