Veramente chiara questa analisi fatta da Jason Horowitz, Emma Bubola e Elisabetta Povoledo per il New York Times sullo scoppio della crisi da coronavirus in Italia, individuandone chiaramente le cause. I giornalisti dicono che l’esempio italiano dimostra che le misure per isolare le aree colpite e limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente. E’ un avvertimento per tutti gli altri paesi se non vogliono ritrovarsi con la stessa crisi che sta fronteggiando l’Italia.

Il New York Times è un giornale americano liberal, cioè di ispirazione progressista.

Ecco ampi stralci dell’articolo. 

 

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Mentre i contagi da coronavirus in Italia raggiungevano i 400 casi e i decessi superavano la decina, il leader del Partito Democratico, al governo, pubblicava una sua foto mentre brindava durante “un aperitivo a Milano”, esortando i suoi concittadini: “non perdiamo le nostre abitudini”.

Era il 27 febbraio. Nemmeno 10 giorni dopo, quando il numero dei contagi era salito a 5.883 e quello dei morti a 233, il leader del partito, Nicola Zingaretti, pubblicava un nuovo video, questa volta informando l’Italia che anche lui era stato contagiato dal virus.

L’Italia presenta, attualmente, un quadro di quasi 50.000 (63.927 al 23 marzo, ndr) contagiati e oltre 4.000 decessi (6.077 al 23 marzo, ndr), 627 registrati solo lo scorso venerdì. Ha superato la Cina come Paese con il più alto numero di decessi, diventando l’epicentro di una pandemia in continua evoluzione.

Il governo ha inviato l’esercito per far rispettare il blocco in Lombardia, la regione al centro dell’epidemia, dove ormai si fatica a trovare posto per i corpi delle vittime. Venerdì notte, le autorità hanno rafforzato le misure restrittive nazionali, chiudendo i parchi e vietando le attività all’aperto, tra cui le passeggiate e il jogging, se non in stretta prossimità della propria abitazione

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L'aperitivo di Zingaretti

L’aperitivo di Zingaretti

 

La tragedia che l’Italia sta vivendo rappresenta un monito per gli altri Paesi europei e per gli Stati Uniti, dove il virus sta arrivando con la stessa velocità. Se l’esperienza italiana ha qualcosa da insegnare è che le misure per isolare le aree colpite e per limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente.

Nonostante siano state attuate alcune delle misure più restrittive al mondo, all’inizio del contagio, il momento chiave, le autorità italiane annaspavano tra queste stesse misure, cercando di salvaguardare le libertà civili fondamentali e l’economia del Paese.

Nei suoi tentativi di interrompere il contagio, adottati uno per volta, (isolando prima le città, poi le regioni, quindi chiudendo il Paese in un blocco intenzionalmente permeabile) l’Italia si è sempre trovata un passo indietro rispetto alla traiettoria letale del virus.

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Alcuni esponenti politici si sono inizialmente dati all’ottimismo, riluttanti ad adottare decisioni dolorose in anticipo e hanno di fatto concesso al virus il tempo di nutrirsi di tale indulgenza.

I governi d’oltralpe rischiano ora di seguire la stessa strada, reiterando errori noti e ripetendo disastri simili. A differenza dell’Italia, che ha navigato in quello che era un mare inesplorato per una democrazia occidentale, altri governi hanno ora meno scuse.

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Ma andando a ripercorrere le loro azioni si possono notare alcune opportunità mancate e critici passi falsi.

Nei primi fondamentali giorni dell’epidemia, Conte e altri alti funzionari hanno cercato di minimizzare la minaccia, creando confusione e un falso senso di sicurezza che ha permesso al virus di diffondersi.

Un affollato wine bar a Milano alla fine di febbraio.Credit...Andrea Mantovani per The New York Times

Un affollato wine bar a Milano alla fine di febbraio.Credit…Andrea Mantovani per The New York Times

In molti hanno affermato che l’elevato numero di contagi in Italia fosse attribuibile alle massicce campagne di test su soggetti asintomatici nel nord, sostenendo che questi servissero solo a generare isteria e a macchiare l’immagine del Paese all’estero.

Anche dopo aver deciso di ricorrere a un blocco generale per sconfiggere il virus, il governo italiano non è riuscito a comunicare l’entità della minaccia con una forza sufficiente a convincere gli italiani a rispettare le norme, formulate in modo da lasciare grande spazio ai fraintendimenti.

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Ricciardi, membro del consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità e consigliere di punta del ministero della salute, ha tuttavia riconosciuto che il Ministro della Salute aveva faticato a convincere i suoi colleghi di governo ad agire più rapidamente e che le difficoltà create dalla divisione dei poteri tra Roma e le Regioni hanno frammentato la catena di comando e dato vita a messaggi incoerenti.

“In tempi di guerra, come un’epidemia”, questo sistema ha presentato gravi problemi, ha detto, probabilmente ritardando l’imposizione di misure restrittive.

“Le avrei fatte 10 giorni prima, questa è l’unica differenza”.

 

Non potrebbe mai accadere qui

 

Per il coronavirus, 10 giorni possono essere una vita.

Il 21 gennaio, mentre alti funzionari cinesi avvertivano che nascondere i casi di contagio da virus avrebbe “inchiodato i responsabili al pilastro della vergogna per l’eternità”, il Ministro della Cultura e del Turismo italiano ha ospitato una delegazione cinese per un concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per inaugurare l’Anno della cultura e del turismo Italia-Cina.

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Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute, ha detto, (…) che  l’Italia ha guardato all’esempio della Cina non come un monito pratico, ma come a un “film di fantascienza che non ci riguardava”. Quando il virus è esploso, l’Europa e gli Stati Uniti, ha dichiarato, “hanno guardato noi come noi avevamo guardato alla Cina”.

Già a gennaio, alcuni governatori di destra hanno provato a spingere il Premier Conte, loro ex alleato e ora avversario politico, a mettere in quarantena gli alunni delle regioni settentrionali di ritorno dalle vacanze in Cina, una misura finalizzata a proteggere le scuole.

Molti esponenti di sinistra hanno criticato la proposta come un allarmismo di matrice populista. Conte ha rifiutato l’iniziativa e ha risposto che i governatori del nord dovevano fidarsi del giudizio delle autorità incaricate dell’istruzione e della salute che, ha affermato, non avevano proposto tali misure.

Conte ha però anche dimostrato di prendere sul serio la minaccia del contagio e il 30 gennaio ha bloccato tutti i voli da e verso la Cina.

“Siamo il primo Paese che adotta una misura cautelativa di questo genere”, ha affermato.

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Ma mentre Conte elogiava nuovamente l’Italia per la sua fermezza, ha anche cercato di minimizzare il contagio, attribuendo l’elevato numero di persone infette ai test troppo zelanti della Lombardia.

“Siamo sempre stati in prima linea in con i controlli più rigorosi e più accurati”, ha detto in televisione, aggiungendo che il numero elevato di contagi in Italia era probabilmente dovuto al fatto che “noi facciamo molti più controlli.”

Il giorno successivo, quando i contagi hanno superato quota 200, i decessi erano già sette e la borsa è crollata, il Primo Ministro Conte e i suoi tecnici hanno rilanciato.

Il premier ha incolpato l’ospedale di Codogno per la diffusione, affermando che aveva gestito le cose in un modo “non del tutto proprio” e ha accusato la Lombardia e il Veneto di aver gonfiato il problema divergendo dalle linee guida internazionali e sottoponendo a test anche persone asintomatiche.

Mentre i funzionari lombardi si affrettavano a liberare i letti degli ospedali e il numero di persone contagiate saliva a 309 con 11 decessi, il 25 febbraio Conte ha dichiarato che “l’Italia è un Paese sicuro, e forse molto più sicuro di tanti altri”.

Venerdì, gli stretti collaboratori di Conte hanno concesso un’intervista al premier a condizione che potesse rispondere alle domande per iscritto. Una volta inviate le domande, tra cui ve ne erano alcune in merito alle prime dichiarazioni del Primo Ministro, si sono rifiutati di rispondere.

 

Messaggi contrastanti seminano confusione

 

Le rassicurazioni dei leader hanno confuso la popolazione italiana.

LUIGI Di Maio

Il 27 febbraio, mentre Zingaretti pubblicava la foto dell’aperitivo, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ex leader del Movimento 5 Stelle, ha tenuto una conferenza stampa a Roma.

“Siamo passati in Italia da un rischio epidemia a un’infodemia”, ha dichiarato Di Maio, denigrando la copertura mediatica che aveva messo in evidenza la minaccia del contagio e aggiungendo che solo lo “0,089%” della popolazione italiana era stata messa in quarantena.

A Milano, a pochi chilometri dal centro dell’epidemia, il sindaco Beppe Sala ha pubblicizzato la campagna “Milano non si ferma” e il Duomo, simbolo della città e attrazione turistica, è stato riaperto al pubblico. La gente è uscita per le strade.

Beppe Sala “Milano non si ferma”

(se il video non si carica fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

 

Ma al sesto piano della sede del governo regionale a Milano, Giacomo Grasselli, coordinatore delle unità di terapia intensiva in tutta la Lombardia, ha visto aumentare i numeri e si è rapidamente reso conto del fatto che sarebbe stato impossibile curare tutti i malati se i contagi fossero continuati ad aumentare.

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Un epidemiologo ha mostrato le curve del contagio. Il sistema sanitario della regione, di indubbia efficienza, stava andando incontro a una situazione catastrofica.

“Dobbiamo fare qualcosa di più”, ha detto Grasselli ai presenti.

Fontana, che aveva già chiesto al governo centrale di intraprendere azioni più dure, ha concordato, affermando che i messaggi contrastanti di Roma avevano indotto gli italiani a credere “che fosse tutto uno scherzo, spingendoli a continuare a vivere come prima”.

Il presidente della Lombardia ha affermato di aver richiesto misure più restrittive a livello nazionale durante comunicazioni in videoconferenza con il Primo Ministro e con altri presidenti regionali, sostenendo che un numero crescente di casi avrebbe messo a rischio di collasso il sistema ospedaliero nel nord, aggiungendo che le sue richieste erano state ripetutamente disattese.

“Erano convinti che la situazione fosse meno grave e non volevano danneggiare troppo la nostra economia”, ha affermato Fontana.

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In una conferenza stampa a sorpresa alle ore 2:00 del mattino dell’8 marzo, quando 7.375 persone erano già risultate positive al test del coronavirus e 366 erano decedute, Conte ha annunciato la straordinaria decisione di limitare gli spostamenti per circa un quarto della popolazione italiana nelle regioni settentrionali, locomotiva economica del paese.

“Siamo di fronte a un’emergenza”, ha detto Conte. “Un’emergenza nazionale”.

Giuseppe Conte

Una bozza del decreto, fatta trapelare ai media italiani sabato notte, ha spinto molti milanesi a correre in massa alla stazione nel tentativo di abbandonare la regione, causando quella che molti, in seguito, hanno considerato come una pericolosa ondata di contagio verso il sud.

Il giorno seguente, la maggior parte degli italiani era ancora confusa sulla severità delle restrizioni.

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Nel frattempo, alcuni governatori regionali hanno ordinato autonomamente alle persone provenienti dall’area appena chiusa di mettersi in quarantena. Altri non lo hanno fatto.

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Il giorno dopo, il 9 marzo, quando i casi positivi hanno raggiunto quota 9.172 e il bilancio dei decessi è salito a 463, Conte ha inasprito le restrizioni estendendole su scala nazionale.

Ma a quel punto, dicono alcuni esperti, era già troppo tardi.

 

Esperimenti locali

 

L’Italia sta ancora scontando il prezzo dei primi messaggi contrastanti trasmessi da esperti e politici. Il numero impressionante di decessi comunicato negli ultimi giorni (oltre 1.500 negli ultimi tre giorni) riguarda persone contagiate durante la confusione di una o due settimane fa.

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Il governo ha fatto leva sull’unità nazionale per far rispettare le misure restrittive emanate. Sabato, tuttavia, centinaia di sindaci delle aree più colpite hanno fatto presente al governo che le misure varate fino a quel momento risultavano drammaticamente insufficienti.

I leader del nord hanno chiesto provvedimenti ancora più restrittivi da parte del governo.

Venerdì, Fontana si è lamentato del fatto che i 114 soldati mandati in Lombardia dal governo fossero un numero insignificante e che avrebbero dovuto inviarne almeno 1.000. Sabato il presidente della regione ha disposto la chiusura degli uffici pubblici, dei cantieri, e ha vietato il jogging. In un’intervista ha dichiarato che il governo dovrebbe smettere di scherzare e “applicare misure rigide”.

“La mia idea è che se avessimo chiuso tutto all’inizio, per due settimane, probabilmente ora staremmo cantando vittoria”, ha dichiarato.

Il suo alleato politico, Luca Zaia, Presidente del Veneto, ha anticipato il governo nazionale con il suo giro di vite, e ha affermato che Roma dovesse imporre “un isolamento più drastico”, che includesse la chiusura di tutti i negozi.

“Le passeggiate dovrebbero essere vietate”, ha affermato.

coronavirus barella sigillata

Zaia gode di una certa credibilità sull’argomento. Mentre si sono moltiplicati in tutto il Paese, i nuovi contagi si sono notevolmente ridotti a Vò, una cittadina con una popolazione di circa 3.000 persone che è stata una delle prime a essere sottoposta alla quarantena e che ha registrato il primo decesso a causa del coronavirus in Italia.

Alcuni esperti del governo hanno attribuito tale inversione di tendenza alla rigorosa quarantena durata due settimane. Zaia aveva anche disposto lì dei test a tampone diffusi, in contrasto con le linee guida internazionali e del governo, che sostiene che sottoporre a test le persone asintomatiche rappresenti una perdita di risorse.

“Almeno rallenta la velocità del virus”, ha affermato Zaia, sostenendo che i test abbiano aiutato a identificare persone potenzialmente contagiose ma asintomatiche. “E il rallentamento della velocità del virus permette agli ospedali di respirare”.

In caso contrario, lo sconvolgente numero di pazienti farebbe collassare i sistemi sanitari e causerebbe una catastrofe a livello nazionale.

Gli americani e gli altri, ha detto, “devono essere pronti”.

 

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AGGIORNAMENTO: a complemento leggete questo articolo del Corriere della sera, in particolare l’ultimo paragrafo.

 

 

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