Cavallo di Troia - Odissa
Immagine creata con ChatGPT

 

 

di Anima Misteriosa



Finalmente, pare che si sia calmata la frenesia da Odissea di Christopher Nolan: per settimane, notizie, contro-notizie e recensioni si sono incrociate sui media e sui social persino prima che il film  uscisse nelle sale (un assurdo, degno dell’isteria dei nostri media). Adesso che l’atmosfera sembra essersi calmata e un mese dopo averlo visto, penso però che il film meriti una riflessione un po’ più approfondita dello sconcerto suscitato dal fatto che Elena era interpretata da un’attrice di colore. 

I meriti del regista

Infatti, il problema non è Lupita Nyong’o: tutto sommato, si vede abbastanza poco nel film e sa il suo mestiere; il problema è che si è permessa di giudicare saccentemente Omero, dimostrando chiaramente di non averlo mai letto sul serio (1). Christopher Nolan è un valido regista e lo ha dimostrato con pellicole come Oppenheimer; per cui serve un distinguo. Come pellicola a sé, senza alcun riferimento al poema omerico, la sua Odissea è un film serio: si vede che Nolan gestisce bene la regia e, per di più, gli attori recitano bene – io ho apprezzato molto Telemaco, cioè Tom Holland, ma, evidentemente, emergono soprattutto Matt Demon and Anne Hathaway. La musica di Ludwig Göransson ha un forte potere evocativo e, soprattutto, a livello tecnico, la fotografia è estremamente suggestiva – però non ho potuto apprezzarne la versione IMAX, dato che nella mia città non c’è un cinema attrezzato allo scopo (2). Anche il messaggio del film non è privo d’interesse: è una lunga riflessione, soprattutto morale, sull’atrocità della guerra e sulle cicatrici che lascia nell’anima e nel corpo, un messaggio ravvivato da corrispondenze che si  intrecciano per tutto il film, con le modalità tipiche della narrazione di Nolan, ricca di prolessi e analessi (cioè di andirivieni in avanti e indietro nella cronologia della trama). Difatti, il culmine è la rievocazione dell’ultima notte di Troia, quando la città sprofonda tra le fiamme e la violenza: un ricordo che riemerge in Odisseo solo alla fine. Forse Nolan conosce l’opera di un noto psichiatra statunitense, secondo cui il comportamento di Odisseo sembra corrispondere proprio a quello tipico dei veterani traumatizzati (3). La stessa costruzione dell’intreccio si basa sulla percezione della realtà da parte di un Odisseo vittima di amnesia, e non solo per via del loto narcotico somministratogli da Calipso. Quindi, il film è volutamente incentrato sul trauma dei veterani di guerra. 

I disastri della nostra epoca, applicati a Omero

A parte quindi il dovuto apprezzamento per Nolan, il film riflette però soprattutto i problemi tipici della nostra società, che si vuole così “inclusiva” (e no, non si tratta solo del woke, c’è di peggio). In parole povere: questa non è l’Odissea. Punto. Ovviamente, ogni autore ed artista è libero di gestire le sue fonti come vuole: persino Dante (che però non ha mai pensato di spacciare il suo canto Inferno 26 come una trasposizione del poema omerico originale) ha rivisitato la vicenda di Odisseo-Ulisse alla sua maniera, facendolo naufragare ormai anziano in vista della montagna del Purgatorio. Ritengo però che un artista, quando decide di modificare così pesantemente una storia consacrata da millenni di lettori e tramandata da secoli in una forma precisa, debba essere abbastanza leale da esplicitarlo al suo pubblico: altrimenti, impiegare il titolo Odissea è fuorviante e persino poco corretto. Perché quella di Nolan non è l’Odissea; è una sua rivisitazione sulla base di preoccupazioni odierne lontanissime da Omero, preoccupazioni che la pellicola tradisce a ogni pie’ sospinto e da cui non riesce proprio a uscire. 

Il fallito rapporto coi classici

Prima di tutto, Nolan afferma di essersi ispirato all’ultima traduzione in Inglese dell’Odissea, quella della classicista Emily Wilson, piuttosto controversa. Non posso esprimermi in merito, perché valutare una traduzione dal Greco in Inglese va al di là delle mie possibilità qui, ma l’autrice sembra avere optato per delle scelte, talora anche di semplificazione, forse non sempre condivisibili. Tuttavia, anche lei ne ha dette peste e corna dell’Odissea di Nolan, accusando il film di essere superficiale e di mancare della profondità psicologica del suo modello. Su questo concordo (4). Sono d’accordo con la recensione del teologo cattolico e tradizionalista Taylor Marshall che, pur riconoscendo vari meriti del film (meriti che, in realtà, andrebbero all’originale), ne ha però individuati anche i lati peggiori, come un’estesa americanizzazione (5). Infatti, questa è un’Odissea passata allo stesso tritacarne con cui negli USA preparano gli hamburger. 

Poi, gli errori, spesso grossolani. A parte gli attori di colore impiegati in una vicenda dove, per forza di cose, le etnie erano ben diverse, tutto, dai costumi, alle ambientazioni, agl’interni, finanche la musica, parla di ambienti nordici, tardo-antichi o proto-medievali, bui e ben poco in linea con il sole del Mediterraneo: sembra di stare in un film sui Vichinghi. Su questo aspetto tornerò tra poco: però, a un certo punto mi era venuto persino il dubbio che Nolan avesse letto il controverso Omero nel Baltico di Felice Vinci (6). Tralascio inoltre i visibili errori storici: per esempio, per tutto il corso del film sono ricordati i famosi “popoli del mare”, di controversa identificazione, ma che sicuramente non coincidono, come vorrebbe farci credere la sceneggiatura, né con la civiltà micenea all’origine del quadro reso nei poemi omerici (ben più antica, risalente al XVI-XV sec. a.C.), né con l’epoca in cui comparvero i poemi omerici (VIII-VII secolo a.C.). Lo dice anche il titolo dello studio più famoso sull’argomento: 1177 a.C. (7). Oltretutto, questa fissazione di voler collegare a tutti i costi un’opera di fantasia come l’Odissea con i dati storici, quasi un’ansia da realismo a tutti i costi (una tendenza che ho notato anche in altri film) fraintende completamente la natura dell’epica e della poesia. Analogamente, mi sembra assurda l’idea di interpretare la guerra di Troia come la conseguenza non del ratto di Elena, bensì dell’ingordigia di Agamennone e della sua volontà di occupare gli Stretti (la spiegazione storica corrente tra gli studiosi odierni per la guerra di Troia). Che senso ha? L’Odissea non è una cronaca di giornale, miseria! Cosa ci vuole a capirlo? 

Secondariamente, dato il mio retroterra di filologa classica, che si è sciroppata libri interi di Omero direttamente in greco, mi è balzata subito agli occhi un’evidenza: il film ha tagliato tutte le parti più positive e luminose della vicenda omerica. L’Odissea non è solo un racconto di disgrazie, anche se il mare la fa da padrone – come è noto, Odisseo è perseguitato dal dio del mare, Poseidon, che impersona la forza distruttiva di un elemento per cui i Greci e altri popoli antichi nutrivano un profondo timore. Ma, chi dice mare, dice acqua salata, come salate sono le lacrime di chi soffre; e difatti, nell’Odissea si piange molto, come osservava Pietro Citati in un bello studio sul poema (8). Lo stesso Odisseo compare per la prima volta in lacrime sulla spiaggia di Ogigia, l’isola di Calipso, mentre piange fissando quel mare che gl’impedisce di ritornare a casa (cfr. Od. 5,81-84). Tuttavia, l’Odissea possiede anche brani di grande bellezza, che innalzano l’essere umano al di sopra delle atrocità e della sofferenza profondamente intrecciate alla storia di Odisseo e della guerra di Troia. Ebbene, tutti questi brani sono stati spazzati via dalla sceneggiatura di Nolan (l’ha scritta proprio lui). Vediamone alcuni esempi. 

Come ammazzare un poema omerico: eliminarne le parti più belle. 

Nausicaa, la fanciulla tenera e slanciata come un fusto di palma (cfr. Od. 6,162-163), che Odisseo incontra quando approda da naufrago sull’isola dei Feaci, così delicata nella sua freschezza, scompare del tutto, così come la pacifica e laboriosa isola su cui regna il padre Antinoo, il saggio re accanto alla cui reggia cresce uno splendido giardino, simbolo della sua saggezza di governo (cfr. Od. 7,112-132). Eppure, questo è un passaggio importante, che fa da cerniera tra il mondo fantastico in cui Odisseo si trova sbalzato all’inizio e quello reale in cui fa ritorno. Del Ciclope Polifemo è completamente scomparsa la scena in cui, con inattesa tenerezza, il mostro si sofferma a parlare col suo ariete – sotto cui è legato Odisseo!- (cfr. Od. 9,444-461). Tralascio il fatto che questo film si dimentichi del tutto dell’astuzia di Odisseo a fronte di Polifemo – non ne rimane un granché nella sceneggiatura di Nolan – tanto che viene ignorato il famoso inganno per cui l’eroe si fa chiamare “Nessuno” e così il Ciclope non riesce a dare l’allarme contro di lui: questo è stato già ripetuto da numerosi critici e persino dalla Wilson. Ma, ad es., quando Odisseo arriva al limitare dell’Ade e incontra vari defunti, incontra anche sua madre, Anticlea, morta di dolore in sua assenza e che lui cerca di abbracciare vanamente tre volte (Od. 11,140-224): scomparsa anche questa. Alla fine del poema, il ritorno di Odisseo da Penelope è dominato dal motivo del loro letto, che lui stesso aveva scavato nel tronco di un albero ancora radicato a terra; tutta la casa è costruita intorno ad esso. Il letto è anzi il loro segreto, dato che nessuno, salvo loro due e un’ancella fidata, lo sa, di più, è il fondamento della casa e del regno (con quanta efficacia e verità: Od. 23,173-230). Ebbene, il motivo del letto, così bello e vero, è scomparso anch’esso: nel film, Penelope riconosce il marito dal ronzio della corda del suo arco, che lui solo riesce a piegare ed armare. Come scena mantiene una certa suggestione, ma nulla a che vedere con la potenza del tema originale del letto di Penelope. Forse l’unica scena che rispetta l’intensità del poema originale è, almeno in parte, quella del massacro finale dei Proci (non a caso). 

Infine, sono stati eliminati quasi completamente gli dei classici. Questa è una scelta operata già da altri film: per es., sullo stesso argomento, Itaca. Il ritorno (2024), di Uberto Pasolini, con Ralph Fiennes e Juliette Binoche, che riguarda però solo la seconda parte dell’Odissea, quella del ritorno ad Itaca; anche qui gli dei sono stati del tutto cancellati. Per varie volte nel corso del film Odisseo – Matt Damon si esprime come uno scettico contemporaneo, attribuendo la credenza in Poseidon o in altri dei alla superstizione dei suoi uomini. L’unica divinità che compare sarebbe Atena, ma il finale ci chiarisce che non è affatto una dea (difatti è del tutto impotente ad aiutare Odisseo; Atena nel poema originale si dava ben più da fare): invece, sembra Cassandra, o una qualsiasi sacerdotessa del tempio di Atena a Troia, uccisa durante l’ultima notte della città. Quindi, l’Atena interpretata da Zendaya non è altro che la pallida ombra di una vittima dell’assalto greco, quasi un rimorso personificato che, muto, perseguita l’eroe. 

Ovviamente, io non sono una fan del  politeismo, ma una scelta del genere mi sembra molto deludente. Nonostante gli antropomorfismi e il carattere spesso capriccioso di queste divinità, esse rappresentano pur sempre una parte fondamentale dell’epica classica e conferiscono ai versi omerici un alito di bellezza. Cancellarli non è solo una violenza al mondo classico – e pensiamo che persino la civiltà cristiana ha continuato a rappresentare gli dei pagani nelle arti più varie fino al 1600 e oltre -, non è solo una marcata incomprensione della mentalità classica, ma elimina pure una fonte di bellezza ed eleganza squisite del mondo di Omero. Quando Odisseo scorge per la prima volta Nausicaa sulla spiaggia, la paragona per bellezza alla dea cacciatrice Artemide: il politeismo greco permette tutta una serie di simbologie, metafore e immagini di cui questi registi spogliano completamente il contenuto epico, col risultato di depauperarlo. 

Altri brani sono ridotti in maniera incomprensibile: per esempio, nella prima parte – che diluisce anche troppo la Telemachia, cioè i primi quattro libri dedicati a Telemaco che cerca il padre – i riferimenti ad Argo, il cane di Odisseo, sono frequenti, ma del tutto insipidi e inutili; quando invece arriva il momento in cui Odisseo rivede finalmente il suo cane e ci vorrebbe una vera intensità emotiva, la scena è letteralmente tirata via. Per non parlare poi di come sono trasformati (per non dire distorti) gli episodi che sopravvivono nel film: i famosi giganti Lestrigoni, dei mostri primitivi, diventano, e non si sa bene perché, degli uomini giganteschi rivestiti di un’armatura: e qui ritorna l’immaginario nordico di cui sopra. Calipso, una dea, onorevolmente interpretata da Charlize Theron – una scelta azzeccata a mio vedere – nell’Odissea vive in una grotta magica, tesse con “una spola d’oro”, canta ed è circondata da una natura idilliaca (cfr. Od. 5,55-74); qui gira con un vestito a rete, come se fosse un’umile pescatrice (una dea?). Lo stesso si potrebbe dire di Circe, che nel poema è la figlia del Sole: una dea splendida e terribile, che vive in un’atmosfera magica tra gli animali in cui ha trasformato gli uomini. Nel film invece, in una delle scene più terribili e disgustose (con tanto di riferimenti insistiti al cannibalismo), Circe è divenuta una vecchia strega, che trasforma sì gli uomini che arrivano alla sua isola in animali, ma solo per poi cucinarli. Polifemo, infine, nel film è un essere privo dei chiaroscuri del poema omerico, dove è crudele sì, ma anche capace di affetto per il suo gregge, oppure, a tratti, risibile oltre che grottesco; tutto il dialogo che avveniva tra lui e Odisseo scompare, persino l’astuzia di Odisseo non si capisce bene dove sia finita. 

Insomma, qui non sto contestando tanto il fatto che Nolan non sia stato fedele al poema, ma che dell’Odissea in questo film sopravviva solo il peggio, la guerra, la crudeltà, l’atrocità: bellezza, astuzia, intelligenza, delicatezza, humour, tutto il bello è scomparso. Esistono film che non sono fedeli alla trama del capolavoro letterario con cui si confrontano, ma che ne forniscono una resa credibile e veramente artistica; però, se un autore decide di lavorare su un modello classico, dovrebbe, almeno in parte, dimostrare che crede in quel modello e in quei valori: sennò, perché vi si ispira? Qui, invece, anche se Nolan propone delle preoccupazioni morali e ha alcune idee interessanti, il risultato, se inevitabilmente prendiamo in considerazione la fonte di questo immaginario, è deprimente. Piatto e deprimente. Onestamente, davanti a questa déblacle, al cinema non vedevo l’ora di uscire e, ai titoli di coda, sono schizzata via dalla poltrona. 

Tirando le fila. I problemi della nostra società riflessi da questo film

A questo punto, è indispensabile chiarire che tutto questo non è grave tanto perché un grande classico della letteratura antica è stato tradito e peggiorato:  il problema è molto, ma molto più profondo.

  • Primo. Da alcuni decenni, registi, sceneggiatori e attori fanno di tutto per rendere le vicende rappresentate più cupe, più dure, più atroci che nell’originale, forse pensando di essere così più “realisti”, ma finendo in realtà solo per razzolare nel torbido. Valga per questo film un esempio per tutti: perché Elena, dopo il ritorno a Micene, deve essere sfregiata? Difatti, porta visibilmente un’ampia cicatrice sulla guancia sinistra: roba da partigiani comunisti del secondo dopoguerra. Invece, nel mito la sua bellezza è talmente divina che mai nessuno avrebbe osato compiere alcunché di così impensabile. Alcuni anni fa, vidi al cinema una versione della Lucia di Lammermoor di Donizetti in diretta dall’Albert’s Hall di Londra: pur senza modificare il libretto, per ovvi motivi, registi e autori erano riusciti a inserire nella storia un’improbabile scena di sesso, più una gravidanza e un parto sanguinoso: ma ce n’era proprio bisogno? Recentemente, è stata diffusa una trasposizione di uno dei miei romanzi preferiti, Cime tempestose (di Emerald Fennell, 2026), con alcune scene veramente disgustose e inclini alla perversione. Questa è la vera base del woke, che, secondo me, non ha niente a che fare con le rivendicazioni di minoranze, vere o presunte: è l’attrazione per la trasgressione, il marcio, il male, enfatizzati il più possibile e rifilati ossessivamente, in continuazione, a tal punto che tanti non si rendono neanche più conto di quanto i nostri schermi siano caduti in basso. So di recensioni positive di questo film da parte di influencer cattolici, anche tradizionalisti (9). Ma si rendono conto che questa pellicola sposta sistematicamente l’Odissea verso il peggio e il buio, in qualsiasi forma? Conoscono Omero? A parte una certa deprecazione morale, di cui bisogna prendere atto nelle buone intenzioni di Nolan, che cosa si salva del mondo omerico in questo sfacelo?
  • E qui cade un altro problema gravissimo della nostra società, adeguatamente riflesso da questo film: a furia di rovistare nel fango, non se ne esce più e non si riesce affatto a interloquire con qualcosa di diverso. Perché il travisamento del poema omerico è stato così sistematico e intenzionale – ivi comprese le scene nordiche – che, alla fine, risulta evidente: chi ha concepito un’Odissea così è talmente occupato dai fantasmi del marcio della nostra epoca, da non sapere più ascoltare il messaggio positivo dell’antico poeta e i valori che lui propone, anche pagani: valori di bellezza e poesia su cui l’Europa si è fondata per millenni. Classicità e cristianesimo: questi sono stati per secoli i pilastri di ogni rinascita europea. Ma qui dove sono? E questa sarebbe una società inclusiva? Ma dove, se non sa altro che vedere se stessa e i propri incubi? Una società incapace di ascolto e quindi di dialogo? Una società che pratica in pianta stabile quello che i Francesi definiscono nombrilisme, il girare ossessivamente ed egoisticamente intorno al proprio ombelico? Una società che non riesce a capire neanche più i propri classici, agisce ormai come i malati psicotici, fuoriusciti dal rapporto con la realtà; e veramente la nostra società mi pare sempre più spesso affetta da una grave psicosi. Lontano da Dio si perde ogni senso della razionalità e dell’intelligenza, oltre che dell’umanità.
  • Ultimo punto. Tutto questo “nordicume” testimonia come da secoli noi siamo diventati dipendenti e quasi schiavi di tendenze politiche e culturali che vengono dai paesi nordici, nordici e protestanti; tendenze decisamente più cupe e pessimistiche di quel che possiamo concepire noi nel nostro Mediterraneo (e no, il protestantesimo è molto più cupo e pessimista del cattolicesimo: lo conosco bene e non c’è paragone). Eppure, continuiamo a subire. Ora, che loro facciano pure i loro film, i loro romanzi, i loro programmi a base di tenebra e Halloween; ma noi? Perché dobbiamo continuamente ingurgitare tutto questo, noi che abbiamo nel nostro DNA la cultura dell’armonia classica, del Partenone, del pragmatismo ed energia di Roma, dei mosaici di Bisanzio e di Venezia, del barocco romano e salentino, del cristianesimo, o quanto più ottimista, cattolico e ortodosso? Questo film dimostra per l’ennesima volta quello di cui mi sono resa conto più volte negli USA: che loro praticamente ignorano – salvo eccezioni, beninteso – la cultura greca (e non solo). Dobbiamo perennemente sprofondare nelle tenebre del Nord? E allora, si tengano i loro Vichinghi e lascino in pace i nostri classici, miseriotta! E noi, invece, non siamo in grado di realizzare qualcosa di concorrenziale e di veramente bello e fedele ai nostri valori?

 

1: Cfr. ‘The Odyssey’ Star’s Ignorance Just Backfired, The Rubin Report, https://www.youtube.com/watch?v=TT_ssJC3AMs&t=280s. 

2 La tecnologia IMAX si serve di una pellicola molto più grande, che permette immagini con maggiore definizione, ma richiede anche macchinari più ingombranti, sia per girare, che per la proiezione: cfr. Come funziona la tecnologia IMAX e cosa cambia dai film normali, Geopop luglio 2026, https://www.youtube.com/watch?v=MBFCXoVsrjI 

3: Cfr. Jonathan Shay, Achilles in Vietnam. Combat Trauma and the Undoing of Character, New York-London, Scribner, 2003 (dig.ed.; I ed. 1994); Id., Odysseus in America: Combat Trauma and the Trials of Homecoming, New York-London, Scribenr, 2002 (dig.ed.).

4: Sul percorso della studiosa, la prima donna a tradurre in Inglese l’Odissea (2017), cfr. Emily Wilson (classicist), https://en.wikipedia.org/wiki/Emily_Wilson_(classicist); per i retroscena sul film, cfr. Emily St.Martin, ‘Odyssey’ translator Emily Wilson rips apart film, says she’d be ‘ashamed to have written’ script, Los Angeles Times 28 luglio 2026, https://www.latimes.com/entertainment-arts/story/2026-07-27/odyssey-translator-emily-wilson-rips-apart-nolans-film-adaptation; per la recensione del film da parte della stessa Wilson, che lo ha stracciato, pur riconoscendo che almeno ha incoraggiato molti a leggere il poema, cfr. Emily Wilson, An Uncomplicated Man, London Review of Books 13 agosto 2026, https://www.lrb.co.uk/the-paper/v48/n14/emily-wilson/an-uncomplicated-man.

5: Cfr. Odyssey Film: I wanted to Hate it…but I Liked it! by Dr Taylor Marshall, Dr. Taylor Marshall Agosto 2026, https://www.youtube.com/watch?v=hO0vXzSfGMg.  Marshall, per esempio, elogia che il film sottolinei  l’amore tra Odisseo e Penelope o il rapporto tra padre e figlio (Telemaco), ma questi sono aspetti già manifestati da Omero e con quanta maggiore incisività.

6: Felice Vinci è un ingegnere nucleare che ritiene di avere individuato nel Baltico la patria originaria dei miti tramandati poi da Omero: cfr. Felice Vinci, Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Odissea e dell’Iliade, Roma, Palombi ed., 1995. Nonostante che la tesi sia suggestiva, è basata però su analogie molto parziali ed è stata molto criticata.

7: Cfr. Eric. H.Cline, 1177 a.C. Il collasso della civiltà, Torino, Bollati Boringhieri, 2023. Il XII sec. a.C. coincide con un’epoca di crisi delle grandi civiltà palaziali sorte in precedenza, ma non certo per esclusiva colpa dei “popoli del mare”.

8: Cfr. Pietro Citati, La mente colorata. Ulisse e l’”Odissea”, Milano, A.Mondadori, 2004.

9: Cfr. Ancora Odyssey Film: I wanted to Hate it…but I Liked it! by Dr Taylor Marshall, Dr. Taylor Marshall Agosto 2026, https://www.youtube.com/watch?v=hO0vXzSfGMg, un poco più sfumato, ma si veda anche il meno condivisibile, Dr.Alex Taylor, Nolan’s ‘Odyssey’: Seeing Homer’s Story Through Epic Tradition, Word on fire 28 luglio 2026, https://www.wordonfire.org/articles/nolans-odyssey-seeing-homers-story-through-epic-tradition/, che arriva a paragonare il film di Nolan all’Eneide (?).

 


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