• Autore   :  Giuseppe e Annunciata Riva
  • Editore ‏ : ‎ EBS Print (28 luglio 2023)
  • Lingua ‏ : ‎  Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 194 pagine
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1255851462

 

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dalla Prefazione di padre Serafino Tognetti

Esiste un’ampia letteratura sulle apparizioni della santa Vergine Maria a Ghiaie di Bonate. Tanti libri sono stati scritti per descrivere il fenomeno e la devozione alla Madonna in questo lembo di terra bergamasca è viva, intensissima e ininterrotta fino ad oggi, a partire dal primo giorno delle apparizioni. Tutti i devoti auspicano che tale apparizione possa essere ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, ossia che alla “vox populi” segua poi la “vox Ecclesiae”. Basterebbe una semplice revisione del processo delle prime indagini che furono condotte, mettere onestamente sul tavolo le questioni dubbie o irrisolte, e rendere giustizia alla verità dei fatti.

Tra i tanti lavori scritti, esce ora questo originale studio della coppia Giuseppe e Annunciata Riva, che si distacca per stile e contenuto da tutti i testi precedenti. Giuseppe Arnaboldi Riva è uno dei principali studiosi di Ghiaie di Bonate, e la sua posizione è di assoluto privilegio avendo potuto essere in contatto con la stessa veggente Adelaide Roncalli negli anni del suo totale nascondimento. È uno dei pochi, Arnaboldi Riva, ad aver colto dalla viva voce della Roncalli, le impressioni e i ricordi della straordinaria esperienza che ella ebbe da bambina, di appena sette anni. La vita dello stesso autore è segnata, per sua stessa ammissione, dalle apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate. Tra l’altro, il testo contiene la testimonianza originale e inedita della morte della Roncalli e delle sue ultime parole.

Il libro che vi apprestate a leggere è stato scritto in ginocchio. Non è la storia delle apparizioni, non è un commento sui fatti, non è una raccolta di testimonianza. E’ una preghiera, un inno. È un atto di commosso e appassionato ringraziamento alla Regina del Cielo per quello che Ella ha compiuto e fatto per lui, per lo stesso autore.

Tutto parte dal quaderno di Adelaide Roncalli che ella scrisse narrando quanto le era successo, quando, quindicenne, poté trovarsi finalmente in pace presso le suore Sacramentine (nella presentazione dell’autore si narra la vicenda di questo quaderno). Prendendo spunto dalle parole originali della veggente, autentiche e cristalline, l’autore descrive il fenomeno Ghiaie dal punto di vista teologico-spirituale come nessuno aveva fatto prima di lui. Egli viene colpito dal fatto che la Vergine si presenta ogni volta con vesti di colore diverso, con accompagnatori svariati (a volte con Gesù e Giuseppe, a volte con angeli, a volte con due apostoli, a volte con degli animali, a volte da sola, ecc.) e anche in scenografie differenti: da sola nello spazio circostante, ma anche dentro una chiesa con uno sfondo esterno di campo di gigli. Tutta questa variegata complessità non può essere casuale. Perché in certe apparizioni (Lourdes, Fatima) la Madonna si presenta sempre uguale, nella stessa posa, e qui invece sempre diversa?

Arnaboldi Riva comincia a “sospettare” che vi sia un messaggio al di là delle parole. E non può che essere così perché, come detto, non possiamo attribuire alla Madre di Dio una casualità arbitraria.

Ma come interpretare tali differenziazioni? L’autore azzarda l’ipotesi di un ciclo che egli chiama “epifanico”, ossia atto a manifestare (Epifania significa manifestazione) qualcosa. Tutte le apparizioni avvengono nel mese di maggio, convergono verso l’Ascensione, per poi concludersi dopo la Pentecoste. È dunque in ciclo tipicamente pasquale.

Ma che cosa in particolare ci vuole comunicare la santa Vergine? Le apparizioni di Ghiaie sono note generalmente col titolo di Maria santissima “Regina della famiglia”; scopriamo però che vi è ben di più. Sì, ella parla anche della famiglia (padre, madre e figli), ma l’autore viene a dirci che la famiglia qui a Ghiaie di Bonate va intesa in modo più allargato, come famiglia ecclesiale, perché i messaggi sono rivolti alla Chiesa. Egli propone pertanto che la Vergine venga qui riconosciuta con il titolo “Regina della Chiesa”.

Analizzando le tredici apparizioni della Madonna, l’autore ci mette a disposizione le sue interpretazioni allegoriche e spirituali, ci fa partecipe del suo cammino, ci introduce nel ciclo che la Vergine stessa ha voluto dare con tutti i simboli di cui si è servita e che, dicevo, finora erano sfuggiti o per lo meno non erano stati interpretati con questa precisione. E dico precisione, anche se tutte le interpretazioni sono simboliche e allegoriche. Ma non per questo arbitrarie. In fondo l’autore compie ciò che fecero nel commentare la Sacra Scrittura san Gregorio di Nissa, Clemente Alessandrino, sant’Ambrogio, e soprattutto il grande Origene. Questo tipo di esegesi biblica ha incontrato nel recente passato diversi critici e oppositori, i quali affermano che la vera interpretazione della Sacra Scrittura deve essere quella storico-critica, mentre quella allegorica è, tutt’al più, devozionale, in quanto non scientifica. Ma la Bibbia è parola di Dio, e la ricchezza dei testi non può esaurirsi nella descrizione del “modo” con cui essi sono stati composti. Senza entrare nello specifico di questo problema, noi siamo tra coloro che affermano che la ricchezza della Parola di Dio supera la ruvidezza della parola o della grammatica o del metodo critico. Essa parla ai cuori perché viene interpretata con lo stesso Spirito con il quale è stata scritta.

 

Sulla scia di questi Padri della Chiesa, il nostro autore si lancia in interpretazioni simboliche di grande spessore. Il vestito rosso della Vergine significa qualcosa, la presenza degli apostoli significa altra cosa, il fatto che san Giuseppe sia alla sinistra della Madonna ha un preciso significato, e via di questo passo, con un incalzare progressivo che si arricchisce di pagina in pagina. Alla fine, si rimane veramente sorpresi… Ma davvero, ci si chiede, le tredici apparizioni significano tutto questo?

Così l’apparizione di Ghiaie di Bonate appare di una ricchezza mai vista prima nella storia delle apparizioni. Certo, è ben lecito pensare che uno rimanga più colpito dalla Vergine di Guadalupe piuttosto che dai messaggi di Banneux, o che il santuario delle apparizioni a Laus dica di più, ad un singolo fedele, di quello di La Salette… ma questo non significa nulla: noi vogliamo solo sostenere che forse i messaggi di Ghiaie di Bonate sono tutto sommato sconosciuti o, per lo meno, conosciuti solo nel suo dettato, nelle singole parole dette dalla Madonna ad Adelaide. Ma chi avrebbe mai pensato che a Ghiaie la Vergine, attraverso tutti i simboli analizzati dal nostro autore, in realtà si presentasse come Corredentrice? Chi avrebbe mai messo in relazione, partendo dalla coppia di colombe, l’unione nuziale di Cristo con la Chiesa se non addirittura il rapporto mistico-nuziale della stessa Vergine con il Cristo?

In sostanza, la Vergine Maria ci presenta qui un quadro che va dalla creazione del mondo all’Apocalisse, una storia che spazia dal peccato originale alla seconda venuta del Cristo, avendo sempre come centro di riferimento l’Eucaristia; nel mezzo, come appello, Ella ci comunica i suoi appelli alla conversione, alla lotta contro il peccato, per vivere il tempo presente come luogo storico della nostra redenzione. E tutto questo ad una bambina di sette anni che non sapeva nemmeno parlare l’italiano!

Giuseppe e Annunziata Riva sono i primi che svelano questi misteri o, meglio, che riescono a comporre un quadro d’insieme mirabile di ampio respiro, i primi che illustrano e illuminano la Vergine Maria a Ghiaie di Bonate come Regina della Chiesa, come Corredentrice, come Vergine-Sposa.

È da sperare che questo sia solo il primo di una serie di studi simili, come è assolutamente da auspicare che venga presto scritta una biografia accurata e completa di Adelaide Roncalli. Per il momento ringraziamo sentitamente Giuseppe e Annunciata per questo squarcio originale, profondo e spirituale che hanno sentito di offrirci. Essi si sono messi in ascolto della Vergine Maria, sono stati afferrati dagli artigli dell’aquila e trasportati in alto, laddove l’aria è più tersa e il sole più abbacinante, in quei cieli che solo l’aquila può raggiungere; poi sono stati riportati a terra e si sono ritrovati in ginocchio, in adorazione.

Possa essere questo anche il viaggio del lettore di questo testo.

 

 

 


 

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