Testo-don-Giussani

 

 

Da quarant’anni in questa lotta Chi è più fedele tra noi sa bene che questo è, da quarant’anni, il nostro desiderio, il nostro programma quotidiano e la domanda quotidianamente espressa a Dio, specialmente nell’Angelus; uno sforzo quotidiano ascesi ripreso nella consapevolezza dei limiti propri e di una fatica che è parte della croce di Cristo: «la mia fatica è parte della Tua croce, o Cristo». (Col 1,24). Quale nobiltà più grande potevamo ereditare, quale grazia più grande! 

Come dice Eliot: 

«Senza significato non c’è tempo, e quel momento di tempo diede il significato. 

Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, 

Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo; 

Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima, 

Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce; 

Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via.» (T.S. Eliot, Cori da  «La Rocca», op. cit., p.99)

Mai seguendo un’altra via, per quarant’anni! Sempre in lotta, nella coscienza ogni giorno più lucida della propria debolezza, del proprio limite umano. «Lotta» è la nostra parola. Questa è la concezione della vita, della vita come morale: lotta o ascesi, come dicevano i nostri padri, una ascesi vera e propria, una tensione a diventare migliori. La vita come ascesi, come dramma, come lotta per il bene, è introdotta nel mondo solo da Cristo. Tutte le altre concezioni sono, poco o tanto, deterministiche: per esse, l’esito del tempo è meccanico, e non una lotta dell’intelligenza che illumina la fatica della volontà. Abbiamo ricordato il quarantesimo degli inizi del nostro movimento con questa frase: «Man mano che maturiamo siamo a noi stessi spettacolo e, Dio lo voglia, anche agli altri. Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento e, perciò, di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella forza della grazia che ci viene donata e rinnovata ogni mattino. Da qui viene quella baldanza ingenua che ci caratterizza, per la quale ogni giorno della nostra vita è concepito come un’offerta a Dio, perché la Chiesa esista dentro i nostri corpi e le nostre anime, attraverso la materialità della nostra esistenza». In queste parole si raccoglie il nostro giudizio sulla vita e sul mondo, che sarebbero nulla se non fosse vera la Chiesa in quanto affermazione della felicità come destino per ogni uomo che viene in questo mondo, dentro i rapporti quotidiani. Non c’è nessuna separazione tra la materialità dell’esistenza e Cristo che è con noi, che ci abbraccia. Siamo ben consapevoli della nostra fragilità umana, che ci accomuna a tutti gli uomini, ma anche della certezza in Cristo, che ci differenzia da tutti gli uomini, e quindi della letizia e dell’ottimismo che spiegano l’inesauribile ripetersi dei nostri tentativi: sempre in lotta.

Don Luigi Giussani, Servo di Dio. 
(tratto da: “Generare tracce nella storia del mondo”, pp.133-134)

 

 

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