di Lucia Comelli
Un innato senso di tenerezza verso tutto ciò che è piccolo e vulnerabile accende l’interesse di Marta (cinque anni) alla vista di un cucciolo, umano o animale che sia, spingendola a prendersene cura, con gioia reciproca. In mancanza di piccoli veri, si porta ovunque appresso i suoi morbidissimi pupazzetti. Alla mamma, che le chiedeva cosa volesse fare da grande, rispose senza esitare: “Voglio sposarmi e avere dei bambini!”. E siccome non si può vivere a cielo aperto, un suo svago per diverso tempo è stato quello di metter su casa, accatastando sotto un telo cuscini, plaid, stoviglie di plastica e bambolotti, tanto che mio marito le ha regalato una tendina, che – piazzata nella nostra sala da pranzo – serve anche da nascondiglio o fortino (a seconda del gioco).
Nel corso di un pomeriggio trascorso da noi nonni, Marta comunicò qualche mese fa al fratellino che desiderava un giorno avere dei figli. Poi gli chiese: anche tu quando sarai grande avrai dei figli? “No!” Rispose Giovanni (tre anni), appena ‘risorto’ dal sonnellino pomeridiano, senza nemmeno alzare gli occhi dalla scodella di latte, cacao e fiocchi d’avena che consumava con gusto. “Ma Giovanni – riprese la sorella- se avrai dei bambini, potrai anche farli sedere sulle tue ginocchia e abbracciarli: non ti piacerebbe?” “No!”, ripeté l’altro, tutto concentrato sulla merenda.
Immaginate la mia sorpresa quando qualche settimana fa, in un piovoso pomeriggio di novembre (il terzo di fila), il piccolo mi si piazza davanti e mi dice con fare deciso: ” Nonna, voglio un figlio!”. Mi guardo attorno: nella grande sala da pranzo, che fa tutt’uno con la cucina, il nonno è placidamente impegnato con Marta nel gioco dell’oca, che la piccola adora, ma il piccolo uomo che sta davanti a me carico di energia, per la prima volta, non vuole che gli legga una storia: si capisce che avrebbe bisogno di correre o di fare qualche gioco movimentato. Mi inginocchio davanti a lui: ” Il figlio di chi vuoi?” Gli chiedo. ” Di mia madre” risponde. “Maschio o femmina lo vuoi?” “Maschio!” risponde con fermezza. Avvicino il mio viso al suo e gli sussurro all’orecchio: ” Tu vuoi un fratellino con cui giocare, vero? Ne devi parlare con la mamma …”. Mi guarda con lo sguardo felice di chi si sente compreso e di slancio mi abbraccia.
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