Luca_Zaia
Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto

 

Sul Gazzettino del 7 Luglio è apparsa una intervista a Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.

Dopo alcune domande relative a problemi con la Corte dei Conti per i fondi destinati allo smaltimento delle liste d’attesa che non sarebbero stati spesi, si è passati ad analizzare le difficoltà generali della Sanità nel Veneto dove ci sono circa 200mila prestazioni sanitarie, tra visite, esami e interventi programmati, da smaltire. Oltre alla mancanza di medici, nonostante l’assunzione di personale (188 medici, 1.844 infermieri, 1.281 operatori sanitari, 192 dirigenti medici) negli ultimi 3 anni,  le lunghe liste d’attesa si spiegherebbero con la necessità di recuperare le prestazioni saltate durante la pandemia ma anche con un aumento di richieste di prestazioni: gli accessi al Pronto soccorso al giorno sono passati da 1.207  a quasi 5mila.

E anche la richiesta di sanità ambulatoriale sembrerebbe aumentata diventando superiore al periodo pre Covid, cosa che sarebbe interessante approfondire in altra sede.  «Già eroghiamo 80mila prestazioni all’anno, se avessimo più professionisti a disposizione faremmo tutto più velocemente. Solo che adesso si sono aggiunte le nuove infezioni. Abbiamo medici e operatori che si sono contagiati e sono a casa in isolamento», dice Zaia e prosegue «Certo che il fattore limitante è numerico: se mi servono ad esempio 150 operatori e ne ho la metà… È da anni che denuncio la programmazione sanitaria sbagliata, ancora nel 2018 profetizzavo che sarebbero mancati i medici. (…). Il fatto è che la domanda di sanità è maggiore di quella che possiamo dare».

Non ci sono soluzioni immediate da suggerire? chiede il giornalista: «Una, sì. – risponde il Presidente della Regione Veneta –  L’ho già detto al ministro alla Sanità: bisogna reintegrare i sospesi, tutti i medici, gli infermieri e gli operatori che non si sono vaccinati e che sono a casa

E qui Zaia dice una cosa che dà l’idea di come la politica abbia inteso la questione della sospensione degli operatori sanitari non allineati all’obbligo per un vaccino sul quale avevano dubbi legittimi e sempre più confermati dai dati: «La loro pena l’hanno espiata: non hanno lavorato, sono rimasti senza stipendio»: non tanto un atto di tutela della salute pubblica (altrimenti la telemedicina avrebbe potuto essere continuata o non sarebbero stato sospeso anche il personale in congedo per l.104, ad esempio) ma una punizione per dei disobbedienti. Parole che ricordano quelle del ministro Brunetta quando con aria soddisfatta parlava di costi fisici, economici e psicologici dei tamponi per punire chi non voleva sottoporsi al vaccino.

E Zaia prosegue delineando, negativamente per fortuna, uno dei possibili scenari futuri «poi alcuni si sono ammalati, sono tornati per un periodo con i loro anticorpi. Io sono uno che la legge la rispetta, non è questione di sì vax o no vax, il punto è: cosa vogliamo fare con il personale sospeso? Vogliamo fargli un vaccino che per le nuove varianti forse è superato? Diventerebbe un fatto burocratico a questo punto, più che sanitario. In Veneto abbiamo 4.500 medici e infermieri sospesi.» e conclude «Io dico: si faccia un ragionamento serio sulla reintegrazione dei sospesi. Sarebbe linfa in più in un momento in cui siamo in difficoltà».

Sarebbe anche ora di prendere atto del fallimento sanitario, deontologico e politico di tutta l’impostazione della campagna vaccinale in Italia che ha avuto risvolti di rara violenza sociale in tutta Europa.

Invece, nel giro di pochissimo tempo, è arrivato il “No!” deciso del presidente della Federazione degli Ordini dei Medici del Veneto: in un articolo pubblicato sempre sul Gazzettino in data 08/07/22 il dr Giovanni Leoni sostiene che «Dal punto di vista morale riabilitare il personale che ha rifiutato la vaccinazione Covid sarebbe un messaggio pessimo per l’assoluta maggioranza di coloro che hanno rispettato e che rispettano le leggi e per le istituzioni che sono state deputate a farle rispettare». I fondi per pagare gli straordinari al personale presente si possono recuperare dai quelli avanzati per le liste di attesa destinandoli a questo scopo sotto la nuova voce di indennità di rischio biologico e raddoppiando il valore economico per le prestazioni aggiuntive volontarie.

Evidentemente la volontà punitiva nei confronti di chi ha rifiutato il vaccino anti-Covid per motivazioni etiche e scientifiche più volte dimostratesi valide e che ora dovrebbero “immunizzarsi” verso l’infezione di una variante che notoriamente “buca” i vaccini attuali, supera qualunque norma di buonsenso anche a danno dei colleghi sottoposti a super lavoro e dei pazienti che necessariamente vengono almeno in parte trascurati.

Anche Anna Maria Bigon, Consigliera Regionale del Veneto del Pd, intervistata in merito, boccia la proposta di Zaia: «L’ipotesi di reintegrare 4.500 tra medici, infermieri e operatori no vax è allarmante – dice -. Con una mossa del genere si immetterebbe nel sistema un esercito di persone prive delle indispensabili protezioni, a danno dell’utenza, soprattutto quella più anziana e fragile».

Il fatto che ormai molti esperti sostengano che è proprio chi ha fatto la terza dose di vaccino ad esser più esposto verso l’attuale variante del SarsCov-2 sembra non aver fatto breccia tra gli esponenti dei partiti che sostengono il Governo. E nemmeno tra molti medici.

(Articolo firmato)

 


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email