di Mattia Spanò

 

Un video della leader dei Verdi tedeschi e ministro degli Esteri, Annalene Baerbock, che vedete sopra, la mostra mentre dichiara in brusco inglese che loro sono al fianco degli ucraini fin quando avranno bisogno.

Uno pensa: “loro” nel senso di “i tedeschi”. Invece Baerbock scandisce che non le importa nulla di cosa pensano i suoi elettori tedeschi (fa persino il gesto di allontanarli con la mano), limitandosi a concedere che faranno fronte al caro energia con non meglio precisati aiuti sociali.

Ecco il vero volto dell’Europa democratica, l’Europa dei popoli: leader come Baerbock, Macron, Draghi, ai quali non importa un accidenti degli elettori, nella migliore delle ipotesi visti come una massa di questuanti senza cervello.

La cesura fra popoli e governo, consumata a suon di vincoli esterni – ce lo chiede l’Europa, l’OMS ha detto che, Fitch ha tagliato il rating – è al culmine.

E mentre in Italia si ventila che Mattarella potrebbe non dare l’incarico al partito vincitore, vale a dire Meloni e FdI, ma ad un fantomatico gruppo raccattato dal PD, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad annuncia un inverno di sacrifici e austerità, ma loro (loro chi?) lavorano per salvare il Natale.

Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: loro fanno quello che vogliono. Ripetono robotici slogan insulsi come “niente sarà più come prima”, “pandemia di non vaccinati”, “salvare il Natale”, “non abbassare la guardia”, “resilienza”, “ricostruire meglio” e tutto il campionario di austere scemenze che abbiamo ascoltato negli ultimi tre anni.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla beatificazione di un’altra leader austera e sobria: Sanna Marin, la giovane premier finlandese. La quale può gozzovigliare serenamente o passeggiare fra positivi al Covid senza restrizione alcuna. Perché anche lei è loro.

Molti di questi leader come Baerbock, Macron, Ardern, Marin, vengono dalla Young Global Leaders, la scuola per capi di stato e ministri fondata da Klaus Schwab.

L’idea stessa di aprire una scuola per leader globali dovrebbe far ridere o allarmare, in ogni caso interrogare sulla lucidità mentale dei promotori. Gli stessi che nel 2030 auspicano un’umanità spossessata di tutto – leggasi: povera in canna – ma felice.

O quella di Schwab è fortuna – casualmente molti dei suoi alunni hanno un successo clamoroso in politica – oppure c’è un disegno. Soprattutto, ci sono loro.

Schwab è anche il presidente del World Economic Forum, un’organizzazione privata i cui allarmi sono rilanciati perfino da Vatican News, che a fine gennaio tuonava senza un briciolo di vergogna “siamo all’apartheid vaccinale”, lamentando che milioni di poveri non si potevano permettere questa munnezza di quel che è pomposamente battezzata vaccino.

Non può non lasciare di sasso il sistematico capovolgimento di significati che viene operato praticamente ovunque da loro. Dal come curarsi a ciò che si mangia (insetti), dal tirare lo sciacquone al passare un inverno al freddo, hanno invaso con il loro ciarpame intellettuale e ogni aspetto della vita.

Innanzitutto, loro sono degli assassini semantici. Individui e individue che strangolano a morte le parole, torcono i concetti fino a spezzar loro il collo.

Gli esseri umani, in genere così pieni e sicuri di sé, di fronte al non senso restano come imbambolati. Paralogismi come “chi non si vaccina si ammala e muore o fa morire”, “il vaccino è un atto d’amore”, “scegliere fra la pace e il condizionatore d’aria” abradono quel poco di senso comune e capacità logica incrostati nelle menti.

La verità è che non siamo più certi di nulla, nemmeno della verità stessa. Troviamo perfettamente normale che nessuno dei partiti al governo del paese in campagna elettorale parli di obbligo vaccinale o del green pass, o affronti l’elefante nella stanza, l’ecatombe economica provocata da due anni di decreti iniqui.

Nessuno che spieghi come si possa conciliare il razionamento energetico – meglio sarebbe “carestia energetica” – con la rivoluzione digitale.

Nessuno che chieda conto a questi barbagianni improvvisati che governano l’Occidente del fatto che sputino così sfacciatamente su chi li ha eletti, tradendo il mandato popolare in obbedienza a gotha apolidi come il WEF.

Non è possibile ragionare con chi procede per aforismi indimostrabili, veri e propri dogmi religiosi, farneticando delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità (il Nuovo Ordine Mondiale, il Great Reset, salvare il pianeta).

Ogni uomo, in fondo, è un Giovanni Drogo posto da Dio a guardia della Fortezza Bastiani al confine di un deserto minaccioso, dal quale da un momento all’altro possono sopraggiungere loro, i Tartari. Questo, in misura più o meno nascosta, è vero per ogni vita in ogni epoca.

La spietata macchina di distruzione messa in piedi crollerà miseramente, come ogni delirio quando scende la febbre. L’unica cosa da fare – a parte, per chi crede, pregare come mai prima nella vita Dio – è opporsi nel proprio quotidiano, cominciando a chiedersi e chiedere conto della minima sciocchezza detta da loro.

Le elezioni del 25 settembre probabilmente non risolveranno nulla, anzi il nuovo governo potrebbe essere un disastro peggiore dei precedenti. Ci attende una gigantesca catarsi, tanto urgente e necessaria quanto più ci siamo illusi circa il progresso, in cima al quale troneggia l’assenza di Dio, radice malata dell’insipienza crudele dell’uomo.

 


 

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