• domenica , 18 novembre 2018

L’ipocrisia della “pastorale LGBT” che allontana gli omosessuali dall’insegnamento della Chiesa

Un articolo interessante di Sebastian Alvarez, un omosesuale cattolico di New York, sulla parrocchia S.Paolo di New York e relativo gruppo “Out in St. Paul“  (OSP) che padre James Martin propone nelle sue conferenze quali modelli di “pastorale per i cattolici LGBT”  davvero accoglienti ed inclusivi, mascherandone l’ipocrisia.
Scopriamo infatti in questo articolo che la tanto accogliente parrocchia “liberal” (ovvero “progressista”) ospita, oltre al gruppo altrettanto progressista OSP – che come verrà spiegato appoggia la visione LGBT dei rapporti omoerotici – anche un gruppo di sostegno per le persone omosessuali di impronta “ortodossa” aderente al Magistero della Chiesa, la pastorale “Courage”, costretto però alla clandestinità per non irritare i parrocchiani più “aperti”.
Avvisiamo i lettori che l’articolo contiene anche alcune critiche alla pastorale di Courage da prendere come personali dell’autore, e che non riflettono necessariamente la linea del blog.

Ecco l’articolo nella traduzione di Annarosa Rossetto.

Foto: bandiera LGBT

Foto: bandiera LGBT

 

“CORAGGIO” NEL QUARTIERE GAY DI NEW YORK

“Out a Saint Paul” (OSP), una delle più vivaci organizzazioni LGBT cattoliche di Manhattan, si riunisce presso la chiesa di St. Paolo Apostolo nel quartiere di Hell Kitchen (noto anche come il “Gayborhood” – “quartiere gay”) tra Midtown e l’Upper West Side. Sarò per sempre grato alla comunità di S.Paolo, che ha dato forma ai miei primi giorni da convertito. Ho ottenuto un lavoro presso il loro negozio di articoli da regalo circa sei mesi dopo essere entrato nella Chiesa cattolica. La vivacità della fede dei parrocchiani mi ha aiutato a crescere spiritualmente. Sebbene avessi partecipato alla messa in diverse parrocchie della zona, S.Paolo mi ha offerto una gamma completa di attività pastorali e opportunità per essere coinvolto nella vita parrocchiale, tra cui un club del libro, una mensa per i poveri e un gruppo di poesia.

Ma la pastorale più attiva a S.Paolo era proprio O.S.P. (“Out a Saint Paul”), la cui stessa esistenza mi ha sconcertato. Anche se non mi ero sorpreso che molti gay partecipassero alla Messa (i quartieri circostanti sono pieni di bandiere arcobaleno e bar gay), non riuscivo a capire perché gli eventi ospitati da questo ministero parrocchiale ufficiale negassero apertamente l’insegnamento morale cattolico. L’esistenza di OSP mi ha anche infastidito a livello personale. Una parte significativa del mio viaggio attraverso il Tevere (“conversione”, ndt) ha comportato la riconciliazione della mia omosessualità con gli insegnamenti della Chiesa. Dopo molte domande e discussioni, ero giunto a fidarmi della saggezza della Chiesa e presto ho visto che i suoi insegnamenti sulla castità non hanno soffocato la mia sessualità, ma l’hanno aiutata a prosperare.

La comunità di San Paolo è piena della presenza di Dio in molti modi. Ma volevo approfondire perché la parrocchia era così risoluta nel promuovere un’organizzazione LGBT che respinge apertamente l’insegnamento della Chiesa. Il problema con OSP (“Out a Saint Paul”) non è che accoglie i parrocchiani LGBT, ma piuttosto che la sua missione e gli incontri sottintendono che il sesso gay è moralmente accettabile e che la Chiesa dovrebbe riconoscere la sacramentalità dei “matrimoni” dello stesso sesso.

Alcune delle attività del gruppo sono di tipo assistenziale, assolutamente lodevoli: l’OSP serve regolarmente la cena ai pazienti affetti da AIDS al Gay Men’s Health Crisis, un’organizzazione di volontariato che offre servizi per malati di AIDS. Ha uno studio biblico mensile e sta programmando un viaggio di volontariato a Porto Rico. Ma mi sono preoccupato quando ho visto un invito a un  “Giro Pub”, durante il quale i membri dell’OSP avevano in programma di visitare diversi bar gay di Hell’s Kitchen. Conoscevo abbastanza i bar del quartiere gay per sapere che non sono luoghi salutari, specialmente per le persone che cercano di “impegnarsi nella [loro] fede cattolica”.

Sono stato anche turbato dalle selezioni del “libro del mese” della OSP, molte delle quali esaltavano i rapporti omosessuali. Tra i titoli più recenti c’è Chiamami col tuo nome di Andre Aciman . Il libro è una versione gay di Cinquanta sfumature di grigio, completa di resoconti descrittivi e dettagliati dei due protagonisti che fanno sesso anale. I sacerdoti Paulisti che reggono la parrocchia offrono regolarmente anche una “Messa Pride” durante il weekend del Pride di New York a Sheridan Square, di fronte alla storica Stonewall Inn [locale gay noto per essere stato teatro di scontri tra attivisti LGBT e polizia a fine anni 60, ndt].

Forse il rifiuto più definitivo di OSP (“Out a Saint Paul”) per l’insegnamento morale cattolico è arrivato nel cortometraggio del documentario del 2015 prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube, Grazie alla nostra Fede (vedi trailer in fondo). Il documentario afferma di cercare di “favorire il dialogo e incoraggiare una maggiore inclusione e accettazione delle persone LGBT nella Chiesa. … Grazie alla nostra Fede cerca di aprire i cuori e ricordare a tutti noi che Dio opera attraverso l’amore.” Tra i 21 cattolici gay e i loro sostenitori presentati nel cortometraggio, solo una, Eve Tushnet, ha descritto correttamente la interpretazione cristiana tradizionale dell’ “amore.” Il resto dei partecipanti ha respinto l’idea che il sesso gay fosse moralmente problematico. E alla fine il film sosteneva chiaramente che “inclusione e accettazione” significava sacramentalizzare i matrimoni omosessuali.

Quando ho chiesto perché  a OSP (“Out a Saint Paul”) hanno ospitato oratori e eventi che respingevano apertamente l’insegnamento della Chiesa, mi è stato detto: “Questa è una parrocchia progressista”. Così sono andato da padre Gil Martinez – allora sacerdote a San Paolo, recentemente riassegnato a Los Angeles, e noto quale fondatore di OSP – per chiedergli cosa ne pensava della Teologia del Corpo (di San Giovanni Paolo II, ndr). “Le idee di Giovanni Paolo II erano troppo sulle nuvole”, mi ha detto padre Gil. “Le persone concrete non possono vivere in quel modo!” Ma che dire di tutti quei gay che in realtà vogliono seguire gli insegnamenti della Chiesa sulla castità e avrebbero piacere di un certo sostegno in quella impresa?

San Paolo ospita anche un gruppo maschile dell’Apostolato di Courage. Ma questo gruppo si incontra “clandestinamente”, senza permesso di invitare i parrocchiani a Messa o attraverso il giornalino della Chiesa.

L’unica pastorale per le persone con attrazione per lo stesso sesso attualmente riconosciuto dal Vaticano, Apostolato di Courage è gestito come un programma in dodici passi per le persone che hanno vissuto uno stile di vita (omo)sessuale instabile. È stato fondato nel 1980 da padre John Harvey, e mira ad aiutare i suoi membri a lasciarsi alle spalle il loro passato peccaminoso attraverso amicizie caste con persone dello stesso sesso. Ogni gruppo è guidato da sacerdoti che sono stati addestrati a comprendere la psicologia che sta dietro l’omosessualità e la dipendenza. Courage rifiuta l’idea che i desideri sessuali costituiscano un’identità e chiede ai suoi membri di identificarsi non come gay, ma come persone che “sperimentano attrazione per lo stesso sesso (SSA ndr)”.

Mentre ero studente alla Fordham University, uno dei miei compagni di classe, che aveva vissuto uno stile di vita gay attivo prima di tornare alla sua fede d’infanzia, mi ha invitato ad un incontro del gruppo semi-clandestino di Courage a S.Paolo.  Sono andato, pieno di eccitazione e ansia. “Perché non vedo mai niente di voi ragazzi nel bollettino della Chiesa?” Chiesi a uno dei membri a cena. “Perché non ci è permesso parlare apertamente del fatto che Courage si incontra qui”, mi disse. La parrocchia che professava di essere progressista e di mentalità aperta era così solo per i gay che respingono apertamente l’insegnamento della Chiesa, non per quelli che accettano l’insegnamento della Chiesa.

In seguito ho saputo che uno dei Paulisti, padre James Lloyd, gestiva questo gruppo da anni. Ma da quando era iniziato OSP (“Out a Saint Paul”), non gli è stato più permesso di pubblicizzare la presenza di Courage nella parrocchia. Padre Lloyd ha scritto diversi libri, tra cui Cattolicesimo e  attrazione per lo stesso sesso , che affrontano gli insegnamenti della Chiesa sulla castità. Ho appreso che questi libri non sono venduti nel negozio della parrocchia, per timore di offendere i parrocchiani. Ai membri di Courage lì viene generalmente chiesto di essere discreti riguardo alle riunioni, anche se normalmente i gruppi di Courage fanno pubblicità apertamente.

Devo dire che personalmente non ho trovato l’approccio Courage molto utile, anche se ho apprezzato il modo in cui ha cercato di aiutare i cattolici con la SSA (“attrazione per lo stesso sesso”) a lasciarsi alle spalle il loro stile di vita distruttivo e a crescere in amicizie caste e virtuose. Per il mio amico e altri giovani ragazzi che hanno a che fare con la dipendenza sessuale, raccomando di cuore la pastorale di Courage. Ma io ero un giovane vergine che aveva iniziato a dichiarare apertamente la mia omosessualità molto prima della mia conversione. Per noi cattolici la cui esperienza nella comunità gay non ha avuto il luccichio dei “leather party” e degli incontri segreti Sado-Maso nei bagni dei bar, né l’OSP né Courage saranno molto rilevanti.

E a New York City non abbiamo molte altre opzioni. Sto ancora aspettando una parrocchia cattolica per avviare un gruppo che accolga i “queer” cattolici e si proponga di aiutarli a crescere in santità, senza il programma di dodici passi. Un esempio che mi viene in mente è il ministero di Always God’s Children (Sempre figli di Dio) nella Cattedrale di St. Matthew a Washington DC, di cui Eve Tushnet è membro. Sempre figli di Dio “sostiene l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla castità”, ma “riconosce anche che ci sono quelli che hanno punti di vista diversi sul tema della castità” e “accoglie tutti coloro che sono disposti a impegnarsi in modo rispettoso nel dialogo.”

Fino a quando un ministero come quello verrà a New York, tornerò alla mia domanda iniziale: perché San Paolo, una parrocchia che promuove altrimenti una vita parrocchiale autenticamente cattolica, sfida apertamente la morale sessuale cattolica? Spargere vaghe parole cristiane sopra la retorica laica dell’attivismo LGBT non serve a “soddisfare i bisogni” dei gay cattolici. Forse parte della risposta è pratica e finanziaria: l’OSP mantiene la parrocchia dalla parte giusta dei ricchi abitanti di Hell’s Kitchen. Quando i pastori nel quartiere gay sostengono che gli insegnamenti della Chiesa sono “troppo sulle nuvole” per le “persone reali”, sono più preoccupati per la salvezza delle anime dei loro parrocchiani, o per la salvezza del conto in banca della parrocchia?

Quando i dirigenti dei ministeri parrocchiali come l’OSP affermano di essere impegnati a favorire la crescita spirituale dei loro parrocchiani LGBT/SSA, conoscono i reali bisogni spirituali dei parrocchiani? Sono aperti ad incontrarci dove siamo realmente e ad accompagnarci verso un’autentica crescita spirituale? La Chiesa ha un’antropologia ricca e piena di sfumature che offre alla gente, gay e etero, una visione liberante che trascende gli ideali di uno stile di vita confortevole e borghese. Prego che i pastori si rendano conto che l’accompagnamento dei parrocchiani gay verso lo splendore della verità dovrebbe avere la precedenza sull’accompagnamento dei donatori verso il cestino delle offerte.

 

Fonte: First Thing

 

Trailer del filmato prodotto dai membri dell’OSP e pubblicato su YouTube:

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email

Related Posts