Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto, meglio noto come Caracalla
Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto, meglio noto come imperatore Caracalla

 

 

di Giuseppe Talamonti



“Nel 90-89 AC, l’Italia fu scossa dalla guerra sociale. Gli italici, alleati dei Romani (Socii), si ribellarono a Roma perché non veniva loro riconosciuto il diritto alla Cittadinanza. Da decenni ormai, Piceni, Peligni, Sanniti, Marsi e tanti altri combattevano fianco a fianco dei Romani ma senza averne gli stessi diritti, che venivano riconosciuti solo ai cittadini. Due anni di guerra, distruzioni e uccisioni a non finire: alla fine gli Italici furono sconfitti ma i Romani concessero dapprima la Cittadinanza a quelli che deponevano le armi, successivamente (Lex Iulia) a tutti gli Italici.

La situazione rimase più o meno invariata per quasi tre secoli. La Cittadinanza poteva essere concessa a stranieri per meriti particolari o per servigi resi. Tipico era il caso del barbaro che si arruolava nelle legioni. Per vent’anni serviva nell’esercito, fianco a fianco ai legionari romani, combattendo per Roma. Non si trattava di un mercenario ma di un soldato a tutti gli effetti. Se, a fine ferma era ancora vivo, aveva diritto alla pensione, a un pezzo di terra da coltivare da qualche parte e alla Cittadinanza da trasmettere ai figli.

La Cittadinanza era una valore cui qualsiasi barbaro aspirava. In pratica, i barbari desideravano diventare romani, non solo trasferirsi all’interno dell’impero. Gli esempi di barbari che diventarono più romani dei romani stessi non si contano (ricordo Stilicone fra i militari ma potrei citare Apollodoro fra gli eruditi e fare numerosi altri esempi).

Insomma, la Cittadinanza consisteva di un reale valore. Diventare romani rappresentava un’ambizione per chiunque non lo fosse. Conferiva privilegi che gli altri non avevano. Primo di tutti essere soggetti al Diritto Romano. San Paolo sfuggì la crocifissione con la famosa frase “cives romanus sum”.

Insomma, la massima aspirazione per gli stranieri era diventare romani piuttosto che abbattere lo stato romano. La Cittadinanza era ciò che rendeva grande l’essere romano e rappresentava il baluardo su cui il potere di Roma si fondava.

La situazione andò via via degenerando finché lo sciagurato imperatore Caracalla non decise di estendere la Cittadinanza a chiunque si trovasse all’interno dei confini dell’impero. Forse sperava di aumentare il numero dei contribuenti fiscali ma quello che ottenne fu di inflazionare il valore della Cittadinanza, diminuendone l’importanza.

Da quel momento, essere cittadini romani perse di significato. I barbari smisero di aspirare a raggiungere una qualifica che non valeva più nulla, visto che chiunque entro i confini poteva ottenerla. A quel punto diventò inutile cercare di diventare cittadino di Roma. Era più vantaggioso depredarne i territori e gli ormai inermi cittadini. Invece di diventare Romani i barbari iniziarono ad aspirare a sostituirli e ad abbattere l’impero per costituire un loro regno barbarico.   

La crisi che portò alla caduta di Roma era ormai irreversibile.

Tito Livio parlava di “historia magistra vitae” ma sembra che noi non ne teniamo conto.

Già oggi, molti degli immigrati che giungono da noi non hanno nessuna intenzione di diventare italiani ma solo di sostituirci. Ciò che ancora parzialmente ci protegge è la Cittadinanza che ci tutela in molti diritti (ci chiederebbe anche dei doveri ma noi preferiamo spesso scordarcene).

Io penso che uno straniero, che sia nato in Italia, che abbia frequentato le nostre scuole, che  sia imbevuto della nostra cultura e soprattutto che voglia DIVENTARE ITALIANO, abbia diritto alla cittadinanza.

Questo già è previsto dalle nostre leggi. Se, a 18 anni, un individuo con le caratteristiche suddette chiede la cittadinanza, la ottiene.

Allora, a che serve tanto parlare dello “Ius soli”? È come per la legge Zan che vuole salvaguardare diritti in larga parte già salvaguardati? È solo politica elettorale?

La legge sullo “ius soli” sarà come l’editto di Caracalla? Rappresenterà l’inizio della fine? Quale importanza potrà avere il possedere la Cittadinanza Italiana (e quindi Europea) se chiunque potrà ottenerla solo perché sua madre avrà attraversato i nostri confini al momento del parto? I nostri partners europei come la prenderanno, visto che mi risulta che abbiano per lo più regole diverse per ottenere la loro Cittadinanza?

In realtà, la Cittadinanza, l’essere Italiani ed Europei, dovrebbe rappresentare la condivisione di alcuni valori fondanti, non solo l’essere nati nella stessa clinica ostetrica.

 

Il dott. Giuseppe Talamonti è neurochirurgo presso l’Ospedale Niguarda di Milano. Già coordinatore nazionale del gruppo di neurochirurgia pediatrica della Società Italiana di Neurochirurgia (SINch).

 

 

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