Leggendo lInstrumentum laboris  ,(il testo lo trovate qui) ebbene sì, è proprio questa l’impressione che ho avuto, quella di un testo che, a parte il minimo sindacale riservato a quanto di peculiare la Chiesa ha da testimoniare, nella sua gran parte si situa a metà strada tra un programma molto discutibile terzomondista in salsa ecologista ed il mito rousseauiano del “buon selvaggio” che vede l’indigeno e la cultura indigena intessuti solamente di “saggezza ancestrale” e di “riserva viva di spiritualità”. Per questo, è tutto una esaltazione “[del]la trasmissione dell’esperienza ancestrale, delle cosmologie, delle spiritualità e delle teologie dei popoli indigeni, attorno alla cura della Casa Comune”. Occorre dunque abbracciare queste esperienze e culture con grande e sincera apertura. Infatti, “L’apertura non sincera all’altro, così come un atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo, sono distruttivi di quello stesso credo. (…) L’amore vissuto in ogni religione piace a Dio”.

Siamo alla Teologia della biodiversità, della “conversione ecologica integrale”, della “vita integrata”, della promozione dei mercati “ecosolidali”, dei “modelli di comportamento, di produzione e di consumo, di riciclaggio e di riutilizzo dei rifiuti”.

Amen.

Di seguito i passi che più mi hanno colpito.

Indigeni dell’Amazzonia- (Credit: Paul Haring/CNS.) via Cruz Now

Indigeni dell’Amazzonia- (Credit: Paul Haring/CNS.) via Cruz Now

 

Il 15 ottobre 2017, Papa Francesco ha annunciato la convocazione di un Sinodo Speciale per l’Amazzonia, avviando un processo di ascolto sinodale che è iniziato nella stessa Regione Amazzonica con la sua visita a Puerto Maldonado (19/01/2018). L’Instrumentum Laboris è il frutto di questo lungo processo che comprende la stesura del Documento preparatorio per il Sinodo del giugno 2018 e un ampio sondaggio tra le comunità amazzoniche[1].

la tendenza ad omologare i contenuti e le proposte richiede un processo di conversione ecologica e pastorale per lasciarsi interrogare seriamente dalle periferie geografiche ed esistenziali (cf. EG 20)

Continua con il grido provocato dalla deforestazione e dalla distruzione estrattivista che esige una conversione ecologica integrale.

spesso l’annuncio di Cristo è stato fatto in connivenza con i poteri che sfruttavano le risorse e opprimevano le popolazioni.

Oggi la Chiesa ha l’opportunità storica di differenziarsi nettamente dalle nuove potenze colonizzatrici ascoltando i popoli amazzonici per poter esercitare in modo trasparente il suo ruolo profetico.(7)

In Amazzonia, essa si riflette nella sua ricchezza di biodiversità e culture. Ovvero, una vita piena e integra, una vita che canta, un canto alla vita, come il canto dei fiumi. È una vita che danza e che rappresenta la divinità e il nostro rapporto con essa. (11)

 

Il “buon vivere”

 

La ricerca della vita in abbondanza da parte dei popoli indigeni amazzonici si concretizza in quello che essi chiamano il “buon vivere”.Si tratta di vivere in “armonia con sé stessi, con la natura, con gli esseri umani e con l’essere supremo, perché esiste un’intercomunicazione tra tutto il cosmo, dove non esiste chi esclude né chi è escluso, e che tra tutti si possa forgiare un progetto di vita piena”. (12)

Tale comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dall’armonia dei rapporti tra l’acqua, il territorio e la natura, la vita comunitaria e la cultura, Dio e le varie forze spirituali. (13)

Ma la vita in Amazzonia è minacciata dalla distruzione e dallo sfruttamento ambientale, dalla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali della popolazione amazzonica. In particolare, la violazione dei diritti dei popoli originari, come il diritto al territorio, all’autodeterminazione, alla delimitazione dei territori, alla consultazione e al consenso previo.(14)

Come emerge dalle numerose consultazioni condotte in molte delle regioni amazzoniche, le comunità ritengono che la vita in Amazzonia sia minacciata soprattutto da: a) la criminalizzazione e l’assassinio di leader e difensori del territorio; (b) l’appropriazione e la privatizzazione di beni naturali, come l’acqua stessa; (c) le concessioni a imprese di disboscamento legali e l’ingresso di imprese di disboscamento illegali; (d) caccia e pesca predatorie, soprattutto nei fiumi; (e) megaprogetti: idroelettrici, concessioni forestali, disboscamento per produrre monocolture, strade e ferrovie, progetti minerari e petroliferi; (f) inquinamento provocato dall’intera industria estrattiva che crea problemi e malattie, in particolare ai bambini/e e ai giovani; (g) il narcotraffico; (h) i conseguenti problemi sociali associati a tali minacce come l’alcolismo, la violenza contro la donna, il lavoro sessuale, il traffico di esseri umani, la perdita della loro cultura originaria e della loro identità (lingua, pratiche spirituali e costumi), e l’intera condizione di povertà a cui sono condannati i popoli dell’Amazzonia (cfr. Fr.PM). (15)

L’immagine della vita e del “buon vivere” come “cammino alla collina santa” implica una comunione con i co-pellegrini e con la natura nel suo insieme, cioè un cammino di integrazione con l’abbondanza della vita, con la storia e con il futuro. (18)

Il territorio [amazzonico] è un luogo teologico da cui si vive la fede ed è anche una fonte peculiare della rivelazione di Dio. Questi spazi sono luoghi epifanici dove si manifesta la riserva di vita e di saggezza per il pianeta, una vita e una saggezza che parlano di Dio. In Amazzonia si manifestano le “carezze di Dio” che si incarna nella storia (cf. LS 84). (19)

Uno sguardo contemplativo, attento e rispettoso sui fratelli e sulle sorelle, ma anche sulla natura – sul fratello albero, sul fratello fiore, sui fratelli uccelli, sui fratelli pesci, fino alle piccole sorelline, come le formiche, le larve, i funghi o gli insetti (cf. LS 233) – permette alle comunità amazzoniche di scoprire come tutto è connesso (20)

L’Amazzonia oggi è una bellezza ferita e deformata, un luogo di dolore e violenza, come sottolineano eloquentemente i rapporti delle Chiese locali: “La foresta non è una risorsa da sfruttare, è un essere o più esseri con cui relazionarsi”. (23)

L’Amazzonia è il luogo della proposta del “buon vivere”, della promessa e della speranza di nuovi cammini di vita. La vita in Amazzonia è integrata e unita al territorio, non c’è separazione o divisione tra le parti. Questa unità comprende tutta l’esistenza: il lavoro, il riposo, le relazioni umane, i riti e le celebrazioni. (24)

La vita delle comunità amazzoniche non ancora colpite dall’influenza della civiltà occidentale, si riflette nelle credenze e nei riti in merito all’agire degli spiriti, della divinità – chiamata in tantissimi modi – con e nel territorio, con e in relazione alla natura. Questa cosmovisione è raccolta nel ‘mantra’ di Francesco: “tutto è collegato” (LS 16, 91, 117, 138, 240). (25)

L’integrazione della creazione, della vita considerata come una totalità che abbraccia tutta l’esistenza, è alla base della cultura tradizionale che si trasmette di generazione in generazione attraverso l’ascolto della saggezza ancestrale, riserva viva della spiritualità e della cultura indigena. Tale saggezza ispira cura e rispetto per la creazione, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, proibendone l’abuso. Abusare della natura significa abusare degli antenati, dei fratelli e delle sorelle, della creazione e del Creatore, ipotecando il futuro. (26)

I popoli amazzonici originari hanno molto da insegnarci. Riconosciamo che per migliaia di anni si sono presi cura della loro terra, dell’acqua e della foresta, e sono riusciti a preservarli fino ad oggi, affinché l’umanità possa beneficiare della gioia dei doni gratuiti della creazione di Dio. I nuovi cammini di evangelizzazione devono essere costruiti in dialogo con queste sapienze ancestrali in cui si manifestano semi del Verbo. (29)

La diversità originale offerta dalla regione amazzonica – biologica, religiosa e culturale – evoca una nuova Pentecoste. (30)

Negli ultimi anni la missione della Chiesa si è svolta in alleanza con le aspirazioni e le lotte per la vita e il rispetto per la natura dei popoli amazzonici e delle loro stesse organizzazioni. (33)

 

Nuovi cammini di dialogo

 

 

Papa Francesco pone la necessità di un nuovo sguardo che apra cammini di dialogo che ci aiutino ad uscire dal cammino verso l’autodistruzione dell’attuale crisi socio-ambientale. (35)

L’apertura non sincera all’altro, così come un atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo, sono distruttivi di quello stesso credo. (…) L’amore vissuto in ogni religione piace a Dio. (39)

La disponibilità a dialogare incontra spesso resistenze. Gli interessi economici e un paradigma tecnocratico respingono ogni tentativo di cambiamento. I suoi sostenitori sono disposti ad imporsi con la forza, trasgredendo i diritti fondamentali delle popolazioni presenti nel territorio e le norme per la sostenibilità e la conservazione dell’Amazzonia. (41)

 

Ecologia integrale in Amazzonia

 

Per prendersi cura dell’Amazzonia, le comunità aborigene sono interlocutori indispensabili, poiché sono proprio loro che normalmente si prendono meglio cura dei propri territori (cfr. LS 149). (49)

Tuttavia, per promuovere un’ecologia integrale nella vita quotidiana dell’Amazzonia, è anche necessario comprendere la nozione di giustizia e di comunicazione intergenerazionale, che include la trasmissione dell’esperienza ancestrale, delle cosmologie, delle spiritualità e delle teologie dei popoli indigeni, attorno alla cura della Casa Comune. (50)

La sfida che si presenta è grande: come recuperare il territorio amazzonico, salvarlo dal degrado neocolonialista e restituirgli il suo benessere sano e autentico? Dobbiamo alle comunità aborigene la cura e la coltivazione dell’Amazzonia da migliaia di anni. Nella loro saggezza ancestrale hanno coltivato la convinzione che tutta la creazione è connessa, che merita il nostro rispetto e la nostra responsabilità. La cultura amazzonica, che integra gli esseri umani alla natura, diventa un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo paradigma di ecologia integrale. La Chiesa dovrebbe assumere nella sua missione la cura della Casa Comune:

 

  1. a)      Proponendo linee d’azione istituzionali che promuovano il rispetto per l’ambiente.

 

  1. b)      Progettando programmi di formazione formali e informali sulla cura della Casa Comune per i suoi agenti pastorali e i suoi fedeli, aperti a tutta la comunità in “uno sforzo di formazione delle coscienze” (LS 214) sulla base dei capitoli V e VI dell’Enciclica Laudato si’.

 

  1. c)      Denunciando la violazione dei diritti umani e la distruzione estrattivista. (56)

Secondo i dati di istituzioni ecclesiastiche specializzate (es. CIMI) ed altre, nel territorio amazzonico ci sono tra 110 e 130 diversi Popoli Indigeni in Isolamento Volontario o “popoli liberi”. Loro vivono ai margini della società o in contatto sporadico con essa. Non conosciamo i loro nomi, le loro lingue o culture. Per questo li chiamiamo anche “popoli isolati”, “liberi”, “autonomi” o “popoli senza contatto”. Questi popoli vivono in un profondo legame con la natura. Molti di loro hanno scelto di isolarsi perché hanno subito traumi precedenti; altri sono stati costretti violentemente a causa dello sfruttamento economico dell’Amazzonia. I PIAV resistono all’attuale modello di sviluppo economico predatore, genocida ed ecocida, scegliendo la cattività per vivere in libertà (cf. Fr.PM). (57)

 

Le famiglie amazzoniche

 

Nelle famiglie pulsa l’esperienza cosmica. Si tratta di diverse conoscenze e di pratiche millenarie in svariati campi come l’agricoltura, la medicina, la caccia e la pesca, in armonia con Dio, la natura e la comunità. Nella famiglia si trasmettono anche valori culturali come l’amore per la terra, la reciprocità, la solidarietà, il vivere nel presente, il senso della famiglia, la semplicità, il lavoro comunitario, l’organizzazione interna, la medicina e l’educazione ancestrale. (75)

La famiglia amazzonica è stata vittima del colonialismo nel passato e di un neocolonialismo nel presente. L’imposizione di un modello culturale occidentale ha inculcato un certo disprezzo per il popolo e i costumi del territorio amazzonico, definendoli addirittura “selvaggi” o “primitivi”. Oggi, l’imposizione di un modello economico estrattivista occidentale colpisce ancora una volta le famiglie invadendo e distruggendo le loro terre, le loro culture, le loro vite, costringendole ad emigrare nelle città e nelle loro periferie. (76)

La ricchezza della flora e della fauna della foresta contiene vere e proprie ‘farmacopee viventi’ e principi genetici inesplorati. La deforestazione dell’Amazzonia ci impedirà di fare affidamento su tali ricchezze, impoverendo le generazioni future. (…) L’unico modo per preservare questa ricchezza è prendersi cura del territorio e della foresta amazzonica e dare potere agli indigeni e ai cittadini. (86)

I rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale perché integrano i diversi cicli della vita umana e della natura. Creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo. Proteggono la vita dai mali che possono essere causati sia dagli esseri umani che da altri esseri viventi. Aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi. (87)

Prendersi cura della salute degli abitanti implica una conoscenza approfondita delle piante medicinali e di altri elementi tradizionali che fanno parte dei processi di guarigione. A tal fine, le popolazioni indigene si affidano a persone che, nel corso della loro vita, si specializzano nell’osservazione della natura, nell’ascolto e nella raccolta di conoscenze dagli anziani, specialmente dalle donne. Ma a causa dell’inquinamento ambientale, sia la natura che i corpi delle persone in Amazzonia si stanno deteriorando. Il contatto con nuovi elementi tossici come il mercurio provoca la comparsa di nuove malattie finora sconosciute agli anziani guaritori. Tutto ciò mette a rischio questa saggezza ancestrale. (88)

Ma non sono solo le erbe medicinali e le medicine che aiutano a guarire. L’acqua e l’aria pulita e il cibo sano, frutto delle proprie coltivazioni e raccolte, della caccia e della pesca, sono condizioni necessarie per la salute integrale dei popoli indigeni. (90)

Questa educazione, che si sviluppa attraverso l’incontro, è diversa da un’educazione che cerca di imporre all’altro (e soprattutto ai poveri e vulnerabili) le proprie cosmovisioni che sono esattamente la causa della loro povertà e vulnerabilità. L’educazione in Amazzonia non significa imporre ai popoli amazzonici parametri culturali, filosofie, teologie, liturgie e costumi estranei. (94)

La cosmovisione dei popoli indigeni amazzonici comprende la chiamata a liberarsi da una visione frammentata della realtà, incapace di percepire le molteplici connessioni, interrelazioni e interdipendenze. (95)

Per questo è necessario «reimpostare gli itinerari pedagogici di un’etica ecologica, in modo che aiutino effettivamente a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione» (LS 210). L’Amazzonia ci invita a scoprire il compito educativo come servizio integrale per tutta l’umanità in vista di una «cittadinanza ecologica» (LS 211). (96)

 

b) 1.      I progetti formativi devono rispondere ad una cultura filosofico-teologica adattata alle culture amazzoniche capace di essere compresa e quindi di suscitare la vita cristiana. Per questo motivo si suggerisce di integrare la teologia indigena e l’ecoteologia, in modo che siano preparati all’ascolto e al dialogo aperto dove avviene l’evangelizzazione.

d)     Teologia India Amazzonica:

1.      Si chiede di approfondire una teologia india amazzonica già esistente, che permetterà una migliore e maggiore comprensione della spiritualità indigena per evitare di commettere gli errori storici che hanno travolto molte culture originarie.

2.      Si chiede, ad esempio, di prendere in considerazione i miti, le tradizioni, i simboli, i saperi, i riti e le celebrazioni originarie che includono le dimensioni trascendenti, comunitarie ed ecologiche. (98)

 

Nella Sacra Scrittura la conversione è presentata come un movimento che va dal peccato all’amicizia con Dio in Gesù Cristo; per questo fa parte del processo della fede (cf. Mc 1,15). Il nostro sguardo credente sulla realtà amazzonica ci ha fatto apprezzare l’opera di Dio nella creazione e nei suoi popoli, ma anche la presenza del male a diversi livelli: colonialismo (dominio), mentalità economico-mercantilista, consumismo, utilitarismo, individualismo, tecnocrazia, cultura dello scarto. (103)

 

Suggerimenti

 

Favorire una chiesa come istituzione di servizio non autoreferenziale, corresponsabile nella cura della Casa Comune e nella difesa dei diritti dei popoli.

 

  1.       Promuovere mercati ecosolidali, un consumo equo e una «felice sobrietà» (LS 224-225) che rispetti la natura e i diritti dei lavoratori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (CV 66; LS 206).

 

  1.     Promuovere modelli di comportamento, di produzione e di consumo, di riciclaggio e di riutilizzo dei rifiuti.

 

  1.     Recuperare i miti e attualizzare i riti e le celebrazioni comunitarie che contribuiscono in modo significativo al processo di conversione ecologica.

 

  1.       Ringraziare i popoli originari per la cura del territorio nel tempo e riconoscere in questo la saggezza ancestrale che costituisce la base per una buona comprensione dell’ecologia integrale.

 

  1.       Creare itinerari pastorali organici a partire da un’ecologia integrale per la tutela della Casa Comune avendo come guida i capitoli 5 e 6 dell’Enciclica Laudato si’.

 

  1.     Riconoscimento formale, da parte della Chiesa particolare, dell’agente pastorale come ministero speciale che promuove la cura della Casa Comune. (104)

 

Una Chiesa dal volto amazzonico nelle sue molteplici sfumature cerca di essere una Chiesa “in uscita” (cf. EG 20-23), che si lascia alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva e sa discernere e assumere senza timori le diverse espressioni culturali dei popoli. Tale volto ci avverte del rischio di “pronunciare una parola unica [o] proporre una soluzione di valore universale” (cf. OA 4; EG 184). (110)

 

È necessario cogliere ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a questi popoli nel corso dei secoli: la fede in Dio Padre-Madre Creatore, il senso di comunione e di armonia con la terra, il senso di solidarietà con i propri compagni, il progetto del “buon vivere”, la saggezza di civiltà millenarie che gli anziani possiedono e che ha effetti sulla salute, sulla convivenza, sull’educazione e sulla coltivazione della terra, il rapporto vivo con la natura e la ‘Madre Terra’, la capacità di resistenza e resilienza delle donne in particolare, i riti e le espressioni religiose, i rapporti con gli antenati, l’atteggiamento contemplativo e il senso di gratuità, di celebrazione e di festa e il senso sacro del territorio. (121)

 

La cosmovisione degli indigeni

 

La Chiesa deve incarnarsi nelle culture amazzoniche che possiedono un alto senso di comunità, uguaglianza e solidarietà, per cui il clericalismo non è accettato nelle sue varie forme di manifestarsi. I popoli indigeni posseggono una ricca tradizione di organizzazione sociale dove l’autorità è a rotazione e con un profondo senso del servizio. A partire da questa esperienza di organizzazione sarebbe opportuno riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dell’Ordine. (127)

 

Distanza geografiche e pastorali

 

Suggerimenti

 

  1.     Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana.

 

  1.     Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica.

 

  1.     Si raccomanda che la formazione alla vita religiosa includa processi formativi focalizzati sull’interculturalità, l’inculturazione e il dialogo tra le spiritualità e le cosmovisioni amazzoniche. (129)

 

  1.       Promuovere una nuova coscienza ecologica, che ci porti a cambiare le nostre abitudini di consumo, a promuovere l’uso di energie rinnovabili, evitando materiali nocivi e attuando altri percorsi di azione secondo l’Enciclica Laudato si’.[75] Promuovere alleanze per combattere la deforestazione e promuovere il rimboschimento. (146)

 

 

fonte: sinodoamazonico.va

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