Un lettore mi scrive. 

 

televisione

 

Egr. Dott. Paciolla,

premetto l’anomalia della mia situazione in quanto alcuni anni fa traslocando, decisi che il televisore non avrebbe varcato la soglia del nuovo alloggio, e così fu. In tale scelta fui confortato quando nella tarda primavera 2020 decisi per “ovvie” ragioni, di smettere di fruire dell’informazione (ma sarebbe forse più appropriato parlare di propaganda) mainstream, in qualsiasi modo essa si presentasse.

Ebbene le confesso che proprio l’aver perseguito questa volontaria azione di disintossicazione costituisce forse il motivo per cui quando oggi entro in contatto con l’apparato informativo abituale io provi un inusitato senso di repulsione nonché compassione per chi si abbevera abitualmente a dette fonti “per restare informato”, “per sapere cosa accade nel mondo”.

Ed ecco che improvvisamente il paracetamolo cura il coviddi (a seguito di una coscienziosa “vigile attesa”, si intende), che i conflitti sono provocati da un aggressore che si avventa contro il povero ed ingenuo aggredito senza che vi sia alcun antecedente o nesso di causa / effetto, di conseguenzialità dovuta ad una complessità di fattori sviluppatisi secondo un certo percorso di cui si sa, la propaganda non vuole né può affrontare.

Quel che sta accadendo in questi giorni mette a mio parere a dura prova chiunque non desideri rinunciare al tentativo di esercitare un pensiero critico che provi a farsi strada nella nebbia creata dalla vulgata dominante. Sulla pagina del mio ISP e-mail è tutto un proliferare di titoloni che mi trovo davanti senza cercare (“Quanti anni di carcere rischia Filippo”, “La confessione di Filippo che voleva suicidarsi”, “Manifestazione a Milano”, “Schlein a Meloni: Collaboriamo a legge sull’educazione affettiva a scuola”, ecc.), per non parlare dei notiziari radiofonici che sono mio malgrado costretto a sorbirmi talvolta quando mi trovo in un locale pubblico e che non fanno che alimentare il clamore della vicenda più o meno a proposito.

Davvero chi non si trova nelle condizioni di difendersi mentalmente ed emozionalmente, viene travolto dall’onda senza che la ragione (capacità di relazionarsi integralmente alla complessità del reale) possa realmente entrare in gioco.

Ma non si capisce né la vicenda di questi poveri ragazzi né la reazione indotta nella pubblica opinione se non alla luce della dissoluzione progressiva della società e della persona (dicesi anche “rivoluzione”) che ha prodotto sia genitori incapaci di educare ovvero di introdurre alla vita, sia soggetti fragilissimi di fronte all’impossibilità di dominare le circostanze e la vita stessa, dalla quale è stato espulso ogni senso di Mistero. Fragilità che, va da sé, sottende almeno potenzialmente una flessione verso la violenza.

“La scomparsa del padre (anch’essa alimentata deliberatamente dal ‘68 in poi) è, socialmente e psicologicamente, il venir meno di ogni argine, di ogni orizzonte valoriale, di ogni senso di responsabilità” scrive Marco Lepore su “La Nuova Bussola Quotidiana” aggiungendo “Il fatto è che l’uomo è creatura ferita, bisognosa di salvezza, poiché tutti desideriamo il bene, eppure possiamo essere terribilmente cattivi”. Ora di fronte ad un problema che possiamo forse definire antropologico, il fatto che le istituzioni (attenzione: oggi rappresentate da un governo di cd. centro-dx) ci presentino oggi personaggi che “chiedono scusa a tutte le donne a nome degli uomini” o che immaginano percorsi scolastici che si facciano carico di impartire una adeguata formazione in merito è quanto mai indicativo della pochezza della nostra classe politica e dell’incapacità generale a ravvedersi da parte di un occidente che avendo abbandonato i suoi riferimenti (fondati sulla legge divina, fra l’altro) sta sprofondando sempre più in basso senza capire il perché. Ora, pur non considerandomi un “apparizionista” inizio ad intuire il motivo dell’insistenza della Santa Madre di Dio sulla preghiera e sul digiuno, perché stiamo messi male. Perché ci vuole ben altro che l’intervento di quelle stesse istituzioni che con convinzione involontariamente comica ci spiegano che il genere è fluido, che si può cambiare a piacimento.

La ringrazio del tempo che mi ha dedicato.

Claudio – Saronno
 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments