L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parla oramai di “individuo gravido”, non facendo distinzione tra uomo e donna, ingenerando così la falsa idea, e convinzione, che anche gli uomini possano avere un aborto. Grande la confusione sotto il cielo.

Di seguito un articolo di Rebecca Oas, Ph. D., nella mia traduzione.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato una guida medica sull’aborto che riflette le più recenti prove scientifiche sul campo. Tuttavia, il suo cambiamento più evidente è stato culturale piuttosto che medico. Questo nuovo rapporto ha iniziato insistendo sul fatto che non sono solo le donne che possono diventare gravide, ma anche le donne che pensano di essere uomini, cioè “quelli con identità di genere diverso”.

La guida ha inoltre affermato che l’aborto deve essere praticato in modo da promuovere la salute e i diritti umani “compresa l’uguaglianza di sesso e di genere”, il che implica una netta distinzione tra i due.

In un’apparente contraddizione, l’introduzione della guida cita il linguaggio delle Nazioni Unite che “coppie e individui” hanno il diritto di decidere l’intervallo e i tempi per avere bambini, ma nelle 72 pagine seguenti le coppie non sono menzionate neanche una volta. Inoltre, la madre viene chiamata “l’individuo incinta”.

Nel caso degli adolescenti e dell’aborto, la relazione non considera i genitori altro che barriere da evitare. Dove la legge vieta ciò che la guida descrive come “ciò che è nel migliore interesse del vostro paziente adolescente”, la guida invita gli operatori sanitari a “attingere alla vostra esperienza e al sostegno di persone premurose e competenti per trovare il modo migliore per bilanciare i vostri obblighi legali con i vostri obblighi etici”.

Se un dipendente sanitario si opponesse all’aborto per ragioni di coscienza, la guida offre solo il suggerimento che il cambio di mansione a infermieri, ostetriche, farmacisti e altri dipendenti sanitari potrebbe “ridurre l’onere” e garantire che l’accesso all’aborto sia libero. In una guida tecnica e politica sull'”aborto sicuro” del 2012, l’OMS ha fornito l’indicazione che gli obiettori di coscienza dovevano mandare tempestivamente (il paziente) da un altro specialista. Se questo è impossibile, l’OMS insisteva sul fatto che l’obiettore “dovesse provvedere all’aborto per salvare la vita della donna o per prevenire danni alla sua salute”.

Dato il modo così ampio in cui le eccezioni sanitarie nelle leggi nazionali sono state interpretate tanto da creare un diritto de facto all’aborto su richiesta, i dipendenti sanitari che si oppongono all’aborto potrebbero essere lasciati con poca protezione.

Alla Conferenza del Cairo del 1994 i governi hanno concordato che la questione dell’aborto dovesse essere lasciata ai singoli paesi, ma dove è legale, dovesse essere “sicuro”. Tuttavia, l’OMS cita le “norme sui diritti umani” stabilite da esperti come i relatori speciali e gli organismi di controllo dei trattati che hanno una lunga tradizione nell’ordinare ai paesi di liberalizzare le loro leggi sull’aborto.

Anche così, come dimostra la critica di C-Fam alla guida 2012 dell’OMS sull’”aborto sicuro”, l’obiettivo di proteggere la salute e la sicurezza delle donne è spesso presentato come secondario rispetto all’obiettivo di rendere l’aborto ampiamente accessibile.

La nuova pubblicazione della guida continua questa tendenza affermando che le donne possono autogestire in sicurezza il proprio aborto, aggiungendo che questo può significare “responsabilizzare gli individui” e “condurre [….] ad un uso ottimale delle risorse sanitarie”.    Anche la guida del 2012 è stata più cauta su questo argomento, definendo l’aborto autoindotto come non sicuro, suscettibile di causare complicazioni e potenzialmente un effetto secondario dannoso delle restrizioni legali.

Questo aggiornamento della guida sarà probabilmente ben accolto da coloro che vendono pillole per posta – una pratica consolidata nel contesto internazionale, ora promossa negli Stati Uniti – che ricevono copertura da niente di meno che dall’OMS.

Fonte: Cfam

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